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“Dio è paziente e non si vendica per i nostri sbagli e peccati”

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 All’Angelus il Papa riflette sulla parabola dei vignaioli: «Il cristianesimo non è somma di precetti e norme morali ma una proposta d’amore», «arroganza e presunzione sfociano nella violenza»
 
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Arroganza e presunzione sfociano spesso nella violenza e sono impedimento alla volontà di Dio», dice Papa Francesco all’Angelus di oggi in Piazza San Pietro in cui riflette sulla parabola dei vignaioli. Invece «la grandezza del cristianesimo è l’assenza di vendetta». Infatti, «attraverso situazioni di debolezza e di peccato, Dio continua a mettere in circolazione il “vino nuovo” della sua vigna, cioè la misericordia».  

 

«Dio è paziente e non si vendica per i nostri peccati e i nostri sbagli», afferma il Papa. «Dio non si vendica! Dio ama, non si vendica, ci aspetta per perdonarci, per abbracciarci. Il cristianesimo non è somma di precetti e norme morali, ma proposta d’amore di Dio all’umanità». Perciò «c’è un solo impedimento di fronte alla volontà tenace e tenera di Dio: la nostra arroganza e la nostra presunzione che diventa talvolta anche violenza».  

Di fronte a questi atteggiamenti con cui «non si producono frutti», «la Parola di Dio conserva tutta la sua forza di rimprovero e di ammonimento: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti», sottolinea il Pontefice. Che si sofferma nella catechesi sulla specificità della fede in Cristo richiamando l’attenzione sulla «urgenza di rispondere con frutti di bene alla chiamata del Signore, che ci chiama a diventare sua vigna, ci aiuta a capire cosa c’è di nuovo e di originale nel cristianesimo».  

Quella tra Dio e il suo popolo, «come ogni storia d’amore, ha momenti positivi ma anche tradimenti», spiega il Papa ai 30mila fedeli riuniti nella Piazza dopo un breve guasto tecnico. Poi riflette sulla parabola proposta dalla liturgia di questa domenica che racconta del padrone che affida ai vignaioli la vigna che aveva piantato e poi se ne va. Così «viene messa alla prova la lealtà di questi vignaioli», commenta il Papa. «La vigna è affidata loro, che devono custodirla, farla fruttificare e consegnare al padrone il raccolto». Giunto il tempo della vendemmia, «il padrone manda i suoi servi a raccogliere i frutti».  

Ma, evidenzia Bergoglio, i vignaioli «assumono un atteggiamento possessivo: non si considerano semplici gestori, bensì proprietari, e si rifiutano di consegnare il raccolto, maltrattano i servi, al punto di ucciderli». Il padrone «si mostra paziente con loro: manda altri servi, più numerosi dei primi, ma il risultato è lo stesso». E «alla fine decide di mandare il proprio figlio, ma quei vignaioli, prigionieri del loro comportamento possessivo, uccidono anche il figlio».  

Questo racconto illustra in maniera allegorica i rimproveri dei Profeti sulla storia di Israele, sottolinea il Pontefice: «È una storia che ci appartiene: si parla dell’alleanza che Dio ha voluto stabilire con l’umanità ed alla quale ha chiamato anche noi a partecipare». Storia segnata da alti e bassi che però, spiega Francesco, ci aiuta a capire come Dio Padre risponde ai «rifiuti» opposti al suo amore e alla sua proposta di alleanza.  

Il brano evangelico pone infatti sulle labbra del padrone della vigna una domanda: «Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Essa rivela la delusione di Dio per il comportamento malvagio degli uomini ma che non è tuttavia l’ultima parola. «È qui la grande novità del Cristianesimo: un Dio che, pur deluso dai nostri sbagli e dai nostri peccati, non viene meno alla sua parola, non si ferma e soprattutto non si vendica», puntualizza il Pontefice. Anzi, attraverso le «pietre di scarto» – e Cristo è la prima pietra che i costruttori hanno scartato – «attraverso situazioni di debolezza e di peccato, Dio continua a mettere in circolazione il “vino nuovo” della sua vigna, cioè la misericordia».  

