Bergoglio: «Dalla corruzione non si torna indietro».


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Una “classe dirigenziale” che si è “allontanata dal popolo”, che si è “chiusa nel proprio gruppo, partito, nelle lotte interne”, diventa “gente dal cuore indurito”: “da peccatori scivolano in corrotti”. E per i corrotti, al contrario che per i peccatori, “è molto difficile tornare indietro”. Ha contenuto un forte richiamo a “non chiudersi”, ad ascoltare sempre i bisogni della gente, l’omelia di papa Francesco nella messa celebrata per la prima volta questa mattina in San Pietro, all’Altare della Cattedra, per i parlamentari italiani.

Ad ascoltare il Papa, giunti disciplinatamente all’alba, ben prima delle 7 orario d’inizio della messa, oltre 500 tra deputati e senatori e più di metà del governo Renzi. Presenti il presidente del senato Pietro Grasso, quello della Camera Laura Boldrini, in sedia a rotelle per l’incidente sulla neve (entrambi al termine hanno salutato il Pontefice), e nove ministri tra cui Angelino Alfano, Maria Elena Boschi, Stefania Giannini, Maurizio Lupi, Andrea Orlando, Marianna Madia, oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. E Bergoglio, commentando le letture, ha voluto incentrare il suo discorso, che è parso un vero monito, sul fatto che al tempo di Gesù c’era una classe dirigente che si era allontanata dal popolo, lo aveva “abbandonato”, incapace di altro se non di seguire la propria ideologia, gli interessi di partito e le lotte interne, e di scivolare verso la corruzione.

“Il cuore di questa gente – ha affermato -, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto, tanto che era impossibile sentire la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti”. Ed “è tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro – ha sottolineato -. Il peccatore, sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio”. Persone, ha proseguito papa Francesco, che “hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere”.

“Hanno rifiutato l’amore del Signore – ha ricordato il Pontefice – e questo rifiuto ha fatto di loro che fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore”. “Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! – ha osservato Bergoglio – Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, a loro, ‘sepolcri imbiancati'”.

La raccomandazione del Papa ai politici è stata che “in questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: ‘Ma, io sono su questa strada? Ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?’. Una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa”. “E preghiamo il Signore – ha aggiunto – che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che soltanto viene da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi ‘dottori del dovere’, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere”.

Il richiamo del Papa è stata molto apprezzato dai politici. Un messaggio “potente”, lo ha definito al termine Laura Boldrini, secondo cui il Papa “come sempre non fa sconti a nessuno”: “Ha detto di non essere impermeabili – ha rilevato -, di ascoltare i bisogni delle persone, di non trincerarsi dietro il dovere, perché quella dimensione porta lontano dalla realtà, indurisce le persone e non fa più vedere l’altro come il destinatario della propria azione”.

Per il ministro Alfano, “la politica è buona quando mette al centro non il bisogno individuale di chi la fa ma il bisogno collettivo di chi soffre, del popolo, e quindi la rotta del bene comune”. Lupi vede “semplicità e forza” nel richiamo che il Papa ha fatto nell’omelia “in maniera molto netta” sulla distinzione “tra il peccatore e il corrotto: sei corrotto quando ti allontani dalle radici, per cui fai le cose con la presunzione, mentre il peccatore è sempre accolto dalla misericordia di Dio”.

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