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Chi ha scritto i Salmi?

Risponde il Teologo

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Un lettore si chiede perché esista una doppia numerazione per i Salmi contenuti nell’omonimo libro della Bibbia e chi li abbia realmente scritti. Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla facoltà teologica dell’Italia centrale.

Nella Bibbia c’è il Libro dedicato ai 150 Salmi, preghiere rivolte al Signore. La mia domanda è questa: i salmi biblici sono stati scritti tutti da Re Davide o anche da Asaf o Salomone, anch’esso Re d’Israele? E come mai quando si recita un salmo c’è scritto «Salmo 23(22)»? Lo chiedo per capire se il numero giusto è quello scritto fuori o dentro la parentesi, tutto qua.

Marco Giraldi

Affronto per prima cosa la seconda questione, che è più semplice da risolvere. In effetti ogni volta è fastidioso trovare una doppia numerazione nei Salmi, almeno nella maggior parte di essi. Questo è dovuto a uno scarto tra l’originale ebraico e la traduzione in greco – detta dei Settanta  – degli stessi salmi ebraici. I salmi sono stati tutti scritti in ebraico, ma nel II-III secolo a.C. per esigenze della diaspora ebraica, soprattutto quella presente in Egitto, che non aveva più dimestichezza con l’ebraico e per stabilire anche un confronto culturale col mondo ellenistico, sono stati tradotti in greco (così come anche gli altri libri biblici). A causa di questa traduzione, si è venuta a stabilire una diversa numerazione dei salmi perché in greco alcuni salmi sono stati riuniti in uno (i salmi 9-10 ebraici sono diventati un salmo solo, il 9, per es.) e viceversa il greco ha spezzato in due un unico salmo (es: il salmo 116 ebraico sono diventati i salmi 114-115 in greco). Ora, la liturgia della Chiesa, prima in greco e poi in latino ha seguito la numerazione greca, che ancora oggi è rimasta nelle nostre traduzioni moderne. Così, in genere si usa la doppia numerazione per segnalare questa divergenza che non tocca però il contenuto dei salmi.

La prima domanda esige una risposta più articolata. All’inizio di numerosi salmi troviamo una sorta di intestazione con alcune informazioni, che variano di volta in volta. Esse  riguardano il genere letterario del salmo, la modalità di esecuzione musicale, o l’uso liturgico che se ne può fare, oppure ancora la circostanza storica in cui è nato, e in diverse occasioni anche l’autore della composizione salmica. In 73 casi (che diventano 80 per la traduzione in greco) il salmo è attribuito come autore al re Davide. In altri casi ad Asaf (cantore ufficiale della corte davidica). Da qui la tradizione che vuole che i salmi siano stati tutti composti dal re Davide.

Ora, gli studi esegetici ci dicono che tale attribuzione davidica di tutti i salmi non può essere accettata senza alcune precisazioni. Gli studi letterari ci dicono che se è accertato uno strato antico corrispondente all’epoca davidica (e in alcuni casi anche precedente), ci sono invece diversi salmi del salterio che sono stati composti in epoche successive, coprendo un arco storico abbastanza ampio di quasi un millennio.  Non mi dilungo sulla questione, che risulta complessa e oltremodo discussa. Non c’è, infatti,  un accordo unanime tra gli studiosi sulla datazione dei singoli salmi, le ipotesi a questo riguardo si sprecano. Ma credo che affermare, come gli studiosi ci fanno ritenere, che il salterio non sia una composizione statica di una precisa epoca, sia una grande risorsa anche per noi.

La bellezza e la ricchezza dei salmi consiste in effetti nella loro capacità espressiva della storia di un popolo, quello di Israele, che è diventata paradigmatica della storia umana.  Una storia che si è dipanata lungo secoli, che ha visto alterne vicende, molteplici protagonisti, diverse e variegate prese di coscienza sulle cose fondamentali, su Dio, sull’uomo, sulla storia, sulle sue speranze. Così il salterio risulta essere significativo di tutta questa storia, ovvero della storia che Dio ha generato nella vita del mondo attraverso questo particolare popolo. La genialità che ritroviamo nei salmi nell’esprimere la vita dell’uomo, il senso della storia, il rapporto con Dio, è una genialità letteraria e simbolica che deriva da questa particolare storia che Dio ha stabilito con Israele.

L’iniziatore di questa tradizione poetica e religiosa assieme, è stato sicuramente, come diversi dati ci inducono a pensare, il re Davide. Nella sua scia si sono allineati diversi altri donandoci un tesoro inestimabile che ancora oggi è capace di esprimere le coordinate essenziali della vita umana affacciata al Mistero di Dio.

