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«Chiesa ha tante rughe e macchie ma resta Madre che accoglie»

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“Vivo apprezzamento” del Papa “per l’intesa appena raggiunta dalla Comunità internazionale” sulla Siria, e suo incoraggiamento a “proseguire con generoso slancio” “verso la cessazione delle violenze ed una soluzione negoziata che porti alla pace”. E per la Libia Bergoglio osserva che “il recente impegno assuntotra le parti per un Governo di unità nazionale invita alla speranza per il futuro”.

Papa Francesco li ha espressi dopo l’Angelus recitato dalla finestra dello studio su piazza San Pietro, allargando subito dopo le proprie speranze di “dialogo” e per “un rinnovato spirito di fraternità” al Costa Rica e al Nicaragua. Questi appelli, insieme a quello umanitario per le “care popolazioni dell’India colpite recentemente da un grave alluvione“, esprimono l’aspirazione del papa latinoamericano e della sua diplomazia per una politica di pacificazione fondata sul dialogo.

Individuare i segni di pace possibili pur in situazioni intricatissime è la scommessa del Papa da cui nasce la sua “politica”, che ben si attaglia a quella storia “a rovescio” cui ha accennato commentando prima dell’Angelus il brano evangelico della visita di Maria alla anziana cugina Elisabetta. Tante volte, ha commentato, crediamo di vedere la storia “per il verso giusto, e invece rischiamo di leggerla alla rovescia. Succede – ha spiegato – quando essa ci sembra determinata dall’economia di mercato, regolata dalla finanza e dagli affari, dominata dai potenti di turno. Il Dio del Natale è invece un Dio che ‘scombina le carte, gli piace scombinarle, eh,: come canta Maria nel Magnificat, è il Signore che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”.

Nell’Angelus il Papa ha sottolineato come per la Chiesa “il Signore Gesù non sarà mai un possesso da difendere gelosamente, quelli che fanno questo sono sbagliati”, ricordando che “pur tra macchie e rughe, e ne ha tante, la Chiesa lascia trasparire i lineamenti della Sposa amata e purificata da Cristo Signore, della madre che esce dalle proprie porte per cercare col sorriso di madre tutti i lontani e protarli alla misericordia di Dio”.

La Chiesa, ha spiegato, aspetta “sempre Colui che le viene incontro e che essa sa attendere con fiducia e gioia, dando voce alla speranza del mondo”. E noi dobbiamo, ha esortato, “guardarla con lo stupore della fede significa non limitarsi a considerarla soltanto come istituzione religiosa, ma sentirla come una Madre”.

Secondo Francesco, una Chiesa che sia madre “sa riconoscere i molti segni di amore fedele che Dio continuamente le invia”. “A Natale – ha ricordato – Dio ci dona tutto Sè stesso donando il suo Figlio, l’Unico, che è tutta la sua gioia. E solo con il cuore di Maria, l’umile e povera figlia di Sion, diventata Madre del Figlio dell’Altissimo, è possibile esultare e rallegrarsi per il grande dono di Dio e per la sua
imprevedibile sorpresa”.

“Ci aiuti Lei – ha pregato Francesco – a percepire lo stupore per la nascita di Gesù, il dono dei doni, il regalo immeritato che ci porta la salvezza”.

Il primo dei saluti dopo l’Angelus è stato rivlto ai piccoli del Centro oratori romani giunti in Vaticano per la tradizionale benedizione dei “Bambinelli” e per il Giubileo dei bambini degli oratori della capitale. “Cari bambini, sentite bene: quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me, come io mi ricordo di voi. Vi ringrazio, e buon Natale”.
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FOTO SICILIANI

La giornata dei bambini era iniziata con la Messa nella Basilica di San Pietro presieduta dal cardinale Angelo Comastri: prendendo come esempio la figura di madre Teresa di Calcutta, il porporato ha spiegato loro che era proprio il piccolo Gesù a dare alla beata il coraggio di andare nelle strade pericolose della sua città per cercare i poveri da accudire. “Chi ha dato a questa donna la forza di compiere questi gesti? Quel Bambinello che voi volete oggi mettere al centro della vostra casa! Ecco perché dobbiamo essere grati a Gesù: da quel Bambino è nata la più grande rivoluzione della storia, la rivoluzione dell’amore che è passata attraverso San Francesco, San Vincenzo de’ Paoli, Madre Teresa di Calcutta e tantissima gente che ancora oggi continua – anche tra le bombe! – a seminare l’amore. Questo è il cristianesimo! Questo è ciò che ha portato Gesù nel mondo”.
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FOTO SICILIANI

