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Dal Papa parole sulla Siria e non su Bibbiano: forse che Dio ha figli e figliastri?

Fatta salva la buona fede di quanti osservano ciò, sarà il caso di offrire qualche precisazione.

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Il Papa è garante ordinario dell’autorità dei Vescovi

Come si vede, la Chiesa cattolica si è pronunciata con chiarezza e tempestività, mediante la sua massima autorità locale e a mezzo dell’organo di stampa “ufficiale” dei vescovi italiani, in modo da far giungere le sue parole in ogni più piccolo e remoto paesino d’Italia. Per quanti si aspettano (ma anzi reclamano, ma anzi esigono) l’intervento della Prima Sede, giova forse ricordare la natura dell’ufficio primaziale dell’antica Roma. Il Codice di Diritto Canonico vigente, recependo le norme del decreto conciliare Christus Dominus e le precisazioni apportate da Paolo VI in De Episcoporum Muneribus, illustra così l’equilibrio tra le prerogative del Papa e quelle dei Vescovi:

Can. 331:

Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l’ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale; in forza del suo ufficio egli gode, pertanto, nella Chiesa di una potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente.

Can. 333 §1:

Il Romano Pontefice, in forza del suo ufficio, ha potestà non solo sulla Chiesa universale, ma ottiene anche il primato della potestà ordinaria su tutte le Chiese particolari e i loro raggruppamenti; con tale primato viene contemporaneamente rafforzata e garantita la potestà propria, ordinaria e immediata che i Vescovi hanno sulle Chiese particolari affidate alla loro cura.

Questo significa, in breve, che l’ufficio petrino assomma in sé tutte e singole le prerogative di ciascun vescovo del mondo, e che il Romano Pontefice è sempre libero di intervenire in qualunque giurisdizione ecclesiastica come se fosse l’Ordinario del luogo; ma anche che compito precipuo e costante del suo ufficio è rafforzare e garantire i diritti dei confratelli nell’episcopato. Insomma, in parole povere, se il Vescovo risulta manchevole, il Papa ha mano libera nell’intervenire al posto suo (anche se di solito si preferisce sostituirlo); se invece fa il suo lavoro e lo fa bene, il silenzio del Papa è piuttosto garante della sua libertà nativa di agire così.

Un’altra cosa potrebbe tuttavia spingere il Papa a parlare di Bibbiano, se lo volesse, e cioè la rilevanza su livello universale/globale: per grave che sia il caso, esso sembrerebbe al momento materia da Conferenza Episcopale (certamente emiliano-romagnola, ma forse anche italiana), dunque il Santo Padre potrebbe parlarne sicuramente in un’udienza con le sopraddette conferenze episcopali, oppure in una visita pastorale. Più difficile che la stessa diventi “materia da Angelus”, per capirci (fermo restando che nulla osterebbe…)

Una curiosità potrà forse risultare più eloquente di queste considerazioni: si consideri come la rete criminale che vediamo emergere da Bibbiano rievochi tristemente quella del Forteto (e speriamo di non dover scoprire cose altrettanto mostruose), anche relativamente alle implicazioni politico/partitiche. Ebbene, lo scandalo del Forteto venne alla luce nel 1978 eppure neanche una volta, nel magistero dei tre Pontefici che da allora hanno occupato la Prima Sedes è ricorso un riferimento all’orrida vicenda. E sì che ce ne sarebbe stato motivo, visto che lo scandalo Forteto gettò ombre perfino sull’esperienza didattica e sulla persona di don Milani (canonizzato il 14 ottobre 2018): niente, nient’altro che il saluto dell’“Associazione Vittime del Forteto” in qualche udienza pubblica. Segno di una Chiesa universale che segue con attenzione le vicende locali ma riserva l’intervento diretto come extrema ratio in caso di difetto o di insufficienza della condotta ecclesiastica locale.

Due obiezioni

La questione importante, però, quella che ognuno farebbe bene a ritenere per sé, è che non inerisce all’ufficio petrino qualcosa come il sentenziare ogni giorno sulla rassegna stampa. «Ma allora perché il Papa è intervenuto su Lambert – qualcuno potrebbe obiettare –, visto che il Vescovo locale aveva già parlato?». Ne ha parlato all’interno di un contenzioso medico-giuridico (che qui non si dà, perché Camisasca si è detto fiducioso nei confronti della Magistratura), e comunque sempre astraendo verso valori universali quali la vita come bene indisponibile.

