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Come fare per chiedere una grazia?

Risponde padre Lamberto Crociani, docente di Liturgia alla facoltà teologica dell'Italia Centrale.

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Un lettore ci chiede cosa si debba fare per implorare una grazia, una domanda che richiede qualche precisazione su cosa è la preghiera per il cristiano. Risponde padre Lamberto Crociani, docente di Liturgia alla facoltà teologica dell’Italia Centrale.

Da un po’ di tempo sto chiedendo una grazia per la mia famiglia, ma non ho ottenuto niente. C’è un modo, un sistema per chiedere le grazie?

Lettera firmata

La domanda del nostro lettore mi ha lasciato piuttosto perplesso, perché essa implica prima di tutto il significato e il valore della preghiera nella vita cristiana. Non sto parlando delle preghiere, ma della relazione d’amore che unisce l’uomo a Dio e che esige silenzio, ascolto, accoglienza per vivere il progetto di vita che il Padre ci ha offerto nel mistero dell’iniziazione, sigillando il nostro battesimo. Questo, liberamente accolto, comporta un fiducioso abbandono alla sua volontà che è sempre per il bene degli uomini.

Il senso e il modo di questa preghiera ce li offre il Signore Gesù nella sua esperienza quotidiana in mezzo agli uomini. Gli Evangelisti sono concordi nell’affermare che il Signore pregava sempre, soprattutto di notte, sempre solo per quell’intimità che la relazione col Padre comporta. Una preghiera per accogliere nella sofferenza dell’umanità quella coppa che nessuno avrebbe potuto bere se non lui solo, come mostra la sua accorata preghiera al Padre nella lotta che precede l’amarezza della Passione e della Morte. L’autore della lettera agli Ebrei afferma con assoluta certezza che il Padre lo esaudì per la sua obbedienza. L’abbandono con cui Gesù si presenta sulla Croce è la certezza del grande miracolo che il Padre sta portando a compimento: la nascita di un popolo nuovo generato dalle doglie messianiche del Figlio mediante la sua accoglienza della sofferenza e della morte.

Questa è la prima realtà cui il Signore ci richiama per un’esperienza vera di preghiera quale amorosa accettazione della volontà del Padre nella nostra vita.

Se questo, però, è per così dire il «canovaccio» su cui si deve sviluppare la verità della preghiera, il Signore offre anche numerosi insegnamenti significativi. Innanzi tutto in Matteo al cap. 6, quando mostrando il progetto di vita del discepolo (elemosina-preghiera-digiuno), insiste che la preghiera non deve essere piena di parole come quella dei pagani (Mt 6,7-8), o fatta per farsi vedere come gli ipocriti (Mt 6,5) e in ogni caso offre un atteggiamento negativo e uno positivo. Non sono le parole che portano il Padre ad ascoltare e neppure un atteggiamento esteriore di orazione.

L’evangelista Luca è quello che pone più attenzione alla preghiera di Gesù dal Battesimo al Giordano fino alla Croce e a partire da questo modello offre numerosi e significativi insegnamenti. Prima di  tutto egli mostra la preghiera nel suo primo significato per vivere l’esperienza quotidiana (Lc 10,30-42). Secondo il testo lucano Gesù dice a Marta: «Maria ha scelto la parte buona, che nessuno le toglierà». Questo pertanto significa che il modo di Marta, l’affannarsi, non è buono e che la prima esperienza orante per affrontare il quotidiano nella sua fatica e complessità è l’ascolto obbediente. Da qui scaturisce l’insegnamento sulla preghiera che parte dal Padre nostro -unica preghiera insegnata da Gesù- per esprimere l’urgenza della domanda orante al Padre, che però ha un unico fine, ottenere lo Spirito Santo (Lc 11,13). Questo è l’unico e indispensabile oggetto della nostra domanda, perché solo nel quotidiano miracolo operato dallo Spirito nella nostra vita possiamo affrontare con coraggio la nostra realtà e a leggere i diversi eventi nel progetto di Dio. Lo Spirito di Gesù poi deve guidarci a vivere con generosità obbediente la nostra esperienza: «Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica».

Ancora Luca (18,1-5) con la parabola del giudice malvagio e della vedova insistente sostiene che la preghiera deve essere continua e senza sosta per ottenere il miracolo più grande di tutti: la fede da conservare fino al ritorno del Signore (Lc 18,6-8). A questa parabola lo stesso evangelista ne fa seguire immediatamente un’altra, il fariseo e il pubblicano al tempio (Lc 9,14), con la quale egli evidenzia l’atteggiamento fondamentale dell’orante. Non c’è alcun vanto o merito che l’uomo possa accampare di fronte a Dio, nessun giudizio e nessuna presunzione, perché la preghiera esige umiltà e coscienza del proprio limite. Solo il pubblicano torna a casa giustificato.

