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Come comunicherebbe oggi Cristo?

Fede

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Nelle omelie o catechesi non si può astrarre dalle situazioni reali e vive. La comunicazione, lo stesso annuncio evangelico, possono risentire in mille modi di visuali riduttive
GIAMPAOLO CENTOFANTI
ROMA
 

È bello vedere come Gesù comunicava con ciascuna persona, con attenzione profonda a tutta la sua vita, al suo specifico, graduale, cammino. I Vangeli con naturalezza non riportano solo le parabole raccontate da Cristo ma anche le situazioni concrete nelle quali ciò avveniva. E questo è decisivo perché Gesù non parlava in astratto. La comunicazione, lo stesso annuncio evangelico, possono risentire in mille modi di visuali riduttive. Spiritualità più astratte, disincarnate, possono per esempio ispirare omelie, catechesi, espresse in modo teorico. Se si propongono – di rado – esempi concreti si tratta magari di storie più per vocazioni religiose o, ancora più raramente, di racconti per laici ma con risposte standard, prefabbricate, al punto da poter persino complicare una lettura serena.  

 Ascolto e contemplazione di Dio ma, in Lui, anche delle persone vive, concrete. Punti di verifica l’uno per l’altro. Almeno nella intenzionalità profonda di una ricerca. Gesù parlava della vita reale delle persone, talora di piccole, germinali, scelte quotidiane. Uomini in cerca di lavoro, granelli di senapa, pecorelle perdute… 

Come comunicherebbe oggi Cristo? Appunto non si può astrarre dalle situazioni reali, dal vivo. Prendiamo un Vangelo che tratta del vegliare in attesa del ritorno del padrone di casa. Si può discorrere moralisticamente di un dover comportarsi bene perché verrà un giudice. Si può, già meglio, osservare che l’apertura del cuore permette allo Spirito di manifestarsi più facilmente. Ma sono contenuti che possono talora venire percepiti come lontani, astratti. Gesù parlava di una venuta di Dio per tutta la specifica persona, non per una sua anima disincarnata. Si immedesimava nel suo graduale cammino, nei suoi sentimenti, nelle sue difficoltà, nei suoi bisogni. Al punto, per esempio, di usare la metafora di un giudice indifferente ai lamenti di una povera vedova per parlare del rapporto con Dio nella preghiera.  

Cosa può significare vegliare oggi per qualche 35enne oggi a Roma? In una città dove terminati gli studi ci si può trovare senza lavoro e isolati. Anche qui non bastano poche pennellate generiche. Anzi queste astrazioni possono finire poi per plasmare per esempio i discernimenti anche di un vescovo. Schematismi che si possono bloccare senza comprenderle sulle difficoltà visibili delle persone e non avvicinarsi alle difficoltà sostanziali che possono emergere gradualmente solo nei contatti concreti. E solo in una maturazione semplice e profonda del cuore possono trovare realistiche chiavi di lettura altrimenti a rischio di divenire preda delle ideologie, anche religiose, degli scientismi, imperanti.  

Le omelie, anche in nuove parabole, è bene che non solo siano rivolte a persone concrete, da conoscere sempre meglio, ma anche che trovino ispirazione da storie reali, specifiche. Proprio come nei racconti di Gesù. L’ascolto comunitario della Parola, la catechesi, la messa, sono liturgie che conducono, anche i sacerdoti, verso una vita sempre più semplice, concreta e profonda. È stato un cammino, pieno di scoperte, che porta sempre più dentro la Parola viva, anche per Maria (cfr Mt 12, 46-50).  

Forse una donna poco più che trentenne ha vissuto rapporti di coppia sofferti, deludenti, in una città dove gli incontri avvengono non di rado tra persone isolate. Senza altra possibilità di conoscersi che “a tu per tu”, in rari momenti. Ora questa donna chiede a Dio di fargli trovare la persona giusta e si può anche sentire quasi in colpa, come per una pretesa. Un sacerdote la rincuora un pochino perché le dice che invece quella è una preghiera ispirata, vocazionale. Che non si tratta di una cosa bella ma solo personale. Un bell’amore di coppia è un dono per il mondo. L’aiuto di Dio non è una pozione magica che costringerà le scelte di un futuro fidanzato. Il Signore potrà invece aprire in modo nuovo alle sue vie per la realizzazione di ciascuna persona. 

