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Cosa vuol dire essere agnostici? È lo stesso che essere atei?

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Una cosa è la negazione della trascendenza, un’altra la pigrizia nel cercarla

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topic

Non vorrei che si fraintendesse questo articolo, perché la mia intenzione non è quella di attaccare quanti si definiscono agnostici e men che meno di fare un’apologia per difenderli. Vorrei semplicemente chiarire certi punti chiave per comprendere un agnostico, e a sua volta spero che questo “excursus” serva affinché si dia una definizione una volta per tutte.

Che cos’è l’agnosticismo? 
Intendiamo l’agnosticismo come un atteggiamento che limita la conoscenza all’esperienza sensoriale o empirica verificabile, in puro stile “se non vedo, non credo”, rifiutando ogni possibilità di conoscenza soprannaturale e quindi la possibilità di sapere se Dio esiste. È DIVERSO dall’ateismo. È stato Kant a preparare la strada alla diffusione di questo atteggiamento, ma la parola “agnosticismo” è di T.H. Huxley, per il quale significava il rifiuto della metafisica. È importante tenere a mente il fatto che agnostico e ateo NON sono sinonimi. La premessa dell’agnostico è che non si può sapere se Dio esiste o no. Per questo, respinge qualsiasi pronunciamento a favore o contro l’esistenza di Dio.

È vero o no?
Ovviamente no. Una delle premesse antropologiche – sicuramente molto errata – dell’agnosticismo è considerare l’uomo un essere incapace di giungere alla conoscenza della verità assoluta, anzi – e su questo punta la filosofia – un agnostico non può concepire nella sua testa l’esistenza di una verità assoluta.

Partendo da questo apprezzamento della realtà, chiedere a un agnostico se Dio esiste o meno sarebbe come obbligarlo ad accettare la trascendenza dell’uomo e delle altre realtà… in altre parole, che esiste non solo ciò che si può vedere e toccare ma esistono anche altre realtà spirituali che vanno al di là dell’aspetto fisico.

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Vedere per credere?
Potremmo dire – ci perdonino gli esegeti (1) – che San Tommaso (apostolo) fu un agnostico dei tempi apostolici, perché è stato uno dei primi a lanciare la premessa del “vedere per credere” di fronte al racconto dei suoi fratelli (2), che affermavano di aver visto Cristo Risorto.

Ad ogni modo questa premessa, che molti si sentono orgogliosi di professare come una sorta di “standard della scienza”, NON è affatto scientifica. Saprete che una gran parte delle scoperte è iniziata da un’intuizione, a volte da un incidente. Si pone poi un’ipotesi intorno alla quale si indaga. Deve rimanere molto chiaro che la verità non ha iniziato ad esistere con la prova. E che la prova ha solo aperto la via per avere certezza della verità.

Di fronte a questo, ci sono verità che trascendono la fisica e i sensi e non si possono sottoporre alla “prova di laboratorio”. Avete visto l’amore, la pace, il perdono? Queste realtà spirituali sono inferiori o superiori alle cose materiali? I sensi ci danno delle piste, come ad esempio quando qualcuno entra in una casa e vede i volti delle persone può intuire che c’è amore, ma quello che vediamo non è altro che un riflesso, perché la verità spirituale è molto più dei sensi.

Il vessillo di un agnostico
Visto che l’agnostico deve rispondere in qualche modo alle esigenze morali e di convivenza in questa vita, una delle giustificazioni migliori che trova per mantenere il suo atteggiamento di indifferenza religiosa è: “Non sono una persona egoista, aiuto gli altri per quanto è possibile, penso al prossimo e non faccio male a nessuno. La mia vita è come quella di un buon cristiano, solo senza Dio”, ma questo grido di battaglia manca di basi.

La domanda logica che segue questa affermazione è: “Come sai di essere buono, che esiste la bontà, che è un bene pensare al prossimo, che non dobbiamo compiere il male? Questi sono valori universali che Dio ha impresso nel nostro cuore, e questa è una delle tante prove che potrebbero essere utili per conoscere l’esistenza di Dio e relazionarsi con Lui”.

