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Censis Il Vangelo? Per gli italiani è sconosciuto

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La ricerca del Censis su italiani e Vangelo. In due case su tre ce n’è una copia, ma il 70 % non la legge mai. Non si sa che i Vangeli sono quattro. Il passo più amato: “Beati i poveri in spirito”

Il Vangelo è un illustre “sconosciuto” per gli italiani. Quasi due terzi delle famiglie ammette di possederne una copia in casa. La metà lo considera fondamentale per il nostro patrimonio culturale. Un terzo se ne dice toccato nell’animo. Ma quando si prova a entrare fra le pieghe delle pagine “sacre”, l’approssimazione e la confusione regnano sovrane. Il 46% non sa quanti siano i Vangeli canonici. Figurarsi se si è chiamati a elencare i nomi di tutti e quattro gli evangelisti: il 40% non è capace di dirli e al massimo si ricordano Matteo e Luca. Inoltre oltre il 70% confessa candidamente di non leggere mai o quasi mai i primi libri del Nuovo Testamento, a cui si aggiunge un altro 20% che lo fa soltanto raramente. E, quando c’è da citare una frase tratta dal Vangelo, appena il 20,9% ne riferisce una. Eppure qualche icona “evangelica” resta nella memoria collettiva: oltre alla Crocifissione, ecco l’Ultima Cena o la Natività.

Il Vangelo in due case su tre ma solo l’11% lo legge spesso

A fotografare la beata ignoranza sul fattore «V» – che sta appunto per Vangelo – è il Censis con l’indagine “Il Vangelo e gli italiani” presentata oggi. Il Centro di ricerca presieduto da Giuseppe De Rita parla di «devota incompetenza» ed evidenzia come chi abita nel Belpaese abbia «solo spigolature e reminiscenze catechistiche» sulla vita di Cristo. Di fatto i quattro libri della Bibbia sono una sorta di soprammobile da tenere nel salotto, ma non da aprire. Il Censis li definisce volumi «poco frequentati», da comò: solo 11% li legge spesso, mentre il 37,2% li sfoglia a volte. Sono in prevalenza donne di 50 anni che risiedono al Nord e per lo più casalinghe. E dire che il 69,1% degli italiani ne ha una copia.

Il 40% non sa che i Vangeli sono quattro

Il Vangelo non fa più parte del bagaglio culturale dell’italiano medio, rivela l’istituto. Appena il 20% ripete a memoria un passo. Vale anche per chi va frequentemente a Messa: soltanto un terzo è in grado di farlo. Il versetto più evocato è “Beati i poveri in spirito”, seguito dal comandamento dell’amore “Ama il prossimo tuo come te stesso”, dalla frase del Signore “Lasciate che i bambini vengano a me” e dal monito di fronte a coloro che volevano lapidare l’adultera “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. Almeno non si cade in un tranello teso dal Censis: il 78% dice giustamente che l’Ave Maria non è presente nelle Scritture. Però, se si deve indicare il numero dei Vangeli, tutto ciò diventa un rebus: il 38% dichiara di non saperlo e l’8% tira a indovinare. Più che Parola, il Vangelo evoca immagini: il 35% ricorda quanto accadde nel Cenacolo e il 20% il presepe.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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La ricerca del Censis su italiani e Vangelo. In due case su tre ce n’è una copia, ma il 70 % non la legge mai. Non si sa che i Vangeli sono quattro. Il passo più amato: “Beati i poveri in spirito”

Il Vangelo è un illustre “sconosciuto” per gli italiani. Quasi due terzi delle famiglie ammette di possederne una copia in casa. La metà lo considera fondamentale per il nostro patrimonio culturale. Un terzo se ne dice toccato nell’animo. Ma quando si prova a entrare fra le pieghe delle pagine “sacre”, l’approssimazione e la confusione regnano sovrane. Il 46% non sa quanti siano i Vangeli canonici. Figurarsi se si è chiamati a elencare i nomi di tutti e quattro gli evangelisti: il 40% non è capace di dirli e al massimo si ricordano Matteo e Luca. Inoltre oltre il 70% confessa candidamente di non leggere mai o quasi mai i primi libri del Nuovo Testamento, a cui si aggiunge un altro 20% che lo fa soltanto raramente. E, quando c’è da citare una frase tratta dal Vangelo, appena il 20,9% ne riferisce una. Eppure qualche icona “evangelica” resta nella memoria collettiva: oltre alla Crocifissione, ecco l’Ultima Cena o la Natività.

Il Vangelo in due case su tre ma solo l’11% lo legge spesso

A fotografare la beata ignoranza sul fattore «V» – che sta appunto per Vangelo – è il Censis con l’indagine “Il Vangelo e gli italiani” presentata oggi. Il Centro di ricerca presieduto da Giuseppe De Rita parla di «devota incompetenza» ed evidenzia come chi abita nel Belpaese abbia «solo spigolature e reminiscenze catechistiche» sulla vita di Cristo. Di fatto i quattro libri della Bibbia sono una sorta di soprammobile da tenere nel salotto, ma non da aprire. Il Censis li definisce volumi «poco frequentati», da comò: solo 11% li legge spesso, mentre il 37,2% li sfoglia a volte. Sono in prevalenza donne di 50 anni che risiedono al Nord e per lo più casalinghe. E dire che il 69,1% degli italiani ne ha una copia.

Il 40% non sa che i Vangeli sono quattro

Il Vangelo non fa più parte del bagaglio culturale dell’italiano medio, rivela l’istituto. Appena il 20% ripete a memoria un passo. Vale anche per chi va frequentemente a Messa: soltanto un terzo è in grado di farlo. Il versetto più evocato è “Beati i poveri in spirito”, seguito dal comandamento dell’amore “Ama il prossimo tuo come te stesso”, dalla frase del Signore “Lasciate che i bambini vengano a me” e dal monito di fronte a coloro che volevano lapidare l’adultera “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. Almeno non si cade in un tranello teso dal Censis: il 78% dice giustamente che l’Ave Maria non è presente nelle Scritture. Però, se si deve indicare il numero dei Vangeli, tutto ciò diventa un rebus: il 38% dichiara di non saperlo e l’8% tira a indovinare. Più che Parola, il Vangelo evoca immagini: il 35% ricorda quanto accadde nel Cenacolo e il 20% il presepe.

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