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A Basilea l’Incontro di preghiera ecumenica dei giovani di Taizé

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Ultimi preparativi nella Cittadina elvetica per l’arrivo il 28 dicembre di centinaia di giovani da tutta Europa e non solo che animeranno gli incontri fino a Capodanno
 
MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
BASILEA
 

I volontari stanno già arrivando alla spicciolata un po’ da tutto il Continente tanto che la cittadina svizzera di Basilea, peraltro avvezza a ospitare i circa 13mila studenti della sua antica Università, si sta animando forse ancor di più in questi giorni di vacanza con numerosi gruppi colorati di giovani. È qui che dal 28 dicembre a 1° gennaio si terrà quest’anno il tradizionale incontro della Comunità di Taizé rivolto ai ragazzi fra i 18 e i 35 anni di età (iscrizioni al di sotto dei 18, ma comunque sopra i 16, sono consentite previa autorizzazione delle famiglie). 

In queste ore di vigilia i volontari sono impegnati per preparare l’accoglienza dei gruppi e predisporre l’animazione nelle parrocchie, ma il loro compito si farà ancora più incisivo all’arrivo dei treni dei partecipanti e nel corso delle giornate: indicazioni logistiche, allestimento e pulizia dei luoghi di lavoro, distribuzione dei pasti, preparazione dei luoghi di preghiera, animazione della preghiera comune … 

È una formula sperimentata esattamente da quarant’anni quella degli «incontri di Fine Anno» della Comunità di Taizé, che si tengono alternativamente in diverse cittadine europee, una formula che ha resistito nel tempo pur in un contesto radicalmente mutato.  

Dopo un calo, anche vistoso, dei partecipanti – inimmaginabili ormai i numeri degli anni ’70-’80 – si può affermare che l’appuntamento di preghiera ecumenica giovanile attiri ancora qualche migliaio di ragazzi provenienti dalle parrocchie, gruppi, scuole cattoliche e non solo. Non sono previsti partecipanti oltre i 35 anni, a meno che non siano accompagnatori di gruppi, ma non è raro incontrare giovani coppie che, forti dell’esperienza passata, tornano per fornire aiuto agli organizzatori.  

Muniti di zaino, sacco a pelo e gamella per i pasti, i giovani saranno come sempre ospitati in famiglie e strutture parrocchiali messe a disposizione in città e dintorni per poi convogliare nei luoghi di lavoro e preghiera comuni, nello specifico a mezzogiorno in diverse chiese cittadine e la sera nella St. Jakobshalle o alla St. Jakob-Arena. 

La scelta della Cittadina sull’alto corso del Reno – annunciata al raduno 2016 a Riga in Lettonia dal priore frère Alois Löser durante una delle sue meditazioni – assume in questo ultimo scampolo del 2017, cinquecentesimo anniversario dalla «Riforma» di Lutero, una straordinaria valenza ecumenica. A dieci anni dall’incontro di Ginevra, la Comunità di Taizé torna in Svizzera in quella che oggi è la terza città della Confederazione Elvetica (già sede del Concilio indetto da papa Martino V nel 1431) e che da cinquecento anni rappresenta un luogo chiave per la convivenza tra i cristiani.  

È infatti a Basilea, antica sede universitaria dal 1490, che nel 1514, stabiliva la sua residenza il filosofo olandese religioso agostiniano Geert Geertsz, più noto come Erasmus da Rotterdam e, più tardi, lì ha insegnato il filosofo Nietzsche. Basilea era stata scelta significativamente nel 1989 come luogo per la «1° Assemblea ecumenica», il primo raduno delle chiese in Europa dal XVI secolo (cinque anni dopo la «1° preghiera ecumenica» insieme che si era tenuta nel 1984 nel duomo di Trento, sede della «Controriforma»).  

Ma c’è un altro motivo che lega Basilea alla Comunità fondata da Frère Roger Schutz (anch’egli di origine svizzera essendo nato nel 1915 a Provence nel cantone francese): costruita al crocevia di tre paesi – Francia, Germania e Svizzera – la cittadina elvetica rappresenta anche la zona d’origine dei primi fratelli (Max Thurian e Pierre Souverain) e infine – non indifferente per questi tempi – la sede scelta per il 2017 si trova nel cuore dell’Europa e quindi raggiungibile senza eccessivi costi di viaggio (per alcuni erano stati quasi proibitivi quelli per la Lettonia 2016). 

«La luce che abbiamo trovato qui è una luce di pace. Questa notte pregheremo per tutti quelli che conoscono la violenza, l’ingiustizia e la povertà – aveva detto l’attuale priore, di origine tedesca frère Alois, ai giovani riuniti a Riga lo scorso anno – ritornando a casa, ognuno di noi può essere operatore di pace, ognuno può iscrivere la non violenza nella sua vita quotidiana». 

Atteso anche per questa edizione il suo discorso, che s’immagina porterà una testimonianza del recente viaggio in Sud Sudan, al campo di sfollati di Juba e Rumbek, e a Kharthoum, capitale del Sudan. 

