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Benedetto XVI: non ho scritto di “missione” agli ebrei

Il Papa emerito interviene pubblicamente su Herder Korrespondenz

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Il Papa emerito interviene pubblicamente su Herder Korrespondenz per contestare un articolo del teologo tedesco Michael Böhnke che criticava un suo precedente contributo su Communio

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Non «missione» agli ebrei ma «dialogo» con gli ebrei: Benedetto XVI torna ad affacciarsi in pubblico con una lettera – «correzione» – inviata alla rivista cattolica tedesca Herder Korrespondenz tesa a confutare un articolo di settembre con il quale il teologo di Wuppertal Michael Böhnke criticava uno scritto del Papa emerito riguardo il rapporto tra ebrei e cristiani comparso questa estate sulla rivista Communio . 

  
Le accuse contenute nell’articolo di Böhnke sono «stupidaggini grottesche e non hanno nulla a che vedere con quanto ho detto in merito», scrive il Papa emerito 91enne nel messaggio. «Per questo respingo il suo articolo come un’insinuazione assolutamente falsa». 
  
Nel merito di una delle questioni affrontate da Böhnke, la questione della «missione» agli ebrei, ossia della ipotesi di annunciare il Vangelo agli ebrei, è vero, scrive Benedetto XVI, che Cristo ha inviato i suoi discepoli in missione presso tutti i popoli e tutte le culture e dunque «il mandato della missione è universale – con un’eccezione: la missione agli ebrei non era prevista e non era necessaria semplicemente perché solo loro, tra tutti i popoli, conoscevano il ‘Dio sconosciuto’». Per quanto riguarda Israele, quindi, non vale la missione ma il dialogo sulla comprensione di Gesù di Nazareth, ossia se egli è «il Figlio di Dio, il Logos», atteso – secondo le promesse fatte al suo stesso popolo – da Israele e, inconsapevolmente, da tutta l’umanità. Riprendere questo dialogo è «il compito che ci pone l’ora presente». 
  
Ebraismo e cristianesimo sono «due modi di interpretare le Scritture», scrive il Papa emerito. Per i cristiani, le promesse fatte a Israele sono la speranza della Chiesa e «chi vi si attiene non sta assolutamente mettendo in discussione i fondamenti del dialogo ebraico-cristiano». 
  
Benedetto XVI, che sulla discussione sollevata dal suo articolo era già intervenuto la scorsa estate scrivendo al rabbino capo di Vienna, Arie Folger, firma la sua «correzione», che sarà pubblicata nel numero di dicembre di Herder Korrespondenz, «Joseph Ratzinger-Benedetto XVI». 
 
Nel Documento pubblicato nel 2015 dalla Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo, si legge al paragrafo sei: «E’ facile capire che la cosiddetta ‘missione rivolta agli ebrei’ è una questione molto spinosa e sensibile per gli ebrei, poiché, ai loro occhi, riguarda l’esistenza stessa del popolo ebraico. Anche per i cristiani è un tema delicato, poiché considerano di fondamentale importanza il ruolo salvifico universale di Gesù Cristo e la conseguente missione universale della Chiesa. La Chiesa deve dunque comprendere l’evangelizzazione rivolta agli ebrei, che credono nell’unico Dio, in maniera diversa rispetto a quella diretta a coloro che appartengono ad altre religioni o hanno altre visioni del mondo. Ciò significa concretamente che la Chiesa cattolica non conduce né incoraggia alcuna missione istituzionale rivolta specificamente agli ebrei. Fermo restando questo rifiuto -per principio- di una missione istituzionale diretta agli ebrei, i cristiani sono chiamati a rendere testimonianza della loro fede in Gesù Cristo anche davanti agli ebrei; devono farlo però con umiltà e sensibilità, riconoscendo che gli ebrei sono portatori della Parola di Dio e tenendo presente la grande tragedia della Shoah». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Le accuse contenute nell’articolo di Böhnke sono «stupidaggini grottesche e non hanno nulla a che vedere con quanto ho detto in merito», scrive il Papa emerito 91enne nel messaggio. «Per questo respingo il suo articolo come un’insinuazione assolutamente falsa». 
  
Nel merito di una delle questioni affrontate da Böhnke, la questione della «missione» agli ebrei, ossia della ipotesi di annunciare il Vangelo agli ebrei, è vero, scrive Benedetto XVI, che Cristo ha inviato i suoi discepoli in missione presso tutti i popoli e tutte le culture e dunque «il mandato della missione è universale – con un’eccezione: la missione agli ebrei non era prevista e non era necessaria semplicemente perché solo loro, tra tutti i popoli, conoscevano il ‘Dio sconosciuto’». Per quanto riguarda Israele, quindi, non vale la missione ma il dialogo sulla comprensione di Gesù di Nazareth, ossia se egli è «il Figlio di Dio, il Logos», atteso – secondo le promesse fatte al suo stesso popolo – da Israele e, inconsapevolmente, da tutta l’umanità. Riprendere questo dialogo è «il compito che ci pone l’ora presente». 
  
Ebraismo e cristianesimo sono «due modi di interpretare le Scritture», scrive il Papa emerito. Per i cristiani, le promesse fatte a Israele sono la speranza della Chiesa e «chi vi si attiene non sta assolutamente mettendo in discussione i fondamenti del dialogo ebraico-cristiano». 
  
Benedetto XVI, che sulla discussione sollevata dal suo articolo era già intervenuto la scorsa estate scrivendo al rabbino capo di Vienna, Arie Folger, firma la sua «correzione», che sarà pubblicata nel numero di dicembre di Herder Korrespondenz, «Joseph Ratzinger-Benedetto XVI». 
 
Nel Documento pubblicato nel 2015 dalla Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo, si legge al paragrafo sei: «E’ facile capire che la cosiddetta ‘missione rivolta agli ebrei’ è una questione molto spinosa e sensibile per gli ebrei, poiché, ai loro occhi, riguarda l’esistenza stessa del popolo ebraico. Anche per i cristiani è un tema delicato, poiché considerano di fondamentale importanza il ruolo salvifico universale di Gesù Cristo e la conseguente missione universale della Chiesa. La Chiesa deve dunque comprendere l’evangelizzazione rivolta agli ebrei, che credono nell’unico Dio, in maniera diversa rispetto a quella diretta a coloro che appartengono ad altre religioni o hanno altre visioni del mondo. Ciò significa concretamente che la Chiesa cattolica non conduce né incoraggia alcuna missione istituzionale rivolta specificamente agli ebrei. Fermo restando questo rifiuto -per principio- di una missione istituzionale diretta agli ebrei, i cristiani sono chiamati a rendere testimonianza della loro fede in Gesù Cristo anche davanti agli ebrei; devono farlo però con umiltà e sensibilità, riconoscendo che gli ebrei sono portatori della Parola di Dio e tenendo presente la grande tragedia della Shoah». 

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