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Bregantini: “Non svendere il lavoro italiano”

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Parla il presidente dell’Ufficio Cei per il lavoro: Riscoprire il lavoro nei campi. Per i giovani sarebbe una grande opportunità. Il Papa lo ha detto in Molise l’anno scorso

Il 5 luglio dello scorso anno Papa Francesco ha visitato il Molise lasciando come sempre una forte impronta nel vissuto della gente e nella riflessione ecclesiale. Lo testimonia il docufilm “Con le periferie nel cuore”, del regista Pierluigi Giorgio e basato sull’omonimo libro del vaticanista Raffaele Luise. Il docufilm, prodotto dal gruppo Kerem di Casacalenda, racconta storie di “periferie”, sullo sfondo dei luoghi del Molise toccati dalla visita di Francesco, nella cui riflessione è centrale il tema della salvaguardia del Creato e dell’ambiente rurale. Resta soprattutto, come testimonia a margine della presentazione a Roma del docufilm, mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Campobasso e responsabile dell’Ufficio nazionale della Cei per la pastorale sociale e del lavoro, una “catechesi” sul tema del lavoro i cui accenti si ritrovano, da ultimo, nel discorso tenuto dal Papa nel rione Scampia di Napoli.

Papa Francesco a Napoli ha parlato del lavoro nel discorso poderoso a Scampia, del lavoro che non c’è e toglie futuro ai giovani. Sono anche i giovani vittime della cultura dello scarto?

Bregantini: Molti di questi temi il papa li aveva già affrontati durante la visita a Campobasso, così come ne ha parlato anche il cardinale Bagnasco aprendo i lavoro del Consiglio permanente. E’ un tema purtroppo attualissimo e difficilissimo da risolvere. Viviamo una grande fatica ad incarnarne la possibilità concreta di creare spazio di lavoro per i giovani. E’ la constatazione amara dei nostri giorni”.

Bagnasco ha parlato della necessità di investire in Italia, altrimenti le eccellenze italiane prendono il volo, sia per le risorse umane che epr i patrimoni aziendali, con un riferimento abbastanza chiaro alla Pirelli…

Bregantini: E’ la comprova di ciò che, come Ufficio per la pastorale del lavoro abbiamo spesso ripetuto: la crisi è primariamente etico-spirituale e anche la Chiesa ha una sua responsabilità, non solo le banche. Non abbiamo contrastato abbastanza e adeguatamente la paura che rovina il futuro, non dà il coraggio di aprirsi al domani e impedisce di investire. La crisi chiede di essere affrontata a più livelli: quello della Chiesa è mettere nel cuore della gente la fiducia in un Dio che ci sta vicino, per esempio riscoprendo del capitolo 3 dell’Evangelii Gaudium, dove il Papa parla del Kerigma. Il kerigma ti dà il coraggio perché ti dice di non avere paura, perché Dio ti ama e se credi in lui vinci ogni difficoltà. Questo è ciò che dobbiamo fare, il resto tocca alle banche e alla politica. Noi dobbiamo essere coraggiosi nell’annuncio frutto di una fede forte e chiara.

Non c’è il rischio di rimanere nell’astratto?

Bregantini: Il papa in Molise ha proposto tre sottolineature che hanno risvolti pratici molto evidenti. Per prima cosa il rispetto della domenica che è una questione ancora molto sottovalutata anche in ambienti ecclesiali. Ormai ci siamo rassegnati su questo punto. Invece la difesa del lavoro non festivo è la difesa della dignità della persona. La domenica deve essere utilizzata per sviluppare un altro tipo di economia che è quella dell’ambiente, del territorio con la gita fuori porta, della gratuità dell’economia, fatta di arte e di gioco con i bambini. Non ci sono solo i supermercati. Occorre avere il coraggio di dire che con il riposo la persona investe su se stessa, sui rapporti familiari e ritrova le ragioni della sua dignità e della sua forza. Aver ceduto sulla domenica ha aperto una frattura spirituale, ma anche economica. Per pochi euro che si presumevano di guadagnare e qualche posto di lavoro in più e così non è stato. In Svizzera e in Germania la domenica i supermercati sono chiusi perché hanno capito che occorre sviluppare un’economia diversa da quella del consumo facile. Poi il Papa in Molise ha sollecitato il mondo rurale a rafforzare la tutela dell’ambiente e di un’economia che guarda anche ai prodotti della terra. A fine marzo saranno di nuovo in discussione le quote latte in Europa: è un discorso da non sottovalutare. Il rischio è che la Germania ancora una volta domini l’Europa: se non sapremo difendere i nostri prodotti cadremo in un ulteriore depauperamento dell’economia.

E il terzo elemento?

Bregantini: La precarietà giovanile. A Napoli il papa ha denunciato di questo problema che toglie futuro ai giovani. In Molise l’anno scorso ha offerto anche un’analisi, paragonando la precarietà giovanile ad un labirinto. Da un labirinto si esce solo insieme con un filo rosso per trovare la strada: il metodo è accompagnare i giovani al lavoro. E qui secondo me entra in gioco la famiglia e il contributo che può dare alla Chiesa e al mondo, di cui si discute nel Sinodo, troppo frettolosamente ridotto solo alla questione dei divorziati risposati.  In una famiglia unita. I figli crescono con più fiducia in se stessi e quindi con una maggiore capacità di affrontare le difficoltà che pone il mondo del lavoro e più capaci di essere imprenditori di sé e degli altri. Insomma bello il liceo ma bello l’istituto agrario. Questo è anche il contributo che la diocesi di Campobasso ha inviato al Sinodo.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Parla il presidente dell’Ufficio Cei per il lavoro: Riscoprire il lavoro nei campi. Per i giovani sarebbe una grande opportunità. Il Papa lo ha detto in Molise l’anno scorso

