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Connie e Carla

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2Io Nia, Drag Queen per caso. Questo potrebbe essere il titolo più semplice e realistico di questo film. Un incipit chiaro ed onesto che compenserebbe la presentazione alquanto modesta che venne dato a suo tempo, e che ancora troviamo sia nel Farinotti che on line a riguardo di questa pellicola. Le protagoniste sono due ragazze di provincia, Connie e Carla, aspiranti stelle del varietà. Testimoni involontarie di un omicidio, decidono di sparire, vanno a Los Angeles e, per nascondersi tanto quanto per necessità occupazionale, finiscono per entrare nel mondo delle Drag Queen. Da qui tutto il paradosso che segna la trama del film. Donne che per sopravvivere devono fingersi uomini che si fingono donne. C’è chi ha apostrofato questa commedia come un quasi plagio di A qualcuno piace caldo. In realtà si tratta di una commedia musicale molto gradevole, attenta al buongusto e pur mostrando dei tratti grotteschi non è mai volgare e tanto meno violenta, tutta la storia si sviluppa con un rispettoso verismo per queste realtà in genere solo guardate con ostilità – la fidanzata di Jeff li apostrofa mostri – senza essere comprese. La Vardalos non solo interprete ma anche scrittrice della storia sviluppa le vicende, e scioglie i nodi più stretti, con la maestria di una delicatissima sensibilità vigile per le dinamiche relazionali più complesse e pur tuttavia mai disposta a retrocedere dinanzi alle differenze e al loro diritto di esistere nella loro forma ed essenza. Particolarmente sottile e fine e la scena di quando Connie e Jeff si scontrano frontalmente fuori dal locale e cadendo entrambi a terra a lei si rovescia sul suolo tutto il contenuto della borsetta. Jeff la aiuta a raccogliere gli oggetti sparsi e gli capita tra le mani un assorbente interno. Lei se ne accorge e sfilandoglielo delicatamente dalle mani afferma: “stick assorbente” e se lo passa sulle labbra per pulire il rossetto. Lui confuso ed imbarazzato, forse anche incredulo visto che è convinto che Connie è veramente un uomo, risponde: “Eh! Però non lo pubblicizzano così”. Fin dalle prime battute la pellicola mostra quanto la vita possa essere convenzionale, con le critiche che le due bambine protagoniste ricevono a riguardo del loro talento artistico. Le cose con il passare del tempo non migliorano perché anche da adulte rimangono intrappolate nella realtà della provincia americana che ben poco può offrire. Pur di liberarsi si disfano persino delle loro relazioni sentimentali claustrofobiche e castranti tanto quanto la stessa provincia, simpatico il richiamo a Thelma & Louise. L’imprevisto raggiunge la loro vita. Caparbie nel perseguire il loro sogno, cercano con tenacia la realizzazione nella vita con il loro talento di cantanti e purtroppo solo Frank – ciccione che ha problemi di metabolismo – è disposto a fare fronte al loro pur modesto bisogno economico. Sfortunatamente si tratta della persona sbagliata che muore assassinato e per caso si trovano coinvolte nella sua vita di malavitoso perché testimoni del suo assassinio. Scoperte e in pericolo di vita decidono di fuggire e le loro madri preoccupate le credono due prostitute. La fuga rocambolesca è divertente grazie a momenti di esilarante panico femminile, quando Carla grida perché sono sotto il fuoco dei malviventi e Connie che deve guidare le dice: “Zitta la tua voce mi fa venire i dolori mestruali”. Dopo aver seminato i malviventi e valutato la loro meta, giungono finalmente a Los Angeles e dicono: “Va tutto bene. Ma ci meritiamo di più. Quando si chiude una porta, si apre un portone. La vita è come una vetrata scorrevole, non sai mai quale è il lato aperto e sbatti contro il vetro”. Cercano lavoro e a sera demoralizzate, vanno casualmente in un locale gay, dove decidono di partecipare a un’audizione per uno show di drag