La donna comincia a pregare un po’ di più, a cercare di lasciarsi portare da Dio con una nuova piccola speranza. Prende anche a frequentare un gruppo del Vangelo in parrocchia, sperando magari di fare nuove conoscenze. E in effetti fa delle amicizie che già la rasserenano, le fanno trascorrere qualche ora più lieta di svago, costruire rapporti gradualmente più profondi. Un giorno torna a parlare dal sacerdote e gli dice che un bravo ragazzo che ha conosciuto in quel gruppo di amici le ronza attorno. La sua preghiera è stata esaudita? È incerta perché pur contenta non si sente tanto coinvolta. Ma che Dio è un tipo un po’ distratto, che fa le cose a metà? Qual è la scelta giusta? È mancanza di fede non accettare la corte del giovane, dopo avere tanto pregato? Ecco un aspetto di un vegliare anche in crescita. Prima in modo spontaneo ha chiesto aiuto a Dio, poi ha dialogato con un sacerdote, ed è andata ad un gruppo di crescita. Ora ancora più esplicitamente va oltre la risposta istintiva – il ragazzo non mi piace – e chiede a Dio e anche ne parla con un prete.  

Non che ogni persona debba meccanicamente vivere tutti questi passaggi. Pena il non aprirsi alla vita. L’importante è lasciarsi tendenzialmente portare dal bene che ispira il Signore. Anche dunque in un cammino diverso, che magari tocca solo il punto dell’incontro con un nuovo possibile fidanzato. Anche un ateo, per esempio, è in cammino nello Spirito, con i suoi doni in certe cose magari più grandi di quelli ricevuti da un’altra persona che è stata chiamata alla fede. 

Il sacerdote le dice che non si può sapere a tavolino perché ha incontrato quel pretendente, magari è un episodio di una storia che porterà altrove. Ma visto che ha fatto una richiesta a Dio ed ha trovato una brava persona potrebbe forse (se la cosa le risuona) cercare di approfondire la conoscenza, pure attenta a non illudere, a non ferire. Già dare sviluppo ad un’amicizia può essere forse una cosa bella. La ragazza di suo non lo avrebbe fatto ma la proposta la sente buona anche umanamente e, proprio cercando di vedere dove Dio la vuole portare, dà corso a quella strada. Nel giro di un anno si innamora pazzamente del giovane. 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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È bello vedere come Gesù comunicava con ciascuna persona, con attenzione profonda a tutta la sua vita, al suo specifico, graduale, cammino. I Vangeli con naturalezza non riportano solo le parabole raccontate da Cristo ma anche le situazioni concrete nelle quali ciò avveniva. E questo è decisivo perché Gesù non parlava in astratto. La comunicazione, lo stesso annuncio evangelico, possono risentire in mille modi di visuali riduttive. Spiritualità più astratte, disincarnate, possono per esempio ispirare omelie, catechesi, espresse in modo teorico. Se si propongono – di rado – esempi concreti si tratta magari di storie più per vocazioni religiose o, ancora più raramente, di racconti per laici ma con risposte standard, prefabbricate, al punto da poter persino complicare una lettura serena.  

 Ascolto e contemplazione di Dio ma, in Lui, anche delle persone vive, concrete. Punti di verifica l’uno per l’altro. Almeno nella intenzionalità profonda di una ricerca. Gesù parlava della vita reale delle persone, talora di piccole, germinali, scelte quotidiane. Uomini in cerca di lavoro, granelli di senapa, pecorelle perdute… 

Come comunicherebbe oggi Cristo? Appunto non si può astrarre dalle situazioni reali, dal vivo. Prendiamo un Vangelo che tratta del vegliare in attesa del ritorno del padrone di casa. Si può discorrere moralisticamente di un dover comportarsi bene perché verrà un giudice. Si può, già meglio, osservare che l’apertura del cuore permette allo Spirito di manifestarsi più facilmente. Ma sono contenuti che possono talora venire percepiti come lontani, astratti. Gesù parlava di una venuta di Dio per tutta la specifica persona, non per una sua anima disincarnata. Si immedesimava nel suo graduale cammino, nei suoi sentimenti, nelle sue difficoltà, nei suoi bisogni. Al punto, per esempio, di usare la metafora di un giudice indifferente ai lamenti di una povera vedova per parlare del rapporto con Dio nella preghiera.  

