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Dio conosce il futuro, certo. E il demonio?

A ben leggere, questo grande mistero è chiaro non solo alle Scritture, ma anche ai Padri, ai teologi e perfino ai romanzieri cristiani.

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Ad ogni buon conto, dopo che la Strega ha corrotto Edmund con l’invidia per il fratello Peter (e si noti che il titolo di entrambi è “figli di Adamo”), e quando Aslan – figura Christi in quanto «leone della tribù di Giuda» – si è ormai palesato, Lewis colloca un dibattito in cui la Strega pretende di avere acquisito un diritto di proprietà su Edmund e Aslan si offre in riscatto per lui. L’analogia cristologica è evidente anche ai digiuni di teologia, ma quel che è importante è il dialogo. Ne riporto alcuni passaggi (traduzione mia):

– C’è un traditore qui con te, Aslan – disse la Strega. […]

– Bene – disse Aslan – ma la sua offesa non è stata contro di te.

– Hai dimenticato la Magia Profonda? – chiese la Strega.

– Diciamo che l’ho dimenticata – rispose gravemente Aslan – Parlaci della Magia Profonda.

– Parlartene? – disse la Strega con una voce che cresceva e diventava più penetrante – Parlare a te di cosa sta scritto nell’antica Tavola di Pietra collocata qui dietro di noi? Parlare a te di cosa sta scritto a lettere profonde come una punta di lancia nelle pietre laviche della Collina Segreta? Parlare a te di cosa sta inciso sullo scettro dell’Imperatore-oltre-il-Mare? Di sicuro conosci la Magia che l’Imperatore ha messo dentro Narnia al principio. Sai che ogni traditore appartiene a me come mia legittima spoglia e che per ogni tradimento io ho diritto a un omicidio.

[…]

– E quindi – proseguì la Strega – questa creatura umana è mia. La sua vita appartiene a me. Il suo sangue è mia proprietà.

– Allora vieni a prendertelo – disse il Toro dalla testa umana con voce ringhiante.

– Sciocco – disse la Strega con un sorriso selvaggio che era quasi una smorfia – davvero credi che il tuo capo possa rubarmi i miei diritti con la forza bruta? Egli conosce ben più di così la Magia Profonda. Egli sa che se non avrò il sangue, come dice la Legge, tutta Narnia sarà sconvolta e distrutta nel fuoco e nell’acqua.

– È verissimo – disse Aslan – non lo nego.

Poi Aslan si allontana a parlare con la Strega in disparte e quando i due tornano viene comunicata la decisione: il Leone si immolerà per il figlio di Adamo. Così al momento stabilito Aslan si avvicina alla grande Tavola di Pietra dove la strega lo attende, questa fa legare e radere il Leone (reminiscenza di Sansone, cioè del Nazireo/Nazareno). Prima di ucciderlo (ma il lessico è quello di un sacrificio rituale, come se si immolasse un agnello – e in effetti quel Leone è l’Agnello) la Strega dice:

– E adesso chi ha vinto? Sciocco, pensi che con tutto questo salverai il traditore umano? Adesso io prenderò te invece di lui, secondo il nostro patto, e la Magia Profonda sarà adempiuta. Ma quando tu sarai morto chi mi impedirà di uccidere anche lui? E chi lo salverà dalla mia mano, allora? Capisco che mi hai dato Narnia per sempre, hai perso la tua vita e non hai salvato la sua. Con questa consapevolezza, sparisci e muori!

Nel corso della notte poi sopraggiungono dei topi «a compiere il pietoso ufficio» di rosicchiare le funi che costringevano Aslan, e per tutta la notte Lucy e Susan avrebbero vegliato il grande Leone morto. All’alba le due figlie di Eva si apprestano ad andarsene e appena si voltano la grande Tavola di Pietra si spezza: Aslan compare e parla con le bambine riecheggiando i discorsi del Risorto dei Vangeli con le donne e con i discepoli. Quando Susan chiede “ma cosa significa questo?” Aslan spiega:

Significa che per quanto la Strega pensasse di conoscere la Magia Profonda esiste una magia ancora più profonda, che lei non conosceva. La sua conoscenza risale indietro solo fino all’alba dei tempi. Ma se avesse potuto guardare fino a un poco prima, dentro al silenzio e all’oscurità di prima che il Tempo sorgesse, lì avrebbe potuto leggere un incantesimo differente. Avrebbe saputo che quando una vittima volontaria che non si fosse macchiata di tradimento venisse uccisa al posto di un traditore, la Tavola si sarebbe spezzata e la Morte stessa avrebbe cominciato a funzionare al contrario. […]

Ed ecco il cuore della questione: Lewis sembra preferire l’immagine del riscatto a quella dell’inganno, ma in realtà le fonde insieme, e tutte e due trasfigura al fuoco di una Legge superiore alla legge stessa, quella che fonda e sostiene la legge fino a che essa non si riveli nella sua insufficienza – e poi la compie e la supera.