queen. E’ un successo immediato grazie alle loro voci che cantano mirabilmente dal vivo tutti i brani che hanno fatto la storia del musical. E poi il loro motto- alla Debbie Reynolds: “Mento in su, poppe in fuori e si va in scena” e particolarmente vincente perché il loro balconcino è vero. Proprio questo finisce per essere il loro secondo problema. Ma anche nel mondo trasversale a quello degli etero sembra essere in vigore la regola dell’amore. Il loro segreto, scoperto, non suscita vendetta e Connie che durante il suo esilio in una realtà alternativa ha trovato l’amore, può coronare entrambi i suoi sogni, essere amata da Jeff pur rimanendo nello spettacolo. Perché in un mondo dove vige il motto: “Ragazze, in una forma d’arte basata sull’essere sinceri con se stessi; ben venute tra le livellate”. È un narrazione fortemente femminile, il mondo maschile è un universo quasi messo sotto accusa perché traccia una mascolinità mummificata o cancerosa e ritrae farraginosi uomini d’affari – che devono chiedere un prestito alla mamma (Stanley)– oppure quotati operatori finanziari che mentono alla propria fidanzata perché devono parlare ad un fratello drag (Jeff). Uomini che acclamano di essere veri uomini perché sono gay. Uomini scandalizzati che si coprono gli occhi di fronte a dei seni veri o addirittura vomitano. Delinquenti e zucche vuote. In questo scenario così ricco di uomini che in concreto non sanno più dove dimori una ancestrale e costruttiva mascolinità troviamo come contro altare un foltissimo pubblico femminile che al contrario dell’altra metà dell’universo non ha perso il suo contatto ancestrale e si riversa copioso nel locale come alla disperata ricerca di risposte. Risposte che sembrano poter venire da uomini che si credono donne. Che mettono in scena quello che il loro intimo ritiene essere “femminile”. Donne che affollano un locale dove delle Drag Queen spopolano con le loro performance e queste donne spettatrici dello show; fa ben notare Carla a Connie nel camerino quando questa la rimprovera per aver ingurgitato un bignè: “Ci idolatrano, perché come uomini abbiamo maggiore autostima femminile di quanto non ne abbiano loro.” Tutta la commedia è uno spiritoso elogio alla sincerità e alla reale povertà interiore che può, e di fatti avviene, albergare nell’intimo di ambo i generi. Nessuno dei due generi è più bello e perfetto dell’altro. Eppure dietro alle scherzose battute e alla brillante interpretazione di tutto il cast, Nia ci invita a cogliere e a fare nostro uno dei più grandi drammi esistenziali dell’uomo moderno, il rapporto con la nostra fisicità. Senza voler qui invadere il campo di pertinenza di psicologici e sociologi, ma invitando anche l’uomo – maschio e femmina – comune a comprendere di quanto possa essere opprimente questo dramma. Il corpo è il nostro destino. Non perché l’essere umano non sia libero di scegliere la vita che meglio gli conviene, o, ancora, sia geneticamente “obbligato” a realizzare taluni compiti invece di altri in ragione della propria natura corporea, ma perché, indipendentemente da ogni scelta e decisione, il corpo è sempre qui davanti a noi. Mi domando chi io sia, non l’io che si trova frammezzo al corpo, perché so di essere io in questo corpo e non un altro, e che non vi è un altro io all’infuori del corpo, e del mio corpo, ma quell’io che si sente ciò che viene chiamato essere, essere un essere perché possiede un corpo. Ciascuno è il proprio corpo essendolo. Ognuno ha il proprio corpo, possedendolo. Il corpo ci ricorda costantemente la nostra finitudine e la nostra fragilità e come esso ci inchiodi alla realtà, sottomettendoci ai limiti imposti dallo schema spazio-temporale ed esistenziale all’interno del quale evolviamo. Ed è sempre il corpo che ci permette di assaporare il mondo e di abitarlo, di provare emozioni e passioni, di incontrare e conoscere altro e l’altro. Ciò che emerge di nuovo oggi sono semmai le