13.7 C
Roma
Sab, 4 Aprile 2020

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Approfondimenti Dio conosce il futuro, certo. E il demonio?

Dio conosce il futuro, certo. E il demonio?

A ben leggere, questo grande mistero è chiaro non solo alle Scritture, ma anche ai Padri, ai teologi e perfino ai romanzieri cristiani.

- Advertisement -

I due piani su cui giocano Dio e il diavolo

Questo risponde alla domanda iniziale – e alla domanda supposta e invocata da quella, ossia “perché mai il diavolo ha fatto una cosa così stupida riguardo ai propri interessi?” – sulla tentazione di Giuda: il diavolo agisce nel tempo, ma quel “disegno intelligente” che gli sarebbe pure cospicuo per la natura spirituale… gli sfugge in quanto la sua perversione lo rende incapace di contemplare Dio. A Dio tutta la storia è ugualmente com-presente, e nella storia si rivela in modo salvifico (dunque sacramentale) quel Mistero che Egli da sempre in Sé è: la perversione del demonio, l’inganno dell’Eden, la caduta dei progenitori, l’omicidio di Abele, gli abominî di Sodoma e Gomorra, di Ninive, di Babilonia, di Roma, di Pechino, di New York e di Mosca, il rinnegamento di Pietro e quelli dei cristiani a venire per tutti i secoli, il tradimento di Giuda e di innumerevoli apostati fino alla fine del mondo… tutto questo era davanti a Dio “prima del tempo”, insieme con la libertà dell’Immacolata concezione, che – come un anticipo di primavera nel gelo di Narnia – alla bella notizia dell’Angelo risponde “fiat” – il trionfo di quell’ineffabile Bucaneve che è Maria convinse eternamente Dio a dire il proprio fiat. E allora da “sia la luce” (Gen 1, 3) a “tutto è compiuto” (Gv 19, 30) in Dio «non ci furono il “sì” e il “no”, ma solo il “sì”» (cf. 2Cor 1, 19). E naturalmente l’Immacolata Concezione non è tale per una capricciosa deroga dell’Onnipotente – «Dio non gioca a dadi», diceva Einstein, e neppure bara, aggiungiamo noi – bensì è «redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo, e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo» (Lumen Gentium 53). Il Fiatdi Maria è il primo trionfo di Dio, ancora più di quanto sia il primo trionfo dell’umanità, e – contemplando quel libero assenso dato dalla “piccolezza” alla Maestà – l’Eterno dà la carica all’Universo.

Satana, in tutto questo gioco eterno di amorosi assensi, aveva da parte sua la possibilità di scegliere tra la contemplazione di tanta misericordia o l’invidia che l’avrebbe accecato per l’eternità: così ha preso a combattere una battaglia che non solo non può vincere, ma di cui proprio nel grembo della Vergine («non horruisti Virginis uterum» [«non ti ha fatto schifo l’utero della Vergine» Te Deum]) stava il segnale certo della sconfitta. Essendo una creatura come le altre, anche se tra le più sottili e acute, non può mai portare il suo sguardo al di sopra della creazione, ma come tutte le creature intelligenti (uomini inclusi) può pronosticare alcuni eventi con buona approssimazione, conoscendo i fini e i mezzi degli agenti in ballo.

La vera tara dell’intelligenza di Satana è che le manca l’amore, vero presupposto ermeneutico di ogni comprensione: generalmente pensiamo di poter amare solo ciò che conosciamo (il che è parzialmente vero), mentre fondamentale è il reciproco, ossia che possiamo conoscere solo ciò che amiamo. Mettete in una facoltà di matematica due persone ugualmente intelligenti ma delle quali una ami l’astrazione e i numeri e l’altra no, poi confrontatene i libretti. Così è Satana, che nella sua stupidissima scelta contro Dio si è anzitutto condannato, e per l’eternità, a non poter cogliere il piano d’amore dell’Eterno. Anche nella più banale delle circostanze che vede coinvolto il diavolo – diciamo una tentazione “ordinaria”, di quelle che ci si tendono ogni giorno – il demonio può calcolare con una certa approssimazione che ci cadremo. Data la fragilità della nostra natura, date le condizioni psicologiche, date le circostanze e la forza della tentazione di specie… il Tentatore ha più o meno speranze concrete di farci cadere, ma neppure in un caso tanto banale può sapere secadremo o no. È un giocatore, perché corre costantemente un rischio: se cadiamo nella tentazione, la sua preoccupazione successiva è nel tenerci lontano dal cuore l’invito di Dio alla riconciliazione (che vanificherebbe il suo sforzo); se non cadiamo nella tentazione, quello che può accaderci è un indebolimento che lo favorisca per la successiva (se abbiamo opposto una resistenza passiva) o una fortificazione che ci renda più sfuggevoli per l’avvenire (se la resistenza che avremo opposto sarà stata spiritualmente attiva).