E il cardinale ha ricordato anche l’importanza del Centro oratori romani che quest’anno festeggia 70 anni dalla fondazione, come luogo importante per la formazione e l’educazione dei bambini e degli adolescenti. “Quanto è importante che i ragazzi abbiano luoghi di amicizia pulita, luoghi di amicizia serena, luoghi di amicizia dove si trasmette la fede, dove si gioca anche in pace, serenamente. Ringraziamo il Centro oratori romani e tutti coloro che danno il loro tempo, il loro cuore perché l’incontro dei ragazzi sia un incontro bello, un incontro che fa divertire ma lascia buoni”.
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Papa Francesco li ha espressi dopo l’Angelus recitato dalla finestra dello studio su piazza San Pietro, allargando subito dopo le proprie speranze di “dialogo” e per “un rinnovato spirito di fraternità” al Costa Rica e al Nicaragua. Questi appelli, insieme a quello umanitario per le “care popolazioni dell’India colpite recentemente da un grave alluvione“, esprimono l’aspirazione del papa latinoamericano e della sua diplomazia per una politica di pacificazione fondata sul dialogo.

Individuare i segni di pace possibili pur in situazioni intricatissime è la scommessa del Papa da cui nasce la sua “politica”, che ben si attaglia a quella storia “a rovescio” cui ha accennato commentando prima dell’Angelus il brano evangelico della visita di Maria alla anziana cugina Elisabetta. Tante volte, ha commentato, crediamo di vedere la storia “per il verso giusto, e invece rischiamo di leggerla alla rovescia. Succede – ha spiegato – quando essa ci sembra determinata dall’economia di mercato, regolata dalla finanza e dagli affari, dominata dai potenti di turno. Il Dio del Natale è invece un Dio che ‘scombina le carte, gli piace scombinarle, eh,: come canta Maria nel Magnificat, è il Signore che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”.

Nell’Angelus il Papa ha sottolineato come per la Chiesa “il Signore Gesù non sarà mai un possesso da difendere gelosamente, quelli che fanno questo sono sbagliati”, ricordando che “pur tra macchie e rughe, e ne ha tante, la Chiesa lascia trasparire i lineamenti della Sposa amata e purificata da Cristo Signore, della madre che esce dalle proprie porte per cercare col sorriso di madre tutti i lontani e protarli alla misericordia di Dio”.

La Chiesa, ha spiegato, aspetta “sempre Colui che le viene incontro e che essa sa attendere con fiducia e gioia, dando voce alla speranza del mondo”. E noi dobbiamo, ha esortato, “guardarla con lo stupore della fede significa non limitarsi a considerarla soltanto come istituzione religiosa, ma sentirla come una Madre”.

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imprevedibile sorpresa”.

“Ci aiuti Lei – ha pregato Francesco – a percepire lo stupore per la nascita di Gesù, il dono dei doni, il regalo immeritato che ci porta la salvezza”.

Il primo dei saluti dopo l’Angelus è stato rivlto ai piccoli del Centro oratori romani giunti in Vaticano per la tradizionale benedizione dei “Bambinelli” e per il Giubileo dei bambini degli oratori della capitale. “Cari bambini, sentite bene: quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me, come io mi ricordo di voi. Vi ringrazio, e buon Natale”.
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La giornata dei bambini era iniziata con la Messa nella Basilica di San Pietro presieduta dal cardinale Angelo Comastri: prendendo come esempio la figura di madre Teresa di Calcutta, il porporato ha spiegato loro che era proprio il piccolo Gesù a dare alla beata il coraggio di andare nelle strade pericolose della sua città per cercare i poveri da accudire. “Chi ha dato a questa donna la forza di compiere questi gesti? Quel Bambinello che voi volete oggi mettere al centro della vostra casa! Ecco perché dobbiamo essere grati a Gesù: da quel Bambino è nata la più grande rivoluzione della storia, la rivoluzione dell’amore che è passata attraverso San Francesco, San Vincenzo de’ Paoli, Madre Teresa di Calcutta e tantissima gente che ancora oggi continua – anche tra le bombe! – a seminare l’amore. Questo è il cristianesimo! Questo è ciò che ha portato Gesù nel mondo”.
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E il cardinale ha ricordato anche l’importanza del Centro oratori romani che quest’anno festeggia 70 anni dalla fondazione, come luogo importante per la formazione e l’educazione dei bambini e degli adolescenti. “Quanto è importante che i ragazzi abbiano luoghi di amicizia pulita, luoghi di amicizia serena, luoghi di amicizia dove si trasmette la fede, dove si gioca anche in pace, serenamente. Ringraziamo il Centro oratori romani e tutti coloro che danno il loro tempo, il loro cuore perché l’incontro dei ragazzi sia un incontro bello, un incontro che fa divertire ma lascia buoni”.
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