Ma di tutto questo cosa poteva mai immaginare «il demonio, quello spirito orgoglioso che non tollera di essere deriso» (Thomas More)? Era fatto per volare sicuro nell’empireo dei misteri divini… e si ritrova a brancolare e inciampare perfino nelle banali contraddizioni della libertà umana: sfido che è arrabbiato. «Povero vecchio diavolo, / povero Belzebú».

Originale: Aleteia.org
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Dio conosce il futuro, certo. E il demonio?

A ben leggere, questo grande mistero è chiaro non solo alle Scritture, ma anche ai Padri, ai teologi e perfino ai romanzieri cristiani.

  

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– C’è un traditore qui con te, Aslan – disse la Strega. […]

– Bene – disse Aslan – ma la sua offesa non è stata contro di te.

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– Diciamo che l’ho dimenticata – rispose gravemente Aslan – Parlaci della Magia Profonda.

– Parlartene? – disse la Strega con una voce che cresceva e diventava più penetrante – Parlare a te di cosa sta scritto nell’antica Tavola di Pietra collocata qui dietro di noi? Parlare a te di cosa sta scritto a lettere profonde come una punta di lancia nelle pietre laviche della Collina Segreta? Parlare a te di cosa sta inciso sullo scettro dell’Imperatore-oltre-il-Mare? Di sicuro conosci la Magia che l’Imperatore ha messo dentro Narnia al principio. Sai che ogni traditore appartiene a me come mia legittima spoglia e che per ogni tradimento io ho diritto a un omicidio.

[…]

– E quindi – proseguì la Strega – questa creatura umana è mia. La sua vita appartiene a me. Il suo sangue è mia proprietà.

– Allora vieni a prendertelo – disse il Toro dalla testa umana con voce ringhiante.

– Sciocco – disse la Strega con un sorriso selvaggio che era quasi una smorfia – davvero credi che il tuo capo possa rubarmi i miei diritti con la forza bruta? Egli conosce ben più di così la Magia Profonda. Egli sa che se non avrò il sangue, come dice la Legge, tutta Narnia sarà sconvolta e distrutta nel fuoco e nell’acqua.

– È verissimo – disse Aslan – non lo nego.

Poi Aslan si allontana a parlare con la Strega in disparte e quando i due tornano viene comunicata la decisione: il Leone si immolerà per il figlio di Adamo. Così al momento stabilito Aslan si avvicina alla grande Tavola di Pietra dove la strega lo attende, questa fa legare e radere il Leone (reminiscenza di Sansone, cioè del Nazireo/Nazareno). Prima di ucciderlo (ma il lessico è quello di un sacrificio rituale, come se si immolasse un agnello – e in effetti quel Leone è l’Agnello) la Strega dice:

– E adesso chi ha vinto? Sciocco, pensi che con tutto questo salverai il traditore umano? Adesso io prenderò te invece di lui, secondo il nostro patto, e la Magia Profonda sarà adempiuta. Ma quando tu sarai morto chi mi impedirà di uccidere anche lui? E chi lo salverà dalla mia mano, allora? Capisco che mi hai dato Narnia per sempre, hai perso la tua vita e non hai salvato la sua. Con questa consapevolezza, sparisci e muori!

Nel corso della notte poi sopraggiungono dei topi «a compiere il pietoso ufficio» di rosicchiare le funi che costringevano Aslan, e per tutta la notte Lucy e Susan avrebbero vegliato il grande Leone morto. All’alba le due figlie di Eva si apprestano ad andarsene e appena si voltano la grande Tavola di Pietra si spezza: Aslan compare e parla con le bambine riecheggiando i discorsi del Risorto dei Vangeli con le donne e con i discepoli. Quando Susan chiede “ma cosa significa questo?” Aslan spiega:

Significa che per quanto la Strega pensasse di conoscere la Magia Profonda esiste una magia ancora più profonda, che lei non conosceva. La sua conoscenza risale indietro solo fino all’alba dei tempi. Ma se avesse potuto guardare fino a un poco prima, dentro al silenzio e all’oscurità di prima che il Tempo sorgesse, lì avrebbe potuto leggere un incantesimo differente. Avrebbe saputo che quando una vittima volontaria che non si fosse macchiata di tradimento venisse uccisa al posto di un traditore, la Tavola si sarebbe spezzata e la Morte stessa avrebbe cominciato a funzionare al contrario. […]

Ed ecco il cuore della questione: Lewis sembra preferire l’immagine del riscatto a quella dell’inganno, ma in realtà le fonde insieme, e tutte e due trasfigura al fuoco di una Legge superiore alla legge stessa, quella che fonda e sostiene la legge fino a che essa non si riveli nella sua insufficienza – e poi la compie e la supera.

Ma di tutto questo cosa poteva mai immaginare «il demonio, quello spirito orgoglioso che non tollera di essere deriso» (Thomas More)? Era fatto per volare sicuro nell’empireo dei misteri divini… e si ritrova a brancolare e inciampare perfino nelle banali contraddizioni della libertà umana: sfido che è arrabbiato. «Povero vecchio diavolo, / povero Belzebú».

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