Accanto alla preghiera cosiddetta di domanda gli Evangelisti pongono in risalto la dimensione della lode. Su questa non esiste una particolare catechesi, ma si evidenzia l’atteggiamento di Gesù nei confronti del Padre, al quale è piaciuto rivelare ai piccoli i mistero del Regno.

Infine, ma mai disgiunta dalla lode, si riconosce l’altra fondamentale preghiera: il rendimento di grazie, che implica l’accoglienza di un dono. Così alla moltiplicazione dei pani, così alla resurrezione di Lazzaro, così alla Cena sul pane e sulla coppa del vino.

Domanda, lode, rendimento di grazie costituiscono la preghiera del cristiano a partire dall’atteggiamento orante per eccellenza: l’ascolto della Parola. Così si esprime la comunione col Signore e il nostro riconoscere che Egli ha fatto e fa bene ogni cosa. Così si riconosce che i tempi e i modi di Dio sono diversi da tutte le aspettative umane. Così si apprende a domandare l’unico indispensabile che è lo Spirito Santo per accogliere giorno dopo giorno la volontà e il progetto del Padre.

Come in Gesù anche nel cristiano l’atteggiamento dell’orante è l’abbandono fiducioso e il silenzio per riconoscere ed accogliere la volontà di Dio. Questo però non deve essere compreso come un «sistema per pregare». Il Signore non ha dato regole per la preghiera come hanno fatto gli uomini. Egli si è manifestato come uomo di preghiera. I discepoli chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare, perché lo hanno visto pregare nell’intensità di comunione col Padre. A loro Gesù risponde non offrendo insegnamenti sui modi o su altro, ma consegna il Padre nostro con una serie di domande che devono essere il contenuto unico della preghiera.

Allora al nostro lettore posso solo rispondere con quanto la Parola di Dio ci ha ricordato. Di fronte a tutte le necessità impellenti che spesso ci spingono a domandare grazie noi possiamo e dobbiamo chiedere sempre e solo lo Spirito Santo che ci sostenga nel nostro cammino, che ci aiuti a vivere nella fede l’esperienza quotidiana senza mai vacillare, certi sempre che tutto concorre al bene di chi crede nel Signore.

L’atteggiamento significativo nell’uomo è quello del padre del ragazzo epilettico: «Signore, io credo, ma tu aiuta la mia incredulità» (Mc 9,24). Questo io ritengo essere «il sistema» della preghiera del cristiano.

 

Originale: SpeSalvi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Come fare per chiedere una grazia?

Risponde padre Lamberto Crociani, docente di Liturgia alla facoltà teologica dell'Italia Centrale.

  

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Un lettore ci chiede cosa si debba fare per implorare una grazia, una domanda che richiede qualche precisazione su cosa è la preghiera per il cristiano. Risponde padre Lamberto Crociani, docente di Liturgia alla facoltà teologica dell’Italia Centrale.

Da un po’ di tempo sto chiedendo una grazia per la mia famiglia, ma non ho ottenuto niente. C’è un modo, un sistema per chiedere le grazie?

Lettera firmata

La domanda del nostro lettore mi ha lasciato piuttosto perplesso, perché essa implica prima di tutto il significato e il valore della preghiera nella vita cristiana. Non sto parlando delle preghiere, ma della relazione d’amore che unisce l’uomo a Dio e che esige silenzio, ascolto, accoglienza per vivere il progetto di vita che il Padre ci ha offerto nel mistero dell’iniziazione, sigillando il nostro battesimo. Questo, liberamente accolto, comporta un fiducioso abbandono alla sua volontà che è sempre per il bene degli uomini.

Il senso e il modo di questa preghiera ce li offre il Signore Gesù nella sua esperienza quotidiana in mezzo agli uomini. Gli Evangelisti sono concordi nell’affermare che il Signore pregava sempre, soprattutto di notte, sempre solo per quell’intimità che la relazione col Padre comporta. Una preghiera per accogliere nella sofferenza dell’umanità quella coppa che nessuno avrebbe potuto bere se non lui solo, come mostra la sua accorata preghiera al Padre nella lotta che precede l’amarezza della Passione e della Morte. L’autore della lettera agli Ebrei afferma con assoluta certezza che il Padre lo esaudì per la sua obbedienza. L’abbandono con cui Gesù si presenta sulla Croce è la certezza del grande miracolo che il Padre sta portando a compimento: la nascita di un popolo nuovo generato dalle doglie messianiche del Figlio mediante la sua accoglienza della sofferenza e della morte.

Questa è la prima realtà cui il Signore ci richiama per un’esperienza vera di preghiera quale amorosa accettazione della volontà del Padre nella nostra vita.

