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«Chi non crede è già stato condannato». Ma la salvezza di Dio è offerta a tutti

Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura

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“Chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”. Una nostra lettrice chiede di commentare questo passo del Vangelo di Giovanni, aggiugendo: “sembrano una condanna senza speranza: ma io penso che la misericordia di Dio salverà anche i dubbiosi…”. La risposta del biblista don Filippo Belli

Nel Vangelo si legge che «chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio». Cosa significano queste parole? Dette così sembrano una condanna senza speranza: ma io penso che la misericordia di Dio salverà anche i dubbiosi…

Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura

Il tema della salvezza per tutti – è molto vivo nell’esperienza cristiana, e giustamente. Il credente fa una così bella esperienza della vita, piena di amore e di speranza, che non può non desiderarla per tutti. Spesso allora ci si domanda quali siano le condizioni per la salvezza. A riguardo abbiamo due orientamenti fondamentali, ma che – come vedremo – non si possono contrapporre.
Il primo è di valutare la questione dalla parte dell’uomo. Da questo punto di vista la condizione per la salvezza sarebbe tutta dipendente dalla giustizia dell’uomo, secondo un principio biblico per il quale chi fa il bene è ricompensato qui o nell’altra vita, e chi fa il male invece è castigato qui o nell’altra vita. Questo è un principio di giustizia elementare, alla base anche di ogni convivenza civile senza il quale essa non sarebbe possibile. Questo principio di giustizia può essere modulato in vari modi, comprendendo anche, come spesso accade, la possibilità di ravvedersi dal male, di crescere nel bene, di riparare i mali causati, e infine anche di ottenere perdono e misericordia. Ma il principio è sacrosanto.
Il secondo modo di affrontare la questione è di vederla dalla pare di Dio. Anche qui, il principio di giustizia deve valere, essendo Dio sommamente giusto, non può ovviamente agire verso gli uomini a capriccio, ma secondo giustizia. Ora, la Rivelazione biblica ci dice che Dio è sempre molto disposto a perdonare, che la sua misericordia è senza limiti, pronta a coprire tutti i peccati e ad accogliere anche il più piccolo segnale di ravvedimento di ogni peccatore.
Il problema, ovvero la questione che sempre attanaglia l’umana riflessione, è come si accordino, e fino a che punto, la giustizia e la misericordia, fino ad arrivare a pensare – come spesso capita – che la somma giustizia di Dio sia la sua misericordia, non senza ragioni e fondamenti nei testi scritturisti e in quello che Gesù stesso nei vangeli ci ha fatto vedere e udire. A buon diritto allora, si può sperare che la misericordia di Dio salvi anche i dubbiosi, come la nostra lettrice suggerisce.
