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“Cristiani siate furbi, c’è uno smog di corruzione nella società”

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A Santa Marta il Papa invita a chiedere « la grazia della scaltrezza»: «Non fidatevi di chi parla e promette troppo», «ci sono potenti che fanno cordate, anche con atteggiamenti mafiosi»
 
SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

«Cristiani furbi». Non è un ossimoro ma una necessità in un tempo caratterizzato da storie di corruzione quotidiana. Francesco ne parla durante la messa mattutina a Casa Santa Marta, commentando il Vangelo di Luca sull’amministratore che sperpera gli averi del padrone e ricordando l’invito di Gesù ad essere «prudenti come i serpenti e semplici come la colomba». 

 

 

«Si parla dello smog che causa inquinamento, ma anche c’è uno smog di corruzione nella società», denuncia Bergoglio nella sua omelia riportata dalla Radio Vaticana. Il cristiano, perciò, deve essere «furbo» e avere «fiuto», perché non può rischiare di perdere per ingenuità quel «tesoro» che custodisce dentro: «lo Spirito Santo». 

 

Tre atteggiamenti, in particolare, indica il Pontefice a tutti i cristiani: il primo è una «sana sfiducia» verso chi «promette troppo» e «parla troppo», verso tutti «quelli che ti dicono: “Fa l’investimento nella mia banca io ti darò un interesse doppio”». Poi è fondamentale fermarsi e riflettere, soprattutto davanti alle seduzioni del demonio che sferra i suoi attacchi puntando sulle debolezze di ciascuno. Infine c’è la preghiera, per chiedere al Signore la «grazia della scaltrezza» e non cadere nelle «cordate della corruzione». 

 

«Cordate», sottolinea il Papa, come quelle dell’amministratore del Vangelo odierno, il quale, seppur scoperto a dissipare gli averi del capo, invece di trovarsi un lavoro onesto continua a rubare. E lo fa pure con la complicità di altri “colleghi”. «Una vera cordata di corruzione», commenta Francesco, «sono potenti questi, eh! Quando fanno le cordate della corruzione sono potenti; persino arrivano anche ad atteggiamenti mafiosi».  

 

Ma non c’è troppo da stupirsi: «Non è una favola questa» da ricercare in libri antichi, è una storia che «troviamo tutti i giorni sui giornali, tutti i giorni». «Questo succede anche oggi, soprattutto con quelli che hanno la responsabilità di amministrare i beni del popolo, non i beni propri, perché questo era amministratore dei beni altrui, non dei propri. Con i propri beni nessuno è corrotto, li difende», afferma il Papa. 

 

E mentre i «figli di questo mondo» continuano a portare avanti le loro furbizie «con guanti di seta», «con cortesia», e indisturbatamente, i «figli della luce» cosa devono fare? Come devono comportarsi? «Ma se questi sono più scaltri dei cristiani – ma non dirò cristiani, perché anche tanti corrotti si dicono cristiani -, se questi sono più scaltri di quelli fedeli a Gesù, io mi domando: ma c’è una scaltrezza cristiana?», riflette Bergoglio. «Esiste un atteggiamento per quelli che vogliono seguire Gesù, in modo che non finiscano male, che non finiscano mangiati vivi – come diceva mia mamma “mangiati crudi” – dagli altri? Qual è la scaltrezza cristiana, una scaltrezza che non sia peccato, ma che serva per portarmi avanti al servizio del Signore e anche all’aiuto degli altri?».  

 

Insomma, c’è o no «una furbizia cristiana»? 

 

Sì, c’è e si chiama «fiuto». Ed è una grazia da domandare a Dio: «Se c’è una cosa che il cristiano non può permettersi è essere ingenuo. Come cristiani abbiamo un tesoro dentro: il tesoro che è Spirito Santo. Dobbiamo custodirlo. E un ingenuo lì, si lascia rubare lo Spirito. Un cristiano non può permettersi di essere ingenuo», rimarca Papa Francesco.  

