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Da Giosuè ai Maccabei: un’introduzione

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di: Roberto Mela

Filippo Manini, cinquantacinquenne docente di Esegesi allo Studio teologico interdiocesano di Modena-Nonantola, Reggio-Emilia-Guastalla, Carpi e Parma (di cui è anche direttore dal 2018) è dottore in Scienze bibliche al PIB di Roma con la tesi «Teodidatti». L’itinerario dei credenti nella prima lettera ai Tessalonicesi (2003) e ha collaborato alla nuova traduzione CEI 2008 e alla nuova edizione della Bibbia di Gerusalemme (EDB, Bologna 2009).

La sua mano sicura introduce a un corpus letterario ampio come quello dei libri storici che, a partire da Giosuè, si prolunga sino ai libri dei Maccabei. La prima grande storia (o storia primaria) va da Genesi a 2Re, la seconda grande storia (o storia secondaria) comprende 1-2Cr-Esd-Ne, la storia edificante (o romanzata o midrashica) abbraccia Rt, Est, Gdt e Tb, mentre la storia ellenistica è costituita da 1-2 Mc.

Nella suddivisione dei libri biblici Manini segue la tradizione greca e latina, ma nella sua trattazione egli considera 1-2Sam, 1-2Re e 1-2Cr come libri unitari (Sam, Re, Cr).

Nell’esame dei libri storici l’autore non può però esimersi dal dire una parola anche sul Pentateuco – tale lo considera, pur accennando alle ipotesi del Tetrateuco (Gen – Nm), dell’Esateuco (Gen – Gs) e dell’Ennateuco (Gen – 2Re) –, perché la linea di narrazione inizia con Gen per concludersi in 2Re.

Il volume di Manini è un’introduzione ai vari libri biblici, dei quali vengono esposti sinteticamente i contenuti e valutati criticamente gli eventi storici raccontati, con alcuni spunti sulla teologia soggiacente che ha portato alla selezione degli stessi.

Seguiamo a grandi linee la struttura espositiva proposta dall’autore.

Dapprima Manini si sofferma sulle storiografiche bibliche (pp. 11-24), con la descrizione dei libri storici, della loro classificazione e della loro formazione (tradizioni?, blocchi?, complementi?). Oltre ai libri storici si guarda alla storia (pp. 25-40), con accenni alle narrazione, alle leggi e alla storia così come sono recepite nel Pentateuco. Lo stesso fa con gli oracoli profetici, l’apocalittica, le allegorie profetiche, i sogni e le visioni, la poesia e la sapienza raccolte nei libri profetici e sapienziali.

Il c. 3 (pp. 41-68) descrive le linee generali dell’Opera storica deuteronomistica (= Dtr) che si dipana da Gs a 2Re. Sono esposte le varie teorie circa la sua formazione: Noth (edizioni diverse al tempo di Giosia e dell’esilio), la scuola di Göttingen (edizioni diverse durante l’esilio), altre proposte, oltre a quella di Römer. Da parte sua, Manini considera l’Opera deuteronomistica con le sue radici nel tempo di Giosia, la sua stesura al tempo dell’esilio e la sua rielaborazione in epoca persiana.

Lo studioso riassume i vari dati circa la formazione dell’Opera deuteronomistica in una struttura di sequenza temporale: Regno di Israele (fino al 722), Regno di Giuda (fino al 587); Regno di Giuda: re Giosia fino alla fine dell’epoca assira (Dt*, Gs*, Sam-Re*); Esilio: epoca neobabilonese (Dtr1 [Dt Gs Sam Re] *; Epoca persiana (dal 538): Dtr 2 (Dt Gs Sam Re)* (quasi la forma attuale); Epoca persiana: Pentateuco e Gs Gdc Sam Re oppure Esateuco e Gdc Sam Re (con interventi redazionali); Epoca persiana intorno al 400: si afferma il Pentateuco; Epoca ellenistica e romana: altri interventi degli scribi.

La storia della storia, con l’elaborazione dei libri storici, è così riassunta dall’autore: Culture circostanti (Scritti e tradizioni orali), Regno di Israele (fino al 722): scritti e tradizioni orali; Regno di Giuda (fino al 587): scritti e tradizioni orali; Esilio: epoca neobabilonese (Opera storica deuteronomistica); Epoca persiana (dal 538); Epoca persiana intorno al 400: Pentateuco e Gs Gdc Sam Re Esd-Ne Rt Cr; Epoca ellenistica e romana: 1Mac 2 Mac Est Gdt Tb.

Per quanto riguarda l’Opera deuteronomistica, sono evidenti sia il contesto con il Pentateuco (Gen – 2Re) che i collegamenti fra i libri dell’Esateuco (Gen – Gs). L’opera Dtr attua un preciso giudizio sulla storia, sospesa tra l’alleanza che lega YHWH e Israele, il peccato e la disobbedienza dei capi religiosi e civili del popolo, re in primis, con l’evento drammatico dell’esilio. Un solo Dio e un solo tempio dominano la scena, fra continuità e discontinuità.

