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Bose: il passaggio rallentato

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di: Redazione

A distanza di quasi tre mesi dal decreto approvato dal papa (26 maggio) circa la comunità monastica di Bose la situazione è solo parzialmente risolta. Dei quattro membri che avrebbero dovuto trovare una sistemazione altrove due fratelli (Lino Breda e Goffredo Boselli) e la sorella (Antonella Casiraghi) hanno trovato una soluzione concordata con il Delegato pontificio, mentre fr. Enzo Bianchi è ancora a Bose.

La parte del decreto riguardante l’allontanamento di tre fratelli e una sorella rimane pertanto incompiuta.  Con la discrezione e il rispetto dovuto a figure di rilievo e a una comunità di irradiazione nazionale e oltre riemergono le domande che SettimanaNews ha già recensito: «abbiamo bisogno di trasparenza per dare testimonianza di unità, di partecipazione piena alla sofferenza di tutte le persone coinvolte, per capire l’ottica della Chiesa, che è intervenuta secondo finalità che non conosciamo e, non informati, non comprendiamo» (Restituzione per Bose). «Penso che sia necessario disperdere la nebbia del non detto che offusca oggi la comunità. Poter guardare in faccia i problemi è sempre meglio che lasciar circolare ipotesi più o meno fantasiose… Avverto fortemente il bisogno di capire dove ci troviamo, quali sono gli ostacoli, quali i rischi, quali le prospettive» (Bose: non riesco a capire).

Dopo la visita fraterna del 2014 e quella che si è sviluppata fra il 6 dicembre 2019 e il 6 gennaio 2020, i visitatori hanno potuto parlare direttamente con tutti gli 86 fratelli e sorelle di Bose e delle quattro fraternità (Ostuni, Cellole-Volterra, Civitella-Civita Castellana, Assisi) delineando un quadro affidabile degli orientamenti della comunità. È ragionevole pensare che il risultato del decreto pontificio ne rappresenti uno specchio fedele e la condizione per una ripartenza.

Per questo rimane difficile da interpretare la perdurante presenza a Bose del fondatore. Pur senza entrare in ragioni personali – magari relative all’impatto di una disposizione avvertita in tutto il suo peso – non è facile coniugare questo atteggiamento con quanto la stessa Regola di Bose recita a proposito dell’obbedienza: «Osserva le decisioni della comunità con amore e con gioia, altrimenti esse, che vogliono essere per te servizio e aiuto, diventano motivo di inciampo e invece di liberarti fanno di te uno schiavo della legge […] Cerca di fare tua, di comprendere dall’interno una decisione presa contro il tuo parere. Solo così la tua obbedienza, soprattutto se amorosa e fiduciosa, libererà le tue facoltà intellettuali per renderle docili allo Spirito santo».

D’altro canto la parte più consistente del decreto pontificio guarda all’insieme della Comunità, esortandola a intraprendere da un lato un cammino di guarigione delle ferite nella vita comune e, d’altro lato, un percorso verso una maggior corrispondenza tra il carisma fondativo di Bose (una comunità di fratelli e sorelle di diverse confessioni cristiane che cercano di vivere radicalmente il Vangelo in una vita comune nel celibato, nel solco della tradizione monastica) e la sua configurazione canonica.

È questo duplice cammino che i fratelli e le sorelle di Bose hanno intrapreso in questi mesi, sotto la guida del loro priore e accompagnati dal delegato pontificio: un percorso lento, non privo di difficoltà, ma destinato a confermare Bose nella sua vocazione originaria.

L’importanza e la delicatezza di questo cammino richiedono anche pazienza e accompagnamento rispettoso da parte di quanti, dentro e fuori la Chiesa, si augurano la permanenza di questa testimonianza di particolare sequela del Signore.

Originale: Settimana News
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A distanza di quasi tre mesi dal decreto approvato dal papa (26 maggio) circa la comunità monastica di Bose la situazione è solo parzialmente risolta. Dei quattro membri che avrebbero dovuto trovare una sistemazione altrove due fratelli (Lino Breda e Goffredo Boselli) e la sorella (Antonella Casiraghi) hanno trovato una soluzione concordata con il Delegato pontificio, mentre fr. Enzo Bianchi è ancora a Bose.

La parte del decreto riguardante l’allontanamento di tre fratelli e una sorella rimane pertanto incompiuta.  Con la discrezione e il rispetto dovuto a figure di rilievo e a una comunità di irradiazione nazionale e oltre riemergono le domande che SettimanaNews ha già recensito: «abbiamo bisogno di trasparenza per dare testimonianza di unità, di partecipazione piena alla sofferenza di tutte le persone coinvolte, per capire l’ottica della Chiesa, che è intervenuta secondo finalità che non conosciamo e, non informati, non comprendiamo» (Restituzione per Bose). «Penso che sia necessario disperdere la nebbia del non detto che offusca oggi la comunità. Poter guardare in faccia i problemi è sempre meglio che lasciar circolare ipotesi più o meno fantasiose… Avverto fortemente il bisogno di capire dove ci troviamo, quali sono gli ostacoli, quali i rischi, quali le prospettive» (Bose: non riesco a capire).

Dopo la visita fraterna del 2014 e quella che si è sviluppata fra il 6 dicembre 2019 e il 6 gennaio 2020, i visitatori hanno potuto parlare direttamente con tutti gli 86 fratelli e sorelle di Bose e delle quattro fraternità (Ostuni, Cellole-Volterra, Civitella-Civita Castellana, Assisi) delineando un quadro affidabile degli orientamenti della comunità. È ragionevole pensare che il risultato del decreto pontificio ne rappresenti uno specchio fedele e la condizione per una ripartenza.

Per questo rimane difficile da interpretare la perdurante presenza a Bose del fondatore. Pur senza entrare in ragioni personali – magari relative all’impatto di una disposizione avvertita in tutto il suo peso – non è facile coniugare questo atteggiamento con quanto la stessa Regola di Bose recita a proposito dell’obbedienza: «Osserva le decisioni della comunità con amore e con gioia, altrimenti esse, che vogliono essere per te servizio e aiuto, diventano motivo di inciampo e invece di liberarti fanno di te uno schiavo della legge […] Cerca di fare tua, di comprendere dall’interno una decisione presa contro il tuo parere. Solo così la tua obbedienza, soprattutto se amorosa e fiduciosa, libererà le tue facoltà intellettuali per renderle docili allo Spirito santo».

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D’altro canto la parte più consistente del decreto pontificio guarda all’insieme della Comunità, esortandola a intraprendere da un lato un cammino di guarigione delle ferite nella vita comune e, d’altro lato, un percorso verso una maggior corrispondenza tra il carisma fondativo di Bose (una comunità di fratelli e sorelle di diverse confessioni cristiane che cercano di vivere radicalmente il Vangelo in una vita comune nel celibato, nel solco della tradizione monastica) e la sua configurazione canonica.

È questo duplice cammino che i fratelli e le sorelle di Bose hanno intrapreso in questi mesi, sotto la guida del loro priore e accompagnati dal delegato pontificio: un percorso lento, non privo di difficoltà, ma destinato a confermare Bose nella sua vocazione originaria.

L’importanza e la delicatezza di questo cammino richiedono anche pazienza e accompagnamento rispettoso da parte di quanti, dentro e fuori la Chiesa, si augurano la permanenza di questa testimonianza di particolare sequela del Signore.

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