In questo senso il cristianesimo si può definire prima di tutto «una proposta di amore che Dio, attraverso Gesù, ha fatto e continua a fare all’umanità». L’invito di Papa Bergoglio è ad «entrare in questa storia di amore, diventando una vigna vivace e aperta, ricca di frutti e di speranza per tutti». Perché «una vigna chiusa può diventare selvatica e produrre uva selvatica: siamo chiamati ad uscire dalla vigna per metterci a servizio dei fratelli che non sono con noi, per scuoterci a vicenda e incoraggiarci, per ricordarci di dover essere vigna del Signore in ogni ambiente, anche quelli più lontani e disagevoli».  

In conclusione Papa Francesco invoca l’intercessione di Maria Santissima, «affinché ci aiuti ad essere dappertutto, specialmente nelle periferie della società, la vigna che il Signore ha piantato per il bene di tutti». Dopo l’Angelus ricorda la beatificazione avvenuta ieri a Milano di padre Arsenio da Trigolo (al secolo Giuseppe Migliavacca), sacerdote dei Frati minori cappuccini e fondatore delle Suore di Maria Santissima Consolatrice: «Lodiamo il Signore per questo umile suo discepolo, che anche nelle avversità e nelle prove non perdette mai la speranza».  

Poi saluta «con affetto» tutti i pellegrini provenienti dall’Italia e dal mondo, in in particolare «quelli della Polonia che si uniscono spiritualmente ai connazionali che oggi celebrano la Giornata del Papa». Un pensiero va anche al gruppo del Santuario della Madonna di Fatima in Città della Pieve, accompagnati dal cardinale Gualtiero Bassetti: a loro l’incoraggiamento «a proseguire con gioia il vostro cammino di fede, sotto lo sguardo premuroso e tenero della nostra mamma celeste: Lei è il nostro rifugio e la nostra speranza».  

Infine il Pontefice si congeda augurando a tutti «una buona domenica» e raccomandando: «Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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GIACOMO GALEAZZI
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«Arroganza e presunzione sfociano spesso nella violenza e sono impedimento alla volontà di Dio», dice Papa Francesco all’Angelus di oggi in Piazza San Pietro in cui riflette sulla parabola dei vignaioli. Invece «la grandezza del cristianesimo è l’assenza di vendetta». Infatti, «attraverso situazioni di debolezza e di peccato, Dio continua a mettere in circolazione il “vino nuovo” della sua vigna, cioè la misericordia».  

 

«Dio è paziente e non si vendica per i nostri peccati e i nostri sbagli», afferma il Papa. «Dio non si vendica! Dio ama, non si vendica, ci aspetta per perdonarci, per abbracciarci. Il cristianesimo non è somma di precetti e norme morali, ma proposta d’amore di Dio all’umanità». Perciò «c’è un solo impedimento di fronte alla volontà tenace e tenera di Dio: la nostra arroganza e la nostra presunzione che diventa talvolta anche violenza».  

Di fronte a questi atteggiamenti con cui «non si producono frutti», «la Parola di Dio conserva tutta la sua forza di rimprovero e di ammonimento: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti», sottolinea il Pontefice. Che si sofferma nella catechesi sulla specificità della fede in Cristo richiamando l’attenzione sulla «urgenza di rispondere con frutti di bene alla chiamata del Signore, che ci chiama a diventare sua vigna, ci aiuta a capire cosa c’è di nuovo e di originale nel cristianesimo».  

Quella tra Dio e il suo popolo, «come ogni storia d’amore, ha momenti positivi ma anche tradimenti», spiega il Papa ai 30mila fedeli riuniti nella Piazza dopo un breve guasto tecnico. Poi riflette sulla parabola proposta dalla liturgia di questa domenica che racconta del padrone che affida ai vignaioli la vigna che aveva piantato e poi se ne va. Così «viene messa alla prova la lealtà di questi vignaioli», commenta il Papa. «La vigna è affidata loro, che devono custodirla, farla fruttificare e consegnare al padrone il raccolto». Giunto il tempo della vendemmia, «il padrone manda i suoi servi a raccogliere i frutti».  