 

Allora – è il suo invito – chiediamo a Dio questa «grazia della scaltrezza cristiana» e «del fiuto cristiano». Chiediamo di essere «cristiani furbi». E nella stessa preghiera approfittiamo «per pregare per i corrotti»: «Poveretti, che trovino l’uscita da quel carcere nel quale loro sono voluti entrare». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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«Cristiani furbi». Non è un ossimoro ma una necessità in un tempo caratterizzato da storie di corruzione quotidiana. Francesco ne parla durante la messa mattutina a Casa Santa Marta, commentando il Vangelo di Luca sull’amministratore che sperpera gli averi del padrone e ricordando l’invito di Gesù ad essere «prudenti come i serpenti e semplici come la colomba». 

 

 

«Si parla dello smog che causa inquinamento, ma anche c’è uno smog di corruzione nella società», denuncia Bergoglio nella sua omelia riportata dalla Radio Vaticana. Il cristiano, perciò, deve essere «furbo» e avere «fiuto», perché non può rischiare di perdere per ingenuità quel «tesoro» che custodisce dentro: «lo Spirito Santo». 

 

Tre atteggiamenti, in particolare, indica il Pontefice a tutti i cristiani: il primo è una «sana sfiducia» verso chi «promette troppo» e «parla troppo», verso tutti «quelli che ti dicono: “Fa l’investimento nella mia banca io ti darò un interesse doppio”». Poi è fondamentale fermarsi e riflettere, soprattutto davanti alle seduzioni del demonio che sferra i suoi attacchi puntando sulle debolezze di ciascuno. Infine c’è la preghiera, per chiedere al Signore la «grazia della scaltrezza» e non cadere nelle «cordate della corruzione». 

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«Cordate», sottolinea il Papa, come quelle dell’amministratore del Vangelo odierno, il quale, seppur scoperto a dissipare gli averi del capo, invece di trovarsi un lavoro onesto continua a rubare. E lo fa pure con la complicità di altri “colleghi”. «Una vera cordata di corruzione», commenta Francesco, «sono potenti questi, eh! Quando fanno le cordate della corruzione sono potenti; persino arrivano anche ad atteggiamenti mafiosi».  

 

Ma non c’è troppo da stupirsi: «Non è una favola questa» da ricercare in libri antichi, è una storia che «troviamo tutti i giorni sui giornali, tutti i giorni». «Questo succede anche oggi, soprattutto con quelli che hanno la responsabilità di amministrare i beni del popolo, non i beni propri, perché questo era amministratore dei beni altrui, non dei propri. Con i propri beni nessuno è corrotto, li difende», afferma il Papa. 

 

E mentre i «figli di questo mondo» continuano a portare avanti le loro furbizie «con guanti di seta», «con cortesia», e indisturbatamente, i «figli della luce» cosa devono fare? Come devono comportarsi? «Ma se questi sono più scaltri dei cristiani – ma non dirò cristiani, perché anche tanti corrotti si dicono cristiani -, se questi sono più scaltri di quelli fedeli a Gesù, io mi domando: ma c’è una scaltrezza cristiana?», riflette Bergoglio. «Esiste un atteggiamento per quelli che vogliono seguire Gesù, in modo che non finiscano male, che non finiscano mangiati vivi – come diceva mia mamma “mangiati crudi” – dagli altri? Qual è la scaltrezza cristiana, una scaltrezza che non sia peccato, ma che serva per portarmi avanti al servizio del Signore e anche all’aiuto degli altri?».  

 

Insomma, c’è o no «una furbizia cristiana»? 

 

Sì, c’è e si chiama «fiuto». Ed è una grazia da domandare a Dio: «Se c’è una cosa che il cristiano non può permettersi è essere ingenuo. Come cristiani abbiamo un tesoro dentro: il tesoro che è Spirito Santo. Dobbiamo custodirlo. E un ingenuo lì, si lascia rubare lo Spirito. Un cristiano non può permettersi di essere ingenuo», rimarca Papa Francesco.  

 

Allora – è il suo invito – chiediamo a Dio questa «grazia della scaltrezza cristiana» e «del fiuto cristiano». Chiediamo di essere «cristiani furbi». E nella stessa preghiera approfittiamo «per pregare per i corrotti»: «Poveretti, che trovino l’uscita da quel carcere nel quale loro sono voluti entrare». 

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