A Giosuè e al dono della conquista è dedicato il c. 4 (pp. 69-98), con al centro il tema della terra da conquistare, spartire, nel rinnovamento dell’alleanza.

I giudici sono luogotenenti di Dio (c. 5, pp. 99-130), liberatori temporanei del popolo dalle mani dei popoli circonvicini, i filistei soprattutto.

A 1Sam, con la storia di Samuele, Saul, Davide e l’inizio del regno è dedicato il c. 6 (pp. 131-152). 2Sam abbraccia il regno di Davide (c.7, pp. 153-160), 1Re vede protagonisti re, sapienti e profeti (c. 8, pp. 161-170), mentre 2Re illustra le vicende di Israele e di Giuda fino alla fine dei due regni (c. 9, pp. 171-190).

Cronache ed Esdra-Neemia tracciano le linee della storia del popolo da Adamo fino all’esilio (c. 10, pp. 191-200). In particolare, 1Cr tratta il tempo che intercorre da Adamo a Davide (c. 11, pp. 201-218) e 2Cr si sofferma sui re – visti soprattutto nel loro ruolo di animatori liturgici – e sul tempio (c. 12, pp. 219-244).

Esdra-Neemia (c. 13, pp. 245-256) disegna la vita del popolo al momento del ritorno dall’esilio, con i problemi della preservazione dell’identità religiosa e culturale di Israele mediante la celebrazione del sabato, l’osservanza delle norme alimentari e anche tramite misure drastiche quali i soli matrimoni endogamici.

I libri dei Maccabei descrivono la battaglia e la morte per le tradizioni dei padri (c.14, pp. 257-262). In particolare, 1Mac illustra il combattimento per la Legge (c. 15, pp. 263-276) e 2Mc il combattimento e la morte per la Legge (c. 16, pp. 277-284).

Il delizioso libretto di Rut (c. 17, pp. 285-296), ambientato al tempo dei giudici, fa gustare una storia di pace, mentre quello di Ester (c. 18, pp. 297-308) fa seguire col fiato sospeso il destino di Israele appeso alle sorti gettate su di esso dall’acerrimo nemico Aman.

La storia della salvezza di Israele per mano di una donna pia, bella e scaltra come Giuditta (c. 19, pp. 309-324) precede quella splendida e irrorata di provvidenza raccontata nel libro di Tobia (c. 20, pp. 325-338): un magnifico viaggio in compagnia di un angelo.

Un volume molto prezioso, quello di Manini, contenente un corso universitario di teologia corredato ad ogni capitolo da una bibliografia essenziale. Esso permette di avere una visione d’insieme dello status quaestionis di un corpus letterario molto ampio e importante della Bibbia cristiana.

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Filippo Manini, cinquantacinquenne docente di Esegesi allo Studio teologico interdiocesano di Modena-Nonantola, Reggio-Emilia-Guastalla, Carpi e Parma (di cui è anche direttore dal 2018) è dottore in Scienze bibliche al PIB di Roma con la tesi «Teodidatti». L’itinerario dei credenti nella prima lettera ai Tessalonicesi (2003) e ha collaborato alla nuova traduzione CEI 2008 e alla nuova edizione della Bibbia di Gerusalemme (EDB, Bologna 2009).

La sua mano sicura introduce a un corpus letterario ampio come quello dei libri storici che, a partire da Giosuè, si prolunga sino ai libri dei Maccabei. La prima grande storia (o storia primaria) va da Genesi a 2Re, la seconda grande storia (o storia secondaria) comprende 1-2Cr-Esd-Ne, la storia edificante (o romanzata o midrashica) abbraccia Rt, Est, Gdt e Tb, mentre la storia ellenistica è costituita da 1-2 Mc.

Nella suddivisione dei libri biblici Manini segue la tradizione greca e latina, ma nella sua trattazione egli considera 1-2Sam, 1-2Re e 1-2Cr come libri unitari (Sam, Re, Cr).

Nell’esame dei libri storici l’autore non può però esimersi dal dire una parola anche sul Pentateuco – tale lo considera, pur accennando alle ipotesi del Tetrateuco (Gen – Nm), dell’Esateuco (Gen – Gs) e dell’Ennateuco (Gen – 2Re) –, perché la linea di narrazione inizia con Gen per concludersi in 2Re.

Il volume di Manini è un’introduzione ai vari libri biblici, dei quali vengono esposti sinteticamente i contenuti e valutati criticamente gli eventi storici raccontati, con alcuni spunti sulla teologia soggiacente che ha portato alla selezione degli stessi.

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Dapprima Manini si sofferma sulle storiografiche bibliche (pp. 11-24), con la descrizione dei libri storici, della loro classificazione e della loro formazione (tradizioni?, blocchi?, complementi?). Oltre ai libri storici si guarda alla storia (pp. 25-40), con accenni alle narrazione, alle leggi e alla storia così come sono recepite nel Pentateuco. Lo stesso fa con gli oracoli profetici, l’apocalittica, le allegorie profetiche, i sogni e le visioni, la poesia e la sapienza raccolte nei libri profetici e sapienziali.

