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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno A Battesimo del Signore - Anno A - 8 gennaio 2017

Battesimo del Signore – Anno A – 8 gennaio 2017

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IL VANGELO STRABICO

Battesimo del Signore – A 

(Isaia 42,1-4.6-7; Atti 3,34-38; Matteo 3,13-17)

A  cura di Benito Giorgetta 

 

Nel Battesimo, l’abbraccio di Dio dal cielo spalancato per noi

Ascoltiamo il Vangelo:

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Una volta, il giorno del nostro battesimo, il cielo si è spalancato per noi e siamo stati abbracciati da Dio. Questo abbraccio è eterno, non cesserà mai più. Questo abbraccio ci ha reso figli e fratelli e perciò è prezioso, è da custodire, da rinnovare, rinsaldare. Figli perché Dio immette, in ciascuno, il dono del suo Spirito, della sua vita, della sua natura. Come la Vergine Maria ha concepito e portato in grembo la vita di Dio generata da cromosomi umani, i suoi, e quelli divini, “opera dello Spirito santo”; così noi, nel battesimo. Perché generati alla vita umana, possediamo il corredo cromosomico genitoriale, perché nati dallo spirito, riceviamo i “cromosomi” divini. Generare figli è un atto d’amore, è la maturità dell’amore, è il frutto dell’amore. Come i genitori amano i figli ancor prima di conoscerli, perché li desiderano, così Dio ama coloro che genera alla vita divina, mediante il battesimo, di amore preveniente. Anzi da Dio siamo amati dall’eternità: da sempre e per sempre. Perché da lui siamo amati da quando ci pensa, siccome lui ci pensa da sempre perché esiste da sempre, siamo amata da sempre e per sempre. Ecco il legame di paternità e figliolanza che ci legano a lui. Da parte nostra non occorre meritare, ma solo accogliere, come è nella dinamica e nell’essenza stessa dell’amore.

E Dio ama tutti e ciascuno dei suoi figli. Un amore totale, incondizionato, gratuito. Ci anticipa, ci precede, ci aspetta, ci accompagna, ci incoraggia, ci perdona; insomma un amore immenso, comunque e sempre immeritato. Lui si accontenta d’amarci, gli basta amare, si sazia dell’amore che ha per noi, addirittura non si chiede cosa ne faremo del suo amore, ci lascia liberi perché lui non ama ad effetto boomerang, non attende il ritorno o un “guadagno” dall’amore che ha per noi.

Amandoci come figli, Dio infonde fiducia alla fragilità della nostra vita, alla titubanza del nostro cammino, allo scoraggiamento delle nostre giornate. Anche quando noi ci chiediamo: ma cosa potrò mai avere di bello e di buono io nella mia vita? Quando non crediamo d’essere possessori di qualità, capacità, lui ci ama lo stesso perché ci ama come siamo. Non ci ama perché belli, buoni o bravi, ma possiamo essere tali perché raggiunti e nobilitati dal suo amore. Ognuno di noi è il compiacimento del Padre come Cristo e quando il cielo si è squarciato su di noi, il giorno del nostro battesimo, quell’abbraccio di Dio significava proprio questo.

Quando la vita, le circostanze, l’esistenza nel nostro quotidiano diventano difficili, impossibili, sono avvelenate dalla presenza del peccato o le tenebre prevalgono sulla luce, basta ricordarci che Dio è Padre, ci ama, ci è accanto, per riprendere il cammino, far ripartire il battito del cuore e il motore della vita. Il cielo continua ad aprirsi e squarciarsi per noi ogni volta che abbiamo il coraggio di guardare verso l’alto e chiedere l’aiuto di Dio.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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Battesimo del Signore – Anno A – 8 gennaio 2017

  

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IL VANGELO STRABICO

Battesimo del Signore – A 

(Isaia 42,1-4.6-7; Atti 3,34-38; Matteo 3,13-17)

A  cura di Benito Giorgetta 

 

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Nel Battesimo, l’abbraccio di Dio dal cielo spalancato per noi

Ascoltiamo il Vangelo:

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Una volta, il giorno del nostro battesimo, il cielo si è spalancato per noi e siamo stati abbracciati da Dio. Questo abbraccio è eterno, non cesserà mai più. Questo abbraccio ci ha reso figli e fratelli e perciò è prezioso, è da custodire, da rinnovare, rinsaldare. Figli perché Dio immette, in ciascuno, il dono del suo Spirito, della sua vita, della sua natura. Come la Vergine Maria ha concepito e portato in grembo la vita di Dio generata da cromosomi umani, i suoi, e quelli divini, “opera dello Spirito santo”; così noi, nel battesimo. Perché generati alla vita umana, possediamo il corredo cromosomico genitoriale, perché nati dallo spirito, riceviamo i “cromosomi” divini. Generare figli è un atto d’amore, è la maturità dell’amore, è il frutto dell’amore. Come i genitori amano i figli ancor prima di conoscerli, perché li desiderano, così Dio ama coloro che genera alla vita divina, mediante il battesimo, di amore preveniente. Anzi da Dio siamo amati dall’eternità: da sempre e per sempre. Perché da lui siamo amati da quando ci pensa, siccome lui ci pensa da sempre perché esiste da sempre, siamo amata da sempre e per sempre. Ecco il legame di paternità e figliolanza che ci legano a lui. Da parte nostra non occorre meritare, ma solo accogliere, come è nella dinamica e nell’essenza stessa dell’amore.

E Dio ama tutti e ciascuno dei suoi figli. Un amore totale, incondizionato, gratuito. Ci anticipa, ci precede, ci aspetta, ci accompagna, ci incoraggia, ci perdona; insomma un amore immenso, comunque e sempre immeritato. Lui si accontenta d’amarci, gli basta amare, si sazia dell’amore che ha per noi, addirittura non si chiede cosa ne faremo del suo amore, ci lascia liberi perché lui non ama ad effetto boomerang, non attende il ritorno o un “guadagno” dall’amore che ha per noi.

Amandoci come figli, Dio infonde fiducia alla fragilità della nostra vita, alla titubanza del nostro cammino, allo scoraggiamento delle nostre giornate. Anche quando noi ci chiediamo: ma cosa potrò mai avere di bello e di buono io nella mia vita? Quando non crediamo d’essere possessori di qualità, capacità, lui ci ama lo stesso perché ci ama come siamo. Non ci ama perché belli, buoni o bravi, ma possiamo essere tali perché raggiunti e nobilitati dal suo amore. Ognuno di noi è il compiacimento del Padre come Cristo e quando il cielo si è squarciato su di noi, il giorno del nostro battesimo, quell’abbraccio di Dio significava proprio questo.

Quando la vita, le circostanze, l’esistenza nel nostro quotidiano diventano difficili, impossibili, sono avvelenate dalla presenza del peccato o le tenebre prevalgono sulla luce, basta ricordarci che Dio è Padre, ci ama, ci è accanto, per riprendere il cammino, far ripartire il battito del cuore e il motore della vita. Il cielo continua ad aprirsi e squarciarsi per noi ogni volta che abbiamo il coraggio di guardare verso l’alto e chiedere l’aiuto di Dio.

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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