Ecco: neanche in una mano così banale il diavolo vede le carte. Da buon giocatore, però – e anzi da giocatore che ama darsi a intendere ai compagni di tavolo come il mazziere – sua attività costante è il bluff. “Scimmia di Dio”, lo chiamavano efficacemente i medievali: quanto più scimmiotta l’oggetto della propria imitazione, tanto più il grottesco ne evidenzia la distanza.

“Non morirete affatto” (Gen 3, 4) è il primo bluff economico (cioè relativo alla storia umana) del Tentatore: in realtà tutto poteva immaginare, Satana, tranne che davvero l’albero della vita – che sarebbe stato la Croce di Cristo – avrebbe un giorno offerto ai figli di Adamo un frutto di immortalità; quel che sapeva, in origine, era semplicemente che Dio è verace e fedele, e che quindi se aveva minacciato morte ai trasgressori questi ultimi avrebbero avuto morte. Cosa che allo Spirito di Iniquità e di Invidia dovette sembrare sufficiente a sabotare in radice il piano di Dio. Che però non poteva vedere, e di cui dunque si rendeva strumento inconsapevole – per il male – laddove ne sarebbe potuto essere consapevole collaboratore – per il bene.

Una sintesi squisitamente moderna

Ho detto che la consapevolezza di tutto ciò sembra essersi affievolita nei secoli, non che si sia mai estinta: ancora a metà del XVIII secolo il gesuita molisano Francesco Pepe ne serbava viva memoria, giacché nella 155esima lezione Sull’incarnazione del Divin Verbo scriveva:

Non è dissimile il pensiero di S. Basilio: omelia 25 sull’umiltà della Natività di Cristo. Il Figlio di Dio volle colla Sua Sapienza vincere l’inganno del Diavolo. Or questi per introdurre la morte nel Mondo, ingannò Eva colla promessa di un’Eterna vita: Non morirete mai. Onde colla promessa fallace di vita gli diè con un boccone la morte. Il Figlio di Dio volle render la pariglia all’Ingannatore. Siccome questo nascose sotto una falsa apparenza di vita la Morte, e gli venne fatto uccidere tutto il genere umano; così appunto il Figlio di Dio nascose sotto le spoglie della nostra carne mortale la Sua Divinità, ch’è la Vita. Or la Morte osò divorar il dolce boccone della carne del Redentore con dargli morte, ma rimase ella suffocata, ed estinta dalla Divinità ascosa sotto il velame della nostra carne mortale: E difatti Dio apparve nella carne perché restando in essa come in un nascondiglio potesse uccidere la Morte. Apporta per ispiegare l’intento due similitudini, la prima è presa dalla medicina. V’abbia chi per disgrazia abbia divorata una tazza di veleno: non v’ha altra maniera d’impedire la morte, se non se col prendere antidoti più possenti, che rintuzzino la forza del tossico. L’altra è presa dalla luce, la quale dissipa col suo ingresso in una stanza tutte le tenebre, che la ingombravano. Non v’ha tossico più velenoso del peccato, il quale entrato nel primo Uomo, ebbe tanta efficacia, che diè la morte a tutti gl’Uomini, morte dell’anima, e del corpo, temporale, ed eterna. Non v’ha rimedio nella natura, che possa render la vita ad un estinto cadavero; fintanto che l’infermo vive, potrà il rimedio abbattere la forza del veleno, ed impedir la morte; ma sopraggiunta la morte, è vano ogni rimedio. Se nol può la Natura, lo può la Grazia. Morta era l’anima nostra, morto il nostro corpo per il peccato: il Figlio di Dio prese l’Anima simile alla nostra, Corpo della medesima nostra creta. E colla Sua Divinità conquise il veleno del peccato. E quel ch’è più stupendo, la Morte di Gesù fu morte, e fu vita; fu morte della Morte, e vita dell’Uomo; siccome il veleno è vita al Serpente, e morte all’Uomo. Egli colla Luce Sua Divina, benché ingombrata da tenebre di morte, dissipò l’ombre ferali della Morte: Infatti così come la medicina – prosegue il grande san Basilio – che si misura contro i veleni, viene inserita nel corpo stesso e vince le tossine nocive e quelle letali; e così come le tenebre che riempiono una casa, all’ingresso della luce si dissipano; così la Morte, che dominava nella natura umana, è stata estinta dalla presenza della Divinità.

