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“Il confessore non minacci, porti solo il perdono del Padre”

Francesco a Santa Marta

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Francesco a Santa Marta: il prete sia come il papà di un adolescente «che ha fatto una ragazzata e deve rimproverarlo», se va col bastone «non andrà bene, deve entrare con la fiducia»
 

DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

Il confessore sia come il papà di un adolescente, «che ha fatto una ragazzata e deve rimproverarlo»: se va «col bastone la cosa non andrà bene, deve entrare con la fiducia». È l’indicazione che Papa Francesco dà nella Messa di questa mattina, 27 febbraio 2018, a Casa Santa Marta. Avverte il Pontefice: in confessionale non ci devono essere minacce da parte del sacerdote, ma solo il perdono di Dio. Jorge Mario Bergoglio ricorda – riferisce Vatican News – che la Quaresima «aiuta alla conversione», al riavvicinamento al Signore, dunque al «cambiamento della nostra vita». E tutto questo è una «grazia» da invocare a Dio.  

Il Vescovo di Roma lo mette in evidenza basandosi sulla Prima Lettura odierna, da Isaia: è una vera «chiamata alla conversione», da cui Francesco mostra quale è l’atteggiamento «speciale» di Cristo di fronte ai peccati di ogni essere umano. Gesù «non minaccia, ma chiama con dolcezza, dando fiducia. Su venite e discutiamo» sono le parole del Signore ai capi di Sodoma e al popolo di Gomorra. A loro Dio ha già indicato il «male» da cui guardarsi e il «bene» da cercare.  
 
E così si comporta con ogni uomo di ogni tempo: «Il Signore dice: “Vieni, su. Venite e discutiamo. Parliamo un po’”. Non ci spaventa. È come il papà del figlio adolescente che ha fatto una ragazzata e deve rimproverarlo. E sa che se va col bastone la cosa non andrà bene, deve entrare con la fiducia». Il Signore chiama «così: “Su, venite. Prendiamo un caffè insieme. Parliamo, discutiamo. Non avere paura, non voglio bastonarti”. E siccome sa che il figlio pensa: “Ma io ho fatto delle cose…” – Subito: “Anche se i tuoi peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana». Quindi, come il papà attento nei confronti di un figlio adolescente, Gesù con un «gesto di fiducia avvicina al perdono e cambia il cuore».  
 
Papa Bergoglio rammenta che così Cristo si comporta chiamando Zaccheo o Matteo, e così nella vita di ognuno: mostra «come fare un passo avanti nel cammino della conversione». Perciò bisogno ringraziare «il Signore per la sua bontà. Lui non vuole bastonarci e condannarci. Ha dato la sua vita per noi e questa è la sua bontà. E sempre cerca il modo di arrivare al cuore». E quando «noi sacerdoti, nel posto del Signore, dobbiamo sentire le conversioni, anche noi dobbiamo avere questo atteggiamento di bontà, come dice il Signore: “Venite discutiamo, non c’è problema, il perdono c’è”, e non la minaccia, dall’inizio». 
 
Francesco condivide a questo punto l’esperienza di un cardinale confessore che proprio davanti a un peccato che intuisce essere «grosso», non si sofferma troppo e prosegue, continuando il dialogo: ecco, «questo apre il cuore», esclama il Papa, «e l’altra persona si sente in pace», sollevata, serena, con speranza e non con paura e angoscia e buio. È proprio il modo di fare di Dio, che dice a tutti: «Venite, discutiamo, parliamo. Prendi la ricevuta del perdono, il perdono c’è». 
 
