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Diana – Dramma biografico – 2013.

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Diana – Dramma biografico – 2013

 

“Uno degli elementi di vergogna morale della corte britannica è rimasta uccisa in un incidente automobilistico in Francia.”

 La Tv pubblica iraniana

“Una grande amica, che amava i poveri. Una donna piena di vita, gradevole e semplice nello stesso tempo.”

Madre Teresa di Calcutta

“Non mi è mai piaciuta la sua storia di finta ragazza semplice che doveva dare un nuovo stile alla monarchia inglese. Ha portato solo guai e anche la grande vocazione per il bene della società erano solo public relations. Ha fatto una fine disonorante. I paparazzi li aveva scatenati lei e fuggendo ha trovato la morte. Dirò una preghiera per la sua anima. Dio nella sua saggezza deciderà.”

             Franco Zeffirelli

 

“La principessa ha contribuito grandemente ad alleviare le sofferenze tra i poveri, i deboli e i malati in tutto il mondo. Il suo risoluto impegno nella lotta contro le  mine antiuomo non solo ha fatto si che questo problema fosse posto tra le priorità degli interventi umanitari, ma ha reso anche cara la principessa al cuore di milioni di persone nel mondo. Questa tragedia ci ha privati di una voce impegnata in favore dei bambini bisognosi di tutto il mondo.”

            Kofi  Annan, allora segretario generale dell’ONU

“Con la tragica morte della principessa Diana si è spento un raggio di luce.”

                                                                                                                             Margaret Thacher

“L’hanno inseguita ferocemente, come cani che inseguono una preda.”

Cardinale Ersilio Tonini

 

imagesÈ da poco passato nelle nostre sale cinematografiche, il 3 ottobre 2013, Diana – la storia segreta di Lady D, basato sul libro di Kate Snell – del 2001 – Diana: Her Last Love. Il film si concentra su gli ultimi 2 anni di vita della Principessa di Galles. Esattamente come le sei citazioni – bivalenti ed estreme – che ho riportato in apertura,  anche la pellicola re instilla, a distanza di ben 3 lustri dalla scomparsa della principessa, ancora tanti dubbi sulla sua vera natura. Un  biopic  che è interpretato  da grandi star del cinema internazionale come Naomi Watts (Mulholland Drive 2001, The Ring 2002, 21 Grammi 2003, King Kong 2005, La Promessa dell’Assassino 2007, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni 2010, J. Edgar 2011), Naveen Andrews (Il paziente Inglese 1996, Easy 2003, Matrimoni e Pregiudizi 2004, Il buio nell’anima 2007, Animals 2008), Juliet Stevenson(Il fantasma innamorato 1990, Sognando Beckham, Mona Lisa Smile 2003, Complicità e sospetti 2006),Art Malik (Il Gioiello della corona 1982, Passaggio in India 1984, Padiglioni lontani 1984, Harem 1986, La città della ioia 1992, Uncovered 1994, True Lies 1994, James Bond 007  Zona pericolo 1987, Wolfman 2010), Geraldine James (Gandhi 1982, Moll Flanders 1996, Sherlock Holmes 2009, Alice in Wonderland 2010, Millennium-Uomini che odiano le donne 2011) e Cas Anvar nei panni di Dodi Al Fayed. La pellicola sembra voler pilotare la mente dello spettatore con informazioni non solo inedite ma del tutto prive di spessore  come per demolire quanto di buono possa essere rimasto della memoria di Lady D.

È si vero che in questi anni il cinema e la televisione si sono già cimentati in remake e pellicole sulla augusta coppia; così come la stampa che ha continuato in tutti questi anni ad essere nutrita da improvvise  quanto improbabili nuove verità sulla vita di Diana Spencer.  Tuttavia questa ultima produzione di Oliver Hirschbiegel è sotto molti aspetti la goccia che fa traboccare il vaso. Incapace o impossibilitato ad inventare un privato di cui non si sa nulla concepisce dei momenti slavati e standard validi per tutti e per nessuno. Non solo la protagonista non assomiglia al modello a cui mira, ma non arriva nemmeno a costruirne uno migliore. Il film, nient’affatto liberamente tratto dal libro della Shell che invece ha seguito molto da vicino la fedeltà del copione alla sua opera letteraria risulta poco più che scadente ed estremamente irritante in fin troppi passaggi, tant’è vero che il cardiochirurgo ha deciso di muovere azioni legali contro la Shell. Questa opera ci presenta una Diana scialba ed immatura. Una donna che non solo è affetta da una cronica ingenuità politica ma anche da una irrimediabile incapacità di superare tutte le vicende dolorose della sua vita privata, sia quelle legate alla sua infanzia che quelle successive alle incomprensioni in seno alla famiglia reale.