Se questo, però, è per così dire il «canovaccio» su cui si deve sviluppare la verità della preghiera, il Signore offre anche numerosi insegnamenti significativi. Innanzi tutto in Matteo al cap. 6, quando mostrando il progetto di vita del discepolo (elemosina-preghiera-digiuno), insiste che la preghiera non deve essere piena di parole come quella dei pagani (Mt 6,7-8), o fatta per farsi vedere come gli ipocriti (Mt 6,5) e in ogni caso offre un atteggiamento negativo e uno positivo. Non sono le parole che portano il Padre ad ascoltare e neppure un atteggiamento esteriore di orazione.

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L’evangelista Luca è quello che pone più attenzione alla preghiera di Gesù dal Battesimo al Giordano fino alla Croce e a partire da questo modello offre numerosi e significativi insegnamenti. Prima di  tutto egli mostra la preghiera nel suo primo significato per vivere l’esperienza quotidiana (Lc 10,30-42). Secondo il testo lucano Gesù dice a Marta: «Maria ha scelto la parte buona, che nessuno le toglierà». Questo pertanto significa che il modo di Marta, l’affannarsi, non è buono e che la prima esperienza orante per affrontare il quotidiano nella sua fatica e complessità è l’ascolto obbediente. Da qui scaturisce l’insegnamento sulla preghiera che parte dal Padre nostro -unica preghiera insegnata da Gesù- per esprimere l’urgenza della domanda orante al Padre, che però ha un unico fine, ottenere lo Spirito Santo (Lc 11,13). Questo è l’unico e indispensabile oggetto della nostra domanda, perché solo nel quotidiano miracolo operato dallo Spirito nella nostra vita possiamo affrontare con coraggio la nostra realtà e a leggere i diversi eventi nel progetto di Dio. Lo Spirito di Gesù poi deve guidarci a vivere con generosità obbediente la nostra esperienza: «Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica».

Ancora Luca (18,1-5) con la parabola del giudice malvagio e della vedova insistente sostiene che la preghiera deve essere continua e senza sosta per ottenere il miracolo più grande di tutti: la fede da conservare fino al ritorno del Signore (Lc 18,6-8). A questa parabola lo stesso evangelista ne fa seguire immediatamente un’altra, il fariseo e il pubblicano al tempio (Lc 9,14), con la quale egli evidenzia l’atteggiamento fondamentale dell’orante. Non c’è alcun vanto o merito che l’uomo possa accampare di fronte a Dio, nessun giudizio e nessuna presunzione, perché la preghiera esige umiltà e coscienza del proprio limite. Solo il pubblicano torna a casa giustificato.

Accanto alla preghiera cosiddetta di domanda gli Evangelisti pongono in risalto la dimensione della lode. Su questa non esiste una particolare catechesi, ma si evidenzia l’atteggiamento di Gesù nei confronti del Padre, al quale è piaciuto rivelare ai piccoli i mistero del Regno.

Infine, ma mai disgiunta dalla lode, si riconosce l’altra fondamentale preghiera: il rendimento di grazie, che implica l’accoglienza di un dono. Così alla moltiplicazione dei pani, così alla resurrezione di Lazzaro, così alla Cena sul pane e sulla coppa del vino.

Domanda, lode, rendimento di grazie costituiscono la preghiera del cristiano a partire dall’atteggiamento orante per eccellenza: l’ascolto della Parola. Così si esprime la comunione col Signore e il nostro riconoscere che Egli ha fatto e fa bene ogni cosa. Così si riconosce che i tempi e i modi di Dio sono diversi da tutte le aspettative umane. Così si apprende a domandare l’unico indispensabile che è lo Spirito Santo per accogliere giorno dopo giorno la volontà e il progetto del Padre.

Come in Gesù anche nel cristiano l’atteggiamento dell’orante è l’abbandono fiducioso e il silenzio per riconoscere ed accogliere la volontà di Dio. Questo però non deve essere compreso come un «sistema per pregare». Il Signore non ha dato regole per la preghiera come hanno fatto gli uomini. Egli si è manifestato come uomo di preghiera. I discepoli chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare, perché lo hanno visto pregare nell’intensità di comunione col Padre. A loro Gesù risponde non offrendo insegnamenti sui modi o su altro, ma consegna il Padre nostro con una serie di domande che devono essere il contenuto unico della preghiera.

Allora al nostro lettore posso solo rispondere con quanto la Parola di Dio ci ha ricordato. Di fronte a tutte le necessità impellenti che spesso ci spingono a domandare grazie noi possiamo e dobbiamo chiedere sempre e solo lo Spirito Santo che ci sostenga nel nostro cammino, che ci aiuti a vivere nella fede l’esperienza quotidiana senza mai vacillare, certi sempre che tutto concorre al bene di chi crede nel Signore.

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