Più interessante, semmai, sarebbe la questione sulla Siria: perché ieri sera in fretta e furia Papa Francesco ha scritto una lettera ad Assad e ha mandato stamattina uno spiegamento diplomatico che implicava l’Ambasciata e la Curia Romana? Da una parte l’intento è “rafforzare” l’autorità dei pastori locali, sempre nello spirito del Can. 333 § 1, analogamente a quanto accaduto per Lambert e mille altri casi; d’altro canto un intervento romano è tanto più auspicabile quanto meno è individuabile, sul territorio, l’autorità ecclesiastica cattolica di riferimento. Mentre infatti a Reims e a Reggio Emilia la Chiesa Cattolica sussiste nella quasi totalità di una realtà latina, in Siria i cattolici di rito latino (meno di 15mila, ossia pochissimi), nella fattispecie romano, sono rappresentati dal Vicariato Apostolico, con sede ad Aleppo, il cui ordinario è il vescovo francescano mons. Georges Abou Khazen; i restanti cattolici (che comunque non arrivano a 20mila) sono Melchiti e dipendono quasi tutti dall’Archieparchia di Aleppo, il cui ordinario è mons. Jean-Clément Jeanbart. Insomma, poiché il primo dei due prelati è appositamente designato dalla Santa Sede ma ha giurisdizione su meno della metà dei cattolici siriani, e considerando il gravissimo pericolo in cui versa la popolazione civile, Papa Francesco cerca di far pesare la propria autorità (semplicemente “morale”, va ricordato) intervenendo in prima persona e/o per mezzo di suoi diretti collaboratori ad actum.

È triste, infine, osservare che spesso le valutazioni sociali soffrono di pregiudizi politici: così “stiamo con Assad” perché Putin ci è simpatico (e non sapremmo dire perché, se non al prezzo di sfornare fake news ogni giorno), e chiediamo “verità su Bibbiano” perché gli imputati sono nostri avversari politici, ma basta poi poco a scoprire che non tutti i bambini sono veramente uguali ai nostri occhi. Ecco, una cosa che senza dubbio il magistero di Francesco insegna è a guardare in tutti i bambini dei figli di Dio, come in tutti i figli di Dio dei bambini.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Dal Papa parole sulla Siria e non su Bibbiano: forse che Dio ha figli e figliastri?

Fatta salva la buona fede di quanti osservano ciò, sarà il caso di offrire qualche precisazione.

  

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Il Papa è garante ordinario dell’autorità dei Vescovi

Come si vede, la Chiesa cattolica si è pronunciata con chiarezza e tempestività, mediante la sua massima autorità locale e a mezzo dell’organo di stampa “ufficiale” dei vescovi italiani, in modo da far giungere le sue parole in ogni più piccolo e remoto paesino d’Italia. Per quanti si aspettano (ma anzi reclamano, ma anzi esigono) l’intervento della Prima Sede, giova forse ricordare la natura dell’ufficio primaziale dell’antica Roma. Il Codice di Diritto Canonico vigente, recependo le norme del decreto conciliare Christus Dominus e le precisazioni apportate da Paolo VI in De Episcoporum Muneribus, illustra così l’equilibrio tra le prerogative del Papa e quelle dei Vescovi:

Can. 331:

Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l’ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale; in forza del suo ufficio egli gode, pertanto, nella Chiesa di una potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente.

Can. 333 §1:

Il Romano Pontefice, in forza del suo ufficio, ha potestà non solo sulla Chiesa universale, ma ottiene anche il primato della potestà ordinaria su tutte le Chiese particolari e i loro raggruppamenti; con tale primato viene contemporaneamente rafforzata e garantita la potestà propria, ordinaria e immediata che i Vescovi hanno sulle Chiese particolari affidate alla loro cura.

Questo significa, in breve, che l’ufficio petrino assomma in sé tutte e singole le prerogative di ciascun vescovo del mondo, e che il Romano Pontefice è sempre libero di intervenire in qualunque giurisdizione ecclesiastica come se fosse l’Ordinario del luogo; ma anche che compito precipuo e costante del suo ufficio è rafforzare e garantire i diritti dei confratelli nell’episcopato. Insomma, in parole povere, se il Vescovo risulta manchevole, il Papa ha mano libera nell’intervenire al posto suo (anche se di solito si preferisce sostituirlo); se invece fa il suo lavoro e lo fa bene, il silenzio del Papa è piuttosto garante della sua libertà nativa di agire così.