Cosa può significare vegliare oggi per qualche 35enne oggi a Roma? In una città dove terminati gli studi ci si può trovare senza lavoro e isolati. Anche qui non bastano poche pennellate generiche. Anzi queste astrazioni possono finire poi per plasmare per esempio i discernimenti anche di un vescovo. Schematismi che si possono bloccare senza comprenderle sulle difficoltà visibili delle persone e non avvicinarsi alle difficoltà sostanziali che possono emergere gradualmente solo nei contatti concreti. E solo in una maturazione semplice e profonda del cuore possono trovare realistiche chiavi di lettura altrimenti a rischio di divenire preda delle ideologie, anche religiose, degli scientismi, imperanti.  

Le omelie, anche in nuove parabole, è bene che non solo siano rivolte a persone concrete, da conoscere sempre meglio, ma anche che trovino ispirazione da storie reali, specifiche. Proprio come nei racconti di Gesù. L’ascolto comunitario della Parola, la catechesi, la messa, sono liturgie che conducono, anche i sacerdoti, verso una vita sempre più semplice, concreta e profonda. È stato un cammino, pieno di scoperte, che porta sempre più dentro la Parola viva, anche per Maria (cfr Mt 12, 46-50).  

Forse una donna poco più che trentenne ha vissuto rapporti di coppia sofferti, deludenti, in una città dove gli incontri avvengono non di rado tra persone isolate. Senza altra possibilità di conoscersi che “a tu per tu”, in rari momenti. Ora questa donna chiede a Dio di fargli trovare la persona giusta e si può anche sentire quasi in colpa, come per una pretesa. Un sacerdote la rincuora un pochino perché le dice che invece quella è una preghiera ispirata, vocazionale. Che non si tratta di una cosa bella ma solo personale. Un bell’amore di coppia è un dono per il mondo. L’aiuto di Dio non è una pozione magica che costringerà le scelte di un futuro fidanzato. Il Signore potrà invece aprire in modo nuovo alle sue vie per la realizzazione di ciascuna persona. 

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La donna comincia a pregare un po’ di più, a cercare di lasciarsi portare da Dio con una nuova piccola speranza. Prende anche a frequentare un gruppo del Vangelo in parrocchia, sperando magari di fare nuove conoscenze. E in effetti fa delle amicizie che già la rasserenano, le fanno trascorrere qualche ora più lieta di svago, costruire rapporti gradualmente più profondi. Un giorno torna a parlare dal sacerdote e gli dice che un bravo ragazzo che ha conosciuto in quel gruppo di amici le ronza attorno. La sua preghiera è stata esaudita? È incerta perché pur contenta non si sente tanto coinvolta. Ma che Dio è un tipo un po’ distratto, che fa le cose a metà? Qual è la scelta giusta? È mancanza di fede non accettare la corte del giovane, dopo avere tanto pregato? Ecco un aspetto di un vegliare anche in crescita. Prima in modo spontaneo ha chiesto aiuto a Dio, poi ha dialogato con un sacerdote, ed è andata ad un gruppo di crescita. Ora ancora più esplicitamente va oltre la risposta istintiva – il ragazzo non mi piace – e chiede a Dio e anche ne parla con un prete.  

Non che ogni persona debba meccanicamente vivere tutti questi passaggi. Pena il non aprirsi alla vita. L’importante è lasciarsi tendenzialmente portare dal bene che ispira il Signore. Anche dunque in un cammino diverso, che magari tocca solo il punto dell’incontro con un nuovo possibile fidanzato. Anche un ateo, per esempio, è in cammino nello Spirito, con i suoi doni in certe cose magari più grandi di quelli ricevuti da un’altra persona che è stata chiamata alla fede. 

Il sacerdote le dice che non si può sapere a tavolino perché ha incontrato quel pretendente, magari è un episodio di una storia che porterà altrove. Ma visto che ha fatto una richiesta a Dio ed ha trovato una brava persona potrebbe forse (se la cosa le risuona) cercare di approfondire la conoscenza, pure attenta a non illudere, a non ferire. Già dare sviluppo ad un’amicizia può essere forse una cosa bella. La ragazza di suo non lo avrebbe fatto ma la proposta la sente buona anche umanamente e, proprio cercando di vedere dove Dio la vuole portare, dà corso a quella strada. Nel giro di un anno si innamora pazzamente del giovane. 

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