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Chi era Jacinta Marto, la pastorella che ha visto la Madonna a Fatima?

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Verrà canonizzata insieme al fratello Francisco il 13 maggio durante la visita di Papa Francesco in Portogallo

Dopo aver parlato di Francisco Marto, che sentiva la vocazione di pregare e consolare il Signore e la Vergine Maria per i peccati degli uomini, Aleteia vi propone di scoprire Jacinta, la sua sorellina, la cui unica preoccupazione era convertire i peccatori e allontanare le anime dall’Inferno. Lucia, sua cugina, parlava con la Madonna durante le apparizioni; Francesco vedeva ma non capiva nulla; Jacinta, dal canto suo, non parlava, ma vedeva e capiva tutto.

Jacinta, la vocazione

Jacinta era la più piccola dei fratelli Marto, nata due anni dopo il fratello Francisco. Nel 1917, come il fratello, non sapeva leggere, e come lui non aveva ancora fatto la Prima Comunione. Secondo la cugina Lucia, era una bambina allegra e vivace. Molto sensibile, bastava poco per contrariarla. Come Francesco, però, aveva una certa serenità spirituale dovuta al clima di grande fede che regnava nella sua famiglia. In tutte le sue azioni sembrava si intravedesse la presenza di Dio e della Madonna.

Sulle montagne, al riparo da sguardi indiscreti, si divertiva con il fratello ripetendo ad alta voce i propri nomi. Francisco arrivava anche a recitare l’Ave Maria ai venti, facendo attenzione a che l’eco di ogni parola fosse perfettamente udibile.

È a Jacinta, secondo quanto ha affermato in seguito Lucia, che la Santa Vergine ha elargito una “maggior abbondanza di grazie” e una “maggior conoscenza di Dio e della virtù”.

Il ritratto che Lucia fa della cugina è di una bambina “dal cuore puro”, secondo quanto rende noto il sito Santiebeati.it. I suoi occhi parlavano di Dio, ed era insaziabile in materia di “sacrifici e mortificazioni”.

Come Francisco, era rimasta ben impressa anche nel cuore di Jacinta la raccomandazione che aveva fatto loro la Madonna durante la sua quarta apparizione (furono sei in totale): “Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori”, diceva ogni volta che si privava di bere o di mangiare o subiva derisioni o maltrattamenti.

Ripeteva sempre “Amo tanto il Signore e la Vergine Maria che non mi stanco di dire loro che li amo”, e cantava senza sosta: “Dolce cuore di Maria, siate la mia salvezza! Cuore Immacolato di Maria, convertite i peccatori, salvate le anime dall’inferno”.

Come con Francisco e Lucia, la promessa della Vergine risuonava senza sosta nel cuore di Jacinta: “Avrete molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto”.

Il “miracolo” della bara

Come il fratello Francisco, Jacinta non ha vissuto molto. Si ammalò contemporaneamente a lui di influenza spagnola nel 1918, ma morì un anno dopo, in seguito a un lungo mese di agonia. Durante questo periodo, la Vergine le apparve tre volte: “Oh, mamma! (…) Non vedi Nostra Signora della Cova da Iria?”, esclamò un giorno.

Morì da sola il 20 febbraio 1920, come le aveva predetto la Madonna in una visione: “La Madonna ci è venuta a trovare, e ha detto che molto presto viene a prendere Francesco per portarlo in cielo. E a me ha chiesto se volevo convertire ancora altri peccatori. Le ho detto di sì”, ha riferito in seguito con grande emozione la cugina secondo quanto riporta il sito web di riferimento in Belgio sulle apparizioni di Fatima, Fatima.be. Non era per guarirla, ma perché soffrisse di più “in riparazione alle offese contro il Cuore Immacolato di Maria”.

Jacinta morì da sola ma senza paura, perché la Vergine le aveva promesso di venire a “prenderla per andare in Cielo”.

Il feretro della piccola veggente venne deposto nella chiesa degli Angeli. Cosa strana, tre giorni dopo la sua morte si dice che il suo corpo emanasse un odore di fiori, del tutto sorprendente dopo essere stato all’aria e a seguito di una malattia come quella che l’aveva colpita. Nessuno riusciva a spiegarselo. Le sue labbra e le guance erano inoltre di un bel colore rosato, come se la bambina fosse ancora viva.

