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Cattive Abitudini o Tare Genetiche? I Diritti Universali sono per l’appunto Universali.

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Ma, Egidia, tu non dai niente!

Una frase che mi è stata ripetuta per innumerevoli volte e, soprattutto in contesti così anomali, che ho deciso di affrontare il problema. Perché alla fine, quando simili affermazioni finiscono per boicottare qualsiasi progetto esistenziale, forse è il caso di analizzare la legalità di certi malcostumi e abitudini che, invece di sradicarsi e confinarsi in un lontano passato (arcaico), sembrano risorgere e ripresentarsi ciclicamente nella storia delle relazioni umane e sociali.

Innanzitutto, voglio affermare che non si tratta di elucubrazioni mentali. Si tratta di un fenomeno reale con il quale mi sono dovuta confrontare fin dalla mia più tenera infanzia. Epoca nella quale non esistevano né il telefono azzurro e ancor meno il telefono rosa, e nel luogo dove sono nata e cresciuta non c’erano neanche i consultori famigliari o i gruppi di mutuo aiuto. Pertanto, qualsiasi abuso si perpetrava nella famiglia o nella società a danno di persone di età e/o classe sociale non sufficientemente abbiente da potersi permettere una adeguata assistenza legale: il soggetto era semplicemente costretto a subire.

Così, quando nell’agosto del 2004 avvenne un ennesimo tentativo di prevaricazione – nello specifico quella volta si trattò di molestia sessuale – decisi che era arrivato il tempo di procedere, innanzitutto da sola. Ero già sposata da tempo, ero già plurimamma, tra cui anche di una figlia disabile, ed ero semplicemente impiegata in un lavoro estivo come commessa in una boutique di abbigliamento a Silvi Marina. Stanca di frasi ingiuriose, volgari proposte e fortemente allertata da un istinto ormai consolidato da pregresse situazioni analoghe, decisi di prendere dei provvedimenti per difendermi. Iniziai ad indossare tutti i giorni insieme agli abiti anche un registratore vocale inserito in un punto strategico e a quei tempi, naturalmente, delle pile di scorta in tasca. In questo modo ho potuto raccogliere le prove di malversazione contro l’aguzzino di cui sopra, ma soprattutto avevo quelle della mia “integerrimità” esibibili senza ombra. Il curioso di questa gentaccia è che quando non riescono a catturare la loro vittima devono screditarla facendola passare per pazza. Aver inviato il file audio in forma anonima al mostro rimasto a bocca asciutta e in epc. ad un legale lo ha calmato subito. Infatti, la molestia sessuale è penalmente perseguibile e la triste statistica che spesso rimane impunita è sempre e solo legata al fatto che il carnefice ha una voce più influente della vittima. Fornendogli la prova a viva voce, propria di quello che aveva detto e tentato di fare, certo poteva solo nuocergli. Il registratore era in funzione praticamente 24 ore su 24. Mi seguiva dappertutto, persino alla toilette e nella vasca da bagno. Anzi, ero talmente abituata ad indossarlo che spesso mi sono addormentata esausta senza toglierlo. Senza dilungarmi troppo nei dettagli, scoprii che quella molestia era un elemento di un piano più ampio. Così, da quel giorno non ho mai dismesso questa “sana” abitudine. In questi sedici anni abbondanti, ho acquistato almeno sette apparecchi nuovi e sempre più sofisticati nonché invisibili. Affiancando a questa “guardia del corpo” segreta un diario, ho imparato molto sulla “finitezza” del genere umano. Una “finitezza” che sembra non voler guarire o, se preferiamo, crescere in direzione di quella completezza a cui tutti dovremmo tendere, cioè di “essere ad immagine e somiglianza di Dio”.

