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«Chiesa sia sempre più una casa aperta a tutti»

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Cercare risposte coraggiose agli interrogativi del nostro tempo per raggiungere “nuovi poveri”. Questo, in sintesi, l’invito che il Papa affida nel discorso ai circa 100 membri del Capitolo Generale dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, ricevuti stamani in udienza nella Sala Clementina. Quest’anno ricorre il bicentenario della morte del fondatore, Sant’Eugenio de Mazenod. Bisogna lavorare per una Chiesa che sia “per tutti”, accogliendo e accompagnando, esorta Francesco.

La vostra Congregazione si è impegnata per riaccendere la fede che “la rivoluzione francese stava spegnendo nel cuore dei poveri delle campagne della Provenza, travolgendo anche tanti ministri della Chiesa”. Lo sottolinea il Papa all’inizio del suo discorso ai membri del Capitolo Generale. La Congregazione nasce infatti nel 1816, per opera di Sant’Eugenio de Mazenod, che abbandonò la Francia proprio a causa della rivoluzione francese. Tornato in patria e divenuto sacerdote, per far fronte all’abbandono della pratica religiosa nelle aree rurali della Provenza, con alcuni compagni organizzò la predicazione nelle campagne, ricorrendo anche all’uso del dialetto provenzale per farsi capire anche dai più semplici. E la Congregazione, nel giro di pochi decenni, si è diffusa nei cinque continenti, nota Francesco.
Due le caratteristiche centrali del fondatore messe in evidenza dal Papa: “Ha amato Gesù con passione e la Chiesa senza condizioni”. “Siete chiamati a rinnnovare questo duplice amore”, dice Francesco ai presenti, e la ricorrenza dei 200 anni dalla fondazione dell’Istituto cade proprio nel Giubileo della Misericordia che deve essere “il cuore della vostra missione”. Essere “uomini dell’Avvento” come Sant’Eugenio de Mazenod, esorta il Papa spiegando l’obiettivo centrale per la Congregazione nel mondo di oggi: “La Chiesa sta vivendo, insieme al mondo intero, un’epoca di grandi trasformazioni, nei campi più diversi. Ha bisogno di uomini che portino nel cuore lo stesso amore per Gesù Cristo che abitava nel cuore del giovane Eugenio de Mazenod, e lo stesso amore senza condizioni per la Chiesa, che si sforza di essere sempre più casa aperta. È importante lavorare per una Chiesa che sia per tutti, una Chiesa pronta ad accogliere e accompagnare!”.
La storia della Congregazione è quella di tanti consacrati che hanno sacrificato la vita “per raggiungere terre lontane dove ancora c’erano ‘pecore senza pastore’”, testimoniando “qualche volta anche con il sangue” un grande amore per Cristo e per la Chiesa. Una chiamata che si ripete ancora oggi: “Oggi, ogni terra è ‘terra di missione’, ogni dimensione dell’umano è terra di missione, che attende l’annuncio del Vangelo. Il Papa Pio XI vi definì ‘gli specialisti delle missioni difficili’. Il campo della missione oggi sembra allargarsi ogni giorno, abbracciando sempre nuovi poveri, poveri uomini e donne dal volto di Cristo che chiedono aiuto, consolazione, speranza, nelle situazioni più disperate della vita. Pertanto c’è bisogno di voi, della vostra audacia missionaria, della vostra disponibilità a portare a tutti la Buona Notizia che libera e consola”.
Una missione che si porta con la gioia del Vangelo che deve risplendere sul volto, per “uno slancio missionario nuovo”, punto di partenza per “incontrare nuovi poveri”: “E’ necessario cercare risposte adeguate, evangeliche e coraggiose, agli interrogativi degli uomini e delle donne del nostro tempo. Per questo occorre guardare il passato con gratitudine, vivere il presente con passione e abbracciare il futuro con speranza, senza lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà che incontrate nella missione, ma forti della fedeltà alla vostra vocazione religiosa e missionaria”.
Al centro c’è Maria Immacolata: un nome che Sant’Eugenio definì come “un passaporto per il Cielo”.
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Cercare risposte coraggiose agli interrogativi del nostro tempo per raggiungere “nuovi poveri”. Questo, in sintesi, l’invito che il Papa affida nel discorso ai circa 100 membri del Capitolo Generale dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, ricevuti stamani in udienza nella Sala Clementina. Quest’anno ricorre il bicentenario della morte del fondatore, Sant’Eugenio de Mazenod. Bisogna lavorare per una Chiesa che sia “per tutti”, accogliendo e accompagnando, esorta Francesco.

