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I cristiani non siano una “macedonia” tra Dio e Demonio

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Francesco a Santa Marta: il Diavolo «si mimetizza nel modo di agire, difficilmente ce ne accorgiamo». Così si è oppressi «dalla mondanità, un passo avanti nella “possessione”»
 
DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

Francesco ribadisce il suo no ai fedeli «tiepidi, mondani», con una «mescolanza» tra «lo spirito del mondo» e lo spirito del Signore. Perché questa «macedonia» tra Dio e Diavolo allontana i cristiani da Cristo. Il Papa lo dice nella Messa di questa mattina, 13 ottobre 2017, a Casa Santa Marta, come riporta Radio Vaticana

 

 

Afferma il Pontefice nell’omelia: solo Gesù crocifisso salverà dai demoni che fanno «scivolare lentamente verso la mondanità». Il Vescovo di Roma riflette sul Vangelo di oggi, da Luca, in cui il Figlio di Dio precisa: «Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio».  

 

Dio «chiede di essere vigilanti» per non cadere in tentazione, vittime della «seduzione» furba di spiriti maligni. Perciò il cristiano è sempre «in veglia, vigila, sta attento», vive come una «sentinella».  

 

Il Vangelo racconta del combattimento fra Gesù e il Demonio. Cristo «dice una verità»: quando lo spirito malevolo «esce dall’uomo», va «per luoghi deserti», alla ricerca di sollievo; non trovandolo, sceglie di tornare dove risiedeva, nell’uomo diventato «libero». Allora il demone prende «altri sette spiriti peggiori di lui», cosicché anche la condizione di quella persona divenga «peggiore della prima». Per Francesco la parola «peggiore» ha «tanta forza» nel brano odierno perché i demoni entrano «in sordina». Nel senso che iniziano «a fare parte della vita. Anche con le loro idee e le loro ispirazioni aiutano quell’uomo a vivere meglio… e entrano nella vita dell’uomo, entrano nel suo cuore e da dentro incominciano a cambiare quell’uomo, ma tranquillamente, senza fare chiasso». È diverso, questo modo, «da quello della possessione diabolica che è forte: questa è una possessione diabolica un po’ “da salotto”, diciamo così». È l’azione «che il diavolo lentamente fa, nella nostra vita, per cambiare i criteri, per portarci alla mondanità. Si mimetizza nel nostro modo di agire, e noi difficilmente ce ne accorgiamo. E così, quell’uomo, liberato da un demonio, diventa un uomo cattivo, un uomo oppresso dalla mondanità. E questo è quello che vuole, il diavolo: la mondanità».  

 

La mondanità è «un passo avanti nella “possessione” del demonio», è un «incantamento», la «seduzione». Il motivo? Il demone è il «padre della seduzione». E quando il Diavolo entra «così soavemente, educatamente e prende possesso dei nostri atteggiamenti», i valori «vanno dal servizio di Dio alla mondanità».  

 

Ecco che si diventa «cristiani tiepidi, cristiani mondani», con una «mescolanza» definita dal Papa «macedonia»: quella tra «lo spirito del mondo e lo spirito di Dio». Questa dinamica «allontana dal Signore».  

 

Jorge Mario Bergoglio sottolinea la necessità della «vigilanza», ce va applicata senza «spaventarsi, con «calma».  

 

Vigilare vuole dire capire che cosa «passa nel mio cuore, significa fermarmi un po’ ed esaminare la mia vita. Sono cristiano? Educo più o meno bene i miei figli? La mia vita è cristiana o è mondana? E come posso capire questo? La mondanità soltanto si capisce dov’è e si distrugge davanti alla croce del Signore». Proprio questo è lo «scopo del Crocifisso davanti a noi: non è un ornamento; è proprio quello che ci salva da questi incantamenti, da queste seduzioni che ti portano alla mondanità». 

 

Infatti Francesco consiglia di chiedersi se si guarda «Cristo crocifisso», se seguiamo «la Via Crucis per vedere il prezzo della salvezza», non soltanto dai peccati «ma anche dalla mondanità». 

 

Inoltre, serve «l’esame di coscienza, cosa succede. Ma sempre davanti al Cristo crocifisso». E «la preghiera. E poi, farà bene farsi una frattura, ma non alle ossa: una frattura agli atteggiamenti comodi: le opere di carità. Io sono comodo, ma io farò questo, che mi costa. Visitare un ammalato, dare un aiuto a qualcuno che ne ha bisogno… non so, un’opera di carità». Così si «rompe l’armonia che cerca di fare questo demonio, questi sette demoni con il capo, per fare la mondanità spirituale».  