Al contrario la cronaca; e non mi riferisco ne a dubbie biografie di amanti avidi di arricchirsi sulla pelle ormai in decomposizione di una defunta ne tanto meno a romanzetti rosa da venditori ambulanti; cioè la storia ben documentata da reportage, statistiche, accordi e quant’altro; ci dimostra un quadro ben diverso. La Principessa aveva già rinunciato ufficialmente a quasi tutti i suoi impegni pubblici nel dicembre del 1993, un anno dopo la separazione da Carlo, ma aveva mantenuto incarichi sostanziali nella Croce Rossa e in altre sei associazioni: il Fondo inglese per l’ Aids; la Missione per i lebbrosi; Centerpoint (un ente che si batte per i ragazzi senzatetto); due ospedali londinesi, quello dei bambini di Great Ormond Street e il Royal Marsden; e infine, il National Ballett. Organizzazioni diverse che riflettono bene i suoi interessi per la lotta contro l’Aids e i pregiudizi che lo circondano. Nel 1996 con il divorzio Lady Diana Spencer perse il titolo di Sua Altezza Reale ma fu comunque determinata a trovarsi un ruolo adeguato. La sua capacità di cambiare la vita di coloro con cui entrava in contatto era una dote che condivideva con Madre Teresa di Calcutta e la loro relazione era piena di affetto e di comprensione.

Grazie a questa amicizia Diana aveva imparato a ritagliarsi una carica indipendente sulla scena politica mondiale. Grande evento di rottura con il passato fu la vendita all’asta da Christie di 79 abiti il cui ricavato di circa 3 miliardi di € fu totalmente devoluto a favore della ricerca sul cancro e sul Aids. Quella era una prova ulteriore di quanto Diana fosse amata anche all’estero. Nonostante l’incessante impegno di Diana nel costruirsi un ruolo serio e concreto i media erano affascinati “prevalentemente” dai futili dettagli della sua vita quotidiana come il fotografarla quando andava in palestra o faceva shopping.

Oggi questo film, come le foto dei media in passato, ha scelto di evidenziare non solo ciò che è irrilevante al fine dello sviluppo delle sue opere ed iniziative benefiche, per non parlare del macchiare la sua memoria,  ma addirittura questo film ha scelto di stigmatizzare una donna per aspetti legittimi per ogni essere umano mai apparso su questa terra – come – il desiderio di trovare il vero amore e di essere felice in un rapporto di coppia.

Secondo la trama della Shell durante una visita all’Ospedale per confortare l’amica Oonagh Shalney-Toffolo, nel 1995, la Principessa di Galles, Lady Diana, si imbatte nel cardiochirurgo pakistano Hasnat  Khan, con il quale avvia una relazione sentimentale segreta di due anni, fino a quando l’uomo non pone fine alla frequentazione per il veto della famiglia di origine e l’invadenza della stampa. Definito come “l’amore della sua vita” da gran parte degli amici più intimi di Diana, Khan rappresenta un capitolo poco noto e insolitamente felice della favola tragica della Principessa. Quindi una parentesi molto adatta per inventare e tessere un volto – magari costruito ad arte per uno scopo specifico – nuovo ad una donna che non smette di essere oggetto mediatico e un business senza fine. Sembra che tragedia e nobiltà siano intimamente interconnessi. C’è chi pensa, e non solo nel mondo arabo, che Lady Di e Dodi Al Fayed siano vittime di un complotto e che l’incidente sia un assassinio di due personaggi scomodi, perché magari  Diana era in attesa di un figlio da Dodi.  Diana non è stata l’unica testa coronata ad aver avuto un destino fatale per amore. Le storie, e i drammi, di Grace e della figlia Carolina, di Sissi e di Maria Vetsera, morta tragicamente a Mayerling. Di Astrid del Belgio che come Grace muore in un incidente d’auto e per finire – si spera – di come Diana possa sembrare il: “Non c’è due senza tre.” Ma anche senza spargimento di sangue la Ragion di Stato chiede sembra sempre un tributo molto alto basti ricordare le non lontane vicende dell’abdicazione di re Edoardo VIII e della rinuncia di Margaret al grande amore.  La pellicola di Hirschbiegel è deludente per almeno due motivi. Primo perché il talento dimostrato nella biografia su Adolf Hitler in La Caduta 2004, ben più di spessore che questa sua ultima regia, era come un preludio per una creazione ad ampio respiro che invece non c’è stata. Senza portare avanti nessun tema concreto dell’esistenza della ex principessa il film è rimasto immerso nel kitsch e nell’insignificante. Secondo perché non solo i malpensanti ma anche gli ingenui sentimentali della memoria di Lady D potrebbero chiedersi come mai un genio si sia prestato per un lavoro così poco confacente alle sue capacità e se in realtà questa produzione non abbia uno scopo politico ben preciso. È vero che in Inghilterra la legge non riconosce il matrimonio morganatico e che quindi gli eventuali figli di secondo letto di Carlo erediterebbero tutti i titoli possibili  – come daltronde ha già fatto la sua seconda moglie Camilla – e il problema non è certo legato alle leggi visto che la regina diede il consenso che lui sposasse una divorziata,cosa che non fece con la sorella. Il problema è legato alla sua vanità. Un uomo che crede come i nobili dell’alto medioevo che il solo diritto di nascita sia sufficiente non solo per avere tutti i diritti ma anche per essere amato. Purtroppo da che mondo è mondo l’amore è l’unica cosa che non si può comprare, pretendere, imporre, estorcere ed ottenere se non nella piena libertà del dono dell’altro.

