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«Dai, vieni, sali!». Il prete nella papamobile di Francesco.

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Intervista con il sacerdote argentino Fabián Báez, riconosciuto da Papa Francesco tra la folla di piazza San Pietro

2

ANDRÉS BELTRAMO ÁLVAREZ

CITTÀ DEL VATICANO

«Dai, vieni, sali!». Ci sono volute solo tre parole di Papa Francesco per stupire un vecchio amico in piazza San Pietro. Mercoledì scorso, durante l’udienza generale e tra migliaia di fedeli, Francesco ha riconosciuto un volto familiare. Era Fabián Báez, un parroco della sua amata Buenos Aires. Senza esitare l’ha invitato a salire sulla papamobile. «Questa foto farà il giro del mondo!», ha urlato Bergoglio con un grande sorriso.

Infatti, l’immagine ha attirato l’attenzione del mondo. Un altro gesto di vicinanza del Pontefice, hanno sottolineato i media internazionali. Ma pochi sanno quello che ha detto Bergoglio all’orecchio del prete: «Mi diverte tanto!». In quest’intervista con Vatican Insider, Báez racconta i dettagli del suo viaggio nella papamobile.

Come è nato l’incontro con il Papa?

«Ero appena arrivato martedì a Roma e mercoledì mattino non riuscivo ad accedere alla catechesi del Papa, perché non sapevo niente, neanche dove cercare i biglietti d’ingresso. Allora, sono andato in piazza e sono rimasto dietro le transenne nell’attesa di vederlo passare nella papamobile. Mentre passava mi ha visto e mi ha riconosciuto. Io urlavo tanto, ma con tutte quelle persone un solo urlo non si sente. Ero impressionato dall’affetto della gente per il Papa. Mi ha visto e ha detto: “Ma cosa fai qua?”. Ho risposto che ero venuto a vederlo. La papamobile ha continuato il giro e, mentre tornava si è fermata. Il Papa mi ha chiamato, mi ha fatto saltare le transenne e mi ha detto: “Dai, vieni, sali!”. Ho pensato che avrebbe fatto mettere una sedia per me lì davanti, in un posto migliore. Ma no, mi ha detto: “Vieni, sali sulla papa mobile”. Lì lo ho salutato con un abbraccio. Non potevo credere quello che stavo vivendo».

E poi?

«Mi ha detto con un sorriso: “Questa foto farà il giro del mondo!”. Visto che avevo fatto un po’ di fatica per oltrepassare le transenne, ha fatto anche una battuta su quello. Mi ha detto: “La prossima volta le mettiamo più piccole”, o qualcosa del genere. È stato molto gentile, mi ha fatto entrare e ha chiesto una sedia per me, vicino a lui. Poi mi ha domandato: «Ma te ne devi andare?». Io ho risposto che sarei rimasto fino alla fine. «Bene, allora ci salutiamo dopo». Abbiamo chiacchierato alcuni minuti, mi ha chiesto di alcune persone, abbiamo parlato su questioni personali. Non avevo parlato con lui né l’avevo visto da quando è Papa, e per questo motivo l’incontro è stato una grande emozione».

Come è il Papa in azione?

«Lo ho percepito come un uomo felice e con una grandissima forza di fede, sono rimasto molto colpito, il suo affetto, la sua tenerezza. Un vero rappresentante di Cristo, buono, calmo, umile. Credo sia questo il suo messaggio: “Dai, vieni, sali!”. Questo è il suo messaggio per il mondo, è quello che ho sentito. Ho potuto vedere un po’ quello che lui sta facendo quando chiama il mondo ad alzare il cuore, a metterci della speranza. L’ho trovato molto bene, incredibilmente forte, perché la mattinata è stata una maratona e nonostante tutto ha salutato tutti, uno a uno, per due ore, ogni malato, ogni persona. Io ero un po’ stanco, ma lui continuava; l’ho trovato fantastico».

Quale era il suo rapporto con lui quando era a Buenos Aires?

