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Canoniche vuote? La risposta è la prossimità

Da spazi vuoti a luoghi di vita.

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Nell’unità pastorale di Sandrigo, nel Vicentino, gli immobili abbandonati diventano spazi di accoglienza, condivisione e testimonianza cristiana

Da spazi vuoti a luoghi di vita. Nel Vicentino, precisamente nell’unità pastorale di Sandrigo (complessivamente 12mila abitanti nelle cinque parrocchie di Ancignano, Bressanvido, Lupia, Poianella e Sandrigo), la lungimiranza di un parroco (don Giovanni Sandonà), dei suoi più stretti collaboratori e del consiglio dell’unità pastorale ha creato un modello virtuoso di prossimità partendo da un dato evidente: «Oggi le parrocchie hanno, almeno qui da noi in Veneto, un problema, cioè un eccesso di immobili a disposizione, ma non hanno più – racconta don Giovanni, già direttore della Caritas diocesana e membro della Presidenza di Caritas Italiana – le risorse adeguate per mantenere e aggiornare queste strutture». E così queste realtà hanno intrapreso due anni fa una riflessione («un cammino di discernimento») con il consiglio pastorale. «Le parrocchie, diminuendo le entrate, hanno un problema di sostenibilità economica. Abbiamo, quindi, destinato alcuni immobili a titolo gratuito, per altri abbiamo concordato un canone sociale quasi simbolico (500 euro al mese per un immobile di 600 metri quadri) che ci serve per coprire le eventuali spese straordinarie di manutenzione».

Il lavoro interessante, dal punto di vista pastorale ed evangelico, è il coinvolgimento del consiglio pastorale in una logica non profit: «Non cerchiamo il guadagno ma una significatività. Al consiglio pastorale unitario abbiamo consegnato una scheda con i criteri e le modalità di discernimento per l’uso dei beni di una comunità cristiana. Grazie al dialogo con il territorio, non abbiamo registrato particolari lacerazioni». Alcuni beni verranno anche alienati. A Sandrigo possiamo trovare una locazione a titolo gratuito di una casa famiglia per nove disabili con la cooperativa sociale Città Solidale e da poco anche un appartamento a disposizione della cooperativa Margherita per il progetto «Dopo di noi»: dieci persone, suddivise in gruppi da cinque, per 80 giorni vivranno insieme per sperimentare l’autonomia.

Nella canonica di Lupia il diacono e la moglie ospitano attualmente cinque adulti che hanno bisogno di un accompagnamento temporaneo alla ricerca di autonomia. La canonica di Ancignano, a titolo gratuito, è stata data a una famiglia, «pastoralmente significativa», con quattro figli; in precedenza, per un anno, c’era una famiglia in emergenza abitativa con tre figli. «Sono davvero tante le canoniche vuote. Secondo me è una contro testimonianza lasciarle vuote. Va trovato un utilizzo, facendo un percorso con la comunità. Mi viene mal di stomaco quando so che ci sono parrocchie vicine che hanno immobili vuoti da anni perché i volontari della sagra hanno bisogno di un magazzino o perché sono occupati solo una volta a settimana… È inutile poi dire certe cose…».

Sempre ad Ancignano (800 abitanti), per un altro immobile, l’ex casa della dottrina, la parrocchia è in contatto con il Comune e con l’Ater (l’Azienda territoriale edilizia residenziale) «per una donazione modale in cui ci interessa che la struttura continui ad avere uno scopo compatibile con la comunità che ha messo in piedi l’edificio». Nel momento in cui si chiede ai fedeli di immaginare delle finalità differenti, le risposte possono cambiare a seconda di chi sono i destinatari. «Sì, è vero. Abbiamo una comunità residenziale di sinti (60/70 cittadini italiani stanziali) per i quali stiamo lottando per un percorso di integrazione che risulta in salita. Non parlo poi dei percorsi di riabilitazione per le persone uscite dal carcere o per le persone segnate da disagi psichici. Del resto le comunità sono le stesse che poi votano… E i cattolici, anche se in parte si sono astenuti, non sono dei marziani».

Va anche detto che la riflessione pastorale è stata fatta a tutto tondo non solo per gli immobili destinati alle cooperative. Il consiglio pastorale, dopo un anno di discussione, ha elaborato il documento «Territorio, comunità cristiane e il Comandamento Nuovo». Il tema programmatico dell’anno pastorale parte dalla lettura dei segni dei tempi, perché, si legge, «solo da un vissuto di prossimità le nostre comunità cristiane potranno rendere credibile il Comandamento Nuovo, anche tentando di dare risposta a situazioni di emergenza, di difficoltà, di disagio e di emarginazione». Accanto a questo c’è stato anche un grosso impegno per il rinnovo del progetto del patronato. «Siamo partiti dal progetto educativo (dalle idee) e adesso iniziamo i lavori di rilancio dell’opera». Del resto il logo dell’unità pastorale di Sandrigo con il volto del seminatore è abbastanza chiaro: «Il compito delle comunità cristiane è proprio quello di seminare».

