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Home Argomenti Vita Ecclesiale Ci sono norme particolari per lavare la "biancheria" d’altare?

Ci sono norme particolari per lavare la “biancheria” d’altare?

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La domanda di questa settimana è più che altro una curiosità, ma ci permette di far chiarezza su aspetti poco conosciuti delle norme della Chiesa in campo liturgico. Risponde don Roberto Gulino, docente di Liturgia alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale.

Vi sottopongo un quesito un po’ strano, spero non sia anche un po’ sciocco! Vorrei sapere se esistono delle norme emanate dalla Chiesa per lavare i panni sacri usati per la celebrazione della Messa, in particolare penso al purificatoio che usa il sacerdote per asciugare il calice e per pulirsi le labbra. Questo panno potrebbe contenere alcune gocce del sangue di nostro Signore Gesù e quindi come fare per lavarlo? Insieme all’altra biancheria?

Massimo Piccini

La domanda del nostro amico lettore ci permette di soffermarci su un aspetto poco conosciuto, ma molto importante, ossia la cura e la gestione della biancheria sacra utilizzata sull’altare per la celebrazione eucaristica.
La Chiesa ha da sempre avuto un’attenzione particolare su tutto ciò che viene a contatto con il corpo ed il sangue di Cristo nella consapevolezza che in ogni frammento di ostia consacrata, come nella più piccola goccia del vino eucaristico, vi è tutta la pienezza e la totalità della presenza del Signore.

«I pastori abbiano cura di mantenere costantemente puliti i lini della mensa sacra, e in particolare quelli destinati ad accogliere le sacre specie, e di lavarli piuttosto di frequente secondo la prassi tradizionale. È lodevole che l’acqua del primo lavaggio, che va eseguito a mano, si versi nel sacrario della chiesa o a terra in un luogo appropriato. Successivamente, si può effettuare un nuovo lavaggio nel modo consueto». Con queste parole, l’Istruzione Redemptionis Sacramentum della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, emanata il 25 marzo 2004, al numero 120 invita tutti i sacerdoti ad avere alcune attenzioni particolari:

– tutta la biancheria sacra che viene utilizzata per la celebrazione deve essere costantemente pulita;

– un’attenzione in più va riservata per «i lini… destinati ad accogliere le sacre specie»; ci si riferisce a tre oggetti in particolare: 1) il purificatoio che serve per spostare i frammenti delle ostie consacrate dalla patena, dalla pisside, dal piatto nel calice e, dopo aver utilizzato dell’acqua per assumere questi frammenti, per astergere il calice stesso, ed eventualmente le labbra del ministro; 2) la palla, prima di forma circolare, oggi più frequentemente quadrangolare, che serve per coprire il calice, e quindi può entrare in contatto con il sangue di Cristo; 3) il corporale, ulteriore piccola tovaglia, ripiegata più volte per contenere eventuali frammenti dell’eucaristia che possono esser stati dispersi;

– per il purificatoio, la palla ed il corporale si chiede di «lavarli piuttosto di frequente» proprio perché in essi possono rimanere piccoli residui dell’Eucaristia;

– per la modalità si indica un primo lavaggio, da eseguirsi rigorosamente a mano, e distinto da altra biancheria sacra, in cui l’acqua (dove magari i tessuti rimangono per un po’ in modo da far sciogliere gli eventuali frammenti dell’ostia consacrata e le gocce del sangue di Cristo – venendo meno la materia pane e vino consacrati, viene meno anche la presenza reale del Signore) abbia una destinazione particolare: l’ideale sarebbe usare il «sacrario», un luogo specifico della sagrestia, simile ad un piccolo lavandino, il cui scarico va direttamente sotto la superficie della chiesa (quasi sempre sotto l’altare) evitando le condutture normali; in assenza del sacrario si indica «a terra in un luogo appropriato», per esempio un vaso di fiori davanti al tabernacolo o all’altare, in chiesa, o ad un’immagine sacra, in casa;

– dopo questo primo momento possono seguire altri lavaggi «nel modo consueto».

Roberto Gulino

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Vi sottopongo un quesito un po’ strano, spero non sia anche un po’ sciocco! Vorrei sapere se esistono delle norme emanate dalla Chiesa per lavare i panni sacri usati per la celebrazione della Messa, in particolare penso al purificatoio che usa il sacerdote per asciugare il calice e per pulirsi le labbra. Questo panno potrebbe contenere alcune gocce del sangue di nostro Signore Gesù e quindi come fare per lavarlo? Insieme all’altra biancheria?

Massimo Piccini

La domanda del nostro amico lettore ci permette di soffermarci su un aspetto poco conosciuto, ma molto importante, ossia la cura e la gestione della biancheria sacra utilizzata sull’altare per la celebrazione eucaristica.
La Chiesa ha da sempre avuto un’attenzione particolare su tutto ciò che viene a contatto con il corpo ed il sangue di Cristo nella consapevolezza che in ogni frammento di ostia consacrata, come nella più piccola goccia del vino eucaristico, vi è tutta la pienezza e la totalità della presenza del Signore.

«I pastori abbiano cura di mantenere costantemente puliti i lini della mensa sacra, e in particolare quelli destinati ad accogliere le sacre specie, e di lavarli piuttosto di frequente secondo la prassi tradizionale. È lodevole che l’acqua del primo lavaggio, che va eseguito a mano, si versi nel sacrario della chiesa o a terra in un luogo appropriato. Successivamente, si può effettuare un nuovo lavaggio nel modo consueto». Con queste parole, l’Istruzione Redemptionis Sacramentum della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, emanata il 25 marzo 2004, al numero 120 invita tutti i sacerdoti ad avere alcune attenzioni particolari:

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– tutta la biancheria sacra che viene utilizzata per la celebrazione deve essere costantemente pulita;

– un’attenzione in più va riservata per «i lini… destinati ad accogliere le sacre specie»; ci si riferisce a tre oggetti in particolare: 1) il purificatoio che serve per spostare i frammenti delle ostie consacrate dalla patena, dalla pisside, dal piatto nel calice e, dopo aver utilizzato dell’acqua per assumere questi frammenti, per astergere il calice stesso, ed eventualmente le labbra del ministro; 2) la palla, prima di forma circolare, oggi più frequentemente quadrangolare, che serve per coprire il calice, e quindi può entrare in contatto con il sangue di Cristo; 3) il corporale, ulteriore piccola tovaglia, ripiegata più volte per contenere eventuali frammenti dell’eucaristia che possono esser stati dispersi;

– per il purificatoio, la palla ed il corporale si chiede di «lavarli piuttosto di frequente» proprio perché in essi possono rimanere piccoli residui dell’Eucaristia;

– per la modalità si indica un primo lavaggio, da eseguirsi rigorosamente a mano, e distinto da altra biancheria sacra, in cui l’acqua (dove magari i tessuti rimangono per un po’ in modo da far sciogliere gli eventuali frammenti dell’ostia consacrata e le gocce del sangue di Cristo – venendo meno la materia pane e vino consacrati, viene meno anche la presenza reale del Signore) abbia una destinazione particolare: l’ideale sarebbe usare il «sacrario», un luogo specifico della sagrestia, simile ad un piccolo lavandino, il cui scarico va direttamente sotto la superficie della chiesa (quasi sempre sotto l’altare) evitando le condutture normali; in assenza del sacrario si indica «a terra in un luogo appropriato», per esempio un vaso di fiori davanti al tabernacolo o all’altare, in chiesa, o ad un’immagine sacra, in casa;

– dopo questo primo momento possono seguire altri lavaggi «nel modo consueto».

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