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Claudia Koll: come per i santi, c’è opera di Dio in tutti noi

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Moglie innamorata di Dio e del marito non credente. Ferma nella fede anche nella malattia, testimone di Cristo in contesti mondani. E’la Serva di Dio Elisabetta Leseur , vissuta a cavallo tra 19.mo e 20.mo secolo. La sua toccante storia di conversione sarà al centro questa sera di “Ritratti di Santi”, la tradizionale rassegna quaresimale nella chiesa romana di Santa Maria della Vittoria.

A leggere la vita della donna, scritta dal padre carmelitano Andrea Sicari e accompagnata dalla musica dei Giovani allievi della Civica Scuola delle Arti, sarà l’attrice Claudia Koll. Paolo Ondarza le ha chiesto cosa la colpisce maggiormente della beata Elisabetta Leseur:

R. – La dolcezza, l’amore, la perseveranza che lei ha avuto, dopo la conversione, nei confronti del marito; il rispetto, la pazienza di aspettare che anche lui facesse un suo cammino di fede. Lo ha aspettato pregando, offrendo la sua sofferenza al Signore per la sua conversione; il rispetto e l’amore non è venuto meno nonostante una distanza importante dal punto di vista spirituale. Elisabetta ha vissuto anche una solitudine spirituale, perché non era solo il marito, ma anche tanti amici con i quali condividevano il tempo come coppia, che erano lontani da Dio.
D. – La malattia caratterizza la vita di Elisabetta, ma anche la convinzione che pur conducendo una vita mondana accanto al marito, potesse ambire alla perfezione cristiana …
R. – Sì. Sono tratti interessanti anche perché non faceva pesare la sua malattia, tanto che il marito ad un certo punto comincia a comprendere che qualcosa la sosteneva perché viveva la sua malattia con serenità. Io vengo da una famiglia segnata dalla sofferenza con una mamma che era malata e con un papà che – medici entrambi – si è dedicato a mia mamma con amore. Quindi ho visto questa capacità di non far pesare la propria sofferenza; è lei che era malata che portava il peso per l’altro.
D. – Quando scoprì il diario della conversione di Elisabetta Leseur, il marito ne fu profondamente toccato, tanto che si convertì …
R. – Sì perché scopre anche tutto l’amore che aveva Elisabetta per lui, questo desiderio appunto di offrire la propria sofferenza per la salvezza del marito, perché amare l’altro vuol dire non solo farlo contento e trasmettergli l’amore ma anche volere la sua salvezza.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Moglie innamorata di Dio e del marito non credente. Ferma nella fede anche nella malattia, testimone di Cristo in contesti mondani. E’la Serva di Dio Elisabetta Leseur , vissuta a cavallo tra 19.mo e 20.mo secolo. La sua toccante storia di conversione sarà al centro questa sera di “Ritratti di Santi”, la tradizionale rassegna quaresimale nella chiesa romana di Santa Maria della Vittoria.

A leggere la vita della donna, scritta dal padre carmelitano Andrea Sicari e accompagnata dalla musica dei Giovani allievi della Civica Scuola delle Arti, sarà l’attrice Claudia Koll. Paolo Ondarza le ha chiesto cosa la colpisce maggiormente della beata Elisabetta Leseur:

R. – La dolcezza, l’amore, la perseveranza che lei ha avuto, dopo la conversione, nei confronti del marito; il rispetto, la pazienza di aspettare che anche lui facesse un suo cammino di fede. Lo ha aspettato pregando, offrendo la sua sofferenza al Signore per la sua conversione; il rispetto e l’amore non è venuto meno nonostante una distanza importante dal punto di vista spirituale. Elisabetta ha vissuto anche una solitudine spirituale, perché non era solo il marito, ma anche tanti amici con i quali condividevano il tempo come coppia, che erano lontani da Dio.
D. – La malattia caratterizza la vita di Elisabetta, ma anche la convinzione che pur conducendo una vita mondana accanto al marito, potesse ambire alla perfezione cristiana …
R. – Sì. Sono tratti interessanti anche perché non faceva pesare la sua malattia, tanto che il marito ad un certo punto comincia a comprendere che qualcosa la sosteneva perché viveva la sua malattia con serenità. Io vengo da una famiglia segnata dalla sofferenza con una mamma che era malata e con un papà che – medici entrambi – si è dedicato a mia mamma con amore. Quindi ho visto questa capacità di non far pesare la propria sofferenza; è lei che era malata che portava il peso per l’altro.
D. – Quando scoprì il diario della conversione di Elisabetta Leseur, il marito ne fu profondamente toccato, tanto che si convertì …
R. – Sì perché scopre anche tutto l’amore che aveva Elisabetta per lui, questo desiderio appunto di offrire la propria sofferenza per la salvezza del marito, perché amare l’altro vuol dire non solo farlo contento e trasmettergli l’amore ma anche volere la sua salvezza.

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