«È sempre stato il mio Vescovo; lui mi ha ordinato. Era un rapporto vescovo-prete, ma con un marchio speciale. Lui è sempre stato un uomo molto vicino e potevi sempre parlare con lui su qualsiasi cosa, sopratutto nei momenti più difficili percepivi la sua presenza. Quando è morto mio padre, mi ha chiamato, dettagli come questo. Per me lui non ha mai smesso di essere un sacerdote. Certo, era il mio Vescovo ed era anche il Cardinale, ma nel tratto è sempre stato un sacerdote a portata di mano, molto vicino. E questa volta speravo di incontrarlo, ma tutto questo non l’avrei mai immaginato».

Bergoglio ha avuto dei cambiamenti da quando è Papa?

«Non penso si possa parlare di cambiamenti, e credo lui sia adesso con tutto il mondo com’era prima nei gruppi di intimità. Quando si sentiva in fiducia era sempre così, scherzava, rideva… Mi sembra che prima era molto timido di fronte alle folle o nelle messe; era quella l’impressione che avevo di lui prima: che era molto affabile con piccoli gruppi, nei dialoghi di fiducia, era divertente, allegro, semplice e un po’ distaccato nelle folle».

 Quale contributo può dare l’Argentina alla Chiesa universale tramite Francesco?

«Non lo so, posso dire cosa lui sta dando all’Argentina. Mi sembra bellissimo che la Chiesa abbia un Papa della “fine del mondo”, come ha detto lui stesso, questo dimostra il cuore universale della Chiesa. La Chiesa non è uno schema di lotta di potere, come alcuni la pensano. Se così fosse, un arcivescovo quasi in pensione, di 76 anni, in una diocesi persa nell’ultimo angolo del mondo, non sarebbe stato eletto Papa. Evidentemente c’è un’altra razionalità nella Chiesa. Quello che lui dà è la sua semplicità, la sua vicinanza, e questo si vede chiaramente. Lui, all’Argentina, sta insegnando la cultura del incontro, del dialogo, del curare le ferite, di non mettere l’accento sulle cose che ci dividono ma sulle cose che ci accomunano. Io spero, col cuore, che noi argentini potremo capire questo, andare oltre le divisioni interne, che pesano tanto nella nostra patria. In questo senso lui è segno di qualcosa di nuovo».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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«Dai, vieni, sali!». Il prete nella papamobile di Francesco.

  

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«Dai, vieni, sali!». Ci sono volute solo tre parole di Papa Francesco per stupire un vecchio amico in piazza San Pietro. Mercoledì scorso, durante l’udienza generale e tra migliaia di fedeli, Francesco ha riconosciuto un volto familiare. Era Fabián Báez, un parroco della sua amata Buenos Aires. Senza esitare l’ha invitato a salire sulla papamobile. «Questa foto farà il giro del mondo!», ha urlato Bergoglio con un grande sorriso.

Infatti, l’immagine ha attirato l’attenzione del mondo. Un altro gesto di vicinanza del Pontefice, hanno sottolineato i media internazionali. Ma pochi sanno quello che ha detto Bergoglio all’orecchio del prete: «Mi diverte tanto!». In quest’intervista con Vatican Insider, Báez racconta i dettagli del suo viaggio nella papamobile.

Come è nato l’incontro con il Papa?

«Ero appena arrivato martedì a Roma e mercoledì mattino non riuscivo ad accedere alla catechesi del Papa, perché non sapevo niente, neanche dove cercare i biglietti d’ingresso. Allora, sono andato in piazza e sono rimasto dietro le transenne nell’attesa di vederlo passare nella papamobile. Mentre passava mi ha visto e mi ha riconosciuto. Io urlavo tanto, ma con tutte quelle persone un solo urlo non si sente. Ero impressionato dall’affetto della gente per il Papa. Mi ha visto e ha detto: “Ma cosa fai qua?”. Ho risposto che ero venuto a vederlo. La papamobile ha continuato il giro e, mentre tornava si è fermata. Il Papa mi ha chiamato, mi ha fatto saltare le transenne e mi ha detto: “Dai, vieni, sali!”. Ho pensato che avrebbe fatto mettere una sedia per me lì davanti, in un posto migliore. Ma no, mi ha detto: “Vieni, sali sulla papa mobile”. Lì lo ho salutato con un abbraccio. Non potevo credere quello che stavo vivendo».