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Da spazi vuoti a luoghi di vita. Nel Vicentino, precisamente nell’unità pastorale di Sandrigo (complessivamente 12mila abitanti nelle cinque parrocchie di Ancignano, Bressanvido, Lupia, Poianella e Sandrigo), la lungimiranza di un parroco (don Giovanni Sandonà), dei suoi più stretti collaboratori e del consiglio dell’unità pastorale ha creato un modello virtuoso di prossimità partendo da un dato evidente: «Oggi le parrocchie hanno, almeno qui da noi in Veneto, un problema, cioè un eccesso di immobili a disposizione, ma non hanno più – racconta don Giovanni, già direttore della Caritas diocesana e membro della Presidenza di Caritas Italiana – le risorse adeguate per mantenere e aggiornare queste strutture». E così queste realtà hanno intrapreso due anni fa una riflessione («un cammino di discernimento») con il consiglio pastorale. «Le parrocchie, diminuendo le entrate, hanno un problema di sostenibilità economica. Abbiamo, quindi, destinato alcuni immobili a titolo gratuito, per altri abbiamo concordato un canone sociale quasi simbolico (500 euro al mese per un immobile di 600 metri quadri) che ci serve per coprire le eventuali spese straordinarie di manutenzione».

Il lavoro interessante, dal punto di vista pastorale ed evangelico, è il coinvolgimento del consiglio pastorale in una logica non profit: «Non cerchiamo il guadagno ma una significatività. Al consiglio pastorale unitario abbiamo consegnato una scheda con i criteri e le modalità di discernimento per l’uso dei beni di una comunità cristiana. Grazie al dialogo con il territorio, non abbiamo registrato particolari lacerazioni». Alcuni beni verranno anche alienati. A Sandrigo possiamo trovare una locazione a titolo gratuito di una casa famiglia per nove disabili con la cooperativa sociale Città Solidale e da poco anche un appartamento a disposizione della cooperativa Margherita per il progetto «Dopo di noi»: dieci persone, suddivise in gruppi da cinque, per 80 giorni vivranno insieme per sperimentare l’autonomia.

Nella canonica di Lupia il diacono e la moglie ospitano attualmente cinque adulti che hanno bisogno di un accompagnamento temporaneo alla ricerca di autonomia. La canonica di Ancignano, a titolo gratuito, è stata data a una famiglia, «pastoralmente significativa», con quattro figli; in precedenza, per un anno, c’era una famiglia in emergenza abitativa con tre figli. «Sono davvero tante le canoniche vuote. Secondo me è una contro testimonianza lasciarle vuote. Va trovato un utilizzo, facendo un percorso con la comunità. Mi viene mal di stomaco quando so che ci sono parrocchie vicine che hanno immobili vuoti da anni perché i volontari della sagra hanno bisogno di un magazzino o perché sono occupati solo una volta a settimana… È inutile poi dire certe cose…».

Sempre ad Ancignano (800 abitanti), per un altro immobile, l’ex casa della dottrina, la parrocchia è in contatto con il Comune e con l’Ater (l’Azienda territoriale edilizia residenziale) «per una donazione modale in cui ci interessa che la struttura continui ad avere uno scopo compatibile con la comunità che ha messo in piedi l’edificio». Nel momento in cui si chiede ai fedeli di immaginare delle finalità differenti, le risposte possono cambiare a seconda di chi sono i destinatari. «Sì, è vero. Abbiamo una comunità residenziale di sinti (60/70 cittadini italiani stanziali) per i quali stiamo lottando per un percorso di integrazione che risulta in salita. Non parlo poi dei percorsi di riabilitazione per le persone uscite dal carcere o per le persone segnate da disagi psichici. Del resto le comunità sono le stesse che poi votano… E i cattolici, anche se in parte si sono astenuti, non sono dei marziani».

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Va anche detto che la riflessione pastorale è stata fatta a tutto tondo non solo per gli immobili destinati alle cooperative. Il consiglio pastorale, dopo un anno di discussione, ha elaborato il documento «Territorio, comunità cristiane e il Comandamento Nuovo». Il tema programmatico dell’anno pastorale parte dalla lettura dei segni dei tempi, perché, si legge, «solo da un vissuto di prossimità le nostre comunità cristiane potranno rendere credibile il Comandamento Nuovo, anche tentando di dare risposta a situazioni di emergenza, di difficoltà, di disagio e di emarginazione». Accanto a questo c’è stato anche un grosso impegno per il rinnovo del progetto del patronato. «Siamo partiti dal progetto educativo (dalle idee) e adesso iniziamo i lavori di rilancio dell’opera». Del resto il logo dell’unità pastorale di Sandrigo con il volto del seminatore è abbastanza chiaro: «Il compito delle comunità cristiane è proprio quello di seminare».

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