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Comunione ai divorziati risposati. Così si muove il fronte del “sì”

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Si moltiplicano i saggi di eminenti studiosi cattolici in vista del prossimo Sinodo sulla famiglia

Fioccano le pubblicazioni di eminenti esponenti della Chiesa Cattolica sul tema dell’indissolubilità del matrimonio. All’orizzonte c’è il Sinodo dei Vescovi che dovrà decidere come affrontare la questione dei divorziati risposati.

Una discussione sollecitata dallo stesso questionario diffuso dalla Segreteria generale del Sinodo insieme ai cosiddetti Lineamenta. La domanda numero 38, in considerazione della necessità di «un ulteriore approfondimento» della pastorale sacramentale nei riguardi dei divorziati risposati, chiedeva esplicitamente in «quali prospettive muoversi? Quali i passi possibili? Quali suggerimenti per ovviare a forme di impedimenti non dovute o non necessarie?».

A breve avverrà la pubblicazione dell’Instrumentum laboris, che farà sintesi di tutte le risposte arrivate dai cinque continenti. E quelle risposte dovranno essere tenute in considerazione nella riflessione del Sinodo (Avvenire, 2 giugno).

INDISSOLUBILITA’ E MATRIMONIO SACRAMENTALE
Dopo la proposta della deroga “caso per caso” illustrata da Jean-Miguel Garrigues, un altro domenicano, vale a dire il vescovo di Orano (Algeria), mons. Jean-Paul Vesco, tende la mano ai divorziati risposati con una nuova proposta. La scrive in un piccolo testo dal titolo “Ogni amore vero è indissolubile” (Queriniana), dove spiega l’esigenza di non mettere in relazione, in modo esclusivo, indissolubilità e matrimonio sacramentale.

“IDEA DIROMPENTE E AFFASCINANTE”
Visto che ogni amore di coppia, quando è autentico e profondo, porta in sé una traccia definitiva e incancellabile «non bisogna fondere in una sola e medesima idea unicità del matrimonio e indissolubilità di ogni amore coniugale». Un’idea dirompente – ma anche affascinante, sottolinea il quotidiano dei vescovi italianiAvvenire – per motivare le buone ragioni dei divorziati risposati a chiedere perdono. E la decisione della Chiesa di concederlo.

SULLE ORME DI KASPER
Una posizione che non è lontana da quella del cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, che si è chiesto se l’Eucaristia «non possa essere a certe condizioni per alcuni divorziati risposati un viatico per la remissione dei peccati e la viva appartenenza al corpo di Cristo» (Aleteia, 12 marzo 2014). Kasper anche nel Sinodo dello scorso ottobre aveva fatto pressing su una maggiore apertura, senza tuttavia incassare il consenso dell’assemblea.

GRILLO E LA “MORTE DEL VINCOLO”
Ma intanto si moltiplicano le posizioni che si avvicinano a quelle del presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. PerAndrea Grillo, docente di teologia sacramentaria e padre di famiglia, autore di “Indissolubile? Contributo al dibattito sui divorziati risposati” (Cittadella), ha proposto di riammettere i divorziati risposati alla Comunione in circostanze determinate e non come prassi generale, introducendo il concetto della ‘morte del vincolo’.Una formula che permetterebbe il riconoscimento delle seconde nozze senza fondarsi sulla ‘inesistenza originaria’ del primo matrimonio.

SOSTEGNO DELLE FRAGILITA’
Anche padre Oliviero Svanera, francescano, docente di teologia morale, in “Amori feriti. La Chiesa in cammino con i divorziati risposati” (Edizioni Messaggero Padova), spinge per l’ “apertura”. Accanto a numerose testimonianze di separati, sostiene che «l’eucaristia è nutrimento dei deboli, non dei forti, rimedio e sostegno delle fragilità, non cibo per chi si sente giusto e arrivato».

SEGNO DELLA MISERICORDIA DI DIO
Il cardinale Dionigi Tettamanzi ne “Il Vangelo della misericordia per le ‘famiglie ferite'” (San Paolo) motiva come “plausibile” la ricezione dei sacramenti della penitenza e dell’eucarestia da parte dei divorziati risposati, guardando al sacramento come segno della misericordia di Dio, a patto però che «si eviti assolutamente qualsiasi confusione sull’indissolubilità del matrimonio».