Francesco Pepe S.J., Delle grandezze di Gesù Cristo, e della gran madre Maria Santissima, III tomo, Napoli 1756, 619 (ho lasciato intatto l’italiano dell’autore, mentre ho tradotto quanto in originale era in latino, lì e qui in corsivo)

Il genio narrativo di Lewis per la contemporaneità

Ma ho detto “Narnia”, prima, parlando dell’Immacolata Concezione? In effetti un grande commento teologico-letterario dell’ignoranza del demonio si ritrova nelle celeberrime Lettere di Berlicche di Clive Staple Lewis: il procedere del Tentatore è infatti per tentativi (l’area semantica è affine non a caso), per supposizioni, per calcolo di probabilità, ed è sempre animato insieme dalla disperazione dell’eterno sconfitto e dalla rabbia del supremo tracotante (ciò che rende pericolosa la Bestia, laddove non la si respinga con fermezza).

La summa teologica di Lewis, però, è in quel libro per bambini noto come Cronache di Narnia: molti altri libri sono “più serî” e “per specialisti”, ma nessuno mi pare contenere una così ampia e dettagliata parabola dell’intero mysterium salutis. La seconda delle cronache s’intitola Il leone, la strega e l’armadio: soprattutto in ragione della fortunata trasposizione cinematografica di Andrew Adamson (2005) è una delle più celebri. Peccato che, passando di fatto per la prima, il suo spettatore sia digiuno della premessa cosmogonica di cui si parla ne Il nipote del mago (al limite uno si chiede che cosa ci faccia quell’unico lampione lì, nella foresta innevata di Narnia, ma la risposta non arriva).

Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

Dio conosce il futuro, certo. E il demonio?

A ben leggere, questo grande mistero è chiaro non solo alle Scritture, ma anche ai Padri, ai teologi e perfino ai romanzieri cristiani.

  

- Advertisement -

I due piani su cui giocano Dio e il diavolo

Questo risponde alla domanda iniziale – e alla domanda supposta e invocata da quella, ossia “perché mai il diavolo ha fatto una cosa così stupida riguardo ai propri interessi?” – sulla tentazione di Giuda: il diavolo agisce nel tempo, ma quel “disegno intelligente” che gli sarebbe pure cospicuo per la natura spirituale… gli sfugge in quanto la sua perversione lo rende incapace di contemplare Dio. A Dio tutta la storia è ugualmente com-presente, e nella storia si rivela in modo salvifico (dunque sacramentale) quel Mistero che Egli da sempre in Sé è: la perversione del demonio, l’inganno dell’Eden, la caduta dei progenitori, l’omicidio di Abele, gli abominî di Sodoma e Gomorra, di Ninive, di Babilonia, di Roma, di Pechino, di New York e di Mosca, il rinnegamento di Pietro e quelli dei cristiani a venire per tutti i secoli, il tradimento di Giuda e di innumerevoli apostati fino alla fine del mondo… tutto questo era davanti a Dio “prima del tempo”, insieme con la libertà dell’Immacolata concezione, che – come un anticipo di primavera nel gelo di Narnia – alla bella notizia dell’Angelo risponde “fiat” – il trionfo di quell’ineffabile Bucaneve che è Maria convinse eternamente Dio a dire il proprio fiat. E allora da “sia la luce” (Gen 1, 3) a “tutto è compiuto” (Gv 19, 30) in Dio «non ci furono il “sì” e il “no”, ma solo il “sì”» (cf. 2Cor 1, 19). E naturalmente l’Immacolata Concezione non è tale per una capricciosa deroga dell’Onnipotente – «Dio non gioca a dadi», diceva Einstein, e neppure bara, aggiungiamo noi – bensì è «redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo, e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo» (Lumen Gentium 53). Il Fiatdi Maria è il primo trionfo di Dio, ancora più di quanto sia il primo trionfo dell’umanità, e – contemplando quel libero assenso dato dalla “piccolezza” alla Maestà – l’Eterno dà la carica all’Universo.

