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Cosa fare quando un mendicante chiede la carità alla porta della chiesa?

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La carità mal offerta può arrivare a produrre più povertà e sfruttamento

Nella diocesi di Bilbao (Spagna) è stata distribuita una nota in cui si chiedeva ai fedeli di non promuovere la mendicità dando l’elemosina alle persone che sono alla porta delle nostre chiese. Che fare quando un povero ci chiede l’elemosina? Che fare quando si incontra tutti i giorni alla porta della chiesa lo stesso mendicante? Si deve dare l’elemosina a tutti i “poveri” che incontriamo per strada?

Il comunicato della diocesi spagnola spiega che la Chiesa ha altri modi per risolvere situazioni di povertà, e quindi gli apporti economici possono essere incanalati in modo più efficace. Ricorda anche che la Caritas ha dichiarato in numerose occasioni che la mendicità non è una soluzione: “disconosciamo il problema, non aiutiamo a risolverlo e creiamo persone dipendenti”.

Questo tema diventa poi un grave problema quando si verificano episodi sgradevoli e violenti. Secondo quanto spiega l’Unità Pastorale di Autonomia-Indautxu, “alcune settimane fa si è dovuto sospendere la Messa delle 9 al Carmelo per la presenza di una persona che gridava a metà della Messa”, “si estorcono soldi a persone che vogliono entrare o uscire dalla chiesa, sono state sottratte borse, eccetera”.

La mendicità come “business”

Molte mafie utilizzano la mendicità come un business. Sono molti i bambini o gli handicappati che chiedono l’elemosina in luoghi pubblici, costretti da delinquenti che hanno fatto dell’estorsione uno stile di vita.

A Cali (Colombia), ad esempio, ci sono 3.500 persone che medicano o vendono oggetti ai semafori. A Madrid (Spagna), alla Puerta del Sol si affollano gli handicappati, i ciechi o le donne con bambini in braccio che chiedono soldi ai passanti. Dietro ci sono reti di delinquenza organizzata che trafficano con queste persone e le costringono, in una spirale di emarginazione, a chiedere denaro e ad essere schiave della mendicità.

In Guatemala a settembre 55 minorenni sono stati riscattati dalla mendicità. Avevano tra i 3 e i 17 anni ed erano costretti a lavorare fino a 16 ore al giorno.

I gruppi delinquenti, approfittando della carità cristiana, hanno creato un prospero business che trasforma i mendicanti in schiavi e fa sì che la carità debba essere strutturata.

La mendicità come nuova forma di sfruttamento

“Non posso non pensare a quanti, minori e adulti, sono fatti oggetto di traffico e di mercimonio per l’espianto di organi, per essere arruolati come soldati, per l’accattonaggio, per attività illegali come la produzione o vendita di stupefacenti, o per forme mascherate di adozione internazionale”, ha denunciato papa Francesco.

Per il pontefice, i poveri, i mendicanti, non chiedono elemosina, ma dignità: “Mentre si parla di nuovi diritti, l’affamato è lì, all’angolo della strada, e chiede diritto di cittadinanza, chiede di essere considerato nella sua condizione, di ricevere una sana alimentazione di base. Ci chiede dignità, non elemosina”, ha spiegato alla FAO.

Il messaggio più incisivo di papa Francesco sull’elemosina e la mendicità è stato forse quello che ha lanciato durante una delle sue Messe a Santa Marta: “Quando io do l’elemosina, lascio cadere la moneta senza toccare la mano? E se per caso la tocco, faccio così, subito? Quando io do un’elemosina, guardo negli occhi di mio fratello, di mia sorella? Quando io so che una persona è ammalata, vado a trovarla? La saluto con tenerezza? C’è un segno che forse ci aiuterà, è una domanda: so carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso della carezza? Questi ipocriti non sapevano carezzare! Se ne erano dimenticati…”

L’elemosina e la carità ben intese

Papa Francesco ha avuto vari incontri con i mendicanti, che ha invitato a casa propria a Santa Marta e che ha aiutato attraverso il suo elemosiniere. Ha anche fatto installare delle docce per i senzatetto che dormono vicino al Vaticano. Il pontefice non lesina sforzi per aiutare i più bisognosi, ma questo aiuto deve essere strutturato, avere una conoscenza previa. “Diffido dell’elemosina che non costa e non duole”, ha affermato nel suo messaggio per la Quaresima.

L’opera caritativa della Chiesa è ben organizzata alla Caritas e nelle strutture parrocchiali. Per questo il messaggio inviato dalla diocesi di Bilbao non è contro il dare l’elemosina a chi chiede, ma riguarda il modo in cui questa carità deve essere utilizzata. Le porte delle chiese sono sempre aperte per chi chiede aiuto, e gli uffici parrocchiali sono sempre pieni di persone che vivono situazioni difficili.

Attendere all’uscita delle chiese per chiedere l’elemosina sta diventando una fotografia quotidiana della crisi economica in Spagna, ma questa elemosina spesso non aiuta chi la chiede e serve solo per ripulire per un secondo la coscienza di chi la offre. Alcune persone stanno approfittando di questo “carico di coscienza” e fanno sì che una carità fraintesa favorisca un business in cui molti si sentono schiavi e sfruttati.

