24.8 C
Roma
Ven, 14 Agosto 2020

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Rubriche Recensioni Libri Avere fiducia Perché è necessario... (Mondadori 2010)

Avere fiducia Perché è necessario… (Mondadori 2010)

- Advertisement -

 

 

avere fiduciaLa nostra autrice apre la riflessione sul tema della fiducia con la storiella ebraica, di un padre che chiede al figlio di saltare dalla finestra e con questo racconto inquietante ci consente di formulare, e lei stessa ne da il via, domande fondamentali. La Marzano non si limita a sviluppare il tema su di un piano squisitamente teoretico, ma sempre molto fedele al suo stile ci presenta uno sviluppo tematico molto ampio; passando attraverso l’analisi della crisi del credito e della storia della moneta, quindi risalendo a ritroso la storia antropologica dell’uomo fino ai tempi in cui la fiducia e il baratto erano la radice delle relazioni commerciali, così proseguendo fino a giungere all’epoca in cui ad una originaria lealtà si è sostituita la falsa apparenza contrattuale. Nella terza parte del libro intitolato l’oblio di sé la nostra scrittrice affronta il tema su di un piano più intimo e psicologico partendo con l’analisi della base della fiducia che nasce nell’infanzia dell’individuo grazie alle prime relazioni parentali. La prima citazione riportata in questa terza parte è il sottofondo non solo del capitolo V ma anche delle citazioni e dei capitoli restanti: «Il bambino impara, perché crede agli adulti. Il dubbio vien dopo la credenza. (Ludwig Wittgenstein, Della certezza).»

Per lo più due sono i modelli in cui le persone possono essere raggruppate, grazie alle esperienze positive o negative, post parentali in cui sono incorse.

Se siamo fiduciosi avremo aspettative positive come: “fino a prova contraria le persone sono degne di fiducia, se ho prove concrete che una persona non lo sia, deciderò se mantenere o meno questa relazione ma questo non cambierà la visione che ho degli altri.” Questa convinzione può essere vantaggiosa, infatti se diamo fiducia alle altre persone e ci relazioniamo con autenticità e senza difese, sarà più probabile che agiscano tenendo conto dei nostri bisogni. L’aspettativa positiva, per essere utile, deve però essere flessibile, ovvero dobbiamo essere in grado di modificarla a seconda delle persone che abbiamo davanti, altrimenti rischiamo di diventare ingenui.

Una persona che in modo naturale, nel corso della sua età adulta nutre aspettative positive nei confronti degli altri ha di solito ha avuto nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza un “bilancio attivo” tra esperienze positive e negative nei rapporti con le altre persone. Questo non significa che non abbia avuto esperienze relazionali “negative”, significa piuttosto che la quantità delle esperienze positive lo ha aiutato a non attribuire un valore negativo alle relazioni con gli altri.

Le persone che al contrario hanno difficoltà a fidarsi degli altri, nel corso della loro infanzia e adolescenza hanno vissuto condizioni di abbandono, abuso fisico o psicologico oppure hanno avuto figure di riferimento che mostravano atteggiamenti critici e sospettosi verso gli altri. Se non abbiamo fiducia negli altri penseremo che “fino a prova contraria, le altre persone non sono degne di fiducia ed è necessario difendersi per evitare di essere danneggiati.” Inoltre a causa di questa convinzione avremo più difficoltà a creare a mantenere i rapporti con le altre persone e tenderemo ad attuare schemi comportamentali coerenti con le nostre aspettative ed emozioni.

Ma per quanto tale analisi sia tra le più profonde ed attendibili nessuno può negare che la nostra condizione psicologica non è necessariamente dominante sull’altra. Chiediamoci per esempio cosa accade se si incontrano due persone “fiduciose”, cioè del primo gruppo. Funziona sempre? Due persone del primo gruppo sono “automaticamente” esenti dall’imbattersi vicendevolmente nella categoria del “tradimento”? Oppure, domanda apparentemente ancora più complessa perché ancora meno scontata della prima, se si incontrano due persone “sospettose”, cioè del secondo gruppo cosa accade? Essendo sospettosi entrambi abbiamo una sorta di “pareggio”? Uno pari, palla al centro?