Il 12 settembre 1935 i suoi resti vennero trasferiti da Vila Nova de Ourém a Fátima. Quando venne aperta la bara, i presenti constatarono che il volto della veggente era intatto, e lo stesso accadde quando fu portata definitivamente nella basilica, il 1° maggio 1951.

Venne inviata una fotografia del volto di Jacinta a Lucia, che la inviò a sua volta al vescovo di Leiria, monsignor José Alves Correia, rendendolo partecipe in una lettera del suo desiderio che il Signore un giorno le desse “l’aureola dei santi, per la grandissima gloria della Santa Vergine”.

Dopo questa lettera, il vescovo portoghese chiese a Lucia di scrivere tutto quello che sapeva della vita di Jacinta. Questi scritti costituirono la prima delle sei parti delle Memorie di Suor Lucia, pubblicata nel 1935.

La sua ricompensa sulla Terra

A 17 anni dal pellegrinaggio di Giovanni Paolo II a Fatima, nel maggio del 2000, quando Francisco venne beatificato insieme alla sorella Jacinta 48 anni dopo l’apertura del processo, Papa Francesco torna in Portogallo per festeggiare il centenario delle apparizioni e proclamare, il 13 maggio, la loro canonizzazione, che li renderà i primi bambini, fratello e sorella, non martiri a diventare santi insieme.

Il primo miracolo avvenuto per sua intercessione e scelto per la sua beatificazione è stata la guarigione, il 25 marzo 1987, di Maria Emilia Santos, di Leiria (Portogallo), paraplegica che ha recuperato la capacità di camminare dopo aver recitato un Rosario durante un ritiro per malati a Fatima. Il secondo miracolo, scelto per la canonizzazione, è stata la guarigione di un bambino portoghese, Felipe Moura Marques, che viveva in Svizzera, diabetico fin dalla nascita (diabete di tipo 1) e dichiarato incurabile.

Anche Lucia dos Santos, cugina dei fratelli Marto, potrebbe essere beatificata e poi canonizzata, ma la sua morte è più recente (2005). L’indagine diocesana per la sua beatificazione si è chiusa ufficialmente il 13 febbraio scorso.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Dopo aver parlato di Francisco Marto, che sentiva la vocazione di pregare e consolare il Signore e la Vergine Maria per i peccati degli uomini, Aleteia vi propone di scoprire Jacinta, la sua sorellina, la cui unica preoccupazione era convertire i peccatori e allontanare le anime dall’Inferno. Lucia, sua cugina, parlava con la Madonna durante le apparizioni; Francesco vedeva ma non capiva nulla; Jacinta, dal canto suo, non parlava, ma vedeva e capiva tutto.

Jacinta, la vocazione

Jacinta era la più piccola dei fratelli Marto, nata due anni dopo il fratello Francisco. Nel 1917, come il fratello, non sapeva leggere, e come lui non aveva ancora fatto la Prima Comunione. Secondo la cugina Lucia, era una bambina allegra e vivace. Molto sensibile, bastava poco per contrariarla. Come Francesco, però, aveva una certa serenità spirituale dovuta al clima di grande fede che regnava nella sua famiglia. In tutte le sue azioni sembrava si intravedesse la presenza di Dio e della Madonna.

Sulle montagne, al riparo da sguardi indiscreti, si divertiva con il fratello ripetendo ad alta voce i propri nomi. Francisco arrivava anche a recitare l’Ave Maria ai venti, facendo attenzione a che l’eco di ogni parola fosse perfettamente udibile.

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È a Jacinta, secondo quanto ha affermato in seguito Lucia, che la Santa Vergine ha elargito una “maggior abbondanza di grazie” e una “maggior conoscenza di Dio e della virtù”.

Il ritratto che Lucia fa della cugina è di una bambina “dal cuore puro”, secondo quanto rende noto il sito Santiebeati.it. I suoi occhi parlavano di Dio, ed era insaziabile in materia di “sacrifici e mortificazioni”.

Come Francisco, era rimasta ben impressa anche nel cuore di Jacinta la raccomandazione che aveva fatto loro la Madonna durante la sua quarta apparizione (furono sei in totale): “Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori”, diceva ogni volta che si privava di bere o di mangiare o subiva derisioni o maltrattamenti.