svariate possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnica e che ci consentono di agire direttamente sulla corporeità, di controllarla, di tenerla a distanza e di fare come se potesse realmente sparire. Ma nonostante ogni tentativo di annullarlo, il corpo è sempre presente, pronto a ricordarci la sua esistenza e a tradurre in sintomi il disagio di chi cerca di farlo sparire. Nia lascia in controluce come un sottofondo questi drammi esistenziali ma utilizzando la comicità e l’ironia ci invita, oltre che a riflettere, anche a lottare perché non esiste realtà che abbia solo gioie. Non esistono rose senza spine. Essere geneticamente donne trascina con se tante difficoltà e fragilità, essere madri non è una passeggiata, essere compagne è una continua scommessa. Divertente lo sketch sul botulino. Connie sul palco parla di uomini e vede una donna in prima fila estremamente impassibile nelle espressioni del volto e dice: “D’accordo ora basta non ti ho visto ridere una sola volta questa sera. Non lo vedi quanto siamo favolose?! “La cliente totalmente rigida in volto risponde: “Io adoro lo show.” Connie insiste: “Bella ho la tremarella non ti si muove la faccia quando parli.” Risponde la compagna di tavolo della cliente: “E’ il botulino”. Si affaccia da dietro il sipario Carla e sorpresa esclama: “Veleno di mucca? Oh! Oh no!” Connie riprende la parola e si rivolge al folto pubblico in sala: “Quanti di voi hanno ucciso le rughe con quella schifezza?” Di fronte alle timorose mani che si alzano Carla invita (le drag mischiate tra il pubblico già di per se eterogeneo): “Su avanti siate sinceri/e”. Connie conta: ”Tre, quattro! Ehm..cinque eh!” ed insiste sostenendo: ”Cocchine! Dio ci ha messo sulla terra per farci ridere. Si dice; riso fa buon sangue.” Carla emette una grande risata. E Connie ripete: “Viene fuori questo! Fatevi un favore; agli occhi grinzette sulla pelle pieghette! Le nostre rughe mostrano che abbiamo vissuto! Se lui non vi ama più quando sembrate una cartina, che giri a largo!!” Le donne sono fragili perché facilmente oggetto di violenze non solo fisiche come lo stupro o l’aborto imposto ma anche psicologiche. Le donne ben consapevoli del loro ruolo nella prosecuzione della specie vivono come un enorme dramma quando il loro corpo non è in possesso dei requisiti per essere scelte a tale uopo. Carla dopo aver discusso con Connie in camerino, a riguardo del bignè troppo pericoloso per la linea, subito dopo sul palcoscenico interrompe lo spettacolo per fare questa dichiarazione: ”Io ho un annuncio da farvi! È ora che lo sappiate tutti! Io…(suspence)sono…. (suspence)una mangiona! Proprio così Signori e Signore e presto avremo un teatro ristorante con servizio completo, questo serve all’America. Mangiare e guardare uno show dove vere donne sono vere donne! Se siete sottili di natura bene! Ma per favore morire di fame per essere secche, niente fianchi niente seno finché non sembriamo dei maschietti! Amiche care, grosse o piccole, magre o grasse; VENERATE QUEL CORPO! E’ L’UNICO CHE AVETE!” Dalla sala si innalza una comune ovazione! Anche gli uomini hanno dei problemi. Devono rispondere agli stereotipi sociali che di volta in volta la storia confeziona per loro e non possono entrare in contatto con la loro intimità che li atterrisce. Credono che essere una donna è un insieme di dettagli strettamente legati ad una forma esteriore senza comprendere che essere donna, esattamente come essere uomini, è un qualcosa che parte dall’interno – non solo psicologico – ma anche fisico. Essere una donna non è solo sottoporsi a numerosi interventi chirurgici per avere un corpo femminile allo sguardo e all’utilizzo ludico sessuale. La donna è maternità. A sua volta la maternità non è solo grembo fisico – che peraltro si forma nella vita embrionale – ma è anche grembo emotivo e psicologico che si costruisce attraverso gli anni della vita. Vita fatta di