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Nella diocesi di Bilbao (Spagna) è stata distribuita una nota in cui si chiedeva ai fedeli di non promuovere la mendicità dando l’elemosina alle persone che sono alla porta delle nostre chiese. Che fare quando un povero ci chiede l’elemosina? Che fare quando si incontra tutti i giorni alla porta della chiesa lo stesso mendicante? Si deve dare l’elemosina a tutti i “poveri” che incontriamo per strada?

Il comunicato della diocesi spagnola spiega che la Chiesa ha altri modi per risolvere situazioni di povertà, e quindi gli apporti economici possono essere incanalati in modo più efficace. Ricorda anche che la Caritas ha dichiarato in numerose occasioni che la mendicità non è una soluzione: “disconosciamo il problema, non aiutiamo a risolverlo e creiamo persone dipendenti”.

Questo tema diventa poi un grave problema quando si verificano episodi sgradevoli e violenti. Secondo quanto spiega l’Unità Pastorale di Autonomia-Indautxu, “alcune settimane fa si è dovuto sospendere la Messa delle 9 al Carmelo per la presenza di una persona che gridava a metà della Messa”, “si estorcono soldi a persone che vogliono entrare o uscire dalla chiesa, sono state sottratte borse, eccetera”.

La mendicità come “business”

Molte mafie utilizzano la mendicità come un business. Sono molti i bambini o gli handicappati che chiedono l’elemosina in luoghi pubblici, costretti da delinquenti che hanno fatto dell’estorsione uno stile di vita.

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A Cali (Colombia), ad esempio, ci sono 3.500 persone che medicano o vendono oggetti ai semafori. A Madrid (Spagna), alla Puerta del Sol si affollano gli handicappati, i ciechi o le donne con bambini in braccio che chiedono soldi ai passanti. Dietro ci sono reti di delinquenza organizzata che trafficano con queste persone e le costringono, in una spirale di emarginazione, a chiedere denaro e ad essere schiave della mendicità.

In Guatemala a settembre 55 minorenni sono stati riscattati dalla mendicità. Avevano tra i 3 e i 17 anni ed erano costretti a lavorare fino a 16 ore al giorno.

I gruppi delinquenti, approfittando della carità cristiana, hanno creato un prospero business che trasforma i mendicanti in schiavi e fa sì che la carità debba essere strutturata.

La mendicità come nuova forma di sfruttamento

“Non posso non pensare a quanti, minori e adulti, sono fatti oggetto di traffico e di mercimonio per l’espianto di organi, per essere arruolati come soldati, per l’accattonaggio, per attività illegali come la produzione o vendita di stupefacenti, o per forme mascherate di adozione internazionale”, ha denunciato papa Francesco.

Per il pontefice, i poveri, i mendicanti, non chiedono elemosina, ma dignità: “Mentre si parla di nuovi diritti, l’affamato è lì, all’angolo della strada, e chiede diritto di cittadinanza, chiede di essere considerato nella sua condizione, di ricevere una sana alimentazione di base. Ci chiede dignità, non elemosina”, ha spiegato alla FAO.

Il messaggio più incisivo di papa Francesco sull’elemosina e la mendicità è stato forse quello che ha lanciato durante una delle sue Messe a Santa Marta: “Quando io do l’elemosina, lascio cadere la moneta senza toccare la mano? E se per caso la tocco, faccio così, subito? Quando io do un’elemosina, guardo negli occhi di mio fratello, di mia sorella? Quando io so che una persona è ammalata, vado a trovarla? La saluto con tenerezza? C’è un segno che forse ci aiuterà, è una domanda: so carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso della carezza? Questi ipocriti non sapevano carezzare! Se ne erano dimenticati…”

L’elemosina e la carità ben intese

Papa Francesco ha avuto vari incontri con i mendicanti, che ha invitato a casa propria a Santa Marta e che ha aiutato attraverso il suo elemosiniere. Ha anche fatto installare delle docce per i senzatetto che dormono vicino al Vaticano. Il pontefice non lesina sforzi per aiutare i più bisognosi, ma questo aiuto deve essere strutturato, avere una conoscenza previa. “Diffido dell’elemosina che non costa e non duole”, ha affermato nel suo messaggio per la Quaresima.

L’opera caritativa della Chiesa è ben organizzata alla Caritas e nelle strutture parrocchiali. Per questo il messaggio inviato dalla diocesi di Bilbao non è contro il dare l’elemosina a chi chiede, ma riguarda il modo in cui questa carità deve essere utilizzata. Le porte delle chiese sono sempre aperte per chi chiede aiuto, e gli uffici parrocchiali sono sempre pieni di persone che vivono situazioni difficili.

Attendere all’uscita delle chiese per chiedere l’elemosina sta diventando una fotografia quotidiana della crisi economica in Spagna, ma questa elemosina spesso non aiuta chi la chiede e serve solo per ripulire per un secondo la coscienza di chi la offre. Alcune persone stanno approfittando di questo “carico di coscienza” e fanno sì che una carità fraintesa favorisca un business in cui molti si sentono schiavi e sfruttati.

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