Il 5 luglio dello scorso anno Papa Francesco ha visitato il Molise lasciando come sempre una forte impronta nel vissuto della gente e nella riflessione ecclesiale. Lo testimonia il docufilm “Con le periferie nel cuore”, del regista Pierluigi Giorgio e basato sull’omonimo libro del vaticanista Raffaele Luise. Il docufilm, prodotto dal gruppo Kerem di Casacalenda, racconta storie di “periferie”, sullo sfondo dei luoghi del Molise toccati dalla visita di Francesco, nella cui riflessione è centrale il tema della salvaguardia del Creato e dell’ambiente rurale. Resta soprattutto, come testimonia a margine della presentazione a Roma del docufilm, mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Campobasso e responsabile dell’Ufficio nazionale della Cei per la pastorale sociale e del lavoro, una “catechesi” sul tema del lavoro i cui accenti si ritrovano, da ultimo, nel discorso tenuto dal Papa nel rione Scampia di Napoli.

Papa Francesco a Napoli ha parlato del lavoro nel discorso poderoso a Scampia, del lavoro che non c’è e toglie futuro ai giovani. Sono anche i giovani vittime della cultura dello scarto?

Bregantini: Molti di questi temi il papa li aveva già affrontati durante la visita a Campobasso, così come ne ha parlato anche il cardinale Bagnasco aprendo i lavoro del Consiglio permanente. E’ un tema purtroppo attualissimo e difficilissimo da risolvere. Viviamo una grande fatica ad incarnarne la possibilità concreta di creare spazio di lavoro per i giovani. E’ la constatazione amara dei nostri giorni”.

Bagnasco ha parlato della necessità di investire in Italia, altrimenti le eccellenze italiane prendono il volo, sia per le risorse umane che epr i patrimoni aziendali, con un riferimento abbastanza chiaro alla Pirelli…

Bregantini: E’ la comprova di ciò che, come Ufficio per la pastorale del lavoro abbiamo spesso ripetuto: la crisi è primariamente etico-spirituale e anche la Chiesa ha una sua responsabilità, non solo le banche. Non abbiamo contrastato abbastanza e adeguatamente la paura che rovina il futuro, non dà il coraggio di aprirsi al domani e impedisce di investire. La crisi chiede di essere affrontata a più livelli: quello della Chiesa è mettere nel cuore della gente la fiducia in un Dio che ci sta vicino, per esempio riscoprendo del capitolo 3 dell’Evangelii Gaudium, dove il Papa parla del Kerigma. Il kerigma ti dà il coraggio perché ti dice di non avere paura, perché Dio ti ama e se credi in lui vinci ogni difficoltà. Questo è ciò che dobbiamo fare, il resto tocca alle banche e alla politica. Noi dobbiamo essere coraggiosi nell’annuncio frutto di una fede forte e chiara.

Non c’è il rischio di rimanere nell’astratto?

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Bregantini: Il papa in Molise ha proposto tre sottolineature che hanno risvolti pratici molto evidenti. Per prima cosa il rispetto della domenica che è una questione ancora molto sottovalutata anche in ambienti ecclesiali. Ormai ci siamo rassegnati su questo punto. Invece la difesa del lavoro non festivo è la difesa della dignità della persona. La domenica deve essere utilizzata per sviluppare un altro tipo di economia che è quella dell’ambiente, del territorio con la gita fuori porta, della gratuità dell’economia, fatta di arte e di gioco con i bambini. Non ci sono solo i supermercati. Occorre avere il coraggio di dire che con il riposo la persona investe su se stessa, sui rapporti familiari e ritrova le ragioni della sua dignità e della sua forza. Aver ceduto sulla domenica ha aperto una frattura spirituale, ma anche economica. Per pochi euro che si presumevano di guadagnare e qualche posto di lavoro in più e così non è stato. In Svizzera e in Germania la domenica i supermercati sono chiusi perché hanno capito che occorre sviluppare un’economia diversa da quella del consumo facile. Poi il Papa in Molise ha sollecitato il mondo rurale a rafforzare la tutela dell’ambiente e di un’economia che guarda anche ai prodotti della terra. A fine marzo saranno di nuovo in discussione le quote latte in Europa: è un discorso da non sottovalutare. Il rischio è che la Germania ancora una volta domini l’Europa: se non sapremo difendere i nostri prodotti cadremo in un ulteriore depauperamento dell’economia.

E il terzo elemento?

Bregantini: La precarietà giovanile. A Napoli il papa ha denunciato di questo problema che toglie futuro ai giovani. In Molise l’anno scorso ha offerto anche un’analisi, paragonando la precarietà giovanile ad un labirinto. Da un labirinto si esce solo insieme con un filo rosso per trovare la strada: il metodo è accompagnare i giovani al lavoro. E qui secondo me entra in gioco la famiglia e il contributo che può dare alla Chiesa e al mondo, di cui si discute nel Sinodo, troppo frettolosamente ridotto solo alla questione dei divorziati risposati.  In una famiglia unita. I figli crescono con più fiducia in se stessi e quindi con una maggiore capacità di affrontare le difficoltà che pone il mondo del lavoro e più capaci di essere imprenditori di sé e degli altri. Insomma bello il liceo ma bello l’istituto agrario. Questo è anche il contributo che la diocesi di Campobasso ha inviato al Sinodo.

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