relazioni, insegnamenti e privazioni. Meditazioni e riflessioni che si modellano nel tempo attraverso esperienze ineludibilmente predefinite. Tutto questo va compreso e non va ne odiato ne rifiutato, ne improvvisato e ne surclassato e pertanto non è sostituibile da dei “posticci”. Questa commedia tenera e brillante e un tocco d’artista in un argomento molto simile ad un campo minato. La Vardalos conferma la sua professionalità e sensibilità e ha già trovato un genere tutto suo. Anche la stima nel mondo del cinema non le manca. Su quattro film in cui lei è protagonista tre sono stati prodotti da Tom Hanks. Collabora con Hanks come sceneggiatrice come per il suo Larry Crowne interpretato da Hanks e dalla Roberts. Il marito della Vardalos, Ian Gomez e presente in 6 delle sue 7 produzioni cinematografiche. La Vardalos è un gioiello ancora tutto da varolizzare.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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In realtà si tratta di una commedia musicale molto gradevole, attenta al buongusto e pur mostrando dei tratti grotteschi non è mai volgare e tanto meno violenta, tutta la storia si sviluppa con un rispettoso verismo per queste realtà in genere solo guardate con ostilità – la fidanzata di Jeff li apostrofa mostri – senza essere comprese. La Vardalos non solo interprete ma anche scrittrice della storia sviluppa le vicende, e scioglie i nodi più stretti, con la maestria di una delicatissima sensibilità vigile per le dinamiche relazionali più complesse e pur tuttavia mai disposta a retrocedere dinanzi alle differenze e al loro diritto di esistere nella loro forma ed essenza. Particolarmente sottile e fine e la scena di quando Connie e Jeff si scontrano frontalmente fuori dal locale e cadendo entrambi a terra a lei si rovescia sul suolo tutto il contenuto della borsetta. Jeff la aiuta a raccogliere gli oggetti sparsi e gli capita tra le mani un assorbente interno. Lei se ne accorge e sfilandoglielo delicatamente dalle mani afferma: “stick assorbente” e se lo passa sulle labbra per pulire il rossetto. Lui confuso ed imbarazzato, forse anche incredulo visto che è convinto che Connie è veramente un uomo, risponde: “Eh! Però non lo pubblicizzano così”. Fin dalle prime battute la pellicola mostra quanto la vita possa essere convenzionale, con le critiche che le due bambine protagoniste ricevono a riguardo del loro talento artistico. Le cose con il passare del tempo non migliorano perché anche da adulte rimangono intrappolate nella realtà della provincia americana che ben poco può offrire. Pur di liberarsi si disfano persino delle loro relazioni sentimentali claustrofobiche e castranti tanto quanto la stessa provincia, simpatico il richiamo a Thelma & Louise. L’imprevisto raggiunge la loro vita. Caparbie nel perseguire il loro sogno, cercano con tenacia la realizzazione nella vita con il loro talento di cantanti e purtroppo solo Frank – ciccione che ha problemi di metabolismo – è disposto a fare fronte al loro pur modesto bisogno economico. Sfortunatamente si tratta della persona sbagliata che muore assassinato e per caso si trovano coinvolte nella sua vita di malavitoso perché testimoni del suo assassinio. Scoperte e in pericolo di vita decidono di fuggire e le loro madri preoccupate le credono due prostitute. La fuga rocambolesca è divertente grazie a momenti di esilarante panico femminile, quando Carla grida perché sono sotto il fuoco dei malviventi e Connie che deve guidare le dice: “Zitta la tua voce mi fa venire i dolori mestruali”. Dopo aver seminato i malviventi e valutato la loro meta, giungono finalmente a Los Angeles e dicono: “Va tutto bene. Ma ci meritiamo di più. Quando si chiude una porta, si apre un portone. La vita è come una vetrata scorrevole, non sai mai quale è il lato aperto e sbatti contro il vetro”. Cercano lavoro e a sera demoralizzate, vanno casualmente in un locale gay, dove decidono di