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Dibattito sulle unioni civili: come si devono comportare i cattolici?

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[ad id=”10458″]Qualche tempo fa intervistammo padre Rocco D’Ambrosio, ordinario di Filosofia Politica presso la Pontificia Università Gregoriana. Oggi le sue risposte – che qui sintetizziamo – ci pongono, di fronte al voto cruciale sulle unioni civili, delle buone argomentazioni su cui riflettere:

In politica dobbiamo a ricordare che noi non seguiamo delle idee, ma Gesù Cristo. Non una morale ma la continua ricerca del Signore Gesù, è un percorso che ci tiene lontano dall’ideologia.

Noi dobbiamo testimoniare nel mondo, nella politica questo incontro ricordandoci che la “città” non appartiene solo ai cristiani, ma appartiene anche ai musulmani, agli ebrei, ai non credenti, agli agnostici e quindi la politica è arte di mediazione e dove noi portiamo una testimonianza di Gesù, ma poi dobbiamo mediare, e che tipo di mediazione? Una mediazione alta, nobile, incontrare l’altra persona in “quello che ci unisce” come diceva Giovanni XXIII.

[…] testimoniamo quello che siamo senza barattarlo, vediamo se ci sono dei punti di incontro con altre culture e costruiamo dove possibile dei percorsi condivisi, dove non è possibile si fa quello che in etica viene definita “obiezione di coscienza”: “questo provvedimento è contrario alle nostre convinzioni di credenti, per questo votiamo no”, ma non possiamo pensare che le nostre idee divengano legge a tutti i costi, se così non fosse saremmo in uno Stato confessionale. Laddove si può mediare si fa, laddove non si può fare si obietterà in coscienza. Quanti cristiani oggi perdono la vita e la offrono perché i loro governi fanno scelte diverse da quelle del Vangelo? Dobbiamo prepararci anche a questo, viviamo in una società scristianizzata dove i cristiani non sono la maggioranza…

[…] dobbiamo toglierci l’idea che noi viviamo in un paese cattolici, a parte che forse solo Malta può considerarsi un paese cattolico dove la partecipazione alla Messa sfiora l’80%, ma l’Italia al massimo è un paese di cultura e tradizione cattolica, con una comunità di riferimento, ma la democrazia è fatta di voti. Non condividiamo? Ci asteniamo o votiamo contro. Impariamo da quei paesi (come quelli musulmani moderati o radicali) dove i cristiani sono minoranza tollerata o addirittura perseguitata. Facile dirsi cristiani quando non mi costa, è più difficile essere cristiani quando costa qualcosa e vale anche per i politici: non esiste disciplina di partito, si deve sempre votare secondo coscienza, quale che sia l’argomento: provvedimenti sociali, economici, di bioetica, militari. Non ci sono valori negoziabili e altri non negoziabili…

E voi come vi ponete? Come interpretate l’impegno politico di un cattolico?

 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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In politica dobbiamo a ricordare che noi non seguiamo delle idee, ma Gesù Cristo. Non una morale ma la continua ricerca del Signore Gesù, è un percorso che ci tiene lontano dall’ideologia.

Noi dobbiamo testimoniare nel mondo, nella politica questo incontro ricordandoci che la “città” non appartiene solo ai cristiani, ma appartiene anche ai musulmani, agli ebrei, ai non credenti, agli agnostici e quindi la politica è arte di mediazione e dove noi portiamo una testimonianza di Gesù, ma poi dobbiamo mediare, e che tipo di mediazione? Una mediazione alta, nobile, incontrare l’altra persona in “quello che ci unisce” come diceva Giovanni XXIII.

[…] testimoniamo quello che siamo senza barattarlo, vediamo se ci sono dei punti di incontro con altre culture e costruiamo dove possibile dei percorsi condivisi, dove non è possibile si fa quello che in etica viene definita “obiezione di coscienza”: “questo provvedimento è contrario alle nostre convinzioni di credenti, per questo votiamo no”, ma non possiamo pensare che le nostre idee divengano legge a tutti i costi, se così non fosse saremmo in uno Stato confessionale. Laddove si può mediare si fa, laddove non si può fare si obietterà in coscienza. Quanti cristiani oggi perdono la vita e la offrono perché i loro governi fanno scelte diverse da quelle del Vangelo? Dobbiamo prepararci anche a questo, viviamo in una società scristianizzata dove i cristiani non sono la maggioranza…

[…] dobbiamo toglierci l’idea che noi viviamo in un paese cattolici, a parte che forse solo Malta può considerarsi un paese cattolico dove la partecipazione alla Messa sfiora l’80%, ma l’Italia al massimo è un paese di cultura e tradizione cattolica, con una comunità di riferimento, ma la democrazia è fatta di voti. Non condividiamo? Ci asteniamo o votiamo contro. Impariamo da quei paesi (come quelli musulmani moderati o radicali) dove i cristiani sono minoranza tollerata o addirittura perseguitata. Facile dirsi cristiani quando non mi costa, è più difficile essere cristiani quando costa qualcosa e vale anche per i politici: non esiste disciplina di partito, si deve sempre votare secondo coscienza, quale che sia l’argomento: provvedimenti sociali, economici, di bioetica, militari. Non ci sono valori negoziabili e altri non negoziabili…

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