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Il bene (o il male) che si fa torna sempre indietro?

Vita Cristiana

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La vendetta provocata dall’odio genera il male
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di padre Pedro Cunha

Può essere che questa domanda sia motivata da quello che appare costantemente in televisione, su Internet e in libri, articoli e riviste.

In molti casi, la “Legge della Ricompensa” riguarda cose positive, ovvero fare il bene perché torni a sé. In questo caso, il bene realizzato non è un vero bene, ma solo un escamotage egoista perché ciò che ho fatto torni a me e con gli interessi.

In altri casi ha a che vedere con cose negative. Se ho fatto del male, questo in qualche modo tornerà a me. In quel caso, smetto di fare il male per paura che questo torni a me e non perché non voglio che danneggi nessuno. In entrambi i casi è in corso un’azione egoista.

Dall’altro lato, possiamo aggiungere che la questione non è nella “ricompensa”, ma in ciò che si “pianta”.

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Quando piantiamo qualcosa, questo cresce e produce frutti, che ci nutrono e generano altri semi dello stesso tipo, che una volta piantati daranno frutti a loro volta e così fino alla fine. Non è una questione di “ricompensa”, ma di far fronte ai frutti di ciò che abbiamo piantato.

Il Vangelo ci parla di perdono, misericordia e compassione. È questo il miglior rimedio, perché la vendetta basata sull’odio genera il male, e questa pianta crescerà e produrrà i suoi frutti malefici.

Ho notato che in romanzi, film, dipinti ecc., il male è diventato più attraente. Ormai non ci si innamora più del bravo ragazzo o della brava ragazza, ma del/la cattivo/a della situazione. Perché?

La gran parte dei romanzi ha sempre avuto tra i propri personaggi dei “cattivi”, ma le persone non ci si identificavano – anzi, volevano che cambiassero e diventassero persone migliori.

Ultimamente le cattive sono più desiderate e ammirate delle brave ragazze, e quello che si desidera di più è che la vendetta, il male e il potere si insedino e spicchino.

Il bene vincerà sempre il male, è vero. Per questo, il ritorno eterno o permanente del male non è una cosa che durerà per sempre. In questo caso, la “Legge della Ricompensa” non funzionerà per il male. Da ciò deriva la necessità che il male sembri bene, perché le persone non vogliano porvi fine o, peggio ancora, perché non desiderino vivere davvero il bene.

La vendetta produce un male che non ha fine, il perdono pone fine al male e produce un bene eterno.

 

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Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
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In molti casi, la “Legge della Ricompensa” riguarda cose positive, ovvero fare il bene perché torni a sé. In questo caso, il bene realizzato non è un vero bene, ma solo un escamotage egoista perché ciò che ho fatto torni a me e con gli interessi.

In altri casi ha a che vedere con cose negative. Se ho fatto del male, questo in qualche modo tornerà a me. In quel caso, smetto di fare il male per paura che questo torni a me e non perché non voglio che danneggi nessuno. In entrambi i casi è in corso un’azione egoista.

Dall’altro lato, possiamo aggiungere che la questione non è nella “ricompensa”, ma in ciò che si “pianta”.

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Il Vangelo ci parla di perdono, misericordia e compassione. È questo il miglior rimedio, perché la vendetta basata sull’odio genera il male, e questa pianta crescerà e produrrà i suoi frutti malefici.

Ho notato che in romanzi, film, dipinti ecc., il male è diventato più attraente. Ormai non ci si innamora più del bravo ragazzo o della brava ragazza, ma del/la cattivo/a della situazione. Perché?

La gran parte dei romanzi ha sempre avuto tra i propri personaggi dei “cattivi”, ma le persone non ci si identificavano – anzi, volevano che cambiassero e diventassero persone migliori.

Ultimamente le cattive sono più desiderate e ammirate delle brave ragazze, e quello che si desidera di più è che la vendetta, il male e il potere si insedino e spicchino.

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Il bene vincerà sempre il male, è vero. Per questo, il ritorno eterno o permanente del male non è una cosa che durerà per sempre. In questo caso, la “Legge della Ricompensa” non funzionerà per il male. Da ciò deriva la necessità che il male sembri bene, perché le persone non vogliano porvi fine o, peggio ancora, perché non desiderino vivere davvero il bene.

La vendetta produce un male che non ha fine, il perdono pone fine al male e produce un bene eterno.

 

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