partecipare a un’audizione per uno show di drag queen. E’ un successo immediato grazie alle loro voci che cantano mirabilmente dal vivo tutti i brani che hanno fatto la storia del musical. E poi il loro motto- alla Debbie Reynolds: “Mento in su, poppe in fuori e si va in scena” e particolarmente vincente perché il loro balconcino è vero. Proprio questo finisce per essere il loro secondo problema. Ma anche nel mondo trasversale a quello degli etero sembra essere in vigore la regola dell’amore. Il loro segreto, scoperto, non suscita vendetta e Connie che durante il suo esilio in una realtà alternativa ha trovato l’amore, può coronare entrambi i suoi sogni, essere amata da Jeff pur rimanendo nello spettacolo. Perché in un mondo dove vige il motto: “Ragazze, in una forma d’arte basata sull’essere sinceri con se stessi; ben venute tra le livellate”. È un narrazione fortemente femminile, il mondo maschile è un universo quasi messo sotto accusa perché traccia una mascolinità mummificata o cancerosa e ritrae farraginosi uomini d’affari – che devono chiedere un prestito alla mamma (Stanley)– oppure quotati operatori finanziari che mentono alla propria fidanzata perché devono parlare ad un fratello drag (Jeff). Uomini che acclamano di essere veri uomini perché sono gay. Uomini scandalizzati che si coprono gli occhi di fronte a dei seni veri o addirittura vomitano. Delinquenti e zucche vuote. In questo scenario così ricco di uomini che in concreto non sanno più dove dimori una ancestrale e costruttiva mascolinità troviamo come contro altare un foltissimo pubblico femminile che al contrario dell’altra metà dell’universo non ha perso il suo contatto ancestrale e si riversa copioso nel locale come alla disperata ricerca di risposte. Risposte che sembrano poter venire da uomini che si credono donne. Che mettono in scena quello che il loro intimo ritiene essere “femminile”. Donne che affollano un locale dove delle Drag Queen spopolano con le loro performance e queste donne spettatrici dello show; fa ben notare Carla a Connie nel camerino quando questa la rimprovera per aver ingurgitato un bignè: “Ci idolatrano, perché come uomini abbiamo maggiore autostima femminile di quanto non ne abbiano loro.” Tutta la commedia è uno spiritoso elogio alla sincerità e alla reale povertà interiore che può, e di fatti avviene, albergare nell’intimo di ambo i generi. Nessuno dei due generi è più bello e perfetto dell’altro. Eppure dietro alle scherzose battute e alla brillante interpretazione di tutto il cast, Nia ci invita a cogliere e a fare nostro uno dei più grandi drammi esistenziali dell’uomo moderno, il rapporto con la nostra fisicità. Senza voler qui invadere il campo di pertinenza di psicologici e sociologi, ma invitando anche l’uomo – maschio e femmina – comune a comprendere di quanto possa essere opprimente questo dramma. Il corpo è il nostro destino. Non perché l’essere umano non sia libero di scegliere la vita che meglio gli conviene, o, ancora, sia geneticamente “obbligato” a realizzare taluni compiti invece di altri in ragione della propria natura corporea, ma perché, indipendentemente da ogni scelta e decisione, il corpo è sempre qui davanti a noi. Mi domando chi io sia, non l’io che si trova frammezzo al corpo, perché so di essere io in questo corpo e non un altro, e che non vi è un altro io all’infuori del corpo, e del mio corpo, ma quell’io che si sente ciò che viene chiamato essere, essere un essere perché possiede un corpo. Ciascuno è il proprio corpo essendolo. Ognuno ha il proprio corpo, possedendolo. Il corpo ci ricorda costantemente la nostra finitudine e la nostra fragilità e come esso ci inchiodi alla realtà, sottomettendoci ai limiti imposti dallo schema spazio-temporale ed esistenziale all’interno del quale evolviamo. Ed è sempre il corpo che ci permette di assaporare il mondo e di abitarlo, di provare emozioni e passioni, di incontrare e conoscere altro e