SECONDO NOZZE “NON SACRAMENTALI”
Una soluzione che dribbla la questione della “indissolubilità” la offrono i coniugi tedeschi Heidi e Thomas Ruster – lui teologo lei consulente familiare – che in “Finché morte non vi separi? L’indissolubilità del matrimonio e i divorziati risposati. Una proposta” (Elledici), con la prefazione del cardinale Karl Lehmann, suggeriscono di risolvere la questione riconoscendo le seconde nozze come «non sacramentali».

LA LINEA DEL “NO” 
Questi spunti hanno l’obiettivo di “alleggerire” le posizioni di chi invece non è favorevole alla Comunione e ai divorziati risposati. Come ad esempio quella dell’autorevole cardinale Raymond Burkeche in un’intervista rilasciata durante il programma 13H15 del canale televisivo francese France2, ha ribadito: “non posso accettare di dare la comunione ad una persona in una unione irregolare: è adulterio“.

IL “MANIFESTO” DEI 5 CARDINALI
Ma Burke, insieme ad altri quattro cardinali, Walter Brandmüller, Carlo Caffarra, Velasio De Paolis, e, soprattutto, Gerhard Ludwig Müller, prefetto della dottrina per la Congregazione della Fede, e con loro l’arcivescovo gesuita Cyril Vasil, segretario della congregazione per le Chiese orientali, hanno confezionato nel 2014 il libro “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica”  (Cantagalli) in cui motivano tutto il loro scetticismo sulla comunione ai divorziati risposati.

CRISTO E IL DIVORZIO
Il curatore del libro, Robert Dodaro, nell’introduzione spiega che «gli autori di questo volume sono uniti nel sostenere fermamente che il Nuovo Testamento ci mostra Cristo che proibisce senza ambiguità divorzio e successive nuove nozze sulla base del piano originale di Dio sul matrimonio disposto da Dio nella Genesi». Insomma vincolo matrimoniale indissolubile e nessuna contemplazione del divorzio animano il fil rouge di un volume che ha fatto molto rumore poiché pubblicato pochi mesi prima del Sinodo.

IL “PER SEMPRE”
Un saggio dei teologi Juan José Pérez-Soba e Stephan Kampowski,“Il vangelo della famiglia nel dibattito sinodale. Oltre la proposta del Cardinal Kasper” (Cantagalli) rilancia la vera novità portata da Cristo, che è il «per sempre». «Il ‘per sempre’ è una buona novella. Chiunque abbia mai amato vuole che quest’amore duri per sempre. La questione è un’altra: non se lo vogliamo, ma se lo riteniamo possibile. E qui arriva la buona novella». Ciò, riconoscono, va contro la cultura corrente, che come dice papa Francesco è una «cultura del provvisorio» (Aleteia, 10 novembre 2014).

I REQUISITI DELL’AMORE
La buona novella è che l’istante iniziale di un rapporto, la promessa dell’eros, può trovare il suo compimento nell’agape, che «la promessa dell’amore può essere mantenuta”, “l’amore può essere duraturo e fedele». «Questa è la pietra angolare del magistero della Chiesa sulla sessualità umana e sul suo rapporto con l’amore». In questo contesto, «i requisiti dell’indissolubilità del matrimonio e dell’esclusività sessuale fra gli sposi non sono gravosi pesi che Cristo o la sua Chiesa addossano loro», ma «i requisiti dell’amore stesso».

“QUESTIONE SECONDARIA”
Anche il cardinale George Pell, arcivescovo emerito di Melbourne e Sydney e prefetto della Segreteria per l’Economia, affronta nella prefazione al libro la questione, indicando che la salute di un’organizzazione «si può misurare osservando la quantità di tempo e di energia dedicata alla discussione di vari argomenti. Le comunità sane non investono gran parte delle loro energie in questioni secondarie, e purtroppo il numero dei cattolici divorziati e risposati che ritengono di dover essere ammessi alla Comunione è molto ridotto».

RIGIDITA’ SIN DAGLI ALBORI DEL CRISTIANESIMO
C’è poi un altro saggio del gesuita Henri Crouzel, Divorziati «risposati», la prassi della Chiesa primitiva (Aracne), che è un vero e proprio studio dove si evidenzia la rigidità dottrinale e pastorale per l’accesso alla Comunione, sin dagli albori del cristianesimo, «un’epoca in cui la Chiesa accresceva il numero dei suoi seguaci malgrado le persecuzioni» come ricordava lo stesso Pell (Corriere della Sera, 19 settembre 2014).

