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HomeRubricheRisponde il teologoCosa possiamo dire alle persone che bestemmiano per farle smettere?

Cosa possiamo dire alle persone che bestemmiano per farle smettere?

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.

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La domanda di questa settimana più che un dubbio teologico è la richiesta di un consiglio pratico su una situazione che capita spesso. Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale.

A volte mi trovo insieme a persone che bestemmiano. Ho provato a dire che questa cosa mi dà fastidio, e a far notare che, anche se loro non sono credenti, è di cattivo gusto; ma non ho ottenuto granché. Loro rispondono che lo fanno senza cattiveria, che è solo un intercalare che usano senza rendersene conto. Cosa potrei fare?

Lettera firmata

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al numero 2148 che «la bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio – interiormente o esteriormente- parole di odio, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell’abusare del nome di Dio» e del nome di Gesù così pure nelle «parole contro la Chiesa di Cristo, i Santi, le cose sacre. La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave».

San Tommaso d’Aquino afferma che la bestemmia ha in sé la gravità dell’infedeltà ed è perciò «peccato massimo». (cf S.TH.II-II q.13)

Al numero 2149 il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma inoltre che le imprecazioni «in cui viene inserito il nome di Dio senza intenzione di bestemmia, sono una mancanza di rispetto verso il Signore».

Il lettore chiede che cosa si può fare per aiutare chi impreca o bestemmia a smettere. Mi pare opportuno innanzitutto far presente con chiarezza a tali persone che la bestemmia offende Dio, rappresenta una grave mancanza di rispetto per chi crede in Lui ed è espressione di maleducazione e di ignoranza, di un vuoto interiore. È quanto il lettore afferma già di fare ed è un atteggiamento che non deve tralasciare. Quello che ulteriormente si può e si deve compiere è intensificare la preghiera di riparazione per l’offesa recata a Dio e di intercessione per chi la provoca.

Edith Stein, in uno scritto degli anni trenta intitolato «La struttura ontica della persona», osserva che questa diventa l’unica via quando non si riesce a muovere la volontà dell’altra persona verso il bene. Si tratta allora di rivolgere «l’appello alla Grazia stessa, di fare dell’amore divino un alleato».

La preghiera di intercessione infatti è «una preghiera di domanda che ci conforma da vicino alla preghiera di Gesù. È Lui l’unico Intercessore presso il Padre in favore di tutti gli uomini, particolarmente dei peccatori». (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2634). Questa preghiera rappresenta infatti «la prerogativa di un cuore in sintonia con al misericordia di Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2635). In questa forma di preghiera l’orante prega anche «per coloro che gli fanno del male» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2636).

Diego Pancaldo

Originale: ToscanaOggi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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A volte mi trovo insieme a persone che bestemmiano. Ho provato a dire che questa cosa mi dà fastidio, e a far notare che, anche se loro non sono credenti, è di cattivo gusto; ma non ho ottenuto granché. Loro rispondono che lo fanno senza cattiveria, che è solo un intercalare che usano senza rendersene conto. Cosa potrei fare?

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Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma al numero 2148 che «la bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio – interiormente o esteriormente- parole di odio, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell’abusare del nome di Dio» e del nome di Gesù così pure nelle «parole contro la Chiesa di Cristo, i Santi, le cose sacre. La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave».

San Tommaso d’Aquino afferma che la bestemmia ha in sé la gravità dell’infedeltà ed è perciò «peccato massimo». (cf S.TH.II-II q.13)

Al numero 2149 il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma inoltre che le imprecazioni «in cui viene inserito il nome di Dio senza intenzione di bestemmia, sono una mancanza di rispetto verso il Signore».

Il lettore chiede che cosa si può fare per aiutare chi impreca o bestemmia a smettere. Mi pare opportuno innanzitutto far presente con chiarezza a tali persone che la bestemmia offende Dio, rappresenta una grave mancanza di rispetto per chi crede in Lui ed è espressione di maleducazione e di ignoranza, di un vuoto interiore. È quanto il lettore afferma già di fare ed è un atteggiamento che non deve tralasciare. Quello che ulteriormente si può e si deve compiere è intensificare la preghiera di riparazione per l’offesa recata a Dio e di intercessione per chi la provoca.

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Edith Stein, in uno scritto degli anni trenta intitolato «La struttura ontica della persona», osserva che questa diventa l’unica via quando non si riesce a muovere la volontà dell’altra persona verso il bene. Si tratta allora di rivolgere «l’appello alla Grazia stessa, di fare dell’amore divino un alleato».

La preghiera di intercessione infatti è «una preghiera di domanda che ci conforma da vicino alla preghiera di Gesù. È Lui l’unico Intercessore presso il Padre in favore di tutti gli uomini, particolarmente dei peccatori». (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2634). Questa preghiera rappresenta infatti «la prerogativa di un cuore in sintonia con al misericordia di Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2635). In questa forma di preghiera l’orante prega anche «per coloro che gli fanno del male» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2636).

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