Per Carlo scoprire che nonostante la morte della sua ex moglie il popolo continui a preferire a lui

“qualcun’altro” è estremamente annichilente. Peggio di questo è scoprire che la sua stessa madre

non è quasi mai dalla sua parte e adora il nipote William non solo per le sue qualità molto più simili a quelle della madre che a quelle del padre ma soprattutto perché ha già dato al Regno un ennesimo possibile successore al trono. Ridimensionare l’immagine del figlio non è solo impresa difficile ma

anche controproducente, meglio fare come in passato: ritagliare e sminuire ancora quanto possibile

l’immagine della vera e unica “regina dei cuori”.

Egidia Simonetti

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Diana – Dramma biografico – 2013.

  

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“Uno degli elementi di vergogna morale della corte britannica è rimasta uccisa in un incidente automobilistico in Francia.”

 La Tv pubblica iraniana

“Una grande amica, che amava i poveri. Una donna piena di vita, gradevole e semplice nello stesso tempo.”

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Madre Teresa di Calcutta

“Non mi è mai piaciuta la sua storia di finta ragazza semplice che doveva dare un nuovo stile alla monarchia inglese. Ha portato solo guai e anche la grande vocazione per il bene della società erano solo public relations. Ha fatto una fine disonorante. I paparazzi li aveva scatenati lei e fuggendo ha trovato la morte. Dirò una preghiera per la sua anima. Dio nella sua saggezza deciderà.”

             Franco Zeffirelli

 

“La principessa ha contribuito grandemente ad alleviare le sofferenze tra i poveri, i deboli e i malati in tutto il mondo. Il suo risoluto impegno nella lotta contro le  mine antiuomo non solo ha fatto si che questo problema fosse posto tra le priorità degli interventi umanitari, ma ha reso anche cara la principessa al cuore di milioni di persone nel mondo. Questa tragedia ci ha privati di una voce impegnata in favore dei bambini bisognosi di tutto il mondo.”

            Kofi  Annan, allora segretario generale dell’ONU

“Con la tragica morte della principessa Diana si è spento un raggio di luce.”

                                                                                                                             Margaret Thacher

“L’hanno inseguita ferocemente, come cani che inseguono una preda.”

