Avvento: alcune linee di comprensione


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Il tempo di Avvento

di Giuseppe Gravante

 

 

 

STORIA E SIGNIFICATO DEL TEMPO DI AVVENTO

 

La tradizione liturgica della Chiesa, con il suo evolversi e perfezionarsi nel tempo, ha consegnato a ciascuna comunità di credenti “ricchezze” spirituali dal valore inestimabile e imprescindibile. Tra queste, vi è proprio il tempo liturgico dell’Avvento.

 

            Anzitutto, va detto che – come per la Pasqua di Risurrezione – anche per la festa del Natale è previsto un tempo di preparazione, che dalla parola latina Adventus=venuta (del Signore Gesù Cristo) chiamiamo appunto Avvento. La storia ci dice quanto siano diverse le tradizioni liturgiche per il Tempo di Avvento nelle varie Chiese. Nel solo Occidente, ad esempio, si riscontrano notevoli differenze fra le liturgie romana, gallicana, ispanica e ambrosiana. In ogni modo, risulta inequivocabile il fatto che l’Avvento sia un tempo liturgico proprio all’Occidente. In Oriente, infatti, il rito bizantino – nella domenica precedente la Natività del Signore – ricorda tutti i Santi Padri e Giusti dell’Antico Testamento, fino alla Madonna; il rito siriaco, poi, dedica una settimana intera alle cosiddette “annunciazioni”.

 

            In Occidente, dunque, già sul finire del IV secolo, in Gallia e in Spagna, si trova un periodo preparatorio al Natale a forte carattere ascetico, chiamato Adventus[1] o Quadragesima sancti Martini (=quaresima di San Martino), a causa della sua iniziale durata di sei settimane (il sabato non era di digiuno) a cominciare dal giorno dopo l’11 novembre. La sua caratteristica ascetica pare dovuta al fatto di essere un tempo dedicato alla preparazione dei catecumeni al Battesimo, similmente alla Quaresima[2]. Sul finire del VII secolo, poi, a Roma si trova un Avvento liturgico di cinque domeniche (ricevuto, forse, dalla Gallia stessa o da Ravenna/Capua). Si hanno dei formulari liturgici dal titolo Orationes ante adventum Domini (=orazioni prima della venuta del Signore), i quali riferiscono di un Avvento che non avrebbe avuto lo scopo primario di preparare al Natale, bensì di ricordare la seconda venuta (parusia) del Signore. Tale, pertanto, sarebbe il contenuto originario di questo tempo liturgico.

 

            In aggiunta a quanto detto, nel VII secolo, a Roma, l’unica preparazione al Natale si ritiene fosse inclusa nelle Quattro Tempora di dicembre. Le domeniche poste prima di Natale, pertanto, sarebbero state destinate a chiudere l’anno liturgico con il ricordo della parusia finale, quindi come conclusione del mistero salvifico di Cristo. La genesi dell’Avvento, allora, va collocata tra il IV secolo e la metà del VI secolo.

 

            Sul significato originario dell’Avvento stesso si è molto discusso e, le tesi che risultano essere andate per la maggiore, sono proprio quelle che da un lato optavano per la correlazione Avvento-Natale, dall’altro Avvento-Parusia. D’altra parte i termini adventus, natalis, epiphania si riferiscono fondamentalmente al mistero della venuta salvifica di Cristo nel mondo.

La nostra Liturgia, tutt’oggi, mantiene ambedue gli aspetti; infatti, proprio durante i lavori della riforma liturgica, la questione del significato dell’Avvento riemerse: alcuni proposero di dare a questo tempo soltanto un carattere di preparazione al Natale e dedicarvi un periodo di sei domeniche secondo la più antica tradizione; altri, caldeggiarono l’indole escatologica dell’Avvento stesso. Tuttavia, alla fine, si preferì conservare le quattro domeniche, debellare completamente il retaggio penitenziale che questo tempo aveva assunto e unire i due aspetti, quello escatologico e quello natalizio, dal momento che la Chiesa non può celebrare la liturgia ignorandone l’essenziale dimensione escatologica. Questa fu anche la motivazione che portò ad arricchire la Liturgia delle Ore (al Magnificat) e il Messale Romano (canto al Vangelo) – tra i giorni feriali dal 17 al 23 dicembre – delle famose Antifone Maggiori dell’Avvento o Antifone “O” (poiché iniziano tutte per “O”), con il chiaro intento di incentrare questi giorni sul mistero della Natività del Signore, differenziandoli dai precedenti a maggior carattere escatologico. La loro peculiarità consiste nel tentativo di unire ogni volta un appello elogiativo all’atteso Messia con una invocazione della sua venuta soccorritrice.

 

            Quanto all’inizio vero e proprio dell’Avvento, la prima domenica – come affermato dalle Norme generali per l’ordinamento dell’Anno Liturgico e del Calendario, n. 40 – è «quella che cade il 30 novembre o è la più vicina a questa data», cioè la domenica tra il 27 novembre e il 3 dicembre.