Il Catechismo ci insegna che “l’agnosticismo assume parecchie forme. In certi casi l’agnostico si rifiuta di negare Dio; ammette invece l’esistenza di un essere trascendente che non potrebbe rivelarsi e di cui nessuno sarebbe in grado di dire niente. (…) Può talvolta racchiudere una certa ricerca di Dio, ma può anche costituire un indifferentismo, una fuga davanti al problema ultimo dell’esistenza e un torpore della coscienza morale” (3).

Esistono ad ogni modo altre forme di agnosticismo ancor meno salutari, come l’agnosticismo per convenienza, in cui la persona preferisce essere indifferente alla ricerca della verità, aggirandosi intorno a una specie di ateismo pratico per via del fatto che, se ciò che propone il cristianesimo fosse giusto, bisognerebbe realizzare un cambiamento di vita che non di rado è non solo scomodo, ma anche doloroso. Già lo diceva Sant’Agostino, “Nessuno nega Dio se non colui al quale conviene che Dio non esista”.

Vorrei chiarire che ho inquadrato il termine agnostico in modo contemporaneo, visto che questo termine ha subito un’evoluzione nel suo significato e nella sua applicazione. In altre parole, gli agnostici dei primi secoli non sono come quelli attuali, che ammettono l’esistenza di un’“energia”, un “non so cosa” o un “non so come” che fluisce nell’Universo e che tende al bene (intendendo un bene molto soggettivo).

A tutti coloro che si dicono agnostici ma in realtà sono pigri per leggere e formarsi, chiedo di dichiararsi amanti dell’ignoranza, e invito i miei amici agnostici a compiere un “salto di fede” verso lo studio di ciò che trascende le realtà sensibili. Dopo tutto, la vita chiederà loro di definire risposte di fronte al bene, al male, alla morte e al senso di trascendenza.

Post scritpum per gli intellettuali che mi leggono
Questo articolo vuole offrire un’idea molto semplice e generale dell’agnosticismo, ma se volete un dialogo più profondo o anche un dibattito formale sul tema, siete cordialmente invitati a contattarmi: @stevenneira (Twitter)

  1. Se non sai cosa sia un esegeta, cercalo! È ricercando che un agnostico inizia a uscire dal suo atteggiamento, e se sei cattolico e non sai cosa sia un esegeta ti farà bene informarti un po’ di più.
  2. Gv 20, 19-31
  3. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2127-2128
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SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
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Non vorrei che si fraintendesse questo articolo, perché la mia intenzione non è quella di attaccare quanti si definiscono agnostici e men che meno di fare un’apologia per difenderli. Vorrei semplicemente chiarire certi punti chiave per comprendere un agnostico, e a sua volta spero che questo “excursus” serva affinché si dia una definizione una volta per tutte.

Che cos’è l’agnosticismo? 
Intendiamo l’agnosticismo come un atteggiamento che limita la conoscenza all’esperienza sensoriale o empirica verificabile, in puro stile “se non vedo, non credo”, rifiutando ogni possibilità di conoscenza soprannaturale e quindi la possibilità di sapere se Dio esiste. È DIVERSO dall’ateismo. È stato Kant a preparare la strada alla diffusione di questo atteggiamento, ma la parola “agnosticismo” è di T.H. Huxley, per il quale significava il rifiuto della metafisica. È importante tenere a mente il fatto che agnostico e ateo NON sono sinonimi. La premessa dell’agnostico è che non si può sapere se Dio esiste o no. Per questo, respinge qualsiasi pronunciamento a favore o contro l’esistenza di Dio.

È vero o no?
Ovviamente no. Una delle premesse antropologiche – sicuramente molto errata – dell’agnosticismo è considerare l’uomo un essere incapace di giungere alla conoscenza della verità assoluta, anzi – e su questo punta la filosofia – un agnostico non può concepire nella sua testa l’esistenza di una verità assoluta.

Partendo da questo apprezzamento della realtà, chiedere a un agnostico se Dio esiste o meno sarebbe come obbligarlo ad accettare la trascendenza dell’uomo e delle altre realtà… in altre parole, che esiste non solo ciò che si può vedere e toccare ma esistono anche altre realtà spirituali che vanno al di là dell’aspetto fisico.