Il Pontefice si sente aiutato osservando «questo atteggiamento del Signore: il papà col figlio che si crede grande, che si crede cresciuto e ancora è a metà strada. E il Signore sa che tutti noi siamo a metà strada e tante volte abbiamo bisogno di questo, di sentire questa parola: “Ma vieni, non spaventarti, vieni. Il perdono c’è”». Tutto ciò «ci incoraggia». Il Papa esorta quindi ad «andare dal Signore col cuore aperto: è il padre che ci aspetta». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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“Il confessore non minacci, porti solo il perdono del Padre”

Francesco a Santa Marta

  

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Francesco a Santa Marta: il prete sia come il papà di un adolescente «che ha fatto una ragazzata e deve rimproverarlo», se va col bastone «non andrà bene, deve entrare con la fiducia»
 

DOMENICO AGASSO JR
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Il confessore sia come il papà di un adolescente, «che ha fatto una ragazzata e deve rimproverarlo»: se va «col bastone la cosa non andrà bene, deve entrare con la fiducia». È l’indicazione che Papa Francesco dà nella Messa di questa mattina, 27 febbraio 2018, a Casa Santa Marta. Avverte il Pontefice: in confessionale non ci devono essere minacce da parte del sacerdote, ma solo il perdono di Dio. Jorge Mario Bergoglio ricorda – riferisce Vatican News – che la Quaresima «aiuta alla conversione», al riavvicinamento al Signore, dunque al «cambiamento della nostra vita». E tutto questo è una «grazia» da invocare a Dio.  

Il Vescovo di Roma lo mette in evidenza basandosi sulla Prima Lettura odierna, da Isaia: è una vera «chiamata alla conversione», da cui Francesco mostra quale è l’atteggiamento «speciale» di Cristo di fronte ai peccati di ogni essere umano. Gesù «non minaccia, ma chiama con dolcezza, dando fiducia. Su venite e discutiamo» sono le parole del Signore ai capi di Sodoma e al popolo di Gomorra. A loro Dio ha già indicato il «male» da cui guardarsi e il «bene» da cercare.  
 
E così si comporta con ogni uomo di ogni tempo: «Il Signore dice: “Vieni, su. Venite e discutiamo. Parliamo un po’”. Non ci spaventa. È come il papà del figlio adolescente che ha fatto una ragazzata e deve rimproverarlo. E sa che se va col bastone la cosa non andrà bene, deve entrare con la fiducia». Il Signore chiama «così: “Su, venite. Prendiamo un caffè insieme. Parliamo, discutiamo. Non avere paura, non voglio bastonarti”. E siccome sa che il figlio pensa: “Ma io ho fatto delle cose…” – Subito: “Anche se i tuoi peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana». Quindi, come il papà attento nei confronti di un figlio adolescente, Gesù con un «gesto di fiducia avvicina al perdono e cambia il cuore».  
 
Papa Bergoglio rammenta che così Cristo si comporta chiamando Zaccheo o Matteo, e così nella vita di ognuno: mostra «come fare un passo avanti nel cammino della conversione». Perciò bisogno ringraziare «il Signore per la sua bontà. Lui non vuole bastonarci e condannarci. Ha dato la sua vita per noi e questa è la sua bontà. E sempre cerca il modo di arrivare al cuore». E quando «noi sacerdoti, nel posto del Signore, dobbiamo sentire le conversioni, anche noi dobbiamo avere questo atteggiamento di bontà, come dice il Signore: “Venite discutiamo, non c’è problema, il perdono c’è”, e non la minaccia, dall’inizio». 
 
Francesco condivide a questo punto l’esperienza di un cardinale confessore che proprio davanti a un peccato che intuisce essere «grosso», non si sofferma troppo e prosegue, continuando il dialogo: ecco, «questo apre il cuore», esclama il Papa, «e l’altra persona si sente in pace», sollevata, serena, con speranza e non con paura e angoscia e buio. È proprio il modo di fare di Dio, che dice a tutti: «Venite, discutiamo, parliamo. Prendi la ricevuta del perdono, il perdono c’è». 
 
Il Pontefice si sente aiutato osservando «questo atteggiamento del Signore: il papà col figlio che si crede grande, che si crede cresciuto e ancora è a metà strada. E il Signore sa che tutti noi siamo a metà strada e tante volte abbiamo bisogno di questo, di sentire questa parola: “Ma vieni, non spaventarti, vieni. Il perdono c’è”». Tutto ciò «ci incoraggia». Il Papa esorta quindi ad «andare dal Signore col cuore aperto: è il padre che ci aspetta». 

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