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Comunione ai divorziati risposati. Così si muove il fronte del “sì”

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Fioccano le pubblicazioni di eminenti esponenti della Chiesa Cattolica sul tema dell’indissolubilità del matrimonio. All’orizzonte c’è il Sinodo dei Vescovi che dovrà decidere come affrontare la questione dei divorziati risposati.

Una discussione sollecitata dallo stesso questionario diffuso dalla Segreteria generale del Sinodo insieme ai cosiddetti Lineamenta. La domanda numero 38, in considerazione della necessità di «un ulteriore approfondimento» della pastorale sacramentale nei riguardi dei divorziati risposati, chiedeva esplicitamente in «quali prospettive muoversi? Quali i passi possibili? Quali suggerimenti per ovviare a forme di impedimenti non dovute o non necessarie?».

A breve avverrà la pubblicazione dell’Instrumentum laboris, che farà sintesi di tutte le risposte arrivate dai cinque continenti. E quelle risposte dovranno essere tenute in considerazione nella riflessione del Sinodo (Avvenire, 2 giugno).

INDISSOLUBILITA’ E MATRIMONIO SACRAMENTALE
Dopo la proposta della deroga “caso per caso” illustrata da Jean-Miguel Garrigues, un altro domenicano, vale a dire il vescovo di Orano (Algeria), mons. Jean-Paul Vesco, tende la mano ai divorziati risposati con una nuova proposta. La scrive in un piccolo testo dal titolo “Ogni amore vero è indissolubile” (Queriniana), dove spiega l’esigenza di non mettere in relazione, in modo esclusivo, indissolubilità e matrimonio sacramentale.

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Visto che ogni amore di coppia, quando è autentico e profondo, porta in sé una traccia definitiva e incancellabile «non bisogna fondere in una sola e medesima idea unicità del matrimonio e indissolubilità di ogni amore coniugale». Un’idea dirompente – ma anche affascinante, sottolinea il quotidiano dei vescovi italianiAvvenire – per motivare le buone ragioni dei divorziati risposati a chiedere perdono. E la decisione della Chiesa di concederlo.

SULLE ORME DI KASPER
Una posizione che non è lontana da quella del cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, che si è chiesto se l’Eucaristia «non possa essere a certe condizioni per alcuni divorziati risposati un viatico per la remissione dei peccati e la viva appartenenza al corpo di Cristo» (Aleteia, 12 marzo 2014). Kasper anche nel Sinodo dello scorso ottobre aveva fatto pressing su una maggiore apertura, senza tuttavia incassare il consenso dell’assemblea.

GRILLO E LA “MORTE DEL VINCOLO”
Ma intanto si moltiplicano le posizioni che si avvicinano a quelle del presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. PerAndrea Grillo, docente di teologia sacramentaria e padre di famiglia, autore di “Indissolubile? Contributo al dibattito sui divorziati risposati” (Cittadella), ha proposto di riammettere i divorziati risposati alla Comunione in circostanze determinate e non come prassi generale, introducendo il concetto della ‘morte del vincolo’.Una formula che permetterebbe il riconoscimento delle seconde nozze senza fondarsi sulla ‘inesistenza originaria’ del primo matrimonio.

SOSTEGNO DELLE FRAGILITA’
Anche padre Oliviero Svanera, francescano, docente di teologia morale, in “Amori feriti. La Chiesa in cammino con i divorziati risposati” (Edizioni Messaggero Padova), spinge per l’ “apertura”. Accanto a numerose testimonianze di separati, sostiene che «l’eucaristia è nutrimento dei deboli, non dei forti, rimedio e sostegno delle fragilità, non cibo per chi si sente giusto e arrivato».

SEGNO DELLA MISERICORDIA DI DIO
Il cardinale Dionigi Tettamanzi ne “Il Vangelo della misericordia per le ‘famiglie ferite'” (San Paolo) motiva come “plausibile” la ricezione dei sacramenti della penitenza e dell’eucarestia da parte dei divorziati risposati, guardando al sacramento come segno della misericordia di Dio, a patto però che «si eviti assolutamente qualsiasi confusione sull’indissolubilità del matrimonio».

