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Cosa sappiamo dello scandalo di Ratisbona?

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Un nuovo dramma per la Chiesa, ma anche l’occasione di fare chiarezza e togliere ogni forma di copertura a certi abusi

Prima di cercare di ricostruire esattamente cosa sappiamo e cosa no della questione dei presunti abusi sui piccoli cantori del Coro del Duomo di Ratisbona, perpetrati tra il 1945 e il 1990 circa, è bene ricordare a tutti – in modo da evitare di caricare di letture ulteriori e senza riscontro – che questa indagine parte dalla Chiesa e in particolare dalla volontà di Papa Benedetto XVI che nel 2010 a fronte di una serie di accuse che coinvolgevano anche il fratello maggiore Georg, ha voluto fortemente che la questione venisse affrontata con decisione.

I fatti secondo l’avvocato Weber

Secondo l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Diocesi di fare luce sulla vicenda, almeno 547 bambini membri del coro maschile del Cattedrale di Ratisbona sono stati vittime di abusi fisici e psicologici tra il 1945 e i primi anni ’90. Fra loro 67 subirono abusi sessuali.  L’indagine da lui condotta, avrebbe permesso di identificare 49 responsabili, anche se difficilmente ci saranno processi in quanto i reati sono finiti in prescrizione. Nel precedente rapporto del gennaio 2016 Weber aveva riferito solo di 231 casi di abusi e maltrattamenti, con stupri, percosse e privazione del cibo (Repubblica, 18 luglio). Come riferisce Repubblica:

Per gli abusi due religiosi erano già finiti davanti alla giustizia tedesca: si tratta di un ex insegnante di religione e vicedirettore dell’omonimo ginnasio-liceo, cacciato nel 1958, e di un ex direttore del convitto condannato nel 1971. Entrambi sono morti nel 1984.

In effetti, dal rapporto di Weber, il principale imputato risulta essere Johan Meier, direttore della scuola adiacente al coro (del cui consiglio di sovrintendenza era membro anche Ratzinger) tra il 1953 e il 1992, morto poco dopo il pensionamento in circostanze non ancora chiarite. Dall’indagine risulta che sia stato proprio Meier il principale responsabile delle molestie.

Diversi testimoni riferivano di sgabelli lanciati contro i suoi allievi – una volta ne aveva rotto uno sulla spalla di un bambino – o dell’abitudine a portare due o tre bambini, solitamente tra gli 8 e i 9 anni, nella sua stanza per offrirgli dell’alcol e poi punirli. Un sistema dal quale traeva piacere sessuale (Vatican Insider, 18 luglio).

Monsignor Georg Ratzinger non sapeva?

Naturalmente, anche per il legame parentale con il Papa Emerito, questa è la domanda che in molti si fanno sia con angoscia e preoccupazione, sia con malizia nella speranza di gettare fango su Benedetto XVI. La questione è controversa e sarà certamente dolorosa. Georg Ratzinger è stato direttore del Coro “Passeri del Duomo” tra il 1964 e il 1994. Il Corriere della Sera spiega con precisione la struttura della scuola collegata al Coro, un fattore importante e non sempre chiarito dalla stampa italiana:

Il Regensburger Domspatzen è un’istituzione divisa in tre sezioni: il liceo (Gymnasium), gestito da un Direttore laico; il convitto ( Internat), guidato da un sacerdote assistito da educatori; e infine il coro, diretto dal Domkapellmeister, il Maestro della Cappella del Duomo, per trent’anni Georg Ratzinger. A queste si aggiunge, distinta, la scuola elementare. «Io mi occupavo di musica», dice «il fratello del Papa» quando scoppia caso. Ammette che alcuni bambini delle elementari gli avevano raccontato di punizioni corporali violente, che il direttore Johann Meier era descritto come un «sadico», ma di non aver pensato di «intervenire in qualche modo» perché la Vorschule di Etterzhausen «era un’istituzione completamente indipendente» e lui avrebbe potuto fare ben poco (17 luglio).

Sempre al Corriere si disse disposto a testimoniare nell’inchiesta sulla pedofilia, nel caso, «anche se non ho mai avuto notizia di casi del genere». È giusto «fare chiarezza», «spero che il Coro non soffra di questa situazione».

