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Delpini: la città bene comune

L’a-sintonia italiana

- Advertisement -
di: Marcello Neri
 

Il dibattito ecclesiale italiano non sembra riuscire a liberarsi dalla vexata quaestio sui cattolici e la politica. Nelle declinazioni più disparate possibili: dalla presenza dei cattolici in politica (un dato di fatto), all’ideazione di un nuovo soggetto politico cattolico (questo sì vorrebbe dire votarsi all’irrilevanza); dal rilievo politico del cattolicesimo (un desiderio agognato) all’inquietudie legata allo sparpagliamento dei cattolici nel panorama politico italiano attuale (non che nel passato fosse altrimenti).

Cattolici-Politica

L’impressione è che non si sappia poi neanche troppo bene cosa si voglia, a cosa si aspiri tessendo il lembo che separa/unisce cattolicesimo e politica.

Nostalgia, spaesamento, senso civico, dovere morale – difficile distinguere cosa stia veramente dietro la compulsività di una domanda cui non si riesce a rispondere in modo degno da più di un decennio. Una cosa è certa: essere memori della storia che si è contribuito a scrivere è esercizio doveroso, vivere nell’illusione che essa possa d’incanto ripetersi è un suicidio culturale.

Nel mezzo papa Francesco, che ha riscritto radicalmente le coordinate della sensibilità politica del cattolicesimo. Viene da un mondo che non può comprendere l’Occidente, si dice, e con questo se ne dichiara l’irrilevanza politica per la fede stessa (come se l’occidentalismo facesse parte della rivelazione di Dio). Un populista, dicono i fautori del neoliberalismo che ci sta strangolando tutti… peccato che il buon gesuita argentino risulti oggi del tutto insopportabile ai populisti di ogni colore e tendenza che si stanno diffondendo ovunque a macchia d’olio nel mondo.

L’a-sintonia italiana

Nel momento in cui la Chiesa cattolica ha rimesso in gioco sul piano globale il peso di un soft power capace dei tempi lunghi, delineandosi esattamente come soggetto politico autorevole (almeno agli occhi dei suoi interlocutori), stona la coltivazione un po’ ossessiva dell’orticello di casa da parte del cattolicesimo italiano – come se non volessimo diventare grandi, osare l’avventura quotidiana del mondo quale pratica del tutto connaturale alla fede. Anzi, come sua stessa forma ecclesiale.

Nascosta dall’understatement che lo caratterizza, nelle parole dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, si fa strada da tempo un’idea non casuale e non retorica di politica – e, conseguentemente, del nesso che lega la comunità cristiana alla vita e al destino della città in cui anch’essa abita. Sarà bene tornarci sopra con maggiore spesa di riflessione, al momento possiamo accontentarci di una segnalazione che dovrebbe destare sguardi interessati nella Chiesa italiana.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Cattolici-Politica

L’impressione è che non si sappia poi neanche troppo bene cosa si voglia, a cosa si aspiri tessendo il lembo che separa/unisce cattolicesimo e politica.

Nostalgia, spaesamento, senso civico, dovere morale – difficile distinguere cosa stia veramente dietro la compulsività di una domanda cui non si riesce a rispondere in modo degno da più di un decennio. Una cosa è certa: essere memori della storia che si è contribuito a scrivere è esercizio doveroso, vivere nell’illusione che essa possa d’incanto ripetersi è un suicidio culturale.

Nel mezzo papa Francesco, che ha riscritto radicalmente le coordinate della sensibilità politica del cattolicesimo. Viene da un mondo che non può comprendere l’Occidente, si dice, e con questo se ne dichiara l’irrilevanza politica per la fede stessa (come se l’occidentalismo facesse parte della rivelazione di Dio). Un populista, dicono i fautori del neoliberalismo che ci sta strangolando tutti… peccato che il buon gesuita argentino risulti oggi del tutto insopportabile ai populisti di ogni colore e tendenza che si stanno diffondendo ovunque a macchia d’olio nel mondo.

L’a-sintonia italiana

Nel momento in cui la Chiesa cattolica ha rimesso in gioco sul piano globale il peso di un soft power capace dei tempi lunghi, delineandosi esattamente come soggetto politico autorevole (almeno agli occhi dei suoi interlocutori), stona la coltivazione un po’ ossessiva dell’orticello di casa da parte del cattolicesimo italiano – come se non volessimo diventare grandi, osare l’avventura quotidiana del mondo quale pratica del tutto connaturale alla fede. Anzi, come sua stessa forma ecclesiale.

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Nascosta dall’understatement che lo caratterizza, nelle parole dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, si fa strada da tempo un’idea non casuale e non retorica di politica – e, conseguentemente, del nesso che lega la comunità cristiana alla vita e al destino della città in cui anch’essa abita. Sarà bene tornarci sopra con maggiore spesa di riflessione, al momento possiamo accontentarci di una segnalazione che dovrebbe destare sguardi interessati nella Chiesa italiana.

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