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Benedetto XVI risponde

Benedetto XVI lo scorso mese di aprile aveva ripreso il problema degli abusi sessuali nella Chiesa con un lungo contributo in cui analizzava le cause del fenomeno.

- Advertisement -
di: Antonio Dall’Osto (a cura)

Benedetto XVI – come si ricorderà – lo scorso mese di aprile aveva ripreso il problema degli abusi sessuali nella Chiesa con un lungo contributo in cui analizzava le cause del fenomeno.

Nel suo intervento, intitolato «Missbrauchsskandal in der katolischen Kirche» (Lo scandalo degli abusi nella Chiesa cattolica) si domandava: «Perché la pedofilia poté raggiungere una estensione del genere? In ultima analisi – rispondeva – la ragione sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e preti non parliamo volentieri di Dio, perché questo discorso non sembra essere pratico». Ma una società in cui Dio è assente è una società in cui «la misura dell’umano va sempre più perdendosi».

Rilevava inoltre che «la fisionomia della rivoluzione del ’68» fece sì che anche le pedofilia fosse consentita. Nello stesso tempo, si verificò «un crollo della teologia morale cattolica». «Anche in vari seminari – aggiungeva Benedetto XVI – si erano formati dei club omosessuali che agivano più o meno apertamente e cambiarono in modo significativo il clima dei seminari».

L’intervento ebbe un’eco mondiale. Oltre ai numerosi consensi, suscitò anche aspre critiche. Ora Benedetto XVI ha ripreso il discorso con una breve nota, pubblicata nel n. 7 dello scorso luglio sul mensile Herder Korrespondenz, rispondendo in particolare alla sig.ra Aschmann – e indirettamente agli altri critici – che, nel medesimo periodico (luglio 2019), aveva scritto un articolo molto duro, intitolato Das wahre katholische Leiden (La vera sofferenza cattolica nel 1968). Nella sua risposta Benedetto sottolinea qual era il punto centrale del suo scritto e rimprovera ai suoi critici di averlo ignorato, falsando il significato del suo intervento.

Ecco il testo della sua risposta:

«Il contributo della signora Aschmann (“La vera sofferenza cattolica nel 1968”, HK, luglio 2019, 44-47), nonostante la sua unilateralità, può stimolare un’ulteriore riflessione. Si tratta di una reazione alla mia pubblicazione sul Klerusblatt in chiarimento alla crisi degli abusi (n. 4/20q9, 75-81). La reazione è insufficiente ed è tipica del generale deficit di recezione del mio testo.

Mi sembra che nelle quattro pagine dell’articolo della signora Aschmann non appaia la parola Dio, cosa che ho posto al centro della questione. Ho scritto: “Un mondo senza Dio può essere solo un mondo senza significato… La società occidentale è una società in cui Dio è assente dal grande pubblico e non ha niente da dirgli. Ed è per questo che è una società in cui la misura dell’umano si perde sempre più”.

Per quanto posso vedere nella maggior parte delle reazioni al mio contributo, Dio non appare affatto, e perciò non viene affrontato proprio quello che volevo sottolineare come il punto chiave della questione. Il fatto che l’articolo della Aschmann ignori il passaggio centrale della mia argomentazione, proprio come la maggior parte delle reazioni di cui sono venuto a conoscenza, mi mostra la gravità di una situazione in cui la parola Dio sembra spesso emarginata nella teologia».

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Benedetto XVI risponde

Benedetto XVI lo scorso mese di aprile aveva ripreso il problema degli abusi sessuali nella Chiesa con un lungo contributo in cui analizzava le cause del fenomeno.

  

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Benedetto XVI – come si ricorderà – lo scorso mese di aprile aveva ripreso il problema degli abusi sessuali nella Chiesa con un lungo contributo in cui analizzava le cause del fenomeno.

Nel suo intervento, intitolato «Missbrauchsskandal in der katolischen Kirche» (Lo scandalo degli abusi nella Chiesa cattolica) si domandava: «Perché la pedofilia poté raggiungere una estensione del genere? In ultima analisi – rispondeva – la ragione sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e preti non parliamo volentieri di Dio, perché questo discorso non sembra essere pratico». Ma una società in cui Dio è assente è una società in cui «la misura dell’umano va sempre più perdendosi».

Rilevava inoltre che «la fisionomia della rivoluzione del ’68» fece sì che anche le pedofilia fosse consentita. Nello stesso tempo, si verificò «un crollo della teologia morale cattolica». «Anche in vari seminari – aggiungeva Benedetto XVI – si erano formati dei club omosessuali che agivano più o meno apertamente e cambiarono in modo significativo il clima dei seminari».

L’intervento ebbe un’eco mondiale. Oltre ai numerosi consensi, suscitò anche aspre critiche. Ora Benedetto XVI ha ripreso il discorso con una breve nota, pubblicata nel n. 7 dello scorso luglio sul mensile Herder Korrespondenz, rispondendo in particolare alla sig.ra Aschmann – e indirettamente agli altri critici – che, nel medesimo periodico (luglio 2019), aveva scritto un articolo molto duro, intitolato Das wahre katholische Leiden (La vera sofferenza cattolica nel 1968). Nella sua risposta Benedetto sottolinea qual era il punto centrale del suo scritto e rimprovera ai suoi critici di averlo ignorato, falsando il significato del suo intervento.

Ecco il testo della sua risposta:

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«Il contributo della signora Aschmann (“La vera sofferenza cattolica nel 1968”, HK, luglio 2019, 44-47), nonostante la sua unilateralità, può stimolare un’ulteriore riflessione. Si tratta di una reazione alla mia pubblicazione sul Klerusblatt in chiarimento alla crisi degli abusi (n. 4/20q9, 75-81). La reazione è insufficiente ed è tipica del generale deficit di recezione del mio testo.

Mi sembra che nelle quattro pagine dell’articolo della signora Aschmann non appaia la parola Dio, cosa che ho posto al centro della questione. Ho scritto: “Un mondo senza Dio può essere solo un mondo senza significato… La società occidentale è una società in cui Dio è assente dal grande pubblico e non ha niente da dirgli. Ed è per questo che è una società in cui la misura dell’umano si perde sempre più”.

Per quanto posso vedere nella maggior parte delle reazioni al mio contributo, Dio non appare affatto, e perciò non viene affrontato proprio quello che volevo sottolineare come il punto chiave della questione. Il fatto che l’articolo della Aschmann ignori il passaggio centrale della mia argomentazione, proprio come la maggior parte delle reazioni di cui sono venuto a conoscenza, mi mostra la gravità di una situazione in cui la parola Dio sembra spesso emarginata nella teologia».

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