Il c. 3 (pp. 41-68) descrive le linee generali dell’Opera storica deuteronomistica (= Dtr) che si dipana da Gs a 2Re. Sono esposte le varie teorie circa la sua formazione: Noth (edizioni diverse al tempo di Giosia e dell’esilio), la scuola di Göttingen (edizioni diverse durante l’esilio), altre proposte, oltre a quella di Römer. Da parte sua, Manini considera l’Opera deuteronomistica con le sue radici nel tempo di Giosia, la sua stesura al tempo dell’esilio e la sua rielaborazione in epoca persiana.

Lo studioso riassume i vari dati circa la formazione dell’Opera deuteronomistica in una struttura di sequenza temporale: Regno di Israele (fino al 722), Regno di Giuda (fino al 587); Regno di Giuda: re Giosia fino alla fine dell’epoca assira (Dt*, Gs*, Sam-Re*); Esilio: epoca neobabilonese (Dtr1 [Dt Gs Sam Re] *; Epoca persiana (dal 538): Dtr 2 (Dt Gs Sam Re)* (quasi la forma attuale); Epoca persiana: Pentateuco e Gs Gdc Sam Re oppure Esateuco e Gdc Sam Re (con interventi redazionali); Epoca persiana intorno al 400: si afferma il Pentateuco; Epoca ellenistica e romana: altri interventi degli scribi.

La storia della storia, con l’elaborazione dei libri storici, è così riassunta dall’autore: Culture circostanti (Scritti e tradizioni orali), Regno di Israele (fino al 722): scritti e tradizioni orali; Regno di Giuda (fino al 587): scritti e tradizioni orali; Esilio: epoca neobabilonese (Opera storica deuteronomistica); Epoca persiana (dal 538); Epoca persiana intorno al 400: Pentateuco e Gs Gdc Sam Re Esd-Ne Rt Cr; Epoca ellenistica e romana: 1Mac 2 Mac Est Gdt Tb.

Per quanto riguarda l’Opera deuteronomistica, sono evidenti sia il contesto con il Pentateuco (Gen – 2Re) che i collegamenti fra i libri dell’Esateuco (Gen – Gs). L’opera Dtr attua un preciso giudizio sulla storia, sospesa tra l’alleanza che lega YHWH e Israele, il peccato e la disobbedienza dei capi religiosi e civili del popolo, re in primis, con l’evento drammatico dell’esilio. Un solo Dio e un solo tempio dominano la scena, fra continuità e discontinuità.

A Giosuè e al dono della conquista è dedicato il c. 4 (pp. 69-98), con al centro il tema della terra da conquistare, spartire, nel rinnovamento dell’alleanza.

I giudici sono luogotenenti di Dio (c. 5, pp. 99-130), liberatori temporanei del popolo dalle mani dei popoli circonvicini, i filistei soprattutto.

A 1Sam, con la storia di Samuele, Saul, Davide e l’inizio del regno è dedicato il c. 6 (pp. 131-152). 2Sam abbraccia il regno di Davide (c.7, pp. 153-160), 1Re vede protagonisti re, sapienti e profeti (c. 8, pp. 161-170), mentre 2Re illustra le vicende di Israele e di Giuda fino alla fine dei due regni (c. 9, pp. 171-190).

Cronache ed Esdra-Neemia tracciano le linee della storia del popolo da Adamo fino all’esilio (c. 10, pp. 191-200). In particolare, 1Cr tratta il tempo che intercorre da Adamo a Davide (c. 11, pp. 201-218) e 2Cr si sofferma sui re – visti soprattutto nel loro ruolo di animatori liturgici – e sul tempio (c. 12, pp. 219-244).

Esdra-Neemia (c. 13, pp. 245-256) disegna la vita del popolo al momento del ritorno dall’esilio, con i problemi della preservazione dell’identità religiosa e culturale di Israele mediante la celebrazione del sabato, l’osservanza delle norme alimentari e anche tramite misure drastiche quali i soli matrimoni endogamici.

I libri dei Maccabei descrivono la battaglia e la morte per le tradizioni dei padri (c.14, pp. 257-262). In particolare, 1Mac illustra il combattimento per la Legge (c. 15, pp. 263-276) e 2Mc il combattimento e la morte per la Legge (c. 16, pp. 277-284).

Il delizioso libretto di Rut (c. 17, pp. 285-296), ambientato al tempo dei giudici, fa gustare una storia di pace, mentre quello di Ester (c. 18, pp. 297-308) fa seguire col fiato sospeso il destino di Israele appeso alle sorti gettate su di esso dall’acerrimo nemico Aman.

La storia della salvezza di Israele per mano di una donna pia, bella e scaltra come Giuditta (c. 19, pp. 309-324) precede quella splendida e irrorata di provvidenza raccontata nel libro di Tobia (c. 20, pp. 325-338): un magnifico viaggio in compagnia di un angelo.

Un volume molto prezioso, quello di Manini, contenente un corso universitario di teologia corredato ad ogni capitolo da una bibliografia essenziale. Esso permette di avere una visione d’insieme dello status quaestionis di un corpus letterario molto ampio e importante della Bibbia cristiana.

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