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Conosci la fiaba de “Il canarino di Gesù?”

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Gesù e l’uccellino stringono una bellissima amicizia, ma quando il canarino muore…entra in scena Maria, la madre perfetta

La madre perfetta a cui ispirarsi. Capace di consolare il proprio figlio affranto per una perdita cara. Maria, la Madonna, in questo racconto è un vero esempio per ogni mamma.

“Gesù e il canarino” è una delle 52 storie di “E la farfalla volò” (Ancora editrice) a cura di Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano.

IL REGALO DI COMPLEANNO

La fiaba è ambientata a Nazareth dove Gesù è cresciuto. Per il suo compleanno i genitori decidono di fargli un regalo speciale. Ed ecco che il mattino del 25 dicembre il bambino, Gesù, fu svegliato da un chiacchiericcio allegro che sembrava l’invito ad un’amicizia. Era un canarino che canticchiava in una gabbia di legno appositamente costruita da Giuseppe.

Il bambino ne provò una gioia così grande che corse subito a chiamare i suoi amici perché venissero a vedere e stessero ad ascoltare.

Maria sembrava tutta presa dai suoi mestieri, ma spiava divertita e commossa quei volti di bambini intenti a seguire la canzone del canarino come se ascoltassero favole meravigliose.

PICCOLO E ALLEGRO

Nelle pause del canto erano tutti addosso a Gesù a domandargli: «Cosa gli darai da mangiare?». «Come ha fatto ad imparare a volare?». «Dov’è la sua mamma?». «Quanti anni ha?».

Il canarino era un canarino arancione, piccolo e allegro, saltava qua e là per la gabbia senza stancarsi mai. Per un po’ i bambini stettero a guardare, poi lasciarono Gesù con il suo nuovo amico. Egli ne imparò presto le abitudini, tentava talvolta di imitarne il verso, credeva persino che il canarino lo stesse ad ascoltare con una gran voglia di ridere di quel fischiettare grossolano.

L’AMICIZIA E LA LIBERTA’

Diventarono presto grandi amici. Era il canarino a svegliarlo alla prima luce del mattino; a salutarlo con canzoni di festa quando rientrava in casa dai suoi giochi. Dopo qualche tempo Gesù pensò che forse al canarino sarebbe piaciuto volare in libertà.

Un po’ inquieto («non scapperai via, vero?»), aprì la porticina della gabbia e lo invitò a seguirlo nei suoi giochi. Con grande meraviglia di tutti, il canarino davvero lo seguiva: si fermava nell’ombra dei rami e commentava con complicati ragionamenti solitari le alterne vicende dei giochi; poi volava a salutare gli altri uccelli del villaggio e a raccontare della sua fortuna di avere un amico come Gesù, che lo aveva messo in libertà.

IL TRISTE RISVEGLIO

Un mattino, però, Gesù si svegliò di soprassalto e si stupì che una luce di pieno giorno già invadesse la casa. Corse dal suo amico canarino, come a rimproverarlo: «Perché non mi hai svegliato?». E lo trovò coricato con le zampette irrigidite in aria e gli occhi chiusi. Credette che si fosse addormentato: «Strano modo di dormire per un canarino». Ma quando lo prese in mano si accorse che il cuoricino non batteva più.

Tenendo il suo canarino morto nella mano, trovò rifugio tra le braccia di sua madre. Maria lasciò che piangesse, lasciò che domandasse: «Perché non canta più? Perché la sua voce e la sua allegria se ne sono volate via?».

LE DOLCI PAROLE DI MARIA

Era così difficile consolare il suo bambino, così difficile spiegare perché debbano morire gli amici e debba spegnersi il canto che rende lieta la vita.

Maria lasciò che Gesù piangesse e poi lo consolò: «Ora noi lo metteremo a riposare sotto la terra del giardino, morbida come una coperta. A lungo riposerà il canarino. Ma il suo canto non si è spento. È volato in cielo e corre a raccontare storie che fanno ridere e sognare i bambini di Galilea. È volato via il suo canto e noi, che ne ricordiamo qualche nota, ne trarremo una canzone, per far ridere e sognare i bambini di Galilea».

Questo avvenne in Galilea, in una città chiamata Nazareth, quando il bambino Gesù aveva 6 anni.

Dunque Maria, la madre, gioisce della gioia del suo bambino, raccoglie le confidenze e le sue lacrime, lo consola con la speranza, che diventa missione.

E noi non siamo forse tutti bambini da consolare, non siamo forse tutti tra le braccia della Madre?

