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Home Argomenti Famiglia e Vita di Coppia Comunione a divorziati-risposati: "da valutare caso per caso".

Comunione a divorziati-risposati: “da valutare caso per caso”.

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Il Sinodo verso la linea dell’accoglienza di papa Francesco

 topic

“Il Sinodo ha preso in considerazione la prassi delle chiese ortodosse che consente nuove unioni dopo il divorzio. E’ una via difficile da accostare per la chiesa latina, ma sicuramente può essere studiata e ne può derivare qualcosa di importante”. Ha risposto così il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, a proposito del dibattito sinodale sulla situazione dei divorziati nella Chiesa cattolica. Rispondendo a una sollecitazione di Aleteia nel corso del briefing di aggiornamento che si svolge ogni giorno con i giornalisti nella Sala stampa della Santa sede, Coccopalmerio ha precisato che nella prassi delle chiese ortodosse solo la prima unione “è considerata vero matrimonio, le altre sono accolte e benedette per la pace delle persone”. “E’ difficile – ha aggiunto – che la prassi canonica e matrimoniale della Chiesa latina circa l’indissolubilità del vincolo matrimoniale possa trovare continuazione in altre unioni sul modello delle chiese orientali, ma il Sinodo l’ha presa in considerazione e certamente sarà di nuovo affrontata nella discussione dei circoli minori”.

Si entra nel vivo dei problemi e si “scalda” il dibattito. Questa la fotografia del Sinodo al quarto giorno dei lavori. Ieri pomeriggio nella sesta congregazione generale il tema affrontato, secondo il percorso scandito dall’Instrumentum laboris, è stato “Le situazioni pastorali difficili” che richiedono un’urgente risposta: separati, divorziati e divorziati risposati, le ragazze madri, le unioni di persone tra lo stesso sesso e il riconoscimento civile di tali unioni. I 20 interventi programmati e i 40 della discussione libera, non hanno esaurito il confronto che è “tracimato” nella mattinata di oggi con altri 25 contributi. Quindi è stato introdotto il nuovo tema delle “Sfide pastorali circa l’apertura alla vita” dall’arcivescovo di Parigi, cardinale Andrè Vingt-Trois e la testimonianza dei coniugi Zamberline, responsabili dell’Equipe Notre-Dame del Brasile.

Molti gli interventi di “peso”, come si evince dalla lista fornita dalla Sala stampa della Santa Sede: i cardinali Scola di Milano; Danneels del Belgio; Sistach di Barcellona; Damasceno Assis di Aparecida; Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana; Burke, prefetto del Tribunale della Segnatura apostolica; Muller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Dolan, arcivescovo di New York; Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi; Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile; Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e considerato “leader” delle posizioni più avanzate circa l’accoglienza ai sacramenti per i divorziati risposati.

“Si confrontano due linee – ha sintetizzato padre Federico Lombardi, portavoce della santa Sede –: una per la quale in presenza di un legame matrimoniale valido non è ammissibile una nuova unione perchè la corenza della dottrina è richiesta dalla fedeltà alla Parola del Signore e un’altra linea che, pur non negando l’indissolubilità del matrimonio, vede la misericordia come chiave per operare il discernimento nelle situazioni difficili affrontate secondo la loro specificità”.

Lombardi ha anche messo in evidenza l’insistenza da parte dell’assemblea sinodale circa una “pastorale dell’ascolto” che si esprima nell’incontro sollecito con le persone in situazioni difficili e con gruppi di esse, con la possibilità di pregare insieme e di ricevere una benedizione anche se non l’accesso alla Comunione. Si è anche sottolineato il valore di una “comunione spirituale”.

E’ stata sottolineata di nuovo l’importanza di un linguaggio adeguato alieno da espressioni come “stato di peccato” che esprime un giudizio morale sulla persona: il non potersi accostare alla comunione deriva dal fatto oggettivo del legame sacramentale e non dalla moralità. Ascolto, rispetto e attenzione deve essere indirizzato anche alle persone omosessuali, pur nella fedeltà a visione matrimonio uomo-donna.

Ampio consenso ha trovato, inoltre, l’esigenza di semplificare i procedimenti di validità e nullità dei processi canonici – per le ragioni evidenziate dai padri sinodali dei costi, delle lunghe distanze necessarie da affrontare a volte e dei tempi richiesti – con l’attenzione, tuttavia, a non farne una specie di “divorzio cattolico”. “La celerità e la competenza di questi procedimenti – è stato rilevato – servirà a dimostrare in maniera concreta la misericordia della chiesa verso il popolo di Dio”.

