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Cena tra Amici, Le prénom

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«Noi facciamo quello che dobbiamo,

 ma gli diamo nomi altisonanti.»

                                                                           Ralph Waldo Emerson              

 

1È abitudine abbastanza diffusa effettuare un approccio sempre con un po’ timoroso ai film francesi, invece durante un soggiorno forzato quest’estate imparato ad apprezzare il cinema francese. La cinematografia francese è molto meno d’importazione di quella italiana e con una tradizione autoctona per nulla disposta a retrocedere rispetto alle grandi produzioni sia americane che orientali e così il cinema francese riesce a restare sempre giovane ed attuale sia nel linguaggio che nei temi.  Il ritmo dei dialoghi è incalzante, i colpi di scena continui, tutto in una stanza ma assolutamente mai noioso, segno che con una buona sceneggiatura ed un buon cast di attori non c’è bisogno di grandi investimenti in effetti speciali.

Vincent, un agente immobiliare quarantenne, viene invitato a cena dalla sorella Elizabeth (Babou) e dal cognato Pierre  lui docente alla Sorbona e lei ad una normale in periferia. Insieme hanno due figli Myrtille e Apollin. A cena è stato invitato anche Claude, un amico d’infanzia sia di Babou che di Vincent, trombettista dell’orchestra sinfonica di radio France. In attesa di sua moglie Anne, impegnata nella direzione commerciale e stilistica di una società di moda è alle prese con il nuovo campionario e dei clienti coreani, e pertanto decisamente in ritardo rispetto agli altri invitati. Così Vincent ne approfitta per fare uno dei suoi soliti scherzi che lo rendono tanto felice perché grazie ad essi si trova al centro dell’attenzione. Loro due infatti stanno per avere un bambino, e lui mostra le foto dell’ecografia a tutti i commensali. Dopo aver scherzato sulla salute e sul sesso del nascituro l’argomento verterà sul nome. Dopo una serie di situazioni problematiche, in quanto i due cognati sono di diverse vedute politiche quanto sociali, sulla lecità di chiamare un bambino con lo stesso nome di Hitler lentamente il dialogo si sviluppa su temi sempre più ampi al punto di coinvolgere gli angoli più segreti delle intrecciate relazioni di tutto il nucleo famigliare.
Di cene più o meno tra amici, magari con delitti previsti nel menu, il cinema mondiale ne ha già propinate tante. La distribuzione italiana avrebbe fatto meglio a tradurre letteralmente il titolo originale o, comunque, a rievocarne la nota distintiva. È ‘il nome’ , infatti non tanto la cena è il perno attorno a cui ruota tutto il film, ma bensì il nome da dare ad un figlio in arrivo. A partire dai curiosi titoli di testa in cui i cognomi di chi ha collaborato alla riuscita dell’operazione sono rigorosamente esclusi. Per passare avanti poi con il percorso di un ragazzo che consegna le pizze in moto, marcato dalle intestazioni delle strade con tanto di minibiografia dei titolari.

Infatti, inserendosi nella tradizione del teatro boulevardier di qualità Cena tra amici costruisce tutto attorno a un nucleo centrale e, come accadeva a Francis Veber per il riuscito La cena dei cretini  Delaporte e De la Patelliére hanno il controllo assoluto dei tempi comici. La loro è un’opera prima per quanto riguarda il cinema ma il testo è stato scritto a quattro mani e il cast (con un’eccezione) è quello della messa in scena (hit al box office) di Bernard Murat. L’eccezione è costituita da Charles Berling (Pierre) aggiungendo per il pubblico francese un alone di Gauche acculturata che l’attore ha costruito nel corso della sua carriera. Non si pensi di trovarsi dinanzi a una rivisitazione di Carnage. Là  l’incontro avveniva tra sconosciuti mentre qui c’è un passato di relazioni e di non detto che finisce per prendere il centro della scena. In Cena tra amici il tema è centrato nelle relazioni tra parenti, di fatto o perché assimilati: il centro è “la famiglia”. E qui, tra cognati, genitori, figli, mariti e mogli e amici di famiglia, serpeggiano incomprensioni, malumori, ipocrisie, falsità, rancori… tutti latenti e pronti a deflagrare magari in momenti di debolezza.
La trama è spumeggiante e fa scoppiare in sequenza una serie di liti e ripicche… é inevitabile, certo, ma perfettamente verosimile. Ed è questa verosimiglianza l’arma a doppio taglio del film: da un lato lo eleva a fedele specchio di una media famiglia alto borghese; dall’altro, nell’impianto meccanico del film con rivelazioni devastanti “a catena”,un po’ lo svilisce rendendolo grottesco.
La teatralità originale a tratti si fa sentire, soprattutto quando i toni iniziano ad esasperarsi, ma nell’insieme il film tiene e riesce addirittura a raggiungere apici di vera esilarità anche se, il doppiaggio (per quanto perfetto) spoglia queste commedie d’Oltralpe di quella musicalità (che si trasforma talvolta in pomposità) e di quel ritmo che sono insiti nella lingua francese. Il finale, anche’esso sarà fuori dagli schemi logici, anzi  per alcuni costituirà una vera sorpresa da più punti di vista.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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 ma gli diamo nomi altisonanti.»