Leggi anche: Un bambino a Lourdes: «Gesù, se non mi guarisci lo dico a tua Madre»

 

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Gesù e l’uccellino stringono una bellissima amicizia, ma quando il canarino muore…entra in scena Maria, la madre perfetta

La madre perfetta a cui ispirarsi. Capace di consolare il proprio figlio affranto per una perdita cara. Maria, la Madonna, in questo racconto è un vero esempio per ogni mamma.

“Gesù e il canarino” è una delle 52 storie di “E la farfalla volò” (Ancora editrice) a cura di Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano.

IL REGALO DI COMPLEANNO

La fiaba è ambientata a Nazareth dove Gesù è cresciuto. Per il suo compleanno i genitori decidono di fargli un regalo speciale. Ed ecco che il mattino del 25 dicembre il bambino, Gesù, fu svegliato da un chiacchiericcio allegro che sembrava l’invito ad un’amicizia. Era un canarino che canticchiava in una gabbia di legno appositamente costruita da Giuseppe.

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Il bambino ne provò una gioia così grande che corse subito a chiamare i suoi amici perché venissero a vedere e stessero ad ascoltare.

Maria sembrava tutta presa dai suoi mestieri, ma spiava divertita e commossa quei volti di bambini intenti a seguire la canzone del canarino come se ascoltassero favole meravigliose.

PICCOLO E ALLEGRO

Nelle pause del canto erano tutti addosso a Gesù a domandargli: «Cosa gli darai da mangiare?». «Come ha fatto ad imparare a volare?». «Dov’è la sua mamma?». «Quanti anni ha?».

Il canarino era un canarino arancione, piccolo e allegro, saltava qua e là per la gabbia senza stancarsi mai. Per un po’ i bambini stettero a guardare, poi lasciarono Gesù con il suo nuovo amico. Egli ne imparò presto le abitudini, tentava talvolta di imitarne il verso, credeva persino che il canarino lo stesse ad ascoltare con una gran voglia di ridere di quel fischiettare grossolano.

L’AMICIZIA E LA LIBERTA’

Diventarono presto grandi amici. Era il canarino a svegliarlo alla prima luce del mattino; a salutarlo con canzoni di festa quando rientrava in casa dai suoi giochi. Dopo qualche tempo Gesù pensò che forse al canarino sarebbe piaciuto volare in libertà.

Un po’ inquieto («non scapperai via, vero?»), aprì la porticina della gabbia e lo invitò a seguirlo nei suoi giochi. Con grande meraviglia di tutti, il canarino davvero lo seguiva: si fermava nell’ombra dei rami e commentava con complicati ragionamenti solitari le alterne vicende dei giochi; poi volava a salutare gli altri uccelli del villaggio e a raccontare della sua fortuna di avere un amico come Gesù, che lo aveva messo in libertà.

IL TRISTE RISVEGLIO

Un mattino, però, Gesù si svegliò di soprassalto e si stupì che una luce di pieno giorno già invadesse la casa. Corse dal suo amico canarino, come a rimproverarlo: «Perché non mi hai svegliato?». E lo trovò coricato con le zampette irrigidite in aria e gli occhi chiusi. Credette che si fosse addormentato: «Strano modo di dormire per un canarino». Ma quando lo prese in mano si accorse che il cuoricino non batteva più.

Tenendo il suo canarino morto nella mano, trovò rifugio tra le braccia di sua madre. Maria lasciò che piangesse, lasciò che domandasse: «Perché non canta più? Perché la sua voce e la sua allegria se ne sono volate via?».

LE DOLCI PAROLE DI MARIA

Era così difficile consolare il suo bambino, così difficile spiegare perché debbano morire gli amici e debba spegnersi il canto che rende lieta la vita.

Maria lasciò che Gesù piangesse e poi lo consolò: «Ora noi lo metteremo a riposare sotto la terra del giardino, morbida come una coperta. A lungo riposerà il canarino. Ma il suo canto non si è spento. È volato in cielo e corre a raccontare storie che fanno ridere e sognare i bambini di Galilea. È volato via il suo canto e noi, che ne ricordiamo qualche nota, ne trarremo una canzone, per far ridere e sognare i bambini di Galilea».

Questo avvenne in Galilea, in una città chiamata Nazareth, quando il bambino Gesù aveva 6 anni.

Dunque Maria, la madre, gioisce della gioia del suo bambino, raccoglie le confidenze e le sue lacrime, lo consola con la speranza, che diventa missione.

E noi non siamo forse tutti bambini da consolare, non siamo forse tutti tra le braccia della Madre?

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