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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I cristiani non siano una “macedonia” tra Dio e Demonio

  

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Francesco a Santa Marta: il Diavolo «si mimetizza nel modo di agire, difficilmente ce ne accorgiamo». Così si è oppressi «dalla mondanità, un passo avanti nella “possessione”»
 
DOMENICO AGASSO JR
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Francesco ribadisce il suo no ai fedeli «tiepidi, mondani», con una «mescolanza» tra «lo spirito del mondo» e lo spirito del Signore. Perché questa «macedonia» tra Dio e Diavolo allontana i cristiani da Cristo. Il Papa lo dice nella Messa di questa mattina, 13 ottobre 2017, a Casa Santa Marta, come riporta Radio Vaticana

 

 

Afferma il Pontefice nell’omelia: solo Gesù crocifisso salverà dai demoni che fanno «scivolare lentamente verso la mondanità». Il Vescovo di Roma riflette sul Vangelo di oggi, da Luca, in cui il Figlio di Dio precisa: «Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio».  

 

Dio «chiede di essere vigilanti» per non cadere in tentazione, vittime della «seduzione» furba di spiriti maligni. Perciò il cristiano è sempre «in veglia, vigila, sta attento», vive come una «sentinella».  

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Il Vangelo racconta del combattimento fra Gesù e il Demonio. Cristo «dice una verità»: quando lo spirito malevolo «esce dall’uomo», va «per luoghi deserti», alla ricerca di sollievo; non trovandolo, sceglie di tornare dove risiedeva, nell’uomo diventato «libero». Allora il demone prende «altri sette spiriti peggiori di lui», cosicché anche la condizione di quella persona divenga «peggiore della prima». Per Francesco la parola «peggiore» ha «tanta forza» nel brano odierno perché i demoni entrano «in sordina». Nel senso che iniziano «a fare parte della vita. Anche con le loro idee e le loro ispirazioni aiutano quell’uomo a vivere meglio… e entrano nella vita dell’uomo, entrano nel suo cuore e da dentro incominciano a cambiare quell’uomo, ma tranquillamente, senza fare chiasso». È diverso, questo modo, «da quello della possessione diabolica che è forte: questa è una possessione diabolica un po’ “da salotto”, diciamo così». È l’azione «che il diavolo lentamente fa, nella nostra vita, per cambiare i criteri, per portarci alla mondanità. Si mimetizza nel nostro modo di agire, e noi difficilmente ce ne accorgiamo. E così, quell’uomo, liberato da un demonio, diventa un uomo cattivo, un uomo oppresso dalla mondanità. E questo è quello che vuole, il diavolo: la mondanità».  

 

La mondanità è «un passo avanti nella “possessione” del demonio», è un «incantamento», la «seduzione». Il motivo? Il demone è il «padre della seduzione». E quando il Diavolo entra «così soavemente, educatamente e prende possesso dei nostri atteggiamenti», i valori «vanno dal servizio di Dio alla mondanità».  

 

Ecco che si diventa «cristiani tiepidi, cristiani mondani», con una «mescolanza» definita dal Papa «macedonia»: quella tra «lo spirito del mondo e lo spirito di Dio». Questa dinamica «allontana dal Signore».  

 

Jorge Mario Bergoglio sottolinea la necessità della «vigilanza», ce va applicata senza «spaventarsi, con «calma».  

 

Vigilare vuole dire capire che cosa «passa nel mio cuore, significa fermarmi un po’ ed esaminare la mia vita. Sono cristiano? Educo più o meno bene i miei figli? La mia vita è cristiana o è mondana? E come posso capire questo? La mondanità soltanto si capisce dov’è e si distrugge davanti alla croce del Signore». Proprio questo è lo «scopo del Crocifisso davanti a noi: non è un ornamento; è proprio quello che ci salva da questi incantamenti, da queste seduzioni che ti portano alla mondanità». 

 

Infatti Francesco consiglia di chiedersi se si guarda «Cristo crocifisso», se seguiamo «la Via Crucis per vedere il prezzo della salvezza», non soltanto dai peccati «ma anche dalla mondanità». 

 

Inoltre, serve «l’esame di coscienza, cosa succede. Ma sempre davanti al Cristo crocifisso». E «la preghiera. E poi, farà bene farsi una frattura, ma non alle ossa: una frattura agli atteggiamenti comodi: le opere di carità. Io sono comodo, ma io farò questo, che mi costa. Visitare un ammalato, dare un aiuto a qualcuno che ne ha bisogno… non so, un’opera di carità». Così si «rompe l’armonia che cerca di fare questo demonio, questi sette demoni con il capo, per fare la mondanità spirituale».  

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