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Convertirsi non cercando una fata, ma facendo il bene

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Francesco a Santa Marta: non servono «bacchette magiche», bisogna compiere buone azioni concrete e «non a parole». «Non abituarsi a vivere nelle cose brutte»

DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

La conversione che si manifesta non a parole ma in «cose concrete» e buone è l’unica vera. La si raggiunge allontanandosi dal male, imparando a compiere il bene e lasciandosi condurre e guidare da Dio. Questo è il cammino – quaresimale – indicato da papa Francesco nell’omelia della Messa di questa mattina, 14 marzo 2017, a Casa Santa Marta. Lo riporta Radio Vaticana

 

 

Il Pontefice si basa sulle parole del Profeta Isaia della Prima Lettura odierna: ognuno «di noi, ogni giorno, fa qualcosa di brutto», osserva il Vescovo di Roma; la Bibbia infatti afferma che «il più santo pecca sette volte al giorno».  

Il problema, rileva Francesco, è «non abituarsi a vivere nelle cose brutte» e allontanarsi da ciò che «avvelena l’anima».  

 

Dunque, per superare e sconfiggere le bruttezze, bisogna imparare a fare il bene: che «non è facile: dobbiamo impararlo, sempre. E Lui ci insegna. Ma imparate! Come i bambini. Nella strada della vita, della vita cristiana si impara tutti i giorni. Si deve imparare tutti i giorni a fare qualcosa, a essere migliori del giorno prima. Imparare. Allontanarsi dal male e imparare a fare il bene: questa è la regola della conversione».  

 

Aggiunge il Papa: «Perché convertirsi non è andare da una fata che con la bacchetta magica ci converta: no! È un cammino. È un cammino di allontanarsi e di imparare».  

 

Certo, occorre coraggio per allontanarsi, riconosce Francesco, e umiltà, per apprendere come si realizza la bontà concreta: «Lui, il Signore, qui dice tre cose concrete ma ce ne sono tante: cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova… ma, cose concrete. Si impara a fare il bene con cose concrete, non con parole – ammonisce – Con fatti… Per questo Gesù, nel Vangelo che abbiamo sentito, rimprovera questa classe dirigente del popolo di Israele, perché “dicono e non fanno”, non conoscono la concretezza». E se «non c’è concretezza, non ci può essere la conversione».  

 

La Prima Lettura continua con l’esortazione del Signore: «Su, venite, discutiamo». Papa Bergoglio sottolinea la bellezza della parola «su», che il Figlio di Dio rivolge ai paralitici, alla figlia di Giairo così come al figlio della vedova di Naim. Il Signore dà una mano per «andare su». Inoltre è Lui Stesso umile, si abbassa così tanto da pronunciare: «Venite, discutiamo».  

 

Il Pontefice pone l’accento su come e quanto Cristo aiuti gli uomini: «Il camminare insieme per aiutarci, per spiegarci le cose, per prenderci per mano», è capace di «fare questo miracolo», ossia di «cambiarci». Però non all’improvviso, non in un attimo, non da un giorno all’altro, ma lungo il cammino.  

 

Ecco dunque l’«invito alla conversione, allontanatevi dal male, imparate a fare il bene… “Su, alzati, venite da me, discutiamo e andiamo avanti”. “Ma ho tanti peccati…” – “Ma, non preoccuparti: se i tuoi peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve”. E questa è la strada della conversione quaresimale». È «semplice – evidenzia il Papa – È un Padre che parla, è un Padre che ci vuole bene, ci vuole bene bene. E ci accompagna in questa strada di conversione. Soltanto, chiede da noi di essere umili. Gesù dice ai dirigenti: “Chi si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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DOMENICO AGASSO JR
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La conversione che si manifesta non a parole ma in «cose concrete» e buone è l’unica vera. La si raggiunge allontanandosi dal male, imparando a compiere il bene e lasciandosi condurre e guidare da Dio. Questo è il cammino – quaresimale – indicato da papa Francesco nell’omelia della Messa di questa mattina, 14 marzo 2017, a Casa Santa Marta. Lo riporta Radio Vaticana

 

 

Il Pontefice si basa sulle parole del Profeta Isaia della Prima Lettura odierna: ognuno «di noi, ogni giorno, fa qualcosa di brutto», osserva il Vescovo di Roma; la Bibbia infatti afferma che «il più santo pecca sette volte al giorno».  

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Il problema, rileva Francesco, è «non abituarsi a vivere nelle cose brutte» e allontanarsi da ciò che «avvelena l’anima».  

 

Dunque, per superare e sconfiggere le bruttezze, bisogna imparare a fare il bene: che «non è facile: dobbiamo impararlo, sempre. E Lui ci insegna. Ma imparate! Come i bambini. Nella strada della vita, della vita cristiana si impara tutti i giorni. Si deve imparare tutti i giorni a fare qualcosa, a essere migliori del giorno prima. Imparare. Allontanarsi dal male e imparare a fare il bene: questa è la regola della conversione».  

 

Aggiunge il Papa: «Perché convertirsi non è andare da una fata che con la bacchetta magica ci converta: no! È un cammino. È un cammino di allontanarsi e di imparare».  

 

Certo, occorre coraggio per allontanarsi, riconosce Francesco, e umiltà, per apprendere come si realizza la bontà concreta: «Lui, il Signore, qui dice tre cose concrete ma ce ne sono tante: cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova… ma, cose concrete. Si impara a fare il bene con cose concrete, non con parole – ammonisce – Con fatti… Per questo Gesù, nel Vangelo che abbiamo sentito, rimprovera questa classe dirigente del popolo di Israele, perché “dicono e non fanno”, non conoscono la concretezza». E se «non c’è concretezza, non ci può essere la conversione».  

 

La Prima Lettura continua con l’esortazione del Signore: «Su, venite, discutiamo». Papa Bergoglio sottolinea la bellezza della parola «su», che il Figlio di Dio rivolge ai paralitici, alla figlia di Giairo così come al figlio della vedova di Naim. Il Signore dà una mano per «andare su». Inoltre è Lui Stesso umile, si abbassa così tanto da pronunciare: «Venite, discutiamo».  

 

Il Pontefice pone l’accento su come e quanto Cristo aiuti gli uomini: «Il camminare insieme per aiutarci, per spiegarci le cose, per prenderci per mano», è capace di «fare questo miracolo», ossia di «cambiarci». Però non all’improvviso, non in un attimo, non da un giorno all’altro, ma lungo il cammino.  

 

Ecco dunque l’«invito alla conversione, allontanatevi dal male, imparate a fare il bene… “Su, alzati, venite da me, discutiamo e andiamo avanti”. “Ma ho tanti peccati…” – “Ma, non preoccuparti: se i tuoi peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve”. E questa è la strada della conversione quaresimale». È «semplice – evidenzia il Papa – È un Padre che parla, è un Padre che ci vuole bene, ci vuole bene bene. E ci accompagna in questa strada di conversione. Soltanto, chiede da noi di essere umili. Gesù dice ai dirigenti: “Chi si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”». 

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