Ora, il brano citato, mi sembra, però, che ponga una questione previa alla questione della salvezza e della condanna, ovvero la sua condizione fondamentale che è l’accettare o meno, a mezzo della fede, la salvezza che Dio offre. Il testo del vangelo di Giovanni così recita per esteso: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Gesù in queste parole chiaramente ci fa intendere quale sia il desiderio di Dio, salvare tutti: che nessuno vada perduto. E il dono del suo Figlio – le sue parole, la sua opera di redenzione – è la testimonianza viva di tale volontà. L’unica condizione è la fede, che è semplicemente accettare e accogliere il dono di Dio. Per questo chi non crede ha già subito il giudizio (è già stato condannato): è come un figlio a cui si fa un regalo ma non lo vuole aprire né accettare. In questo modo si è condannato da solo a non godere del regalo. Il motivo di questo possibile rifiuto è  bene evidenziato nel testo: una resistenza al bene, ovvero un attaccamento al male, che acceca l’animo in misura tale da non vedere la luce. Anzi, un fastidio per la luce, perché svela la malizia del cuore e delle opere.
La misericordia di Dio con la quale Egli salva, quindi, non trova il suo ostacolo nel singolo peccato, e in questo senso tutti i peccati sono perdonabili come afferma il vangelo stesso. La misericordia trova il suo ostacolo il quel grande peccato che è non volere essere perdonati, nell’attaccamento al male.
Si potrebbe quindi dire che la misericordia divina, la volontà di salvezza di Dio, a più a che fare con la fede che con la giustizia. Nessuno è giusto – afferma Paolo nella lettera ai Romani (3,10-18) – e proprio per questo la misericordia divina risalta come offerta di salvezza per tutti. Ma senza la fede che riconosce, accoglie e aderisce il dono di grazia, anche timida e timorosa, come quella del buon ladrone, la misericordia di Dio non riesce a entrare nella vita del mondo.
Due ultime annotazioni sono necessarie in questa sommaria riflessione.
La salvezza di Dio, l’offerta della sua misericordia è senza limiti e confini, ma è una offerta libera, che esalta la libertà umana proprio perché è offerta gratuitamente e liberamente. Senza la libertà umana di accoglierla non c’è salvezza. In questo modo Dio ci rende protagonisti della nostra storia di salvezza, non ci salva senza di noi, senza che questa salvezza diventi nostra nell’accoglierla con libertà, facendoci uomini e donne liberi e grati.
L’ultima considerazione è che per fortuna noi non siamo in grado di giudicare gli altri, mai! Nessuno conosce fino in fondo cosa alberga nel cuore della singola persona, quali spiragli di apertura alla grazia ci sono, quanto tempo occorre perché una persona si apra alla grazia di Dio, quale cammino sta compiendo nel suo cuore al di là delle apparenze. Solo Dio sa tutto questo, conosce cosa c’è davvero nel cuore dell’uomo, il suo mistero, il suo travaglio, le sue aspirazioni. È Lui conosce le strade per arrivare ad ogni cuore. Il Vangelo ce lo documenta a ogni pagina. Chi avrebbe scommesso sulla samaritana, o su Zaccheo o sui pubblicani?
Quindi, con tanta gratitudine per il dono di grazia ricevuto, noi possiamo sperare la salvezza per tutti, per ogni peccatore – come lo siamo noi, chi può giudicare?-, per i dubbiosi, per quelli che non conoscono Gesù direttamente perché non ne hanno avuto occasione, per tutti. Ma non possiamo deciderla noi. In questo senso l’affermazione di chi ha posto la domanda non è proprio esatta: «ma io penso che la misericordia di Dio salverà anche i dubbiosi…». Noi non possiamo affermarlo, non possiamo pensarlo nel senso di poterlo asserire con sicurezza, possiamo con tutto il cuore sperarlo per noi e per tutti. E siccome Dio è grande e buono, questa speranza è bene fondata, fatta salva la libertà umana con la quale Dio dialoga incessantemente per riportare il mondo a sé.