SECONDO NOZZE “NON SACRAMENTALI”
Una soluzione che dribbla la questione della “indissolubilità” la offrono i coniugi tedeschi Heidi e Thomas Ruster – lui teologo lei consulente familiare – che in “Finché morte non vi separi? L’indissolubilità del matrimonio e i divorziati risposati. Una proposta” (Elledici), con la prefazione del cardinale Karl Lehmann, suggeriscono di risolvere la questione riconoscendo le seconde nozze come «non sacramentali».

LA LINEA DEL “NO” 
Questi spunti hanno l’obiettivo di “alleggerire” le posizioni di chi invece non è favorevole alla Comunione e ai divorziati risposati. Come ad esempio quella dell’autorevole cardinale Raymond Burkeche in un’intervista rilasciata durante il programma 13H15 del canale televisivo francese France2, ha ribadito: “non posso accettare di dare la comunione ad una persona in una unione irregolare: è adulterio“.

IL “MANIFESTO” DEI 5 CARDINALI
Ma Burke, insieme ad altri quattro cardinali, Walter Brandmüller, Carlo Caffarra, Velasio De Paolis, e, soprattutto, Gerhard Ludwig Müller, prefetto della dottrina per la Congregazione della Fede, e con loro l’arcivescovo gesuita Cyril Vasil, segretario della congregazione per le Chiese orientali, hanno confezionato nel 2014 il libro “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica”  (Cantagalli) in cui motivano tutto il loro scetticismo sulla comunione ai divorziati risposati.

CRISTO E IL DIVORZIO
Il curatore del libro, Robert Dodaro, nell’introduzione spiega che «gli autori di questo volume sono uniti nel sostenere fermamente che il Nuovo Testamento ci mostra Cristo che proibisce senza ambiguità divorzio e successive nuove nozze sulla base del piano originale di Dio sul matrimonio disposto da Dio nella Genesi». Insomma vincolo matrimoniale indissolubile e nessuna contemplazione del divorzio animano il fil rouge di un volume che ha fatto molto rumore poiché pubblicato pochi mesi prima del Sinodo.

IL “PER SEMPRE”
Un saggio dei teologi Juan José Pérez-Soba e Stephan Kampowski,“Il vangelo della famiglia nel dibattito sinodale. Oltre la proposta del Cardinal Kasper” (Cantagalli) rilancia la vera novità portata da Cristo, che è il «per sempre». «Il ‘per sempre’ è una buona novella. Chiunque abbia mai amato vuole che quest’amore duri per sempre. La questione è un’altra: non se lo vogliamo, ma se lo riteniamo possibile. E qui arriva la buona novella». Ciò, riconoscono, va contro la cultura corrente, che come dice papa Francesco è una «cultura del provvisorio» (Aleteia, 10 novembre 2014).

I REQUISITI DELL’AMORE
La buona novella è che l’istante iniziale di un rapporto, la promessa dell’eros, può trovare il suo compimento nell’agape, che «la promessa dell’amore può essere mantenuta”, “l’amore può essere duraturo e fedele». «Questa è la pietra angolare del magistero della Chiesa sulla sessualità umana e sul suo rapporto con l’amore». In questo contesto, «i requisiti dell’indissolubilità del matrimonio e dell’esclusività sessuale fra gli sposi non sono gravosi pesi che Cristo o la sua Chiesa addossano loro», ma «i requisiti dell’amore stesso».

“QUESTIONE SECONDARIA”
Anche il cardinale George Pell, arcivescovo emerito di Melbourne e Sydney e prefetto della Segreteria per l’Economia, affronta nella prefazione al libro la questione, indicando che la salute di un’organizzazione «si può misurare osservando la quantità di tempo e di energia dedicata alla discussione di vari argomenti. Le comunità sane non investono gran parte delle loro energie in questioni secondarie, e purtroppo il numero dei cattolici divorziati e risposati che ritengono di dover essere ammessi alla Comunione è molto ridotto».

RIGIDITA’ SIN DAGLI ALBORI DEL CRISTIANESIMO
C’è poi un altro saggio del gesuita Henri Crouzel, Divorziati «risposati», la prassi della Chiesa primitiva (Aracne), che è un vero e proprio studio dove si evidenzia la rigidità dottrinale e pastorale per l’accesso alla Comunione, sin dagli albori del cristianesimo, «un’epoca in cui la Chiesa accresceva il numero dei suoi seguaci malgrado le persecuzioni» come ricordava lo stesso Pell (Corriere della Sera, 19 settembre 2014).

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