Cardinale Ersilio Tonini

 

imagesÈ da poco passato nelle nostre sale cinematografiche, il 3 ottobre 2013, Diana – la storia segreta di Lady D, basato sul libro di Kate Snell – del 2001 – Diana: Her Last Love. Il film si concentra su gli ultimi 2 anni di vita della Principessa di Galles. Esattamente come le sei citazioni – bivalenti ed estreme – che ho riportato in apertura,  anche la pellicola re instilla, a distanza di ben 3 lustri dalla scomparsa della principessa, ancora tanti dubbi sulla sua vera natura. Un  biopic  che è interpretato  da grandi star del cinema internazionale come Naomi Watts (Mulholland Drive 2001, The Ring 2002, 21 Grammi 2003, King Kong 2005, La Promessa dell’Assassino 2007, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni 2010, J. Edgar 2011), Naveen Andrews (Il paziente Inglese 1996, Easy 2003, Matrimoni e Pregiudizi 2004, Il buio nell’anima 2007, Animals 2008), Juliet Stevenson(Il fantasma innamorato 1990, Sognando Beckham, Mona Lisa Smile 2003, Complicità e sospetti 2006),Art Malik (Il Gioiello della corona 1982, Passaggio in India 1984, Padiglioni lontani 1984, Harem 1986, La città della ioia 1992, Uncovered 1994, True Lies 1994, James Bond 007  Zona pericolo 1987, Wolfman 2010), Geraldine James (Gandhi 1982, Moll Flanders 1996, Sherlock Holmes 2009, Alice in Wonderland 2010, Millennium-Uomini che odiano le donne 2011) e Cas Anvar nei panni di Dodi Al Fayed. La pellicola sembra voler pilotare la mente dello spettatore con informazioni non solo inedite ma del tutto prive di spessore  come per demolire quanto di buono possa essere rimasto della memoria di Lady D.

È si vero che in questi anni il cinema e la televisione si sono già cimentati in remake e pellicole sulla augusta coppia; così come la stampa che ha continuato in tutti questi anni ad essere nutrita da improvvise  quanto improbabili nuove verità sulla vita di Diana Spencer.  Tuttavia questa ultima produzione di Oliver Hirschbiegel è sotto molti aspetti la goccia che fa traboccare il vaso. Incapace o impossibilitato ad inventare un privato di cui non si sa nulla concepisce dei momenti slavati e standard validi per tutti e per nessuno. Non solo la protagonista non assomiglia al modello a cui mira, ma non arriva nemmeno a costruirne uno migliore. Il film, nient’affatto liberamente tratto dal libro della Shell che invece ha seguito molto da vicino la fedeltà del copione alla sua opera letteraria risulta poco più che scadente ed estremamente irritante in fin troppi passaggi, tant’è vero che il cardiochirurgo ha deciso di muovere azioni legali contro la Shell. Questa opera ci presenta una Diana scialba ed immatura. Una donna che non solo è affetta da una cronica ingenuità politica ma anche da una irrimediabile incapacità di superare tutte le vicende dolorose della sua vita privata, sia quelle legate alla sua infanzia che quelle successive alle incomprensioni in seno alla famiglia reale.

Al contrario la cronaca; e non mi riferisco ne a dubbie biografie di amanti avidi di arricchirsi sulla pelle ormai in decomposizione di una defunta ne tanto meno a romanzetti rosa da venditori ambulanti; cioè la storia ben documentata da reportage, statistiche, accordi e quant’altro; ci dimostra un quadro ben diverso. La Principessa aveva già rinunciato ufficialmente a quasi tutti i suoi impegni pubblici nel dicembre del 1993, un anno dopo la separazione da Carlo, ma aveva mantenuto incarichi sostanziali nella Croce Rossa e in altre sei associazioni: il Fondo inglese per l’ Aids; la Missione per i lebbrosi; Centerpoint (un ente che si batte per i ragazzi senzatetto); due ospedali londinesi, quello dei bambini di Great Ormond Street e il Royal Marsden; e infine, il National Ballett. Organizzazioni diverse che riflettono bene i suoi interessi per la lotta contro l’Aids e i pregiudizi che lo circondano. Nel 1996 con il divorzio Lady Diana Spencer perse il titolo di Sua Altezza Reale ma fu comunque determinata a trovarsi un ruolo adeguato. La sua capacità di cambiare la vita di coloro con cui entrava in contatto era una dote che condivideva con Madre Teresa di Calcutta e la loro relazione era piena di affetto e di comprensione.

Grazie a questa amicizia Diana aveva imparato a ritagliarsi una carica indipendente sulla scena politica mondiale. Grande evento di rottura con il passato fu la vendita all’asta da Christie di 79 abiti il cui ricavato di circa 3 miliardi di € fu totalmente devoluto a favore della ricerca sul cancro e sul Aids. Quella era una prova ulteriore di quanto Diana fosse amata anche all’estero. Nonostante l’incessante impegno di Diana nel costruirsi un ruolo serio e concreto i media erano affascinati “prevalentemente” dai futili dettagli della sua vita quotidiana come il fotografarla quando andava in palestra o faceva shopping.