“La Chiesa – ha chiarito il cardinale Coccopalmerio, incaricato della Commissione speciale di studio per la riforma del processo matrimoniale canonico recentemente istuita da Papa Francesco – non ha il potere di annullare il vincolo matrimoniale proprio a causa della sua indissolubilità. Può invece dichiarare la nullità di un vincolo che non è mai nato, per dei motivi che lo hanno impedito dall’inzio, come, ad esempio, l’esclusione da parte dei coniugi del fine della procreazione o del principio di indissolubilità. La Commissione si occupa di rendere più veloci e semplici le procedure canoniche di nullità e sicuramente recepirà le indicazioni che arrivano dal Sinodo”.

Si tratta, essenzialmente, di tre indicazioni: eliminare la doppia sentenza conforme per cui è richiesto che ex officio la sentenza di primo grado venga appellata; non esigere un giudice collegiale e introdurre la c.d. procedura amministrativa per cui se un matrimonio è sicuramente nullo, ma non si hanno prove al di là attestazioni uno o entrambi i contraenti, se costoro sono credibili, il vescovo della diocesi potrebbe dichiarare che il matrimonio è nullo.

“Rispetto ai divorziati-risposati – ha affermato Coccopalmerio – è necessario adottare l’ermeneutica del Papa: salvare dottrina ma dando una risposta a persone concrete in situazioni di gravità ed urgenza. E’ il caso della situazione descritta dal Vangelo del figlio o del bue che cade nel pozzo di sabato: non faccio nulla per non infrangere la norma del rispetto del sabato o intervengo pur rispettando la regola?”. Ci sono persone che non possono uscire dalle situazioni di irregolarità senza provocare più gravi problemi: “si pensi a una donna – ha affermato il porporato raccontando di una situazione a lui nota – che sposa un uomo lasciato ingiustamente dalla moglie e ne alleva i tre bambini. Come si può chiederle di lasciare quell’uomo per accedere alla Comunione?”. “Quando non si può lasciare una situazione di questo tipo – ha concluso Coccopalmerio -, qualcosa bisogna fare. Non ci potrà mai essere una norma generale, ma potrebbero esserci dei casi esaminati da parte del vescovo con soluzione positiva”.

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“Il Sinodo ha preso in considerazione la prassi delle chiese ortodosse che consente nuove unioni dopo il divorzio. E’ una via difficile da accostare per la chiesa latina, ma sicuramente può essere studiata e ne può derivare qualcosa di importante”. Ha risposto così il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, a proposito del dibattito sinodale sulla situazione dei divorziati nella Chiesa cattolica. Rispondendo a una sollecitazione di Aleteia nel corso del briefing di aggiornamento che si svolge ogni giorno con i giornalisti nella Sala stampa della Santa sede, Coccopalmerio ha precisato che nella prassi delle chiese ortodosse solo la prima unione “è considerata vero matrimonio, le altre sono accolte e benedette per la pace delle persone”. “E’ difficile – ha aggiunto – che la prassi canonica e matrimoniale della Chiesa latina circa l’indissolubilità del vincolo matrimoniale possa trovare continuazione in altre unioni sul modello delle chiese orientali, ma il Sinodo l’ha presa in considerazione e certamente sarà di nuovo affrontata nella discussione dei circoli minori”.

Si entra nel vivo dei problemi e si “scalda” il dibattito. Questa la fotografia del Sinodo al quarto giorno dei lavori. Ieri pomeriggio nella sesta congregazione generale il tema affrontato, secondo il percorso scandito dall’Instrumentum laboris, è stato “Le situazioni pastorali difficili” che richiedono un’urgente risposta: separati, divorziati e divorziati risposati, le ragazze madri, le unioni di persone tra lo stesso sesso e il riconoscimento civile di tali unioni. I 20 interventi programmati e i 40 della discussione libera, non hanno esaurito il confronto che è “tracimato” nella mattinata di oggi con altri 25 contributi. Quindi è stato introdotto il nuovo tema delle “Sfide pastorali circa l’apertura alla vita” dall’arcivescovo di Parigi, cardinale Andrè Vingt-Trois e la testimonianza dei coniugi Zamberline, responsabili dell’Equipe Notre-Dame del Brasile.