Ovviamente, io parlo da cristiana praticante che ha ben chiaro il decalogo, ma non la stessa cosa si può dire di tutta l’umanità. Se queste cattive abitudini continuano a perpetrarsi, per un certo gioco forza, in questione ci sono molti altri problemi e realtà di ordine politico e sociale. Tra questi, la disoccupazione sempre più elevata, la migrazione di popoli disperati disposti ad accettare qualsiasi forma di vita basta che li allontani dalla fame e la povertà, la mancanza di meritocrazia e la necessità di custodire gli interessi di coloro che fanno parte di nicchie sociali, gli interessi economici delle lobbie a cui torna comodo il lavoro nero e lo sfruttamento degli anonimi. Si è giunti alla situazione assurda che, se certi abusi contro la persona si perpetrano a danno di profughi o di persone che arrivano dal terzo mondo, allora l’indignazione nazionale o addirittura internazionale è strepitosa. Tutto il contrario, quindi il silenzio più assordante è l’omertà, accade che le vittime di abusi sono invece normali cittadini e per giunta nel proprio Paese. Un Paese che dovrebbe proteggerli, in quanto proprio questi, in qualità di cittadini, sono la reale garanzia di gettito fiscale. Quei cittadini tra cui tutti hanno dei defunti, morti per la patria e, altri, persino emigranti che per decenni hanno inviato denaro in patria per costruire una casa e dare lavoro a coloro che erano rimasti in terra natia. Eppure, questa moltitudine di cittadini che non appartengono ai ceti sociali protetti continuano ad essere  traditi e martirizzati. I pensionati fuggono perché altrimenti non riuscirebbero ad arrivare alla fine del mese con quelli che sono i frutti di una vita di lavoro e di contribuzione e carico fiscale. I giovani e spesso anche i cinquantenni tornano ad emigrare perché per loro non c’è futuro, esattamente come fu per i loro progenitori dell’immediato dopoguerra. Tutta questo è follia. Non è malgoverno, è follia in totale collisione con quei diritti umani sanciti dalle Nazioni Unite con la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo del 1948.  Nulla togliendo alla difficoltà oggettiva di poter risolvere problemi di così ampia portata, é senza alcun dubbio necessario ricordare che i diritti umani sono di tutti: sono Universali. Esistono molte forme di disperazione e molte forme di necessità. Anche i cittadini sono esseri umani e hanno problemi.  La costituzione italiana all’art. 1 recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro».  Sempre la nostra costituzione all’art.3 recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

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È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Forse è per questo che, partendo un po’ alla larga, stanno cercando di mettere le mani sopra la costituzione?

Sempre sul filo della mia esperienza personale e di quelle involontariamente incrociate e raccolte quotidianamente, il problema in patria si amplifica altrove. Le persone tradite e martirizzate in patria che prendono il coraggio a due mani ed emigrano finiscono dalla padella alla brace. Lasciando i confini nazionali incredibilmente – nonostante si muovano all’interno dei paesi della comunità europea – diventano degli stranieri in tutto simili a quei disperati che inondando l’Italia. Si trovano tra due fuochi incrociati. Da un lato si devono difendere dalla disperazione “degli altri disperati” – soprattutto i connazionali – e dall’altro dalle istituzioni locali stanche ed esasperate di gestire tutti i problemi di ordine culturale economico che inevitabilmente si creano quando un così folto numero di etnie diverse si riversano in un luogo del tutto diverso. Pur essendo sancita dalla legge la libera circolazione all’interno dei paesi della UE:

Essa include i diritti di circolazione e di soggiorno dei lavoratori, i diritti di ingresso e di soggiorno dei loro familiari e il diritto di svolgere un’attività lavorativa in un altro Stato membro, nonché di essere trattati su un piede di parità rispetto ai cittadini di detto Stato. Articolo 3, paragrafo 2, del trattato sull’Unione europea (TUE); articolo 4, paragrafo 2, lettera a), e articoli 20, 26 e 45-48 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri; regolamento (UE) n. 492/2011 relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione; regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e il suo regolamento di applicazione (CE) n. 987/2009. Giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE).

Si devono affrontare problemi di ricatti personali, nonnismo, sabotaggio, omofobia e razzismo, molestie sessuali e tutto all’ombra delle istituzioni. Non ovunque c’è lo stesso senso di moralità. Non parliamo poi di etica. Sono giunta alla conclusione che solo una minima percentuale di tutta l’umanità ne conosca addirittura il significato etimologico, figuriamoci l’aspetto prassico. Non tutto è imputabile agli autoctoni che stanchi ed esasperati, col passare del tempo, assomigliano sempre più alla figura di Ponzio Pilato. Più di sovente sono i connazionali, poco colti o semplicemente estremamente frustrati, che riproducono le stesse dinamiche relazionali ed esistenziali di provenienza inquinando in un certo qual modo quella che dovrebbe essere la terra della salvezza. Quindi, forse, sarebbe il caso che ciascun Paese sovrano all’interno dei propri confini inizi ad avere veramente cura dei propri cittadini, tutti non solo delle nicchie, permettendo loro di vivere a casa e di svolgere al meglio – con i diritti e i doveri – il loro compito; quello di essere cittadini. Se ci sono ancora parti d’Italia dove questo è arduo allora lì l’impegno delle istituzioni deve essere più tenace.