Oggi questo film, come le foto dei media in passato, ha scelto di evidenziare non solo ciò che è irrilevante al fine dello sviluppo delle sue opere ed iniziative benefiche, per non parlare del macchiare la sua memoria,  ma addirittura questo film ha scelto di stigmatizzare una donna per aspetti legittimi per ogni essere umano mai apparso su questa terra – come – il desiderio di trovare il vero amore e di essere felice in un rapporto di coppia.

Secondo la trama della Shell durante una visita all’Ospedale per confortare l’amica Oonagh Shalney-Toffolo, nel 1995, la Principessa di Galles, Lady Diana, si imbatte nel cardiochirurgo pakistano Hasnat  Khan, con il quale avvia una relazione sentimentale segreta di due anni, fino a quando l’uomo non pone fine alla frequentazione per il veto della famiglia di origine e l’invadenza della stampa. Definito come “l’amore della sua vita” da gran parte degli amici più intimi di Diana, Khan rappresenta un capitolo poco noto e insolitamente felice della favola tragica della Principessa. Quindi una parentesi molto adatta per inventare e tessere un volto – magari costruito ad arte per uno scopo specifico – nuovo ad una donna che non smette di essere oggetto mediatico e un business senza fine. Sembra che tragedia e nobiltà siano intimamente interconnessi. C’è chi pensa, e non solo nel mondo arabo, che Lady Di e Dodi Al Fayed siano vittime di un complotto e che l’incidente sia un assassinio di due personaggi scomodi, perché magari  Diana era in attesa di un figlio da Dodi.  Diana non è stata l’unica testa coronata ad aver avuto un destino fatale per amore. Le storie, e i drammi, di Grace e della figlia Carolina, di Sissi e di Maria Vetsera, morta tragicamente a Mayerling. Di Astrid del Belgio che come Grace muore in un incidente d’auto e per finire – si spera – di come Diana possa sembrare il: “Non c’è due senza tre.” Ma anche senza spargimento di sangue la Ragion di Stato chiede sembra sempre un tributo molto alto basti ricordare le non lontane vicende dell’abdicazione di re Edoardo VIII e della rinuncia di Margaret al grande amore.  La pellicola di Hirschbiegel è deludente per almeno due motivi. Primo perché il talento dimostrato nella biografia su Adolf Hitler in La Caduta 2004, ben più di spessore che questa sua ultima regia, era come un preludio per una creazione ad ampio respiro che invece non c’è stata. Senza portare avanti nessun tema concreto dell’esistenza della ex principessa il film è rimasto immerso nel kitsch e nell’insignificante. Secondo perché non solo i malpensanti ma anche gli ingenui sentimentali della memoria di Lady D potrebbero chiedersi come mai un genio si sia prestato per un lavoro così poco confacente alle sue capacità e se in realtà questa produzione non abbia uno scopo politico ben preciso. È vero che in Inghilterra la legge non riconosce il matrimonio morganatico e che quindi gli eventuali figli di secondo letto di Carlo erediterebbero tutti i titoli possibili  – come daltronde ha già fatto la sua seconda moglie Camilla – e il problema non è certo legato alle leggi visto che la regina diede il consenso che lui sposasse una divorziata,cosa che non fece con la sorella. Il problema è legato alla sua vanità. Un uomo che crede come i nobili dell’alto medioevo che il solo diritto di nascita sia sufficiente non solo per avere tutti i diritti ma anche per essere amato. Purtroppo da che mondo è mondo l’amore è l’unica cosa che non si può comprare, pretendere, imporre, estorcere ed ottenere se non nella piena libertà del dono dell’altro.

Per Carlo scoprire che nonostante la morte della sua ex moglie il popolo continui a preferire a lui

“qualcun’altro” è estremamente annichilente. Peggio di questo è scoprire che la sua stessa madre

non è quasi mai dalla sua parte e adora il nipote William non solo per le sue qualità molto più simili a quelle della madre che a quelle del padre ma soprattutto perché ha già dato al Regno un ennesimo possibile successore al trono. Ridimensionare l’immagine del figlio non è solo impresa difficile ma

anche controproducente, meglio fare come in passato: ritagliare e sminuire ancora quanto possibile

l’immagine della vera e unica “regina dei cuori”.

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