                                                                           Ralph Waldo Emerson              

 

1È abitudine abbastanza diffusa effettuare un approccio sempre con un po’ timoroso ai film francesi, invece durante un soggiorno forzato quest’estate imparato ad apprezzare il cinema francese. La cinematografia francese è molto meno d’importazione di quella italiana e con una tradizione autoctona per nulla disposta a retrocedere rispetto alle grandi produzioni sia americane che orientali e così il cinema francese riesce a restare sempre giovane ed attuale sia nel linguaggio che nei temi.  Il ritmo dei dialoghi è incalzante, i colpi di scena continui, tutto in una stanza ma assolutamente mai noioso, segno che con una buona sceneggiatura ed un buon cast di attori non c’è bisogno di grandi investimenti in effetti speciali.

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Vincent, un agente immobiliare quarantenne, viene invitato a cena dalla sorella Elizabeth (Babou) e dal cognato Pierre  lui docente alla Sorbona e lei ad una normale in periferia. Insieme hanno due figli Myrtille e Apollin. A cena è stato invitato anche Claude, un amico d’infanzia sia di Babou che di Vincent, trombettista dell’orchestra sinfonica di radio France. In attesa di sua moglie Anne, impegnata nella direzione commerciale e stilistica di una società di moda è alle prese con il nuovo campionario e dei clienti coreani, e pertanto decisamente in ritardo rispetto agli altri invitati. Così Vincent ne approfitta per fare uno dei suoi soliti scherzi che lo rendono tanto felice perché grazie ad essi si trova al centro dell’attenzione. Loro due infatti stanno per avere un bambino, e lui mostra le foto dell’ecografia a tutti i commensali. Dopo aver scherzato sulla salute e sul sesso del nascituro l’argomento verterà sul nome. Dopo una serie di situazioni problematiche, in quanto i due cognati sono di diverse vedute politiche quanto sociali, sulla lecità di chiamare un bambino con lo stesso nome di Hitler lentamente il dialogo si sviluppa su temi sempre più ampi al punto di coinvolgere gli angoli più segreti delle intrecciate relazioni di tutto il nucleo famigliare.
Di cene più o meno tra amici, magari con delitti previsti nel menu, il cinema mondiale ne ha già propinate tante. La distribuzione italiana avrebbe fatto meglio a tradurre letteralmente il titolo originale o, comunque, a rievocarne la nota distintiva. È ‘il nome’ , infatti non tanto la cena è il perno attorno a cui ruota tutto il film, ma bensì il nome da dare ad un figlio in arrivo. A partire dai curiosi titoli di testa in cui i cognomi di chi ha collaborato alla riuscita dell’operazione sono rigorosamente esclusi. Per passare avanti poi con il percorso di un ragazzo che consegna le pizze in moto, marcato dalle intestazioni delle strade con tanto di minibiografia dei titolari.

Infatti, inserendosi nella tradizione del teatro boulevardier di qualità Cena tra amici costruisce tutto attorno a un nucleo centrale e, come accadeva a Francis Veber per il riuscito La cena dei cretini  Delaporte e De la Patelliére hanno il controllo assoluto dei tempi comici. La loro è un’opera prima per quanto riguarda il cinema ma il testo è stato scritto a quattro mani e il cast (con un’eccezione) è quello della messa in scena (hit al box office) di Bernard Murat. L’eccezione è costituita da Charles Berling (Pierre) aggiungendo per il pubblico francese un alone di Gauche acculturata che l’attore ha costruito nel corso della sua carriera. Non si pensi di trovarsi dinanzi a una rivisitazione di Carnage. Là  l’incontro avveniva tra sconosciuti mentre qui c’è un passato di relazioni e di non detto che finisce per prendere il centro della scena. In Cena tra amici il tema è centrato nelle relazioni tra parenti, di fatto o perché assimilati: il centro è “la famiglia”. E qui, tra cognati, genitori, figli, mariti e mogli e amici di famiglia, serpeggiano incomprensioni, malumori, ipocrisie, falsità, rancori… tutti latenti e pronti a deflagrare magari in momenti di debolezza.
La trama è spumeggiante e fa scoppiare in sequenza una serie di liti e ripicche… é inevitabile, certo, ma perfettamente verosimile. Ed è questa verosimiglianza l’arma a doppio taglio del film: da un lato lo eleva a fedele specchio di una media famiglia alto borghese; dall’altro, nell’impianto meccanico del film con rivelazioni devastanti “a catena”,un po’ lo svilisce rendendolo grottesco.
La teatralità originale a tratti si fa sentire, soprattutto quando i toni iniziano ad esasperarsi, ma nell’insieme il film tiene e riesce addirittura a raggiungere apici di vera esilarità anche se, il doppiaggio (per quanto perfetto) spoglia queste commedie d’Oltralpe di quella musicalità (che si trasforma talvolta in pomposità) e di quel ritmo che sono insiti nella lingua francese. Il finale, anche’esso sarà fuori dagli schemi logici, anzi  per alcuni costituirà una vera sorpresa da più punti di vista.

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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