Ripeteva sempre “Amo tanto il Signore e la Vergine Maria che non mi stanco di dire loro che li amo”, e cantava senza sosta: “Dolce cuore di Maria, siate la mia salvezza! Cuore Immacolato di Maria, convertite i peccatori, salvate le anime dall’inferno”.

Come con Francisco e Lucia, la promessa della Vergine risuonava senza sosta nel cuore di Jacinta: “Avrete molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto”.

Il “miracolo” della bara

Come il fratello Francisco, Jacinta non ha vissuto molto. Si ammalò contemporaneamente a lui di influenza spagnola nel 1918, ma morì un anno dopo, in seguito a un lungo mese di agonia. Durante questo periodo, la Vergine le apparve tre volte: “Oh, mamma! (…) Non vedi Nostra Signora della Cova da Iria?”, esclamò un giorno.

Morì da sola il 20 febbraio 1920, come le aveva predetto la Madonna in una visione: “La Madonna ci è venuta a trovare, e ha detto che molto presto viene a prendere Francesco per portarlo in cielo. E a me ha chiesto se volevo convertire ancora altri peccatori. Le ho detto di sì”, ha riferito in seguito con grande emozione la cugina secondo quanto riporta il sito web di riferimento in Belgio sulle apparizioni di Fatima, Fatima.be. Non era per guarirla, ma perché soffrisse di più “in riparazione alle offese contro il Cuore Immacolato di Maria”.

Jacinta morì da sola ma senza paura, perché la Vergine le aveva promesso di venire a “prenderla per andare in Cielo”.

Il feretro della piccola veggente venne deposto nella chiesa degli Angeli. Cosa strana, tre giorni dopo la sua morte si dice che il suo corpo emanasse un odore di fiori, del tutto sorprendente dopo essere stato all’aria e a seguito di una malattia come quella che l’aveva colpita. Nessuno riusciva a spiegarselo. Le sue labbra e le guance erano inoltre di un bel colore rosato, come se la bambina fosse ancora viva.

Il 12 settembre 1935 i suoi resti vennero trasferiti da Vila Nova de Ourém a Fátima. Quando venne aperta la bara, i presenti constatarono che il volto della veggente era intatto, e lo stesso accadde quando fu portata definitivamente nella basilica, il 1° maggio 1951.

Venne inviata una fotografia del volto di Jacinta a Lucia, che la inviò a sua volta al vescovo di Leiria, monsignor José Alves Correia, rendendolo partecipe in una lettera del suo desiderio che il Signore un giorno le desse “l’aureola dei santi, per la grandissima gloria della Santa Vergine”.

Dopo questa lettera, il vescovo portoghese chiese a Lucia di scrivere tutto quello che sapeva della vita di Jacinta. Questi scritti costituirono la prima delle sei parti delle Memorie di Suor Lucia, pubblicata nel 1935.

La sua ricompensa sulla Terra

A 17 anni dal pellegrinaggio di Giovanni Paolo II a Fatima, nel maggio del 2000, quando Francisco venne beatificato insieme alla sorella Jacinta 48 anni dopo l’apertura del processo, Papa Francesco torna in Portogallo per festeggiare il centenario delle apparizioni e proclamare, il 13 maggio, la loro canonizzazione, che li renderà i primi bambini, fratello e sorella, non martiri a diventare santi insieme.

Il primo miracolo avvenuto per sua intercessione e scelto per la sua beatificazione è stata la guarigione, il 25 marzo 1987, di Maria Emilia Santos, di Leiria (Portogallo), paraplegica che ha recuperato la capacità di camminare dopo aver recitato un Rosario durante un ritiro per malati a Fatima. Il secondo miracolo, scelto per la canonizzazione, è stata la guarigione di un bambino portoghese, Felipe Moura Marques, che viveva in Svizzera, diabetico fin dalla nascita (diabete di tipo 1) e dichiarato incurabile.

Anche Lucia dos Santos, cugina dei fratelli Marto, potrebbe essere beatificata e poi canonizzata, ma la sua morte è più recente (2005). L’indagine diocesana per la sua beatificazione si è chiusa ufficialmente il 13 febbraio scorso.

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