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Cos’hanno in comune le parabole e le favole?

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L’identificazione con i personaggi permette conclusioni che influiscono sulla formazione del carattere

In primo luogo dobbiamo comprendere il significato della parola “parabola”, che viene dal greco parabolé, ovvero “comparazione”. Il termine viene usato nelle storie per chiarire una certa realtà.

Le favole possono contribuire allo sviluppo del bambino, perché il linguaggio stimola l’inconscio, la creatività, e sviluppa il suo codice etico con valori nobili, afferma Bruno Bettelheim nel suo libro A psicanálise dos contos de fadas (La psicanalisi dei racconti di fate).

Le parabole e le favole ci permettono di sviluppare l’immaginazione, entrando nel mondo del “fare finta” per illustrare il mondo reale, il cui obiettivo è favorire una riflessione alla ricerca di un mondo migliore. L’identificazione con i personaggi permette conclusioni che influiscono sulla formazione del carattere, modellando indirizzi per le decisioni presenti e future.

Gesù utilizzava situazioni comuni per creare parabole che permettevano alle persone di capire “la morale della storia”. Lo stesso avviene con le favole, perché entrambi permettono di ascoltare fino alla fine senza giudicare; la riflessione è quindi meno contaminata da giustificazioni.

Quando ascoltiamo la parabola dei talenti, capiamo che Gesù sta chiedendo che ciascuno scopra i propri doni e li usi nel modo migliore. La storia del brutto anatroccolo ci mostra qualcuno che è infelice perché pensa di non avere la bellezza degli altri anatroccoli. Quando però si guarda riflesso nel lago e si paragona a un gruppo di cigni, si scopre come bellissimo cigno, ovvero scopre i suoi veri talenti ed è felice.

La parabola del figliol prodigo ci mostra le conseguenze della disobbedienza di un figlio e l’amore fedele del padre, ma parla anche del figlio obbediente. Anche nella storia di Pinocchio possiamo constatare una vita piena di errori e la punizione del naso che cresce, oltre alle sofferenze che ha subito. Questo aiuta i bambini a comprendere che le decisioni buone o cattive hanno conseguenze nella vita, e che imparare dagli errori altrui è un processo meno doloroso.

Nella parabola del lievito dei farisei, Gesù richiama l’attenzione sull’ipocrisia di quegli uomini. Nella favola di Pinocchio possiamo vedere come le sue bugie si accumulino, come se tutto ciò che resta nascosto non debba essere un giorno rivelato.

La parabola del granello di senape richiama l’attenzione perché è un seme molto piccolo ma capace di trasformarsi in un albero frondoso. Spesso giudichiamo gli altri dalle apparenze, come nella favola di Cappuccetto Rosso, che pur conoscendo la nonna si lascia ingannare dal travestimento del lupo. Per il bambino è importante separare il bene dal male, imparare a sviluppare la capacità di sapere che non tutti sono quello che sembrano, perché questo aiuta nella sicurezza e nella formazione della percezione infantile. Dall’altro lato, la favola de La Bella e la Bestia ci mostra che l’apparenza sgradevole non indica necessariamente una brutta persona, oltre a mostrare che quando si investe del tempo per conoscere le persone se ne possono scoprire di bellissime. Le bestie si trasformano così in principi.

Nella parabola del buon samaritano possiamo vedere che varie persone passano per la strada, vedono un uomo a terra ma non fanno nulla, fin quando qualcuno con un cuore speciale mette da parte il suo egoismo per aiutare chi ne ha bisogno. In Biancaneve possiamo vedere una fanciulla discriminata dalla matrigna, che invidia la bellezza della piccola principessa e decide di farla uccidere. Il cuore del cacciatore, però, non gli permette di compiere quella malvagità. Anche i nani, quando vedono la propria casa invasa dalla fanciulla, imparano a condividere tutto ciò che hanno con una persona appena conosciuta.

Nella parabola del giovane ricco vediamo che Gesù gli propone un nuovo stile di vita da seguire. Il giovane allora se ne va, perché ha sentito di non essere preparato ad abbandonare il conforto e il denaro. Ne La Bella Addormentata possiamo vedere che la ragazza si ferisce e si addormenta fino all’arrivo del principe. Anche il giovane non era maturo per risvegliarsi alla vita. Non viveva pienamente.

Bisogna insegnare ai bambini ad aspettare il momento giusto, perché tutto ciò che viene vissuto fuori dal tempo può provocare cicatrici che uccidono la speranza e la fiducia nelle persone.

Gesù racconta parabole per suscitare una riflessione, permettendo che la persona comprenda e cerchi il regno di Dio. Le favole non hanno la stessa preoccupazione di Gesù, ma favoriscono un apprendimento sul preconcetto, l’invidia, la conoscenza di sé, la menzogna e l’amore, sentimenti che, se ci si lavora bene, possono motivare i bambini ad essere migliori di quello che sono. Lo sviluppo di un carattere da persone perbene può essere un terreno fertile per gettare il seme della Parola di Dio.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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L’identificazione con i personaggi permette conclusioni che influiscono sulla formazione del carattere

In primo luogo dobbiamo comprendere il significato della parola “parabola”, che viene dal greco parabolé, ovvero “comparazione”. Il termine viene usato nelle storie per chiarire una certa realtà.