Monsignor Georg Ratzinger, come detto, ha sempre negato di essere a conoscenza di episodi di violenza sessuale;

in una intervista al quotidiano conservatore bavarese “Passauer Neue Presse” dichiarava che alcuni ragazzi gli avevano raccontato certi strani episodi che avvenivano nella scuola di preparazione che, tuttavia, non lo avevano indotto a pensare di dover intervenire in qualche modo: «Se fossi stato a conoscenza dell’eccesso di violenza utilizzato, avrei fatto qualcosa»

Weber aveva messo in discussione le dichiarazioni del fratello di Benedetto XVI: «Secondo me non dice tutta la verità», affermava. Oggi nella conferenza stampa di presentazione del report gli attribuisce delle «corresponsabilità», perché – ha detto – «ha fatto finta di non vedere, o comunque ha mancato di intervenire» (Vatican Insider, 18 luglio).

Anche il Cardinal Muller è responsabile?

Lo stesso cardinale, vescovo di Ratisbona dal 2002 al 2012 e poi prefetto per la Dottrina della Fede fino allo scorso 1° Luglio, nel 2010 ammise l’esistenza di abusi e che viene chiamato in causa dall’avvocato Weber per come trattò la questione quando nel 2010 vennero fuori le prime denunce. In sostanza l’accusa è quella di aver minimizzato e di non aver voluto fare chiarezza su quanto accadesse nel Coro, oltre ad una scarsa empatia verso le vittime che non ha mai voluto incontrare. Una accusa – per certi versi – non dissimile da quella che ha convinto Mary Collins a dimettersi dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minoriper la scarsa volontà del Dicastero di Muller di incontrare o rispondere alle richieste di spiegazione da parte delle vittime.

Evitare letture strumentali, ma non smettere con la verità

Ripartiamo dall’inizio. L’inchiesta è stata voluta dalla Chiesa, a partire dal suo vertice, il Papa. Ed è grazie alla volontà di chiarire questa verità che oggi la Chiesa può guardarsi dentro, è doloroso, ma necessario. L’omertà con cui in molti casi – non solo questo – la comunità ecclesiale ha silenziato le vittime è un tradimento del Crocifisso. Chi serve Gesù Cristo serve la vittima innocente e quindi qualunque altra considerazione diventa secondaria.

«Questa è una strada che come Chiesa dobbiamo percorrere, anche se per noi è brutto e ci ferisce. Dobbiamo metterci la faccia: il Signore ci ha insegnato a non aver paura, “la verità vi renderà liberi”» Così padre Hans Zollner, il gesuita a capo del Centro per la protezione dell’infanzia, incardinato nella Pontificia Università Gregoriana, e membro della Commissione per la tutela dei minori che oggi ha rilasciato due interviste, una al Corriere e una a Repubblica, in cui spiega da un lato il contesto (negli anni ’60-’70 le punizioni corporali erano in uso anche nelle scuole pubbliche), dall’altro difende l’integrità tanto del Cardinal Muller (ricordando che l’allontanamento dal sacerdozio di Don Inzoli si deve al suo intervento) quanto di monsignor Ratzinger (spiegando che la scuola e il coro sono entità separate). Padre Zollner insiste su un punto: la Chiesa non deve smettere di purificarsi e non deve aver paura di parlare e affrontare queste situazioni. Come dice anche Federico Pichetto sul Sussidiario:

La Chiesa ha abbandonato l’umanità e l’umanità, il nostro essere umani, ha spesso abbandonato la Chiesa. Di conseguenza, la seconda verità è che molte delle testimonianze date agli uomini del nostro tempo sono come dei vaccini: trasmettono quel tanto di cristianesimo da poter immunizzare intere aree sociali, intere regioni, interi popoli. Il nostro comportamento ha vaccinato l’Occidente dal fatto cristiano e ha lasciato nel cuore di molti un risentimento su cui l’ideologia ha trovato terreno fertile.

Non dobbiamo pensare che dietro tutto questo ci sia solo un accanimento massonico anti-cristiano. C’è anche una parte della nostra storia e del nostro male che solo la forza dei Papi ci sta dando il coraggio di guardare in faccia. L’unico modo per battere un vaccino è che la malattia arrivi così forte da ribaltare tutto. L’unica speranza per il nostro tempo è che il cristianesimo sia vissuto con una tale serietà e radicalità da sopraffare ogni vaccino, da riportare gli uomini di fronte a quel Mistero di Dio che, dinnanzi a quei bambini violati dalle nostre mani, piange e continua a chiedere semplicemente un nuovo inizio, la conversione del nostro cuore.