Ma, evidenzia Bergoglio, i vignaioli «assumono un atteggiamento possessivo: non si considerano semplici gestori, bensì proprietari, e si rifiutano di consegnare il raccolto, maltrattano i servi, al punto di ucciderli». Il padrone «si mostra paziente con loro: manda altri servi, più numerosi dei primi, ma il risultato è lo stesso». E «alla fine decide di mandare il proprio figlio, ma quei vignaioli, prigionieri del loro comportamento possessivo, uccidono anche il figlio».  

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Questo racconto illustra in maniera allegorica i rimproveri dei Profeti sulla storia di Israele, sottolinea il Pontefice: «È una storia che ci appartiene: si parla dell’alleanza che Dio ha voluto stabilire con l’umanità ed alla quale ha chiamato anche noi a partecipare». Storia segnata da alti e bassi che però, spiega Francesco, ci aiuta a capire come Dio Padre risponde ai «rifiuti» opposti al suo amore e alla sua proposta di alleanza.  

Il brano evangelico pone infatti sulle labbra del padrone della vigna una domanda: «Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Essa rivela la delusione di Dio per il comportamento malvagio degli uomini ma che non è tuttavia l’ultima parola. «È qui la grande novità del Cristianesimo: un Dio che, pur deluso dai nostri sbagli e dai nostri peccati, non viene meno alla sua parola, non si ferma e soprattutto non si vendica», puntualizza il Pontefice. Anzi, attraverso le «pietre di scarto» – e Cristo è la prima pietra che i costruttori hanno scartato – «attraverso situazioni di debolezza e di peccato, Dio continua a mettere in circolazione il “vino nuovo” della sua vigna, cioè la misericordia».  

In questo senso il cristianesimo si può definire prima di tutto «una proposta di amore che Dio, attraverso Gesù, ha fatto e continua a fare all’umanità». L’invito di Papa Bergoglio è ad «entrare in questa storia di amore, diventando una vigna vivace e aperta, ricca di frutti e di speranza per tutti». Perché «una vigna chiusa può diventare selvatica e produrre uva selvatica: siamo chiamati ad uscire dalla vigna per metterci a servizio dei fratelli che non sono con noi, per scuoterci a vicenda e incoraggiarci, per ricordarci di dover essere vigna del Signore in ogni ambiente, anche quelli più lontani e disagevoli».  

In conclusione Papa Francesco invoca l’intercessione di Maria Santissima, «affinché ci aiuti ad essere dappertutto, specialmente nelle periferie della società, la vigna che il Signore ha piantato per il bene di tutti». Dopo l’Angelus ricorda la beatificazione avvenuta ieri a Milano di padre Arsenio da Trigolo (al secolo Giuseppe Migliavacca), sacerdote dei Frati minori cappuccini e fondatore delle Suore di Maria Santissima Consolatrice: «Lodiamo il Signore per questo umile suo discepolo, che anche nelle avversità e nelle prove non perdette mai la speranza».  

Poi saluta «con affetto» tutti i pellegrini provenienti dall’Italia e dal mondo, in in particolare «quelli della Polonia che si uniscono spiritualmente ai connazionali che oggi celebrano la Giornata del Papa». Un pensiero va anche al gruppo del Santuario della Madonna di Fatima in Città della Pieve, accompagnati dal cardinale Gualtiero Bassetti: a loro l’incoraggiamento «a proseguire con gioia il vostro cammino di fede, sotto lo sguardo premuroso e tenero della nostra mamma celeste: Lei è il nostro rifugio e la nostra speranza».  

Infine il Pontefice si congeda augurando a tutti «una buona domenica» e raccomandando: «Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci». 

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