La vostra Congregazione si è impegnata per riaccendere la fede che “la rivoluzione francese stava spegnendo nel cuore dei poveri delle campagne della Provenza, travolgendo anche tanti ministri della Chiesa”. Lo sottolinea il Papa all’inizio del suo discorso ai membri del Capitolo Generale. La Congregazione nasce infatti nel 1816, per opera di Sant’Eugenio de Mazenod, che abbandonò la Francia proprio a causa della rivoluzione francese. Tornato in patria e divenuto sacerdote, per far fronte all’abbandono della pratica religiosa nelle aree rurali della Provenza, con alcuni compagni organizzò la predicazione nelle campagne, ricorrendo anche all’uso del dialetto provenzale per farsi capire anche dai più semplici. E la Congregazione, nel giro di pochi decenni, si è diffusa nei cinque continenti, nota Francesco.
Due le caratteristiche centrali del fondatore messe in evidenza dal Papa: “Ha amato Gesù con passione e la Chiesa senza condizioni”. “Siete chiamati a rinnnovare questo duplice amore”, dice Francesco ai presenti, e la ricorrenza dei 200 anni dalla fondazione dell’Istituto cade proprio nel Giubileo della Misericordia che deve essere “il cuore della vostra missione”. Essere “uomini dell’Avvento” come Sant’Eugenio de Mazenod, esorta il Papa spiegando l’obiettivo centrale per la Congregazione nel mondo di oggi: “La Chiesa sta vivendo, insieme al mondo intero, un’epoca di grandi trasformazioni, nei campi più diversi. Ha bisogno di uomini che portino nel cuore lo stesso amore per Gesù Cristo che abitava nel cuore del giovane Eugenio de Mazenod, e lo stesso amore senza condizioni per la Chiesa, che si sforza di essere sempre più casa aperta. È importante lavorare per una Chiesa che sia per tutti, una Chiesa pronta ad accogliere e accompagnare!”.
La storia della Congregazione è quella di tanti consacrati che hanno sacrificato la vita “per raggiungere terre lontane dove ancora c’erano ‘pecore senza pastore’”, testimoniando “qualche volta anche con il sangue” un grande amore per Cristo e per la Chiesa. Una chiamata che si ripete ancora oggi: “Oggi, ogni terra è ‘terra di missione’, ogni dimensione dell’umano è terra di missione, che attende l’annuncio del Vangelo. Il Papa Pio XI vi definì ‘gli specialisti delle missioni difficili’. Il campo della missione oggi sembra allargarsi ogni giorno, abbracciando sempre nuovi poveri, poveri uomini e donne dal volto di Cristo che chiedono aiuto, consolazione, speranza, nelle situazioni più disperate della vita. Pertanto c’è bisogno di voi, della vostra audacia missionaria, della vostra disponibilità a portare a tutti la Buona Notizia che libera e consola”.
Una missione che si porta con la gioia del Vangelo che deve risplendere sul volto, per “uno slancio missionario nuovo”, punto di partenza per “incontrare nuovi poveri”: “E’ necessario cercare risposte adeguate, evangeliche e coraggiose, agli interrogativi degli uomini e delle donne del nostro tempo. Per questo occorre guardare il passato con gratitudine, vivere il presente con passione e abbracciare il futuro con speranza, senza lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà che incontrate nella missione, ma forti della fedeltà alla vostra vocazione religiosa e missionaria”.
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