- Advertisement -

Satana, in tutto questo gioco eterno di amorosi assensi, aveva da parte sua la possibilità di scegliere tra la contemplazione di tanta misericordia o l’invidia che l’avrebbe accecato per l’eternità: così ha preso a combattere una battaglia che non solo non può vincere, ma di cui proprio nel grembo della Vergine («non horruisti Virginis uterum» [«non ti ha fatto schifo l’utero della Vergine» Te Deum]) stava il segnale certo della sconfitta. Essendo una creatura come le altre, anche se tra le più sottili e acute, non può mai portare il suo sguardo al di sopra della creazione, ma come tutte le creature intelligenti (uomini inclusi) può pronosticare alcuni eventi con buona approssimazione, conoscendo i fini e i mezzi degli agenti in ballo.

La vera tara dell’intelligenza di Satana è che le manca l’amore, vero presupposto ermeneutico di ogni comprensione: generalmente pensiamo di poter amare solo ciò che conosciamo (il che è parzialmente vero), mentre fondamentale è il reciproco, ossia che possiamo conoscere solo ciò che amiamo. Mettete in una facoltà di matematica due persone ugualmente intelligenti ma delle quali una ami l’astrazione e i numeri e l’altra no, poi confrontatene i libretti. Così è Satana, che nella sua stupidissima scelta contro Dio si è anzitutto condannato, e per l’eternità, a non poter cogliere il piano d’amore dell’Eterno. Anche nella più banale delle circostanze che vede coinvolto il diavolo – diciamo una tentazione “ordinaria”, di quelle che ci si tendono ogni giorno – il demonio può calcolare con una certa approssimazione che ci cadremo. Data la fragilità della nostra natura, date le condizioni psicologiche, date le circostanze e la forza della tentazione di specie… il Tentatore ha più o meno speranze concrete di farci cadere, ma neppure in un caso tanto banale può sapere secadremo o no. È un giocatore, perché corre costantemente un rischio: se cadiamo nella tentazione, la sua preoccupazione successiva è nel tenerci lontano dal cuore l’invito di Dio alla riconciliazione (che vanificherebbe il suo sforzo); se non cadiamo nella tentazione, quello che può accaderci è un indebolimento che lo favorisca per la successiva (se abbiamo opposto una resistenza passiva) o una fortificazione che ci renda più sfuggevoli per l’avvenire (se la resistenza che avremo opposto sarà stata spiritualmente attiva).

Ecco: neanche in una mano così banale il diavolo vede le carte. Da buon giocatore, però – e anzi da giocatore che ama darsi a intendere ai compagni di tavolo come il mazziere – sua attività costante è il bluff. “Scimmia di Dio”, lo chiamavano efficacemente i medievali: quanto più scimmiotta l’oggetto della propria imitazione, tanto più il grottesco ne evidenzia la distanza.

“Non morirete affatto” (Gen 3, 4) è il primo bluff economico (cioè relativo alla storia umana) del Tentatore: in realtà tutto poteva immaginare, Satana, tranne che davvero l’albero della vita – che sarebbe stato la Croce di Cristo – avrebbe un giorno offerto ai figli di Adamo un frutto di immortalità; quel che sapeva, in origine, era semplicemente che Dio è verace e fedele, e che quindi se aveva minacciato morte ai trasgressori questi ultimi avrebbero avuto morte. Cosa che allo Spirito di Iniquità e di Invidia dovette sembrare sufficiente a sabotare in radice il piano di Dio. Che però non poteva vedere, e di cui dunque si rendeva strumento inconsapevole – per il male – laddove ne sarebbe potuto essere consapevole collaboratore – per il bene.