Le classi dirigenti invece di chiudersi nei palazzi e di legiferare solo per salvare i propri interessi o concussare con realtà cancerose come mafia, ndrangheta e camorra, si ricordino che già di fondo è il popolo a mantenerli e che è di loro che si devono curare se vogliono essere veramente lungimiranti: i Diritti Universali sono per l’appunto Universali.

 

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Una frase che mi è stata ripetuta per innumerevoli volte e, soprattutto in contesti così anomali, che ho deciso di affrontare il problema. Perché alla fine, quando simili affermazioni finiscono per boicottare qualsiasi progetto esistenziale, forse è il caso di analizzare la legalità di certi malcostumi e abitudini che, invece di sradicarsi e confinarsi in un lontano passato (arcaico), sembrano risorgere e ripresentarsi ciclicamente nella storia delle relazioni umane e sociali.

Innanzitutto, voglio affermare che non si tratta di elucubrazioni mentali. Si tratta di un fenomeno reale con il quale mi sono dovuta confrontare fin dalla mia più tenera infanzia. Epoca nella quale non esistevano né il telefono azzurro e ancor meno il telefono rosa, e nel luogo dove sono nata e cresciuta non c’erano neanche i consultori famigliari o i gruppi di mutuo aiuto. Pertanto, qualsiasi abuso si perpetrava nella famiglia o nella società a danno di persone di età e/o classe sociale non sufficientemente abbiente da potersi permettere una adeguata assistenza legale: il soggetto era semplicemente costretto a subire.

Così, quando nell’agosto del 2004 avvenne un ennesimo tentativo di prevaricazione – nello specifico quella volta si trattò di molestia sessuale – decisi che era arrivato il tempo di procedere, innanzitutto da sola. Ero già sposata da tempo, ero già plurimamma, tra cui anche di una figlia disabile, ed ero semplicemente impiegata in un lavoro estivo come commessa in una boutique di abbigliamento a Silvi Marina. Stanca di frasi ingiuriose, volgari proposte e fortemente allertata da un istinto ormai consolidato da pregresse situazioni analoghe, decisi di prendere dei provvedimenti per difendermi. Iniziai ad indossare tutti i giorni insieme agli abiti anche un registratore vocale inserito in un punto strategico e a quei tempi, naturalmente, delle pile di scorta in tasca. In questo modo ho potuto raccogliere le prove di malversazione contro l’aguzzino di cui sopra, ma soprattutto avevo quelle della mia “integerrimità” esibibili senza ombra. Il curioso di questa gentaccia è che quando non riescono a catturare la loro vittima devono screditarla facendola passare per pazza. Aver inviato il file audio in forma anonima al mostro rimasto a bocca asciutta e in epc. ad un legale lo ha calmato subito. Infatti, la molestia sessuale è penalmente perseguibile e la triste statistica che spesso rimane impunita è sempre e solo legata al fatto che il carnefice ha una voce più influente della vittima. Fornendogli la prova a viva voce, propria di quello che aveva detto e tentato di fare, certo poteva solo nuocergli. Il registratore era in funzione praticamente 24 ore su 24. Mi seguiva dappertutto, persino alla toilette e nella vasca da bagno. Anzi, ero talmente abituata ad indossarlo che spesso mi sono addormentata esausta senza toglierlo. Senza dilungarmi troppo nei dettagli, scoprii che quella molestia era un elemento di un piano più ampio. Così, da quel giorno non ho mai dismesso questa “sana” abitudine. In questi sedici anni abbondanti, ho acquistato almeno sette apparecchi nuovi e sempre più sofisticati nonché invisibili. Affiancando a questa “guardia del corpo” segreta un diario, ho imparato molto sulla “finitezza” del genere umano. Una “finitezza” che sembra non voler guarire o, se preferiamo, crescere in direzione di quella completezza a cui tutti dovremmo tendere, cioè di “essere ad immagine e somiglianza di Dio”.