Filippo Belli

 
Originale: Toscana Oggi
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Un lettore si chiede perché esista una doppia numerazione per i Salmi contenuti nell’omonimo libro della Bibbia e chi li abbia realmente scritti. Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla facoltà teologica dell’Italia centrale.

Nella Bibbia c’è il Libro dedicato ai 150 Salmi, preghiere rivolte al Signore. La mia domanda è questa: i salmi biblici sono stati scritti tutti da Re Davide o anche da Asaf o Salomone, anch’esso Re d’Israele? E come mai quando si recita un salmo c’è scritto «Salmo 23(22)»? Lo chiedo per capire se il numero giusto è quello scritto fuori o dentro la parentesi, tutto qua.

Marco Giraldi

Affronto per prima cosa la seconda questione, che è più semplice da risolvere. In effetti ogni volta è fastidioso trovare una doppia numerazione nei Salmi, almeno nella maggior parte di essi. Questo è dovuto a uno scarto tra l’originale ebraico e la traduzione in greco – detta dei Settanta  – degli stessi salmi ebraici. I salmi sono stati tutti scritti in ebraico, ma nel II-III secolo a.C. per esigenze della diaspora ebraica, soprattutto quella presente in Egitto, che non aveva più dimestichezza con l’ebraico e per stabilire anche un confronto culturale col mondo ellenistico, sono stati tradotti in greco (così come anche gli altri libri biblici). A causa di questa traduzione, si è venuta a stabilire una diversa numerazione dei salmi perché in greco alcuni salmi sono stati riuniti in uno (i salmi 9-10 ebraici sono diventati un salmo solo, il 9, per es.) e viceversa il greco ha spezzato in due un unico salmo (es: il salmo 116 ebraico sono diventati i salmi 114-115 in greco). Ora, la liturgia della Chiesa, prima in greco e poi in latino ha seguito la numerazione greca, che ancora oggi è rimasta nelle nostre traduzioni moderne. Così, in genere si usa la doppia numerazione per segnalare questa divergenza che non tocca però il contenuto dei salmi.

La prima domanda esige una risposta più articolata. All’inizio di numerosi salmi troviamo una sorta di intestazione con alcune informazioni, che variano di volta in volta. Esse  riguardano il genere letterario del salmo, la modalità di esecuzione musicale, o l’uso liturgico che se ne può fare, oppure ancora la circostanza storica in cui è nato, e in diverse occasioni anche l’autore della composizione salmica. In 73 casi (che diventano 80 per la traduzione in greco) il salmo è attribuito come autore al re Davide. In altri casi ad Asaf (cantore ufficiale della corte davidica). Da qui la tradizione che vuole che i salmi siano stati tutti composti dal re Davide.

Ora, gli studi esegetici ci dicono che tale attribuzione davidica di tutti i salmi non può essere accettata senza alcune precisazioni. Gli studi letterari ci dicono che se è accertato uno strato antico corrispondente all’epoca davidica (e in alcuni casi anche precedente), ci sono invece diversi salmi del salterio che sono stati composti in epoche successive, coprendo un arco storico abbastanza ampio di quasi un millennio.  Non mi dilungo sulla questione, che risulta complessa e oltremodo discussa. Non c’è, infatti,  un accordo unanime tra gli studiosi sulla datazione dei singoli salmi, le ipotesi a questo riguardo si sprecano. Ma credo che affermare, come gli studiosi ci fanno ritenere, che il salterio non sia una composizione statica di una precisa epoca, sia una grande risorsa anche per noi.

La bellezza e la ricchezza dei salmi consiste in effetti nella loro capacità espressiva della storia di un popolo, quello di Israele, che è diventata paradigmatica della storia umana.  Una storia che si è dipanata lungo secoli, che ha visto alterne vicende, molteplici protagonisti, diverse e variegate prese di coscienza sulle cose fondamentali, su Dio, sull’uomo, sulla storia, sulle sue speranze. Così il salterio risulta essere significativo di tutta questa storia, ovvero della storia che Dio ha generato nella vita del mondo attraverso questo particolare popolo. La genialità che ritroviamo nei salmi nell’esprimere la vita dell’uomo, il senso della storia, il rapporto con Dio, è una genialità letteraria e simbolica che deriva da questa particolare storia che Dio ha stabilito con Israele.

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Filippo Belli

 
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