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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno B Battesimo del Signore - Anno B  - 7 gennaio 2018

Battesimo del Signore – Anno B  – 7 gennaio 2018

Non figli di N.N. ma con paternità certificata di Dio

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IL VANGELO STRABICO

Battesimo del Signore – B 

(Isaia 55,1-11; 1 Giovanni 5,1-9; Marco 1,7-11)

A  cura di Benito Giorgetta 

Non figli di N.N. ma con paternità certificata di Dio

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»”.

Una volta, quando la privacy non era ancora stata concepita, un figlio nato al di fuori del matrimonio, oltre che essere chiamato “illegittimo”, non avendo paternità certa e certificabile, veniva anche detto: “figlio di N.N. ” (Nescio Nomen – Non si conosce il nome).

Tra tutti i nati da donna, però, nessuno è illegittimo allo sguardo di Dio e nessuno è estraneo al suo cuore. Ogni uomo è suo figlio. Che la persona lo sappia o no, lo accetti o meno, lo rifiuti o lo misconosca, rimarrà per sempre figlio. Come non si può mai cancellare la figliolanza umana, altrettanto e ancora di più non si può cancellare la figliolanza divina. Il battesimo è la porta che ci spalanca alla realtà di Dio. E lui di figli ne possiede una moltitudine infinita: ogni uomo che nasce. Non siamo figli unici ma fratelli di tutti. Il sostantivo fratello deriva della lingua greca che significa proveniente dallo stesso utero, grembo materno. Si è condiviso lo stesso spazio, si è avuta la stessa iniziale abitazione, aggrappati alla culla materna che ci ha generati, ospitati, fatti sviluppare e donati al mondo nella nascita. Allo stesso modo tutti i battezzati abbiamo una mamma, la stessa per tutti, la chiesa che ci generati, ospitati, fatti sviluppare e donati. Abbiamo abitato nello stesso grembo materno: il battistero. Perciò siamo figli, ricevendo la paternità divina e fratelli. Doni ambedue la figliolanza e la fraternità.

Figli amati, attesi, desiderati, protetti. Ogni volta che si celebra il battesimo accade una trasformazione sostanziale, ontologica, della persona umana. Da creature a figli. Non sudditanza ma parentela intima, unica, irripetibile. Non subalternità ma figliolanza che ci rende soggetti di eredità, la stessa di Cristo: la risurrezione e la vita eterna. E la caratteristica principale di ogni figlio-battezzato non è l’individualismo, nel senso che non si può dividere, ma la comunione fraterna. Spazio e creatività alle dimensione che della comunione sono espressione viva ed efficace: condivisione, accoglienza, tolleranza, dialogo, collaborazione, integrazione, solidarietà. Questi atteggiamenti e scelte di stile sono tutte manifestazioni di quella primordiale fraternità che ci distingue fin dalle nostre origini e dalla nostra provenienza.

Per Dio, dunque, siamo sostanzialmente e prioritariamente, se non esclusivamente, figli. Questo è il titolo che ci accredita presso di lui. E’ l’unica credenziale che dovremmo brandire ed invocare quando rivendichiamo rispetto, diritti, territorialità geografica e rispetto della propria dignità. Ma è il titolo che ha ogni uomo al di là di tutte le distinzioni che si vogliano addurre.

Anche per ognuno di noi si sono “squarciati” i cieli, come se si fossero rotte le acque amniotiche, per ricevere l’abbraccio di Dio. Si è lacerato il cielo, sotto la pressione di Dio, perché mi raggiungesse il suo beneplacito. Dio ci ama duplicemente. In se stesso addiziona l’amore paterno e quello materno perché lui è Padre con un cuore di Madre. Mistero dell’amore totale e incondizionato che solo da lui può provenire e noi siamo parte di questa totalità. Dove c’è il tutto non manca nulla. Siamo sazi di Dio. Immersi in lui, cioè battezzati, quindi figli amati e riconosciuti con certificato di garanzia.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Non figli di N.N. ma con paternità certificata di Dio

  

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(Isaia 55,1-11; 1 Giovanni 5,1-9; Marco 1,7-11)

A  cura di Benito Giorgetta 

Non figli di N.N. ma con paternità certificata di Dio

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Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»”.

Una volta, quando la privacy non era ancora stata concepita, un figlio nato al di fuori del matrimonio, oltre che essere chiamato “illegittimo”, non avendo paternità certa e certificabile, veniva anche detto: “figlio di N.N. ” (Nescio Nomen – Non si conosce il nome).

Tra tutti i nati da donna, però, nessuno è illegittimo allo sguardo di Dio e nessuno è estraneo al suo cuore. Ogni uomo è suo figlio. Che la persona lo sappia o no, lo accetti o meno, lo rifiuti o lo misconosca, rimarrà per sempre figlio. Come non si può mai cancellare la figliolanza umana, altrettanto e ancora di più non si può cancellare la figliolanza divina. Il battesimo è la porta che ci spalanca alla realtà di Dio. E lui di figli ne possiede una moltitudine infinita: ogni uomo che nasce. Non siamo figli unici ma fratelli di tutti. Il sostantivo fratello deriva della lingua greca che significa proveniente dallo stesso utero, grembo materno. Si è condiviso lo stesso spazio, si è avuta la stessa iniziale abitazione, aggrappati alla culla materna che ci ha generati, ospitati, fatti sviluppare e donati al mondo nella nascita. Allo stesso modo tutti i battezzati abbiamo una mamma, la stessa per tutti, la chiesa che ci generati, ospitati, fatti sviluppare e donati. Abbiamo abitato nello stesso grembo materno: il battistero. Perciò siamo figli, ricevendo la paternità divina e fratelli. Doni ambedue la figliolanza e la fraternità.

Figli amati, attesi, desiderati, protetti. Ogni volta che si celebra il battesimo accade una trasformazione sostanziale, ontologica, della persona umana. Da creature a figli. Non sudditanza ma parentela intima, unica, irripetibile. Non subalternità ma figliolanza che ci rende soggetti di eredità, la stessa di Cristo: la risurrezione e la vita eterna. E la caratteristica principale di ogni figlio-battezzato non è l’individualismo, nel senso che non si può dividere, ma la comunione fraterna. Spazio e creatività alle dimensione che della comunione sono espressione viva ed efficace: condivisione, accoglienza, tolleranza, dialogo, collaborazione, integrazione, solidarietà. Questi atteggiamenti e scelte di stile sono tutte manifestazioni di quella primordiale fraternità che ci distingue fin dalle nostre origini e dalla nostra provenienza.

Per Dio, dunque, siamo sostanzialmente e prioritariamente, se non esclusivamente, figli. Questo è il titolo che ci accredita presso di lui. E’ l’unica credenziale che dovremmo brandire ed invocare quando rivendichiamo rispetto, diritti, territorialità geografica e rispetto della propria dignità. Ma è il titolo che ha ogni uomo al di là di tutte le distinzioni che si vogliano addurre.

Anche per ognuno di noi si sono “squarciati” i cieli, come se si fossero rotte le acque amniotiche, per ricevere l’abbraccio di Dio. Si è lacerato il cielo, sotto la pressione di Dio, perché mi raggiungesse il suo beneplacito. Dio ci ama duplicemente. In se stesso addiziona l’amore paterno e quello materno perché lui è Padre con un cuore di Madre. Mistero dell’amore totale e incondizionato che solo da lui può provenire e noi siamo parte di questa totalità. Dove c’è il tutto non manca nulla. Siamo sazi di Dio. Immersi in lui, cioè battezzati, quindi figli amati e riconosciuti con certificato di garanzia.

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