Segno di un impegno a 360° di promozione della pace che si allarga dalla Comunità della Cittadina francese al resto d’Europa e poi ancora Medioriente (in particolare Siria e Iraq), resto dell’Asia, Africa (il recente «Pellegrinaggio della Fiducia» in Egitto) e Stati Uniti. 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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A Basilea l’Incontro di preghiera ecumenica dei giovani di Taizé

  

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MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
BASILEA
 

I volontari stanno già arrivando alla spicciolata un po’ da tutto il Continente tanto che la cittadina svizzera di Basilea, peraltro avvezza a ospitare i circa 13mila studenti della sua antica Università, si sta animando forse ancor di più in questi giorni di vacanza con numerosi gruppi colorati di giovani. È qui che dal 28 dicembre a 1° gennaio si terrà quest’anno il tradizionale incontro della Comunità di Taizé rivolto ai ragazzi fra i 18 e i 35 anni di età (iscrizioni al di sotto dei 18, ma comunque sopra i 16, sono consentite previa autorizzazione delle famiglie). 

In queste ore di vigilia i volontari sono impegnati per preparare l’accoglienza dei gruppi e predisporre l’animazione nelle parrocchie, ma il loro compito si farà ancora più incisivo all’arrivo dei treni dei partecipanti e nel corso delle giornate: indicazioni logistiche, allestimento e pulizia dei luoghi di lavoro, distribuzione dei pasti, preparazione dei luoghi di preghiera, animazione della preghiera comune … 

È una formula sperimentata esattamente da quarant’anni quella degli «incontri di Fine Anno» della Comunità di Taizé, che si tengono alternativamente in diverse cittadine europee, una formula che ha resistito nel tempo pur in un contesto radicalmente mutato.  

Dopo un calo, anche vistoso, dei partecipanti – inimmaginabili ormai i numeri degli anni ’70-’80 – si può affermare che l’appuntamento di preghiera ecumenica giovanile attiri ancora qualche migliaio di ragazzi provenienti dalle parrocchie, gruppi, scuole cattoliche e non solo. Non sono previsti partecipanti oltre i 35 anni, a meno che non siano accompagnatori di gruppi, ma non è raro incontrare giovani coppie che, forti dell’esperienza passata, tornano per fornire aiuto agli organizzatori.  

Muniti di zaino, sacco a pelo e gamella per i pasti, i giovani saranno come sempre ospitati in famiglie e strutture parrocchiali messe a disposizione in città e dintorni per poi convogliare nei luoghi di lavoro e preghiera comuni, nello specifico a mezzogiorno in diverse chiese cittadine e la sera nella St. Jakobshalle o alla St. Jakob-Arena. 

La scelta della Cittadina sull’alto corso del Reno – annunciata al raduno 2016 a Riga in Lettonia dal priore frère Alois Löser durante una delle sue meditazioni – assume in questo ultimo scampolo del 2017, cinquecentesimo anniversario dalla «Riforma» di Lutero, una straordinaria valenza ecumenica. A dieci anni dall’incontro di Ginevra, la Comunità di Taizé torna in Svizzera in quella che oggi è la terza città della Confederazione Elvetica (già sede del Concilio indetto da papa Martino V nel 1431) e che da cinquecento anni rappresenta un luogo chiave per la convivenza tra i cristiani.  

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Ma c’è un altro motivo che lega Basilea alla Comunità fondata da Frère Roger Schutz (anch’egli di origine svizzera essendo nato nel 1915 a Provence nel cantone francese): costruita al crocevia di tre paesi – Francia, Germania e Svizzera – la cittadina elvetica rappresenta anche la zona d’origine dei primi fratelli (Max Thurian e Pierre Souverain) e infine – non indifferente per questi tempi – la sede scelta per il 2017 si trova nel cuore dell’Europa e quindi raggiungibile senza eccessivi costi di viaggio (per alcuni erano stati quasi proibitivi quelli per la Lettonia 2016). 

«La luce che abbiamo trovato qui è una luce di pace. Questa notte pregheremo per tutti quelli che conoscono la violenza, l’ingiustizia e la povertà – aveva detto l’attuale priore, di origine tedesca frère Alois, ai giovani riuniti a Riga lo scorso anno – ritornando a casa, ognuno di noi può essere operatore di pace, ognuno può iscrivere la non violenza nella sua vita quotidiana». 

Atteso anche per questa edizione il suo discorso, che s’immagina porterà una testimonianza del recente viaggio in Sud Sudan, al campo di sfollati di Juba e Rumbek, e a Kharthoum, capitale del Sudan. 

Segno di un impegno a 360° di promozione della pace che si allarga dalla Comunità della Cittadina francese al resto d’Europa e poi ancora Medioriente (in particolare Siria e Iraq), resto dell’Asia, Africa (il recente «Pellegrinaggio della Fiducia» in Egitto) e Stati Uniti. 

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