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Molti gli interventi di “peso”, come si evince dalla lista fornita dalla Sala stampa della Santa Sede: i cardinali Scola di Milano; Danneels del Belgio; Sistach di Barcellona; Damasceno Assis di Aparecida; Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana; Burke, prefetto del Tribunale della Segnatura apostolica; Muller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Dolan, arcivescovo di New York; Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi; Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile; Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e considerato “leader” delle posizioni più avanzate circa l’accoglienza ai sacramenti per i divorziati risposati.

“Si confrontano due linee – ha sintetizzato padre Federico Lombardi, portavoce della santa Sede –: una per la quale in presenza di un legame matrimoniale valido non è ammissibile una nuova unione perchè la corenza della dottrina è richiesta dalla fedeltà alla Parola del Signore e un’altra linea che, pur non negando l’indissolubilità del matrimonio, vede la misericordia come chiave per operare il discernimento nelle situazioni difficili affrontate secondo la loro specificità”.

Lombardi ha anche messo in evidenza l’insistenza da parte dell’assemblea sinodale circa una “pastorale dell’ascolto” che si esprima nell’incontro sollecito con le persone in situazioni difficili e con gruppi di esse, con la possibilità di pregare insieme e di ricevere una benedizione anche se non l’accesso alla Comunione. Si è anche sottolineato il valore di una “comunione spirituale”.

E’ stata sottolineata di nuovo l’importanza di un linguaggio adeguato alieno da espressioni come “stato di peccato” che esprime un giudizio morale sulla persona: il non potersi accostare alla comunione deriva dal fatto oggettivo del legame sacramentale e non dalla moralità. Ascolto, rispetto e attenzione deve essere indirizzato anche alle persone omosessuali, pur nella fedeltà a visione matrimonio uomo-donna.

Ampio consenso ha trovato, inoltre, l’esigenza di semplificare i procedimenti di validità e nullità dei processi canonici – per le ragioni evidenziate dai padri sinodali dei costi, delle lunghe distanze necessarie da affrontare a volte e dei tempi richiesti – con l’attenzione, tuttavia, a non farne una specie di “divorzio cattolico”. “La celerità e la competenza di questi procedimenti – è stato rilevato – servirà a dimostrare in maniera concreta la misericordia della chiesa verso il popolo di Dio”.

“La Chiesa – ha chiarito il cardinale Coccopalmerio, incaricato della Commissione speciale di studio per la riforma del processo matrimoniale canonico recentemente istuita da Papa Francesco – non ha il potere di annullare il vincolo matrimoniale proprio a causa della sua indissolubilità. Può invece dichiarare la nullità di un vincolo che non è mai nato, per dei motivi che lo hanno impedito dall’inzio, come, ad esempio, l’esclusione da parte dei coniugi del fine della procreazione o del principio di indissolubilità. La Commissione si occupa di rendere più veloci e semplici le procedure canoniche di nullità e sicuramente recepirà le indicazioni che arrivano dal Sinodo”.

Si tratta, essenzialmente, di tre indicazioni: eliminare la doppia sentenza conforme per cui è richiesto che ex officio la sentenza di primo grado venga appellata; non esigere un giudice collegiale e introdurre la c.d. procedura amministrativa per cui se un matrimonio è sicuramente nullo, ma non si hanno prove al di là attestazioni uno o entrambi i contraenti, se costoro sono credibili, il vescovo della diocesi potrebbe dichiarare che il matrimonio è nullo.

“Rispetto ai divorziati-risposati – ha affermato Coccopalmerio – è necessario adottare l’ermeneutica del Papa: salvare dottrina ma dando una risposta a persone concrete in situazioni di gravità ed urgenza. E’ il caso della situazione descritta dal Vangelo del figlio o del bue che cade nel pozzo di sabato: non faccio nulla per non infrangere la norma del rispetto del sabato o intervengo pur rispettando la regola?”. Ci sono persone che non possono uscire dalle situazioni di irregolarità senza provocare più gravi problemi: “si pensi a una donna – ha affermato il porporato raccontando di una situazione a lui nota – che sposa un uomo lasciato ingiustamente dalla moglie e ne alleva i tre bambini. Come si può chiederle di lasciare quell’uomo per accedere alla Comunione?”. “Quando non si può lasciare una situazione di questo tipo – ha concluso Coccopalmerio -, qualcosa bisogna fare. Non ci potrà mai essere una norma generale, ma potrebbero esserci dei casi esaminati da parte del vescovo con soluzione positiva”.

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