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Un nuovo dramma per la Chiesa, ma anche l’occasione di fare chiarezza e togliere ogni forma di copertura a certi abusi

Prima di cercare di ricostruire esattamente cosa sappiamo e cosa no della questione dei presunti abusi sui piccoli cantori del Coro del Duomo di Ratisbona, perpetrati tra il 1945 e il 1990 circa, è bene ricordare a tutti – in modo da evitare di caricare di letture ulteriori e senza riscontro – che questa indagine parte dalla Chiesa e in particolare dalla volontà di Papa Benedetto XVI che nel 2010 a fronte di una serie di accuse che coinvolgevano anche il fratello maggiore Georg, ha voluto fortemente che la questione venisse affrontata con decisione.

I fatti secondo l’avvocato Weber

Secondo l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Diocesi di fare luce sulla vicenda, almeno 547 bambini membri del coro maschile del Cattedrale di Ratisbona sono stati vittime di abusi fisici e psicologici tra il 1945 e i primi anni ’90. Fra loro 67 subirono abusi sessuali.  L’indagine da lui condotta, avrebbe permesso di identificare 49 responsabili, anche se difficilmente ci saranno processi in quanto i reati sono finiti in prescrizione. Nel precedente rapporto del gennaio 2016 Weber aveva riferito solo di 231 casi di abusi e maltrattamenti, con stupri, percosse e privazione del cibo (Repubblica, 18 luglio). Come riferisce Repubblica:

Per gli abusi due religiosi erano già finiti davanti alla giustizia tedesca: si tratta di un ex insegnante di religione e vicedirettore dell’omonimo ginnasio-liceo, cacciato nel 1958, e di un ex direttore del convitto condannato nel 1971. Entrambi sono morti nel 1984.

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In effetti, dal rapporto di Weber, il principale imputato risulta essere Johan Meier, direttore della scuola adiacente al coro (del cui consiglio di sovrintendenza era membro anche Ratzinger) tra il 1953 e il 1992, morto poco dopo il pensionamento in circostanze non ancora chiarite. Dall’indagine risulta che sia stato proprio Meier il principale responsabile delle molestie.

Diversi testimoni riferivano di sgabelli lanciati contro i suoi allievi – una volta ne aveva rotto uno sulla spalla di un bambino – o dell’abitudine a portare due o tre bambini, solitamente tra gli 8 e i 9 anni, nella sua stanza per offrirgli dell’alcol e poi punirli. Un sistema dal quale traeva piacere sessuale (Vatican Insider, 18 luglio).

Monsignor Georg Ratzinger non sapeva?

Naturalmente, anche per il legame parentale con il Papa Emerito, questa è la domanda che in molti si fanno sia con angoscia e preoccupazione, sia con malizia nella speranza di gettare fango su Benedetto XVI. La questione è controversa e sarà certamente dolorosa. Georg Ratzinger è stato direttore del Coro “Passeri del Duomo” tra il 1964 e il 1994. Il Corriere della Sera spiega con precisione la struttura della scuola collegata al Coro, un fattore importante e non sempre chiarito dalla stampa italiana:

Il Regensburger Domspatzen è un’istituzione divisa in tre sezioni: il liceo (Gymnasium), gestito da un Direttore laico; il convitto ( Internat), guidato da un sacerdote assistito da educatori; e infine il coro, diretto dal Domkapellmeister, il Maestro della Cappella del Duomo, per trent’anni Georg Ratzinger. A queste si aggiunge, distinta, la scuola elementare. «Io mi occupavo di musica», dice «il fratello del Papa» quando scoppia caso. Ammette che alcuni bambini delle elementari gli avevano raccontato di punizioni corporali violente, che il direttore Johann Meier era descritto come un «sadico», ma di non aver pensato di «intervenire in qualche modo» perché la Vorschule di Etterzhausen «era un’istituzione completamente indipendente» e lui avrebbe potuto fare ben poco (17 luglio).

Sempre al Corriere si disse disposto a testimoniare nell’inchiesta sulla pedofilia, nel caso, «anche se non ho mai avuto notizia di casi del genere». È giusto «fare chiarezza», «spero che il Coro non soffra di questa situazione».

