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Home Argomenti Vita cristiana Camilliani, il superiore Pessini sull’arresto del predecessore: fu “crisi di governance”.

Camilliani, il superiore Pessini sull’arresto del predecessore: fu “crisi di governance”.

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Terminato il capitolo straordinario dopo lo scandalo di Salvatore. Il successore, brasiliano: l’Ordine non è in crisi, la giustizia faccia il suo corso

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IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

“Vengo dal Brasile, che ai mondiali non ha fatto una grande figura…”. Sdrammatizza il frangente delicato padre Leocir Pessini, il nuovo superiore generale dei Camilliani, l’ordine religioso dei Ministri degli Infermi che ha appena cambiato i vertici in seguito a uno scandalo esploso nei mesi scorsi e concluso con l’arresto del predecessore, l’italiano Renato Salvatore. La conclusione dell’anno giubilare camilliano, a quattrocento anni esatti dalla morte di san Camillo de Lellis (14 luglio 1614), è la “felice coincidenza” per ammettere, in una conferenza stampa nella casa generalizia, al centro di Roma, che c’è stata una “crisi di governance”, smentire che ciò abbia coinciso con una “crisi dell’ordine”, confermare che la giustizia deve fare il suo corso e presentare alla stampa i nuovi vertici, molto internazionali, dei Camilliani.

A novembre il superiore, Renato Salvatore, è finito in manette con l’accusa di aver fatto sequestrare due confratelli con un finto controllo di polizia giudiziaria per evitare che partecipassero all’elezione del successore. Tra le accuse anche malversazioni e ammanchi. Lo scorso 2 aprile il Papa ha accettato la rinuncia del Superiore dell’Ordine religioso impegnato nella sanità in cinque continenti. La congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e di Vita apostolica, guidata dal prefetto, il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, e dal segretario, l’arcivescovo spagnolo Josè Rodriguez Carballo, hanno pilotato la fase di crisi, sfociata in un capitolo generale che, con il titolo “Per una rivitalizzazione dell’ordine nell’anno giubilare camilliano: 1614-2014”, si è celebrato ad Ariccia dal 16 al 21 giugno (sempre presente un rappresentante del dicastero vaticano, padre Sandro Perrone) e ha nominato il nuovo Superiore e i suoi consultori.

Il brasiliano Leocir Pessini, sinora superiore provinciale della provincia brasiliana, è il nuovo superiore generale; padre Laurent Zoungrana, del Burkina Faso, superiore dello studentato camilliano di Roma, è il nuovo vicario generale dell’ordine; il nuovo consultore generale per l’economia è lo spagnolo Josè Ignacio Santaolalla Sàez, economo della provincia spagnola e superiore della comunità di Tres Cantos (Madrid); infine, unico italiano, padre Gianfranco Lunardon è quarto consultore generale dell’ordine, responsabile per le comunicazioni. “Il capitolo generale straordinario che abbiamo celebrato, in rappresentanza dell’Istituto, dimostra comprensione per il disagio vissuto dai singoli confratelli e da coloro che lavorano al nostro fianco”, recita un comunicato conclusivo del capitolo. “Stiamo però sperimentando che la straordinarietà di questa convocazione capitolare, ha suscitato nei religiosi, a tutte le latitudini, un rinnovato senso di appartenenza, di unità e di comunione”.

“Io stavo molto bene in Brasile…”, ha detto alla conferenza stampa, con una vena di humor, il nuovo superiore. “Stiamo cominciando un nuovo periodo di sei anni. Abbiamo molte sfide davanti a noi. I fatti successi con il mio predecessore hanno colpito più i confratelli d’Italia. Non è stata una crisi dell’Ordine, ma una crisi della governance. Senza colpevolizzare il nostro confratello, a cui portiamo rispetto, c’è stata una crisi di leadership. Ha generato sofferenza in tutti i confratelli, sofferenza sì, ma non una crisi tale da rimanere paralizzati. In Brasile, per esempio, non è stata una grande notizia sui media, solo sulla rete sociale della Chiesa cattolica. Lo ripeto: non è stata una crisi dell’Ordine, ma di uno stile di governance”. Quanto agli ammanchi di bilancio certificati dagli inquirenti, “io – ha detto il Superiore brasiliano – sono interessato al presente e al futuro, conosco poco i fatti del passato, sui quali è giusto che si faccia giustizia. Dobbiamo imparare le lezioni per non ripetere gli errori e fidarsi ingenuamente di persone che poi mettono in difficoltà l’ordine”. La scelta di nomi quasi tutti non italiani ai vertici è un modo per voltare pagina? “Siamo un Ordine mondiale, le nostre costituzioni prevedono che dobbiamo sempre avere rappresentanti di tutti i continenti”, risponde padre Pessini. “È una scelta normale, e comunque l’Italia è rappresentata”.