l’altro. Ciò che emerge di nuovo oggi sono semmai le svariate possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnica e che ci consentono di agire direttamente sulla corporeità, di controllarla, di tenerla a distanza e di fare come se potesse realmente sparire. Ma nonostante ogni tentativo di annullarlo, il corpo è sempre presente, pronto a ricordarci la sua esistenza e a tradurre in sintomi il disagio di chi cerca di farlo sparire. Nia lascia in controluce come un sottofondo questi drammi esistenziali ma utilizzando la comicità e l’ironia ci invita, oltre che a riflettere, anche a lottare perché non esiste realtà che abbia solo gioie. Non esistono rose senza spine. Essere geneticamente donne trascina con se tante difficoltà e fragilità, essere madri non è una passeggiata, essere compagne è una continua scommessa. Divertente lo sketch sul botulino. Connie sul palco parla di uomini e vede una donna in prima fila estremamente impassibile nelle espressioni del volto e dice: “D’accordo ora basta non ti ho visto ridere una sola volta questa sera. Non lo vedi quanto siamo favolose?! “La cliente totalmente rigida in volto risponde: “Io adoro lo show.” Connie insiste: “Bella ho la tremarella non ti si muove la faccia quando parli.” Risponde la compagna di tavolo della cliente: “E’ il botulino”. Si affaccia da dietro il sipario Carla e sorpresa esclama: “Veleno di mucca? Oh! Oh no!” Connie riprende la parola e si rivolge al folto pubblico in sala: “Quanti di voi hanno ucciso le rughe con quella schifezza?” Di fronte alle timorose mani che si alzano Carla invita (le drag mischiate tra il pubblico già di per se eterogeneo): “Su avanti siate sinceri/e”. Connie conta: ”Tre, quattro! Ehm..cinque eh!” ed insiste sostenendo: ”Cocchine! Dio ci ha messo sulla terra per farci ridere. Si dice; riso fa buon sangue.” Carla emette una grande risata. E Connie ripete: “Viene fuori questo! Fatevi un favore; agli occhi grinzette sulla pelle pieghette! Le nostre rughe mostrano che abbiamo vissuto! Se lui non vi ama più quando sembrate una cartina, che giri a largo!!” Le donne sono fragili perché facilmente oggetto di violenze non solo fisiche come lo stupro o l’aborto imposto ma anche psicologiche. Le donne ben consapevoli del loro ruolo nella prosecuzione della specie vivono come un enorme dramma quando il loro corpo non è in possesso dei requisiti per essere scelte a tale uopo. Carla dopo aver discusso con Connie in camerino, a riguardo del bignè troppo pericoloso per la linea, subito dopo sul palcoscenico interrompe lo spettacolo per fare questa dichiarazione: ”Io ho un annuncio da farvi! È ora che lo sappiate tutti! Io…(suspence)sono…. (suspence)una mangiona! Proprio così Signori e Signore e presto avremo un teatro ristorante con servizio completo, questo serve all’America. Mangiare e guardare uno show dove vere donne sono vere donne! Se siete sottili di natura bene! 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A sua volta la maternità non è solo grembo fisico – che peraltro si forma nella vita embrionale – ma è anche grembo emotivo e psicologico che si costruisce attraverso gli anni della vita. Vita fatta di relazioni, insegnamenti e privazioni. Meditazioni e riflessioni che si modellano nel tempo attraverso esperienze ineludibilmente predefinite. Tutto questo va compreso e non va ne odiato ne rifiutato, ne improvvisato e ne surclassato e pertanto non è sostituibile da dei “posticci”. Questa commedia tenera e brillante e un tocco d’artista in un argomento molto simile ad un campo minato. La Vardalos conferma la sua professionalità e sensibilità e ha già trovato un genere tutto suo. Anche la stima nel mondo del cinema non le manca. Su quattro film in cui lei è protagonista tre sono stati prodotti da Tom Hanks. Collabora con Hanks come sceneggiatrice come per il suo Larry Crowne interpretato da Hanks e dalla Roberts. 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