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“Denaro, piacere e potere sono motivo di infelicità”

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All’Angelus Francesco ricorda: «O il Signore o gli idoli affascinanti ma illusori». E sottolinea che «in quest’epoca di orfanezza» è importante sentire che Dio è «un Padre che mai delude» 

GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti. Rischiamo di ridurre la nostra vita a una ricerca affannosa», e mentre «tanti amici o tanti che noi credevamo amici ci hanno deluso, Dio non delude mai». Così Francesco all’Angelus di oggi, durante il quale chiede «sostegno medico e legislativo» per le persone colpite da malattie rare.  

 

 

«Non si può servire Dio e la ricchezza. In quest’epoca di orfanezza è tanto importante sentire che Dio è Padre!», esclama il Papa. Bisogna «scegliere ogni giorno tra Dio e gli idoli del denaro, del potere e del piacere. O il Signore o gli idoli affascinanti ma illusori», perché «Dio è la roccia della salvezza e chi si aggrappa a Lui non cade mai». «È una scelta da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché «ci sono tante tentazioni», dice il Pontefice, essa « si ripercuote poi in tutti i nostri atti, programmi e impegni».
 

 

Francesco sottolinea come onorare questi idoli porti a «risultati tangibili anche se fugaci», invece «scegliere Dio e il suo Regno non sempre mostra immediatamente i suoi frutti». Quindi, spiega ai 30mila fedeli riuniti in piazza San Pietro, si tratta di «una decisione che si prende nella speranza e che lascia a Dio la piena realizzazione». La speranza cristiana, infatti, è «tesa al compimento futuro della promessa di Dio e non si arresta di fronte ad alcuna difficoltà perché è fondata sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno». 

 

L’intensa riflessione di Jorge Mario Bergoglio prende spunto dall’odierna pagina evangelica, da lui definita «un forte richiamo a fidarsi di Dio, che si prende cura degli esseri viventi nel creato, provvede il cibo a tutti gli animali, si preoccupa dei gigli e dell’erba del campo». Tuttavia, evidenzia il Pontefice, l’esistenza di ciascuno di noi «scorre sotto l’assillo di tante preoccupazioni che rischiano di togliere serenità ed equilibrio». 

 

«Quest’angoscia è spesso inutile perché non riesce a cambiare il corso degli eventi», osserva Francesco; è per questo che «Gesù ci esorta con insistenza a non preoccuparci del domani, ricordando che al di sopra di tutto c’è un Padre amoroso che non si dimentica mai dei suoi figli». Inoltre «Dio non è un essere lontano e anonimo: è il nostro rifugio, la sorgente della nostra serenità e della nostra pace, è la roccia della nostra salvezza, a cui possiamo aggrapparci nella certezza di non cadere; è la nostra difesa dal male sempre in agguato».  

 

Secondo Bergoglio, «Dio è per noi il grande amico, l’alleato, il padre, ma non sempre ce ne rendiamo conto». E così «preferiamo appoggiarci a beni immediati e contingenti; dimenticando, e a volte rifiutando, il bene supremo, cioè l’amore paterno di Dio». «Noi ci allontaniamo dall’amore di Dio quando andiamo alla ricerca ossessiva dei beni terreni e delle ricchezze, manifestando così un amore esagerato a queste realtà», mentre «Gesù ci dice che questa ricerca affannosa è illusoria e motivo di infelicità».  

 

Cristo, ricorda il Papa, «dona ai suoi discepoli una regola di vita fondamentale: cercate anzitutto, il regno di Dio». Si tratta di «realizzare il progetto che Gesù ha annunciato nel Discorso della montagna, fidandosi di Dio che non delude, darsi da fare come amministratori fedeli dei beni che Lui ci ha donato, anche quelli terreni», ma «senza strafare come se tutto, anche la nostra salvezza, dipendesse solo da noi».  

 

Tale atteggiamento evangelico «richiede una scelta chiara, che il brano odierno indica con precisione: non potete servire Dio e la ricchezza”. Il bivio è nettamente indicato dalle Sacre Scritture: «O il Signore o gli idoli affascinanti ma illusori», afferma il Papa. Che conclude invocando la Vergine Maria perché «ci aiuti ad affidarci all’amore e alla bontà del Padre celeste a vivere in Lui e con Lui». Questo, dice, è «il presupposto per superare i tormenti e le avversità della vita e anche le persecuzioni, come ci dimostra la testimonianza di tanti nostri fratelli e sorelle».  

 

Dopo la preghiera mariana, il Pontefice rivolge un cordiale saluto a tutti i pellegrini di Roma, dell’Italia e di diversi Paesi. Un pensiero particolare lo indirizza al gruppo giunto a San Pietro in occasione della Giornata delle malattie rare che ricorre dopodomani: «Grazie, grazie a voi per tutto quello che fate», dice. E auspica che «i pazienti e le loro famiglie siano adeguatamente sostenuti nel non facile percorso, sia a livello medico sia legislativo». A tutti, infine, augura «una buona domenica e buon pranzo». 