I Camilliani sono presenti con ospedali, case per portatori di handicap, anziani, istituti di formazione nei cinque continenti. Solo in Brasile, ha raccontato il nuovo Superiore, l’Ordine gestisce 56 ospedali, di cui tre, a San Paolo, per conto del governo, ha 23mila collaboratori e 6mila posti letto.

Per il futuro, due gli obiettivi illustrati da Pessini: verso l’interno, “rivitalizzare la fraternità, amministrare le nostre opere, promuovere le vocazioni, curare le missioni”. Verso l’esterno, proseguire nella “responsabilità sociale di servizio nel mondo della salute”: “Siamo da quattrocento anni nel mondo della salute accanto ai malati, dobbiamo rispondere alle sfide più urgenti nell’ambito della salute”.

Al termine dell’Angelus, ieri, il Papa, peraltro, ha salutato i partecipanti alle celebrazioni con queste parole: “Saluto con grande affetto tutti i figli e le figlie spirituali di San Camillo de Lellis, del quale domani ricorre il 400esimo anniversario della morte. Invito la famiglia camilliana, al culmine di questo anno giubilare, a essere segno del Signore Gesù che, come il buon Samaritano, si china sulle ferite del corpo e dello spirito dell’umanità sofferente, versando l’olio della consolazione e il vino della speranza. A voi convenuti qui in piazza San Pietro, come pure agli operatori sanitari che prestano servizio nei vostri ospedali e case di cura, auguro di crescere sempre più nel carisma di carità, alimentato dal contatto quotidiano con i malati”.

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Camilliani, il superiore Pessini sull’arresto del predecessore: fu “crisi di governance”.

  

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“Vengo dal Brasile, che ai mondiali non ha fatto una grande figura…”. Sdrammatizza il frangente delicato padre Leocir Pessini, il nuovo superiore generale dei Camilliani, l’ordine religioso dei Ministri degli Infermi che ha appena cambiato i vertici in seguito a uno scandalo esploso nei mesi scorsi e concluso con l’arresto del predecessore, l’italiano Renato Salvatore. La conclusione dell’anno giubilare camilliano, a quattrocento anni esatti dalla morte di san Camillo de Lellis (14 luglio 1614), è la “felice coincidenza” per ammettere, in una conferenza stampa nella casa generalizia, al centro di Roma, che c’è stata una “crisi di governance”, smentire che ciò abbia coinciso con una “crisi dell’ordine”, confermare che la giustizia deve fare il suo corso e presentare alla stampa i nuovi vertici, molto internazionali, dei Camilliani.

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A novembre il superiore, Renato Salvatore, è finito in manette con l’accusa di aver fatto sequestrare due confratelli con un finto controllo di polizia giudiziaria per evitare che partecipassero all’elezione del successore. Tra le accuse anche malversazioni e ammanchi. Lo scorso 2 aprile il Papa ha accettato la rinuncia del Superiore dell’Ordine religioso impegnato nella sanità in cinque continenti. La congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e di Vita apostolica, guidata dal prefetto, il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, e dal segretario, l’arcivescovo spagnolo Josè Rodriguez Carballo, hanno pilotato la fase di crisi, sfociata in un capitolo generale che, con il titolo “Per una rivitalizzazione dell’ordine nell’anno giubilare camilliano: 1614-2014”, si è celebrato ad Ariccia dal 16 al 21 giugno (sempre presente un rappresentante del dicastero vaticano, padre Sandro Perrone) e ha nominato il nuovo Superiore e i suoi consultori.

Il brasiliano Leocir Pessini, sinora superiore provinciale della provincia brasiliana, è il nuovo superiore generale; padre Laurent Zoungrana, del Burkina Faso, superiore dello studentato camilliano di Roma, è il nuovo vicario generale dell’ordine; il nuovo consultore generale per l’economia è lo spagnolo Josè Ignacio Santaolalla Sàez, economo della provincia spagnola e superiore della comunità di Tres Cantos (Madrid); infine, unico italiano, padre Gianfranco Lunardon è quarto consultore generale dell’ordine, responsabile per le comunicazioni. “Il capitolo generale straordinario che abbiamo celebrato, in rappresentanza dell’Istituto, dimostra comprensione per il disagio vissuto dai singoli confratelli e da coloro che lavorano al nostro fianco”, recita un comunicato conclusivo del capitolo. “Stiamo però sperimentando che la straordinarietà di questa convocazione capitolare, ha suscitato nei religiosi, a tutte le latitudini, un rinnovato senso di appartenenza, di unità e di comunione”.

“Io stavo molto bene in Brasile…”, ha detto alla conferenza stampa, con una vena di humor, il nuovo superiore. “Stiamo cominciando un nuovo periodo di sei anni. Abbiamo molte sfide davanti a noi. I fatti successi con il mio predecessore hanno colpito più i confratelli d’Italia. Non è stata una crisi dell’Ordine, ma una crisi della governance. Senza colpevolizzare il nostro confratello, a cui portiamo rispetto, c’è stata una crisi di leadership. Ha generato sofferenza in tutti i confratelli, sofferenza sì, ma non una crisi tale da rimanere paralizzati. In Brasile, per esempio, non è stata una grande notizia sui media, solo sulla rete sociale della Chiesa cattolica. Lo ripeto: non è stata una crisi dell’Ordine, ma di uno stile di governance”. Quanto agli ammanchi di bilancio certificati dagli inquirenti, “io – ha detto il Superiore brasiliano – sono interessato al presente e al futuro, conosco poco i fatti del passato, sui quali è giusto che si faccia giustizia. Dobbiamo imparare le lezioni per non ripetere gli errori e fidarsi ingenuamente di persone che poi mettono in difficoltà l’ordine”. La scelta di nomi quasi tutti non italiani ai vertici è un modo per voltare pagina? “Siamo un Ordine mondiale, le nostre costituzioni prevedono che dobbiamo sempre avere rappresentanti di tutti i continenti”, risponde padre Pessini. “È una scelta normale, e comunque l’Italia è rappresentata”.

I Camilliani sono presenti con ospedali, case per portatori di handicap, anziani, istituti di formazione nei cinque continenti. Solo in Brasile, ha raccontato il nuovo Superiore, l’Ordine gestisce 56 ospedali, di cui tre, a San Paolo, per conto del governo, ha 23mila collaboratori e 6mila posti letto.

Per il futuro, due gli obiettivi illustrati da Pessini: verso l’interno, “rivitalizzare la fraternità, amministrare le nostre opere, promuovere le vocazioni, curare le missioni”. Verso l’esterno, proseguire nella “responsabilità sociale di servizio nel mondo della salute”: “Siamo da quattrocento anni nel mondo della salute accanto ai malati, dobbiamo rispondere alle sfide più urgenti nell’ambito della salute”.

Al termine dell’Angelus, ieri, il Papa, peraltro, ha salutato i partecipanti alle celebrazioni con queste parole: “Saluto con grande affetto tutti i figli e le figlie spirituali di San Camillo de Lellis, del quale domani ricorre il 400esimo anniversario della morte. Invito la famiglia camilliana, al culmine di questo anno giubilare, a essere segno del Signore Gesù che, come il buon Samaritano, si china sulle ferite del corpo e dello spirito dell’umanità sofferente, versando l’olio della consolazione e il vino della speranza. A voi convenuti qui in piazza San Pietro, come pure agli operatori sanitari che prestano servizio nei vostri ospedali e case di cura, auguro di crescere sempre più nel carisma di carità, alimentato dal contatto quotidiano con i malati”.

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