Monsignor Georg Ratzinger, come detto, ha sempre negato di essere a conoscenza di episodi di violenza sessuale;

in una intervista al quotidiano conservatore bavarese “Passauer Neue Presse” dichiarava che alcuni ragazzi gli avevano raccontato certi strani episodi che avvenivano nella scuola di preparazione che, tuttavia, non lo avevano indotto a pensare di dover intervenire in qualche modo: «Se fossi stato a conoscenza dell’eccesso di violenza utilizzato, avrei fatto qualcosa»

Weber aveva messo in discussione le dichiarazioni del fratello di Benedetto XVI: «Secondo me non dice tutta la verità», affermava. Oggi nella conferenza stampa di presentazione del report gli attribuisce delle «corresponsabilità», perché – ha detto – «ha fatto finta di non vedere, o comunque ha mancato di intervenire» (Vatican Insider, 18 luglio).

Anche il Cardinal Muller è responsabile?

Lo stesso cardinale, vescovo di Ratisbona dal 2002 al 2012 e poi prefetto per la Dottrina della Fede fino allo scorso 1° Luglio, nel 2010 ammise l’esistenza di abusi e che viene chiamato in causa dall’avvocato Weber per come trattò la questione quando nel 2010 vennero fuori le prime denunce. In sostanza l’accusa è quella di aver minimizzato e di non aver voluto fare chiarezza su quanto accadesse nel Coro, oltre ad una scarsa empatia verso le vittime che non ha mai voluto incontrare. Una accusa – per certi versi – non dissimile da quella che ha convinto Mary Collins a dimettersi dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minoriper la scarsa volontà del Dicastero di Muller di incontrare o rispondere alle richieste di spiegazione da parte delle vittime.

Evitare letture strumentali, ma non smettere con la verità

Ripartiamo dall’inizio. L’inchiesta è stata voluta dalla Chiesa, a partire dal suo vertice, il Papa. Ed è grazie alla volontà di chiarire questa verità che oggi la Chiesa può guardarsi dentro, è doloroso, ma necessario. L’omertà con cui in molti casi – non solo questo – la comunità ecclesiale ha silenziato le vittime è un tradimento del Crocifisso. Chi serve Gesù Cristo serve la vittima innocente e quindi qualunque altra considerazione diventa secondaria.

«Questa è una strada che come Chiesa dobbiamo percorrere, anche se per noi è brutto e ci ferisce. Dobbiamo metterci la faccia: il Signore ci ha insegnato a non aver paura, “la verità vi renderà liberi”» Così padre Hans Zollner, il gesuita a capo del Centro per la protezione dell’infanzia, incardinato nella Pontificia Università Gregoriana, e membro della Commissione per la tutela dei minori che oggi ha rilasciato due interviste, una al Corriere e una a Repubblica, in cui spiega da un lato il contesto (negli anni ’60-’70 le punizioni corporali erano in uso anche nelle scuole pubbliche), dall’altro difende l’integrità tanto del Cardinal Muller (ricordando che l’allontanamento dal sacerdozio di Don Inzoli si deve al suo intervento) quanto di monsignor Ratzinger (spiegando che la scuola e il coro sono entità separate). Padre Zollner insiste su un punto: la Chiesa non deve smettere di purificarsi e non deve aver paura di parlare e affrontare queste situazioni. Come dice anche Federico Pichetto sul Sussidiario:

La Chiesa ha abbandonato l’umanità e l’umanità, il nostro essere umani, ha spesso abbandonato la Chiesa. Di conseguenza, la seconda verità è che molte delle testimonianze date agli uomini del nostro tempo sono come dei vaccini: trasmettono quel tanto di cristianesimo da poter immunizzare intere aree sociali, intere regioni, interi popoli. Il nostro comportamento ha vaccinato l’Occidente dal fatto cristiano e ha lasciato nel cuore di molti un risentimento su cui l’ideologia ha trovato terreno fertile.

Non dobbiamo pensare che dietro tutto questo ci sia solo un accanimento massonico anti-cristiano. C’è anche una parte della nostra storia e del nostro male che solo la forza dei Papi ci sta dando il coraggio di guardare in faccia. L’unico modo per battere un vaccino è che la malattia arrivi così forte da ribaltare tutto. L’unica speranza per il nostro tempo è che il cristianesimo sia vissuto con una tale serietà e radicalità da sopraffare ogni vaccino, da riportare gli uomini di fronte a quel Mistero di Dio che, dinnanzi a quei bambini violati dalle nostre mani, piange e continua a chiedere semplicemente un nuovo inizio, la conversione del nostro cuore.

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