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All’Angelus Francesco ricorda: «O il Signore o gli idoli affascinanti ma illusori». E sottolinea che «in quest’epoca di orfanezza» è importante sentire che Dio è «un Padre che mai delude» 

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«Le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti. Rischiamo di ridurre la nostra vita a una ricerca affannosa», e mentre «tanti amici o tanti che noi credevamo amici ci hanno deluso, Dio non delude mai». Così Francesco all’Angelus di oggi, durante il quale chiede «sostegno medico e legislativo» per le persone colpite da malattie rare.  

 

 

«Non si può servire Dio e la ricchezza. In quest’epoca di orfanezza è tanto importante sentire che Dio è Padre!», esclama il Papa. Bisogna «scegliere ogni giorno tra Dio e gli idoli del denaro, del potere e del piacere. O il Signore o gli idoli affascinanti ma illusori», perché «Dio è la roccia della salvezza e chi si aggrappa a Lui non cade mai». «È una scelta da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché «ci sono tante tentazioni», dice il Pontefice, essa « si ripercuote poi in tutti i nostri atti, programmi e impegni».
 

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Francesco sottolinea come onorare questi idoli porti a «risultati tangibili anche se fugaci», invece «scegliere Dio e il suo Regno non sempre mostra immediatamente i suoi frutti». Quindi, spiega ai 30mila fedeli riuniti in piazza San Pietro, si tratta di «una decisione che si prende nella speranza e che lascia a Dio la piena realizzazione». La speranza cristiana, infatti, è «tesa al compimento futuro della promessa di Dio e non si arresta di fronte ad alcuna difficoltà perché è fondata sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno». 

 

L’intensa riflessione di Jorge Mario Bergoglio prende spunto dall’odierna pagina evangelica, da lui definita «un forte richiamo a fidarsi di Dio, che si prende cura degli esseri viventi nel creato, provvede il cibo a tutti gli animali, si preoccupa dei gigli e dell’erba del campo». Tuttavia, evidenzia il Pontefice, l’esistenza di ciascuno di noi «scorre sotto l’assillo di tante preoccupazioni che rischiano di togliere serenità ed equilibrio». 

 

«Quest’angoscia è spesso inutile perché non riesce a cambiare il corso degli eventi», osserva Francesco; è per questo che «Gesù ci esorta con insistenza a non preoccuparci del domani, ricordando che al di sopra di tutto c’è un Padre amoroso che non si dimentica mai dei suoi figli». Inoltre «Dio non è un essere lontano e anonimo: è il nostro rifugio, la sorgente della nostra serenità e della nostra pace, è la roccia della nostra salvezza, a cui possiamo aggrapparci nella certezza di non cadere; è la nostra difesa dal male sempre in agguato».  

 

Secondo Bergoglio, «Dio è per noi il grande amico, l’alleato, il padre, ma non sempre ce ne rendiamo conto». E così «preferiamo appoggiarci a beni immediati e contingenti; dimenticando, e a volte rifiutando, il bene supremo, cioè l’amore paterno di Dio». «Noi ci allontaniamo dall’amore di Dio quando andiamo alla ricerca ossessiva dei beni terreni e delle ricchezze, manifestando così un amore esagerato a queste realtà», mentre «Gesù ci dice che questa ricerca affannosa è illusoria e motivo di infelicità».  

 

Cristo, ricorda il Papa, «dona ai suoi discepoli una regola di vita fondamentale: cercate anzitutto, il regno di Dio». Si tratta di «realizzare il progetto che Gesù ha annunciato nel Discorso della montagna, fidandosi di Dio che non delude, darsi da fare come amministratori fedeli dei beni che Lui ci ha donato, anche quelli terreni», ma «senza strafare come se tutto, anche la nostra salvezza, dipendesse solo da noi».  

 

Tale atteggiamento evangelico «richiede una scelta chiara, che il brano odierno indica con precisione: non potete servire Dio e la ricchezza”. Il bivio è nettamente indicato dalle Sacre Scritture: «O il Signore o gli idoli affascinanti ma illusori», afferma il Papa. Che conclude invocando la Vergine Maria perché «ci aiuti ad affidarci all’amore e alla bontà del Padre celeste a vivere in Lui e con Lui». Questo, dice, è «il presupposto per superare i tormenti e le avversità della vita e anche le persecuzioni, come ci dimostra la testimonianza di tanti nostri fratelli e sorelle».  

 

Dopo la preghiera mariana, il Pontefice rivolge un cordiale saluto a tutti i pellegrini di Roma, dell’Italia e di diversi Paesi. Un pensiero particolare lo indirizza al gruppo giunto a San Pietro in occasione della Giornata delle malattie rare che ricorre dopodomani: «Grazie, grazie a voi per tutto quello che fate», dice. E auspica che «i pazienti e le loro famiglie siano adeguatamente sostenuti nel non facile percorso, sia a livello medico sia legislativo». A tutti, infine, augura «una buona domenica e buon pranzo». 

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