La liturgia della Messa delle quattro domeniche è determinata essenzialmente dal loro Vangelo: a tale tematica sono riferiti in minore o maggiore misura tutti gli altri testi. Sono preferite le letture di Isaia e i brani relativi a Giovanni Battista. Infatti, entrambi sono considerati i veri “predicatori dell’Avvento”. Un arricchimento ulteriore si è avuto con l’approntamento e l’inserimento di quattro prefazi dell’Avvento nel Missale Romanum; anche se, nell’edizione italiana li troviamo divisi in: I, I/a, II, II/a. Nel Missale Romanum di Pio V (1570), invece, non ve ne è alcuno. Una particolarità, poi, è rappresentata dalla III domenica di Avvento (Gaudete), la quale, con il suo carattere gioioso e con le vesti liturgiche rosacee, esprime il parallelo con la IV domenica di Quaresima (Laetare).

Anche la liturgia feriale di Avvento, però, è stata arricchita. Mentre prima della riforma liturgica non avevamo nessun formulario specifico per questi giorni, ora, ogni giorno appartenente alla seconda fase dell’Avvento, ha un suo “Proprio”; come del resto visto in precedenza a proposito delle Antifone Maggiori dell’Avvento.

Vi sono poi le partecipate “messe-Rorate”, le quali sono, fin dalle origini, messe votive in onore della Madre di Dio nei giorni di sabato del Tempo di Avvento. Esse possono essere celebrate, con i formulari delle messe mariane, nei giorni feriali di avvento fino al 16 dicembre incluso.

 

            Infine, le usanze non prettamente liturgiche ma correlate alla liturgia stessa (Corona di Avvento, Calendario di Avvento ecc.), in parte si rifanno a tradizioni precristiane atte a celebrare il solstizio di inverno.

 

 

I TESTI BIBLICI DEL LEZIONARTO DELL’AVVENTO

 

Ognuna delle Messe domenicali propone un annuncio profetico preso normalmente dal libro di Isaia, un insegnamento apostolico di tipo morale dalle lettere di san Paolo e, infine, un discorso o una narrazione del Vangelo.

 

            Il contenuto delle letture, soprattutto del Vangelo, focalizza per ogni domenica un tema specifico in ciascuno dei tre cicli liturgici: la vigilanza nell’attesa del Cristo (I domenica); un pressante invito alla conversione contenuto nella predicazione di Giovanni Battista (II domenica); la testimonianza data a Gesù dal Precursore (III domenica); l’annuncio della nascita di Gesù fatta a Giuseppe e a Maria (IV domenica).

 

            Il doppio carattere dell’Avvento, che celebra l’attesa del Salvatore nella gloria e la sua venuta nella carne, considerate nelle loro diverse e complementari manifestazioni, emerge dalle letture bibliche festive. La I domenica orienta verso la parusia finale, la II e la III richiamano l’attenzione alla venuta quotidiana del Signore; la IV domenica prepara alla Natività di Cristo, tracciandone contemporaneamente la teologia e la storia.

 

            La serie delle letture feriali, invece, nella prima parte dell’Avvento presenta i segni e le caratteristiche del regno messianico e le condizioni per entrarvi; nella seconda parte (le ferie dal 17 al 24 dicembre mattina) prepara direttamente al Natale con le pericopi dell’Antico Testamento e del Vangelo in cui si narrano le diverse annunciazioni e l’attuazione in Cristo delle promesse davidiche. Le due letture, quella profetica e quella evangelica, sono scelte in modo da evidenziare il rapporto di unità e di compimento fra Antico e Nuovo Testamento.

 

I TESTI EUCOLOGICI (NELLO SPECIFICO) DEL TEMPO DI AVVENTO

 

Il tema dominante di tutte le collette è la venuta di Cristo, sia nell’incarnazione sia alla fine dei tempi come Giudice e Salvatore. L’Avvento è presentato come preparazione alla venuta di Cristo, venuta che alle volte non viene specificata, ma che normalmente è identificata con l’incarnazione o con il ritorno glorioso di Cristo alla fine dei tempi. Le collette dell’Avvento, soprattutto quelle dell’ultima settimana, dal 17 al 24 dicembre mattina, mettono l’accento prevalentemente sull’imminente celebrazione della nascita di Gesù.

 

            La Liturgia, quindi, contempla ambedue le venute di Cristo in intimo rapporto fra loro. La nascita di Gesù prepara l’incontro definitivo con lui. Siamo, in qualche modo, di fronte al mistero di un’unica venuta, nel senso che la prima inizia già ciò che verrà portato a compimento nella seconda. Questo mistero è ben sintetizzato nella colletta della Messa vespertina nella vigilia di Natale: «Concedi che possiamo guardare senza timore, quando verrà come giudice, il Cristo tuo Figlio, che accogliamo in festa come Redentore».

 

            L’Avvento natalizio è dominato da due grandi temi, quello cristologico e quello mariano. Tutta la ricchezza contenuta nella preghiera dell’Avvento la troviamo in sintesi nei prefazi che caratterizzano, fino al 17 dicembre, l’Avvento escatologico e, dopo, l’Avvento natalizio.