Ovviamente, io parlo da cristiana praticante che ha ben chiaro il decalogo, ma non la stessa cosa si può dire di tutta l’umanità. Se queste cattive abitudini continuano a perpetrarsi, per un certo gioco forza, in questione ci sono molti altri problemi e realtà di ordine politico e sociale. Tra questi, la disoccupazione sempre più elevata, la migrazione di popoli disperati disposti ad accettare qualsiasi forma di vita basta che li allontani dalla fame e la povertà, la mancanza di meritocrazia e la necessità di custodire gli interessi di coloro che fanno parte di nicchie sociali, gli interessi economici delle lobbie a cui torna comodo il lavoro nero e lo sfruttamento degli anonimi. Si è giunti alla situazione assurda che, se certi abusi contro la persona si perpetrano a danno di profughi o di persone che arrivano dal terzo mondo, allora l’indignazione nazionale o addirittura internazionale è strepitosa. Tutto il contrario, quindi il silenzio più assordante è l’omertà, accade che le vittime di abusi sono invece normali cittadini e per giunta nel proprio Paese. Un Paese che dovrebbe proteggerli, in quanto proprio questi, in qualità di cittadini, sono la reale garanzia di gettito fiscale. Quei cittadini tra cui tutti hanno dei defunti, morti per la patria e, altri, persino emigranti che per decenni hanno inviato denaro in patria per costruire una casa e dare lavoro a coloro che erano rimasti in terra natia. Eppure, questa moltitudine di cittadini che non appartengono ai ceti sociali protetti continuano ad essere  traditi e martirizzati. I pensionati fuggono perché altrimenti non riuscirebbero ad arrivare alla fine del mese con quelli che sono i frutti di una vita di lavoro e di contribuzione e carico fiscale. I giovani e spesso anche i cinquantenni tornano ad emigrare perché per loro non c’è futuro, esattamente come fu per i loro progenitori dell’immediato dopoguerra. Tutta questo è follia. Non è malgoverno, è follia in totale collisione con quei diritti umani sanciti dalle Nazioni Unite con la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo del 1948.  Nulla togliendo alla difficoltà oggettiva di poter risolvere problemi di così ampia portata, é senza alcun dubbio necessario ricordare che i diritti umani sono di tutti: sono Universali. Esistono molte forme di disperazione e molte forme di necessità. Anche i cittadini sono esseri umani e hanno problemi.  La costituzione italiana all’art. 1 recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro».  Sempre la nostra costituzione all’art.3 recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

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Forse è per questo che, partendo un po’ alla larga, stanno cercando di mettere le mani sopra la costituzione?

Sempre sul filo della mia esperienza personale e di quelle involontariamente incrociate e raccolte quotidianamente, il problema in patria si amplifica altrove. Le persone tradite e martirizzate in patria che prendono il coraggio a due mani ed emigrano finiscono dalla padella alla brace. Lasciando i confini nazionali incredibilmente – nonostante si muovano all’interno dei paesi della comunità europea – diventano degli stranieri in tutto simili a quei disperati che inondando l’Italia. Si trovano tra due fuochi incrociati. Da un lato si devono difendere dalla disperazione “degli altri disperati” – soprattutto i connazionali – e dall’altro dalle istituzioni locali stanche ed esasperate di gestire tutti i problemi di ordine culturale economico che inevitabilmente si creano quando un così folto numero di etnie diverse si riversano in un luogo del tutto diverso. Pur essendo sancita dalla legge la libera circolazione all’interno dei paesi della UE:

Essa include i diritti di circolazione e di soggiorno dei lavoratori, i diritti di ingresso e di soggiorno dei loro familiari e il diritto di svolgere un’attività lavorativa in un altro Stato membro, nonché di essere trattati su un piede di parità rispetto ai cittadini di detto Stato. Articolo 3, paragrafo 2, del trattato sull’Unione europea (TUE); articolo 4, paragrafo 2, lettera a), e articoli 20, 26 e 45-48 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri; regolamento (UE) n. 492/2011 relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione; regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e il suo regolamento di applicazione (CE) n. 987/2009. Giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE).

Si devono affrontare problemi di ricatti personali, nonnismo, sabotaggio, omofobia e razzismo, molestie sessuali e tutto all’ombra delle istituzioni. Non ovunque c’è lo stesso senso di moralità. Non parliamo poi di etica. Sono giunta alla conclusione che solo una minima percentuale di tutta l’umanità ne conosca addirittura il significato etimologico, figuriamoci l’aspetto prassico. Non tutto è imputabile agli autoctoni che stanchi ed esasperati, col passare del tempo, assomigliano sempre più alla figura di Ponzio Pilato. Più di sovente sono i connazionali, poco colti o semplicemente estremamente frustrati, che riproducono le stesse dinamiche relazionali ed esistenziali di provenienza inquinando in un certo qual modo quella che dovrebbe essere la terra della salvezza. Quindi, forse, sarebbe il caso che ciascun Paese sovrano all’interno dei propri confini inizi ad avere veramente cura dei propri cittadini, tutti non solo delle nicchie, permettendo loro di vivere a casa e di svolgere al meglio – con i diritti e i doveri – il loro compito; quello di essere cittadini. Se ci sono ancora parti d’Italia dove questo è arduo allora lì l’impegno delle istituzioni deve essere più tenace.

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