Le favole possono contribuire allo sviluppo del bambino, perché il linguaggio stimola l’inconscio, la creatività, e sviluppa il suo codice etico con valori nobili, afferma Bruno Bettelheim nel suo libro A psicanálise dos contos de fadas (La psicanalisi dei racconti di fate).

Le parabole e le favole ci permettono di sviluppare l’immaginazione, entrando nel mondo del “fare finta” per illustrare il mondo reale, il cui obiettivo è favorire una riflessione alla ricerca di un mondo migliore. L’identificazione con i personaggi permette conclusioni che influiscono sulla formazione del carattere, modellando indirizzi per le decisioni presenti e future.

Gesù utilizzava situazioni comuni per creare parabole che permettevano alle persone di capire “la morale della storia”. Lo stesso avviene con le favole, perché entrambi permettono di ascoltare fino alla fine senza giudicare; la riflessione è quindi meno contaminata da giustificazioni.

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Quando ascoltiamo la parabola dei talenti, capiamo che Gesù sta chiedendo che ciascuno scopra i propri doni e li usi nel modo migliore. La storia del brutto anatroccolo ci mostra qualcuno che è infelice perché pensa di non avere la bellezza degli altri anatroccoli. Quando però si guarda riflesso nel lago e si paragona a un gruppo di cigni, si scopre come bellissimo cigno, ovvero scopre i suoi veri talenti ed è felice.

La parabola del figliol prodigo ci mostra le conseguenze della disobbedienza di un figlio e l’amore fedele del padre, ma parla anche del figlio obbediente. Anche nella storia di Pinocchio possiamo constatare una vita piena di errori e la punizione del naso che cresce, oltre alle sofferenze che ha subito. Questo aiuta i bambini a comprendere che le decisioni buone o cattive hanno conseguenze nella vita, e che imparare dagli errori altrui è un processo meno doloroso.

Nella parabola del lievito dei farisei, Gesù richiama l’attenzione sull’ipocrisia di quegli uomini. Nella favola di Pinocchio possiamo vedere come le sue bugie si accumulino, come se tutto ciò che resta nascosto non debba essere un giorno rivelato.

La parabola del granello di senape richiama l’attenzione perché è un seme molto piccolo ma capace di trasformarsi in un albero frondoso. Spesso giudichiamo gli altri dalle apparenze, come nella favola di Cappuccetto Rosso, che pur conoscendo la nonna si lascia ingannare dal travestimento del lupo. Per il bambino è importante separare il bene dal male, imparare a sviluppare la capacità di sapere che non tutti sono quello che sembrano, perché questo aiuta nella sicurezza e nella formazione della percezione infantile. Dall’altro lato, la favola de La Bella e la Bestia ci mostra che l’apparenza sgradevole non indica necessariamente una brutta persona, oltre a mostrare che quando si investe del tempo per conoscere le persone se ne possono scoprire di bellissime. Le bestie si trasformano così in principi.

Nella parabola del buon samaritano possiamo vedere che varie persone passano per la strada, vedono un uomo a terra ma non fanno nulla, fin quando qualcuno con un cuore speciale mette da parte il suo egoismo per aiutare chi ne ha bisogno. In Biancaneve possiamo vedere una fanciulla discriminata dalla matrigna, che invidia la bellezza della piccola principessa e decide di farla uccidere. Il cuore del cacciatore, però, non gli permette di compiere quella malvagità. Anche i nani, quando vedono la propria casa invasa dalla fanciulla, imparano a condividere tutto ciò che hanno con una persona appena conosciuta.

Nella parabola del giovane ricco vediamo che Gesù gli propone un nuovo stile di vita da seguire. Il giovane allora se ne va, perché ha sentito di non essere preparato ad abbandonare il conforto e il denaro. Ne La Bella Addormentata possiamo vedere che la ragazza si ferisce e si addormenta fino all’arrivo del principe. Anche il giovane non era maturo per risvegliarsi alla vita. Non viveva pienamente.

Bisogna insegnare ai bambini ad aspettare il momento giusto, perché tutto ciò che viene vissuto fuori dal tempo può provocare cicatrici che uccidono la speranza e la fiducia nelle persone.

Gesù racconta parabole per suscitare una riflessione, permettendo che la persona comprenda e cerchi il regno di Dio. Le favole non hanno la stessa preoccupazione di Gesù, ma favoriscono un apprendimento sul preconcetto, l’invidia, la conoscenza di sé, la menzogna e l’amore, sentimenti che, se ci si lavora bene, possono motivare i bambini ad essere migliori di quello che sono. Lo sviluppo di un carattere da persone perbene può essere un terreno fertile per gettare il seme della Parola di Dio.

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