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Dal 29 novembre si reciterà il Padre Nostro secondo la nuova traduzione

Il nuovo Messale (che sarà pubblicato già dopo Pasqua) aiuterà nella nuova pronuncia “obbligatoria” a partire dalla Prima Domenica di Avvento

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Direte «non ci abbandonare alla tentazione» e non più «non ci indurre in tentazione». Il nuovo Messale (che sarà pubblicato già dopo Pasqua) aiuterà nella nuova pronuncia “obbligatoria” a partire dalla Prima Domenica di Avvento

Il nuovo Messale sarà pubblicato dopo Pasqua, che quest’anno cade il 12 aprile, ma la data da segnarsi per i fedeli è il 29 novembre, prima domenica di Avvento: da allora, in tutte le chiese italiane, sarà obbligatorio recitare il Padre Nostro nella nuova traduzione definita dalla Cei, nella quale si dice «non ci abbandonare alla tentazione» e non più «non ci indurre in tentazione».

Ad anticiparlo ad Adnkronos (28 gennaio) è monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e Vasto e teologo fra i più influenti in Vaticano, a margine del Forum internazionale di Teologia in corso alla Pontificia Università Lateranense.

La traduzione dal greco

Non si tratta, naturalmente, di cambiare il Padre Nostro: i Vangeli sono scritti in greco e il testo originale della preghiera di Gesù è immutabile.

Il problema, non solo in Italia, è piuttosto la traduzione, come rendere quella voce verbale che si legge nel Vangelo di Matteo (6,13), riferimento della tradizione liturgica: eisenénkes , dal verbo eisféro, che per secoli è stato tradotto con l’«inducere» latino della Vulgata di San Girolamo, da cui l’ «indurre» italiano. Questione delicata, perché tutti hanno imparato fin da piccoli a dire «e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male».

Solo che «questa è una traduzione non buona», aveva spiegato alla fine del 2017 Papa Francesco: «Sono io a cadere, non è Lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, aiuta ad alzarsi subito. Chi ci induce in tentazione è Satana, è questo il mestiere di Satana». Così, aveva aggiunto, «il senso della nostra preghiera è: “Quando Satana mi induce in tentazione tu, per favore, dammi la mano, dammi la tua mano”» (Corriere, 28 gennaio) .

“L’azione di Dio nei confronti dell’uomo”

Non sono solo sfumature linguistiche, ma importanti valenze teologiche. Nella nuova traduzione della Bibbia, ratificata nel 2008, il passaggio del Padre Nostro era stato già modificato in quello che verrà adottato dalla liturgia. «Non abbandonarci alla tentazione» è una formulazione più coerente con «l’azione di Dio nei confronti dell’uomo», aveva spiegato il Pontefice.

Tuttavia l’abitudine dei fedeli aveva fatto sì che ad oggi, nelle liturgie correnti, fosse largamente utilizzata la vecchia versione, legata tanto alla mnemonica dell’orazione quanto ai vecchi stampati in circolazione, seppure talvolta accompagnata dalla nuova versione che comincia ad essere assimilata.

Con la pubblicazione della terza edizione del Messale romano, dopo sedici anni di lavoro, la nuova formulazione entra nell’uso liturgico in modo inderogabile dal 29 novembre e la transizione sarà accompagnata dai nuovi opuscoli, a cura della Conferenza Episcopale Italiana, per rendere familiare la nuova versione come accaduto in Francia dove dal 2017 nelle chiese si recita «ne nous laisse pas entrer en tentation» (Gq Italia, 28 gennaio).

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Il nuovo Messale (che sarà pubblicato già dopo Pasqua) aiuterà nella nuova pronuncia “obbligatoria” a partire dalla Prima Domenica di Avvento

  

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Il nuovo Messale sarà pubblicato dopo Pasqua, che quest’anno cade il 12 aprile, ma la data da segnarsi per i fedeli è il 29 novembre, prima domenica di Avvento: da allora, in tutte le chiese italiane, sarà obbligatorio recitare il Padre Nostro nella nuova traduzione definita dalla Cei, nella quale si dice «non ci abbandonare alla tentazione» e non più «non ci indurre in tentazione».

Ad anticiparlo ad Adnkronos (28 gennaio) è monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e Vasto e teologo fra i più influenti in Vaticano, a margine del Forum internazionale di Teologia in corso alla Pontificia Università Lateranense.

La traduzione dal greco

Non si tratta, naturalmente, di cambiare il Padre Nostro: i Vangeli sono scritti in greco e il testo originale della preghiera di Gesù è immutabile.

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Solo che «questa è una traduzione non buona», aveva spiegato alla fine del 2017 Papa Francesco: «Sono io a cadere, non è Lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, aiuta ad alzarsi subito. Chi ci induce in tentazione è Satana, è questo il mestiere di Satana». Così, aveva aggiunto, «il senso della nostra preghiera è: “Quando Satana mi induce in tentazione tu, per favore, dammi la mano, dammi la tua mano”» (Corriere, 28 gennaio) .

“L’azione di Dio nei confronti dell’uomo”

Non sono solo sfumature linguistiche, ma importanti valenze teologiche. Nella nuova traduzione della Bibbia, ratificata nel 2008, il passaggio del Padre Nostro era stato già modificato in quello che verrà adottato dalla liturgia. «Non abbandonarci alla tentazione» è una formulazione più coerente con «l’azione di Dio nei confronti dell’uomo», aveva spiegato il Pontefice.

Tuttavia l’abitudine dei fedeli aveva fatto sì che ad oggi, nelle liturgie correnti, fosse largamente utilizzata la vecchia versione, legata tanto alla mnemonica dell’orazione quanto ai vecchi stampati in circolazione, seppure talvolta accompagnata dalla nuova versione che comincia ad essere assimilata.

Con la pubblicazione della terza edizione del Messale romano, dopo sedici anni di lavoro, la nuova formulazione entra nell’uso liturgico in modo inderogabile dal 29 novembre e la transizione sarà accompagnata dai nuovi opuscoli, a cura della Conferenza Episcopale Italiana, per rendere familiare la nuova versione come accaduto in Francia dove dal 2017 nelle chiese si recita «ne nous laisse pas entrer en tentation» (Gq Italia, 28 gennaio).

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