Un’altra cosa potrebbe tuttavia spingere il Papa a parlare di Bibbiano, se lo volesse, e cioè la rilevanza su livello universale/globale: per grave che sia il caso, esso sembrerebbe al momento materia da Conferenza Episcopale (certamente emiliano-romagnola, ma forse anche italiana), dunque il Santo Padre potrebbe parlarne sicuramente in un’udienza con le sopraddette conferenze episcopali, oppure in una visita pastorale. Più difficile che la stessa diventi “materia da Angelus”, per capirci (fermo restando che nulla osterebbe…)

Una curiosità potrà forse risultare più eloquente di queste considerazioni: si consideri come la rete criminale che vediamo emergere da Bibbiano rievochi tristemente quella del Forteto (e speriamo di non dover scoprire cose altrettanto mostruose), anche relativamente alle implicazioni politico/partitiche. Ebbene, lo scandalo del Forteto venne alla luce nel 1978 eppure neanche una volta, nel magistero dei tre Pontefici che da allora hanno occupato la Prima Sedes è ricorso un riferimento all’orrida vicenda. E sì che ce ne sarebbe stato motivo, visto che lo scandalo Forteto gettò ombre perfino sull’esperienza didattica e sulla persona di don Milani (canonizzato il 14 ottobre 2018): niente, nient’altro che il saluto dell’“Associazione Vittime del Forteto” in qualche udienza pubblica. Segno di una Chiesa universale che segue con attenzione le vicende locali ma riserva l’intervento diretto come extrema ratio in caso di difetto o di insufficienza della condotta ecclesiastica locale.

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La questione importante, però, quella che ognuno farebbe bene a ritenere per sé, è che non inerisce all’ufficio petrino qualcosa come il sentenziare ogni giorno sulla rassegna stampa. «Ma allora perché il Papa è intervenuto su Lambert – qualcuno potrebbe obiettare –, visto che il Vescovo locale aveva già parlato?». Ne ha parlato all’interno di un contenzioso medico-giuridico (che qui non si dà, perché Camisasca si è detto fiducioso nei confronti della Magistratura), e comunque sempre astraendo verso valori universali quali la vita come bene indisponibile.

Più interessante, semmai, sarebbe la questione sulla Siria: perché ieri sera in fretta e furia Papa Francesco ha scritto una lettera ad Assad e ha mandato stamattina uno spiegamento diplomatico che implicava l’Ambasciata e la Curia Romana? Da una parte l’intento è “rafforzare” l’autorità dei pastori locali, sempre nello spirito del Can. 333 § 1, analogamente a quanto accaduto per Lambert e mille altri casi; d’altro canto un intervento romano è tanto più auspicabile quanto meno è individuabile, sul territorio, l’autorità ecclesiastica cattolica di riferimento. Mentre infatti a Reims e a Reggio Emilia la Chiesa Cattolica sussiste nella quasi totalità di una realtà latina, in Siria i cattolici di rito latino (meno di 15mila, ossia pochissimi), nella fattispecie romano, sono rappresentati dal Vicariato Apostolico, con sede ad Aleppo, il cui ordinario è il vescovo francescano mons. Georges Abou Khazen; i restanti cattolici (che comunque non arrivano a 20mila) sono Melchiti e dipendono quasi tutti dall’Archieparchia di Aleppo, il cui ordinario è mons. Jean-Clément Jeanbart. Insomma, poiché il primo dei due prelati è appositamente designato dalla Santa Sede ma ha giurisdizione su meno della metà dei cattolici siriani, e considerando il gravissimo pericolo in cui versa la popolazione civile, Papa Francesco cerca di far pesare la propria autorità (semplicemente “morale”, va ricordato) intervenendo in prima persona e/o per mezzo di suoi diretti collaboratori ad actum.

È triste, infine, osservare che spesso le valutazioni sociali soffrono di pregiudizi politici: così “stiamo con Assad” perché Putin ci è simpatico (e non sapremmo dire perché, se non al prezzo di sfornare fake news ogni giorno), e chiediamo “verità su Bibbiano” perché gli imputati sono nostri avversari politici, ma basta poi poco a scoprire che non tutti i bambini sono veramente uguali ai nostri occhi. Ecco, una cosa che senza dubbio il magistero di Francesco insegna è a guardare in tutti i bambini dei figli di Dio, come in tutti i figli di Dio dei bambini.

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