Originale: ToscanaOggi.it
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“Chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”. Una nostra lettrice chiede di commentare questo passo del Vangelo di Giovanni, aggiugendo: “sembrano una condanna senza speranza: ma io penso che la misericordia di Dio salverà anche i dubbiosi…”. La risposta del biblista don Filippo Belli

Nel Vangelo si legge che «chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio». Cosa significano queste parole? Dette così sembrano una condanna senza speranza: ma io penso che la misericordia di Dio salverà anche i dubbiosi…

Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura

Il tema della salvezza per tutti – è molto vivo nell’esperienza cristiana, e giustamente. Il credente fa una così bella esperienza della vita, piena di amore e di speranza, che non può non desiderarla per tutti. Spesso allora ci si domanda quali siano le condizioni per la salvezza. A riguardo abbiamo due orientamenti fondamentali, ma che – come vedremo – non si possono contrapporre.
Il primo è di valutare la questione dalla parte dell’uomo. Da questo punto di vista la condizione per la salvezza sarebbe tutta dipendente dalla giustizia dell’uomo, secondo un principio biblico per il quale chi fa il bene è ricompensato qui o nell’altra vita, e chi fa il male invece è castigato qui o nell’altra vita. Questo è un principio di giustizia elementare, alla base anche di ogni convivenza civile senza il quale essa non sarebbe possibile. Questo principio di giustizia può essere modulato in vari modi, comprendendo anche, come spesso accade, la possibilità di ravvedersi dal male, di crescere nel bene, di riparare i mali causati, e infine anche di ottenere perdono e misericordia. Ma il principio è sacrosanto.
Il secondo modo di affrontare la questione è di vederla dalla pare di Dio. Anche qui, il principio di giustizia deve valere, essendo Dio sommamente giusto, non può ovviamente agire verso gli uomini a capriccio, ma secondo giustizia. Ora, la Rivelazione biblica ci dice che Dio è sempre molto disposto a perdonare, che la sua misericordia è senza limiti, pronta a coprire tutti i peccati e ad accogliere anche il più piccolo segnale di ravvedimento di ogni peccatore.
Il problema, ovvero la questione che sempre attanaglia l’umana riflessione, è come si accordino, e fino a che punto, la giustizia e la misericordia, fino ad arrivare a pensare – come spesso capita – che la somma giustizia di Dio sia la sua misericordia, non senza ragioni e fondamenti nei testi scritturisti e in quello che Gesù stesso nei vangeli ci ha fatto vedere e udire. A buon diritto allora, si può sperare che la misericordia di Dio salvi anche i dubbiosi, come la nostra lettrice suggerisce.
Ora, il brano citato, mi sembra, però, che ponga una questione previa alla questione della salvezza e della condanna, ovvero la sua condizione fondamentale che è l’accettare o meno, a mezzo della fede, la salvezza che Dio offre. Il testo del vangelo di Giovanni così recita per esteso: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Gesù in queste parole chiaramente ci fa intendere quale sia il desiderio di Dio, salvare tutti: che nessuno vada perduto. E il dono del suo Figlio – le sue parole, la sua opera di redenzione – è la testimonianza viva di tale volontà. L’unica condizione è la fede, che è semplicemente accettare e accogliere il dono di Dio. Per questo chi non crede ha già subito il giudizio (è già stato condannato): è come un figlio a cui si fa un regalo ma non lo vuole aprire né accettare. In questo modo si è condannato da solo a non godere del regalo. Il motivo di questo possibile rifiuto è  bene evidenziato nel testo: una resistenza al bene, ovvero un attaccamento al male, che acceca l’animo in misura tale da non vedere la luce. Anzi, un fastidio per la luce, perché svela la malizia del cuore e delle opere.
La misericordia di Dio con la quale Egli salva, quindi, non trova il suo ostacolo nel singolo peccato, e in questo senso tutti i peccati sono perdonabili come afferma il vangelo stesso. La misericordia trova il suo ostacolo il quel grande peccato che è non volere essere perdonati, nell’attaccamento al male.
Si potrebbe quindi dire che la misericordia divina, la volontà di salvezza di Dio, a più a che fare con la fede che con la giustizia. Nessuno è giusto – afferma Paolo nella lettera ai Romani (3,10-18) – e proprio per questo la misericordia divina risalta come offerta di salvezza per tutti. Ma senza la fede che riconosce, accoglie e aderisce il dono di grazia, anche timida e timorosa, come quella del buon ladrone, la misericordia di Dio non riesce a entrare nella vita del mondo.
Due ultime annotazioni sono necessarie in questa sommaria riflessione.
La salvezza di Dio, l’offerta della sua misericordia è senza limiti e confini, ma è una offerta libera, che esalta la libertà umana proprio perché è offerta gratuitamente e liberamente. Senza la libertà umana di accoglierla non c’è salvezza. In questo modo Dio ci rende protagonisti della nostra storia di salvezza, non ci salva senza di noi, senza che questa salvezza diventi nostra nell’accoglierla con libertà, facendoci uomini e donne liberi e grati.
L’ultima considerazione è che per fortuna noi non siamo in grado di giudicare gli altri, mai! Nessuno conosce fino in fondo cosa alberga nel cuore della singola persona, quali spiragli di apertura alla grazia ci sono, quanto tempo occorre perché una persona si apra alla grazia di Dio, quale cammino sta compiendo nel suo cuore al di là delle apparenze. Solo Dio sa tutto questo, conosce cosa c’è davvero nel cuore dell’uomo, il suo mistero, il suo travaglio, le sue aspirazioni. È Lui conosce le strade per arrivare ad ogni cuore. Il Vangelo ce lo documenta a ogni pagina. Chi avrebbe scommesso sulla samaritana, o su Zaccheo o sui pubblicani?
Quindi, con tanta gratitudine per il dono di grazia ricevuto, noi possiamo sperare la salvezza per tutti, per ogni peccatore – come lo siamo noi, chi può giudicare?-, per i dubbiosi, per quelli che non conoscono Gesù direttamente perché non ne hanno avuto occasione, per tutti. Ma non possiamo deciderla noi. In questo senso l’affermazione di chi ha posto la domanda non è proprio esatta: «ma io penso che la misericordia di Dio salverà anche i dubbiosi…». Noi non possiamo affermarlo, non possiamo pensarlo nel senso di poterlo asserire con sicurezza, possiamo con tutto il cuore sperarlo per noi e per tutti. E siccome Dio è grande e buono, questa speranza è bene fondata, fatta salva la libertà umana con la quale Dio dialoga incessantemente per riportare il mondo a sé.

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