E poi?

«Mi ha detto con un sorriso: “Questa foto farà il giro del mondo!”. Visto che avevo fatto un po’ di fatica per oltrepassare le transenne, ha fatto anche una battuta su quello. Mi ha detto: “La prossima volta le mettiamo più piccole”, o qualcosa del genere. È stato molto gentile, mi ha fatto entrare e ha chiesto una sedia per me, vicino a lui. Poi mi ha domandato: «Ma te ne devi andare?». Io ho risposto che sarei rimasto fino alla fine. «Bene, allora ci salutiamo dopo». Abbiamo chiacchierato alcuni minuti, mi ha chiesto di alcune persone, abbiamo parlato su questioni personali. Non avevo parlato con lui né l’avevo visto da quando è Papa, e per questo motivo l’incontro è stato una grande emozione».

Come è il Papa in azione?

«Lo ho percepito come un uomo felice e con una grandissima forza di fede, sono rimasto molto colpito, il suo affetto, la sua tenerezza. Un vero rappresentante di Cristo, buono, calmo, umile. Credo sia questo il suo messaggio: “Dai, vieni, sali!”. Questo è il suo messaggio per il mondo, è quello che ho sentito. Ho potuto vedere un po’ quello che lui sta facendo quando chiama il mondo ad alzare il cuore, a metterci della speranza. L’ho trovato molto bene, incredibilmente forte, perché la mattinata è stata una maratona e nonostante tutto ha salutato tutti, uno a uno, per due ore, ogni malato, ogni persona. Io ero un po’ stanco, ma lui continuava; l’ho trovato fantastico».

Quale era il suo rapporto con lui quando era a Buenos Aires?

«È sempre stato il mio Vescovo; lui mi ha ordinato. Era un rapporto vescovo-prete, ma con un marchio speciale. Lui è sempre stato un uomo molto vicino e potevi sempre parlare con lui su qualsiasi cosa, sopratutto nei momenti più difficili percepivi la sua presenza. Quando è morto mio padre, mi ha chiamato, dettagli come questo. Per me lui non ha mai smesso di essere un sacerdote. Certo, era il mio Vescovo ed era anche il Cardinale, ma nel tratto è sempre stato un sacerdote a portata di mano, molto vicino. E questa volta speravo di incontrarlo, ma tutto questo non l’avrei mai immaginato».

Bergoglio ha avuto dei cambiamenti da quando è Papa?

«Non penso si possa parlare di cambiamenti, e credo lui sia adesso con tutto il mondo com’era prima nei gruppi di intimità. Quando si sentiva in fiducia era sempre così, scherzava, rideva… Mi sembra che prima era molto timido di fronte alle folle o nelle messe; era quella l’impressione che avevo di lui prima: che era molto affabile con piccoli gruppi, nei dialoghi di fiducia, era divertente, allegro, semplice e un po’ distaccato nelle folle».

 Quale contributo può dare l’Argentina alla Chiesa universale tramite Francesco?

«Non lo so, posso dire cosa lui sta dando all’Argentina. Mi sembra bellissimo che la Chiesa abbia un Papa della “fine del mondo”, come ha detto lui stesso, questo dimostra il cuore universale della Chiesa. La Chiesa non è uno schema di lotta di potere, come alcuni la pensano. Se così fosse, un arcivescovo quasi in pensione, di 76 anni, in una diocesi persa nell’ultimo angolo del mondo, non sarebbe stato eletto Papa. Evidentemente c’è un’altra razionalità nella Chiesa. Quello che lui dà è la sua semplicità, la sua vicinanza, e questo si vede chiaramente. Lui, all’Argentina, sta insegnando la cultura del incontro, del dialogo, del curare le ferite, di non mettere l’accento sulle cose che ci dividono ma sulle cose che ci accomunano. Io spero, col cuore, che noi argentini potremo capire questo, andare oltre le divisioni interne, che pesano tanto nella nostra patria. In questo senso lui è segno di qualcosa di nuovo».

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