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Vedere per credere?
Potremmo dire – ci perdonino gli esegeti (1) – che San Tommaso (apostolo) fu un agnostico dei tempi apostolici, perché è stato uno dei primi a lanciare la premessa del “vedere per credere” di fronte al racconto dei suoi fratelli (2), che affermavano di aver visto Cristo Risorto.

Ad ogni modo questa premessa, che molti si sentono orgogliosi di professare come una sorta di “standard della scienza”, NON è affatto scientifica. Saprete che una gran parte delle scoperte è iniziata da un’intuizione, a volte da un incidente. Si pone poi un’ipotesi intorno alla quale si indaga. Deve rimanere molto chiaro che la verità non ha iniziato ad esistere con la prova. E che la prova ha solo aperto la via per avere certezza della verità.

Di fronte a questo, ci sono verità che trascendono la fisica e i sensi e non si possono sottoporre alla “prova di laboratorio”. Avete visto l’amore, la pace, il perdono? Queste realtà spirituali sono inferiori o superiori alle cose materiali? I sensi ci danno delle piste, come ad esempio quando qualcuno entra in una casa e vede i volti delle persone può intuire che c’è amore, ma quello che vediamo non è altro che un riflesso, perché la verità spirituale è molto più dei sensi.

Il vessillo di un agnostico
Visto che l’agnostico deve rispondere in qualche modo alle esigenze morali e di convivenza in questa vita, una delle giustificazioni migliori che trova per mantenere il suo atteggiamento di indifferenza religiosa è: “Non sono una persona egoista, aiuto gli altri per quanto è possibile, penso al prossimo e non faccio male a nessuno. La mia vita è come quella di un buon cristiano, solo senza Dio”, ma questo grido di battaglia manca di basi.

La domanda logica che segue questa affermazione è: “Come sai di essere buono, che esiste la bontà, che è un bene pensare al prossimo, che non dobbiamo compiere il male? Questi sono valori universali che Dio ha impresso nel nostro cuore, e questa è una delle tante prove che potrebbero essere utili per conoscere l’esistenza di Dio e relazionarsi con Lui”.

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Il Catechismo ci insegna che “l’agnosticismo assume parecchie forme. In certi casi l’agnostico si rifiuta di negare Dio; ammette invece l’esistenza di un essere trascendente che non potrebbe rivelarsi e di cui nessuno sarebbe in grado di dire niente. (…) Può talvolta racchiudere una certa ricerca di Dio, ma può anche costituire un indifferentismo, una fuga davanti al problema ultimo dell’esistenza e un torpore della coscienza morale” (3).

Esistono ad ogni modo altre forme di agnosticismo ancor meno salutari, come l’agnosticismo per convenienza, in cui la persona preferisce essere indifferente alla ricerca della verità, aggirandosi intorno a una specie di ateismo pratico per via del fatto che, se ciò che propone il cristianesimo fosse giusto, bisognerebbe realizzare un cambiamento di vita che non di rado è non solo scomodo, ma anche doloroso. Già lo diceva Sant’Agostino, “Nessuno nega Dio se non colui al quale conviene che Dio non esista”.

Vorrei chiarire che ho inquadrato il termine agnostico in modo contemporaneo, visto che questo termine ha subito un’evoluzione nel suo significato e nella sua applicazione. In altre parole, gli agnostici dei primi secoli non sono come quelli attuali, che ammettono l’esistenza di un’“energia”, un “non so cosa” o un “non so come” che fluisce nell’Universo e che tende al bene (intendendo un bene molto soggettivo).

A tutti coloro che si dicono agnostici ma in realtà sono pigri per leggere e formarsi, chiedo di dichiararsi amanti dell’ignoranza, e invito i miei amici agnostici a compiere un “salto di fede” verso lo studio di ciò che trascende le realtà sensibili. Dopo tutto, la vita chiederà loro di definire risposte di fronte al bene, al male, alla morte e al senso di trascendenza.

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  1. Se non sai cosa sia un esegeta, cercalo! È ricercando che un agnostico inizia a uscire dal suo atteggiamento, e se sei cattolico e non sai cosa sia un esegeta ti farà bene informarti un po’ di più.
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