 

            Nelle ferie dell’Avvento dal 17 al 24 dicembre, ai Vespri troviamo le ricche e suggestive antifone al Magnificat. Sono chiamate antifone “O” dall’esclamazione con cui iniziano[3]. La riforma le ha felicemente portate, un po’ sintetizzate, anche come acclamazione al Vangelo nella Messa. Siamo di fronte a testi stupendi, ricchi di contenuto biblico e pieni di lirismo. Essi esprimono lo stupore commosso della Chiesa nella contemplazione del mi- stero della venuta di Cristo, invocato con i titoli presi dalle classiche immagini della Bibbia: Sapienza; Guida della Casa d’Israele; Germoglio di Iesse; Chiave di Davide; Astro che sorgi; Re delle Genti; Emmanuele. Ogni invocazione, che segue la contemplazione del significato del titolo dato a Cristo venturo, è carica di tutta la speranza cristiana. Occorre meditare intensamente le ricchezze condensate in queste antifone per poterle pregare con fede. È il modo migliore per entrare nel cuore della celebrazione natalizia.

 

PER UNA TEOLOGIA E UNA PASTORALE DELL’AVVENTO

 

L’Avvento è il tempo liturgico nel quale è più richiamata la grande verità della storia come luogo dell’attuazione del piano salvifico di Dio. Di conseguenza, è anche il tempo in cui viene fortemente evidenziata la dimensione escatologica del mistero cristiano. Il Dio della rivelazione si manifesta in tutta la Bibbia, dall’Esodo all’Apocalisse, come «colui che è, che era e che viene» (Ap 1,4-8; Es 3,13-14), cioè come colui che compie la salvezza e perciò è presente sempre per salvare.

 

            L’Avvento, con la sua Liturgia, aiuta a passare da una visione delle “cose ultime” (i “novissimi”: morte, giudizio, inferno, paradiso), in prospettiva individualistica e statica, a una visione escatologica dinamica che vede la storia come luogo dell’attuarsi delle promesse di Dio e protesa verso il suo compimento nel “giorno del Signore”. La salvezza va, quindi, considerata nella prospettiva escatologica del «giorno del Signore» (cfr. 1Cor 1,8; 5,5).

 

            L’Avvento, rivelandoci le vere, profonde e misteriose dimensioni della venuta di Dio, ha un’essenziale connotazione missionaria. Il tempo della Chiesa è un momento dell’attuarsi di questo unico Avvento e ha come caratteristica l’annuncio del Regno e il suo interiorizzarsi nel cuore degli uomini fino alla manifestazione gloriosa del Cristo. L’edificazione del corpo di Cristo si compie in modo che tutti i membri di questo corpo giungano all’unica fede e all’unica conoscenza del Figlio di Dio. L’Avvento di Cristo nella Chiesa e per mezzo della Chiesa si attua mediante la missione (cfr. Ef 4,11-12). Questa missione è fondata sul mistero della partecipazione e continuazione della missione del Figlio che viene come l’inviato del Padre e sulla missione dello Spirito, mandato dal Padre e dal (o per il) Figlio.

 

            In questa luce, la figura del Battista, che prepara la via del Signore e di Maria che porta Cristo a “santificare” Giovanni nella visita a Elisabetta, lasciano intravedere modi concreti d’impegno missionario e, la pastorale dell’Avvento, non può ignorare questa dimensione così preponderante.

 

            Il tempo dell’Avvento, allora, col suo richiamo alla dimensione escatologica trascendente della salvezza, fondata sul mistero dell’incarnazione, della morte e risurrezione del Signore, deve formare i credenti, come Chiesa e come singoli, a porsi quale segno nel mondo. La voce del profeta Isaia e del Battista, che fa risuonare nell’Avvento il richiamo alla giustizia, alla carità, alla conversione, diventa denuncia della logica dell’egoismo edonista che domina il mondo del benessere e del consumismo; diventa impegno per redimere positivamente questa nostra storia contemporanea dai suoi miti e dalle sue illusioni, ponendo segni alternativi a vantaggio dell’uomo.

[1] Il termine adventus, nel vocabolario pagano significava “avvenimento”, anniversario di un determinato avvenimento. Normalmente era riferito all’ascesa al trono dell’imperatore. La parola adventus nel linguaggio ecclesiastico-liturgico indicò anzitutto la nascita di Gesù e il suo anniversario, poi la preparazione a tale avvenimento e, infine, l’attesa della seconda venuta.

[2] Ciò esprime la possibilità di battezzare anche nel giorno di Natale.

[3] Sembra che queste sette antifone siano di origine romana. Esistevano già ai tempi di Carlo Magno. In Germania, a Liegi e a Parigi si erano aggiunte altre due antifone alle sette conosciute altrove; si trovano persino dodici antifone di questo tipo. Il canto delle antifone “O” durante l’Avvento era eseguito con molta solennità nelle cattedrali e nei monasteri. La melodia gregoriana di questi testi è tra le più belle e suggestive.



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Teologo della Liturgia; docente di Liturgia presso l’Istituto Diocesano di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino; docente di Religione Cattolica nell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è nato a Benevento il 3 marzo 1980.
Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense e Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali.

Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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