Una sintesi squisitamente moderna

Ho detto che la consapevolezza di tutto ciò sembra essersi affievolita nei secoli, non che si sia mai estinta: ancora a metà del XVIII secolo il gesuita molisano Francesco Pepe ne serbava viva memoria, giacché nella 155esima lezione Sull’incarnazione del Divin Verbo scriveva:

Non è dissimile il pensiero di S. Basilio: omelia 25 sull’umiltà della Natività di Cristo. Il Figlio di Dio volle colla Sua Sapienza vincere l’inganno del Diavolo. Or questi per introdurre la morte nel Mondo, ingannò Eva colla promessa di un’Eterna vita: Non morirete mai. Onde colla promessa fallace di vita gli diè con un boccone la morte. Il Figlio di Dio volle render la pariglia all’Ingannatore. Siccome questo nascose sotto una falsa apparenza di vita la Morte, e gli venne fatto uccidere tutto il genere umano; così appunto il Figlio di Dio nascose sotto le spoglie della nostra carne mortale la Sua Divinità, ch’è la Vita. Or la Morte osò divorar il dolce boccone della carne del Redentore con dargli morte, ma rimase ella suffocata, ed estinta dalla Divinità ascosa sotto il velame della nostra carne mortale: E difatti Dio apparve nella carne perché restando in essa come in un nascondiglio potesse uccidere la Morte. Apporta per ispiegare l’intento due similitudini, la prima è presa dalla medicina. V’abbia chi per disgrazia abbia divorata una tazza di veleno: non v’ha altra maniera d’impedire la morte, se non se col prendere antidoti più possenti, che rintuzzino la forza del tossico. L’altra è presa dalla luce, la quale dissipa col suo ingresso in una stanza tutte le tenebre, che la ingombravano. Non v’ha tossico più velenoso del peccato, il quale entrato nel primo Uomo, ebbe tanta efficacia, che diè la morte a tutti gl’Uomini, morte dell’anima, e del corpo, temporale, ed eterna. Non v’ha rimedio nella natura, che possa render la vita ad un estinto cadavero; fintanto che l’infermo vive, potrà il rimedio abbattere la forza del veleno, ed impedir la morte; ma sopraggiunta la morte, è vano ogni rimedio. Se nol può la Natura, lo può la Grazia. Morta era l’anima nostra, morto il nostro corpo per il peccato: il Figlio di Dio prese l’Anima simile alla nostra, Corpo della medesima nostra creta. E colla Sua Divinità conquise il veleno del peccato. E quel ch’è più stupendo, la Morte di Gesù fu morte, e fu vita; fu morte della Morte, e vita dell’Uomo; siccome il veleno è vita al Serpente, e morte all’Uomo. Egli colla Luce Sua Divina, benché ingombrata da tenebre di morte, dissipò l’ombre ferali della Morte: Infatti così come la medicina – prosegue il grande san Basilio – che si misura contro i veleni, viene inserita nel corpo stesso e vince le tossine nocive e quelle letali; e così come le tenebre che riempiono una casa, all’ingresso della luce si dissipano; così la Morte, che dominava nella natura umana, è stata estinta dalla presenza della Divinità.

Francesco Pepe S.J., Delle grandezze di Gesù Cristo, e della gran madre Maria Santissima, III tomo, Napoli 1756, 619 (ho lasciato intatto l’italiano dell’autore, mentre ho tradotto quanto in originale era in latino, lì e qui in corsivo)

Il genio narrativo di Lewis per la contemporaneità

Ma ho detto “Narnia”, prima, parlando dell’Immacolata Concezione? In effetti un grande commento teologico-letterario dell’ignoranza del demonio si ritrova nelle celeberrime Lettere di Berlicche di Clive Staple Lewis: il procedere del Tentatore è infatti per tentativi (l’area semantica è affine non a caso), per supposizioni, per calcolo di probabilità, ed è sempre animato insieme dalla disperazione dell’eterno sconfitto e dalla rabbia del supremo tracotante (ciò che rende pericolosa la Bestia, laddove non la si respinga con fermezza).

La summa teologica di Lewis, però, è in quel libro per bambini noto come Cronache di Narnia: molti altri libri sono “più serî” e “per specialisti”, ma nessuno mi pare contenere una così ampia e dettagliata parabola dell’intero mysterium salutis. La seconda delle cronache s’intitola Il leone, la strega e l’armadio: soprattutto in ragione della fortunata trasposizione cinematografica di Andrew Adamson (2005) è una delle più celebri. Peccato che, passando di fatto per la prima, il suo spettatore sia digiuno della premessa cosmogonica di cui si parla ne Il nipote del mago (al limite uno si chiede che cosa ci faccia quell’unico lampione lì, nella foresta innevata di Narnia, ma la risposta non arriva).

- Advertisement -
Originale: Aleteia.org

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
285FansMi piace
930FollowerSegui
13,000FollowerSegui
629FollowerSegui
69IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Seguici su Instagram

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO