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Buon senso

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2Da qualche parte, moltissimo tempo fa, regnava in un paese il buon senso. Se sorgevano contrasti, venivano risolti secondo un’antichissima tradizione: ognuno dei contendenti era vincolato a sostenere non le proprie ragioni, ma quelle dell’avversario, al cospetto dell’intero villaggio. In tal modo, non solo il divertimento era assicurato, ma ogni dissidio si scioglieva come neve al sole. Era un paese felice. E lo fu sino a che il capo villaggio si ammogliò con una donna di un paese straniero. Trasferitasi nel paese, costei rimase scandalizzata dal comportamento della gente. “Com’è possibile”, chiese al marito, “che così poche persone siano venute a rendermi omaggio?”. “Non c’è legge che le obblighi a farlo. Coloro ai quali appari simpatica, ti salutano; gli altri, no. Ma certamente farai loro cambiare idea…”. Il giorno appresso l’irritazione della donna crebbe. “Come mai”, domandò al marito, “le mucche del vicino pascolano sui tuoi prati e tu non dici nulla?” “E che dovrei dire?”, rispose il marito un po’ seccato: “Quest’anno i miei prati sono più floridi dei suoi. Quando avverrà il contrario, porterò le mie mucche a pascolare da lui”. Al calar del tramonto, la donna rimase stupefatta; mentre molta gente tornava dai campi, altra vi si recava, con gli attrezzi in spalla. “Ma come!”, chiese indignata al consorte: “Qui la gente lavora di notte?” “La gente”, le spiegò il marito alzando un poco la voce, “qui lavora quando vuole. Chi, la notte, non riesce a dormire, va a lavorare. Gli altri vanno a lavorare di giorno”. “Questo è un paese di pazzi!”, concluse la donna. E n’ebbe la conferma immediata, quando prese a schiaffi una sua ancella, muta, che le aveva fatto cadere inavvertitamente alcune gocce di the sull’abito. La sera, allorché il marito l’avvertì che per quel suo gesto avrebbe dovuto comparire all’adunanza della tradizione, la donna trasecolò, ma capì presto di non aver nulla da temere. Al calar del sole, tutto il villaggio era in piazza. Assistere a uno scontro fra la moglie del capo villaggio e una povera serva, per di più muta, non era cosa di tutti i giorni. La ragazza fece del suo meglio; a gesti e aiutandosi con la mimica, perorò la causa della donna straniera. Quando fu il suo turno, quest’ultima si alzò in piedi senza pronunciar parola e tacque finché il suo tempo fu scaduto. Non era forse muta la sua serva?… Venuta a mancarle la difesa, alla ragazza, seppure a malincuore, fu gioco forza dare torto. Ma non per nulla regnava nel paese il buon senso. Il capo villaggio capì che vale molto di più una donna senza parole e con molto cuore, che una con poco cuore e troppe lamentele. Perciò riabilitò la serva e rispedì la moglie al suo paese. Di quell’antico villaggio oggi non c’è più traccia. D’altra parte, c’è forse in giro ancora qualche traccia di buon senso?

Piero Gribaudi

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