Purtroppo no, dobbiamo constatare al contrario, che indipendentemente dall’appartenenza a modelli di esperienza, con quanta frequenza la fiducia diventa sfiducia, la pace arma la guerra, la serenità diventa paranoia e i rapporti (di amicizia o colleganza) saltano e altri (d’amore o parentali) finiscono in cenere. Di fronte al crollo del tutto inaspettato, non dimentichiamoci del libero arbitrio di cui ogni essere umano è detentore e grazie al quale la porta decisionale pro e contro la fiducia resta sempre aperta, e quindi nella perdita della fiducia nel 90% dei casi la relazione è compromessa. Ma perché, se tutti consideriamo la fiducia così importante? Forse è il caso che il concetto di fiducia vada rivisto e riformulato. Ma cos’è la fiducia? «Affidamento che si fa su qualcuno o qualcosa; attesa ottimistica di qualcosa; avere f. in se stessi; credito, stima. (Sabatini-Coletti)» e ancora «Ragionevole speranza che qualcuno corrisponda alle aspettative. (Devoto-Oli)» Quindi- stando al significato raccolto dai dizionari – la fiducia è definita dalla presenza di due condizioni: 1) da una parte un sentimento di attesa e di aspettativa 2) dall’altra il soddisfacimento o la delusione di tale sentimento. Come dire che la fiducia si basa sul fatto che un altro corrisponda e soddisfi le nostre aspettative ed i nostri bisogni. Irresistibilmente ingenuo. Si continua quindi a soffrire perché l’altro (amico, partner, fratello, genitore) non corrisponde come vorremmo alle nostre aspettative. Si comporta come vorremmo non facesse. Non ci dà abbastanza di ciò che desideriamo. Fa qualcosa che non condividiamo. Pretende oltre la dignità della nostra persona ed intimità. La lista è lunga. Solo che non se ne potrà venire a capo finché non si introdurrà nella meditazione la categoria di compassione e considerazione dell’altro. Un’altro che è anche’esso portatore di bisogni, paure, desideri e significati. Un altro che persegue la felicità come noi e parimenti come noi stessi rifugge il dolore fisico e la delusione e la mortificazione emotiva. Se consideriamo l’altro non più un individuo “solo a noi funzionale” ma una persona con una propria identità e pari diritti ai nostri potremmo comprendere molte cose. E’ nella profonda ridefinizione dei nostri bisogni in relazione ai bisogni dell’altro che alberga il senso profondo della libertà individuale e della civiltà collettiva. Comprendere questo – al di là della paura e della delusione – è certamente un grande passo verso l’autonomia di sentire e di essere e verso una emotività stabile ed equilibrata. Alcuni autori, quali Hillman, sostengono il valore del tradimento subito, quale mezzo per la crescita e per la formazione dell’autonomia individuale. Quindi anche il tradimento, che si colloca come un evento del tutto inatteso, verrà vissuto come momento di evoluzione emotiva personale e sociale. È necessario infrangere la fiducia primaria, per permettere ai rapporti di evolvere, oltre che per imparare a distinguere l’Altro da sé, e per apprendere a fidare e a diffidare. Questo, inoltre, permetterebbe di acquisire la consapevolezza non solo, che al di là di ogni forma di avvedutezza o lungimiranza, possiamo essere traditi, ma anche di non essere immuni da semi o caratteristiche che fanno di noi, al pari degli altri, dei potenziali traditori. Altri autori invece prendono le distanze da questa concezione pedagogica, in quanto ritengono che un tradimento agito con intenzionalità si definisce “inganno” o a volte addirittura “crudeltà”, e pertanto, non può avere nessuna valenza positiva sul corso di progresso e crescita personale e sociale dell’individuo. Al contrario, invece, può spingere irrimediabilmente verso il perpetrarsi di un circolo vizioso, in cui il tradito diventa, a sua volta traditore. Dunque, forse, volendo riconoscere un maggior realismo in questa sorta di convinzione o paradigma forse allora sarà opportuno sforzarsi di trasmettere meno sfiducia e più “fiducia”, in modo da porre, appunto, le condizioni per poterla trasmettere alle generazioni avvenire.

Secondo un detto greco «noi siamo ciò che pensiamo». Questo detto si può intendere nel senso che diventiamo ciò che crediamo di essere: i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre aspettative condizionano i nostri comportamenti, diventano «profezie» che si auto avverano e influenzano a loro volta le reazioni degli altri. (M.Menditto, 2004) Secondo studiosi ancora più recenti, i nostri pensieri e le nostre credenze hanno persino la capacità di influenzare il dna di ogni cellula. (B.H.Lipton, 2006).

La Marzano dopo un ampia esposizione di tutte le possibili sfaccettature della fiducia, riposta e malriposta, inevitabilmente giunge ad un quadro poco incoraggiante e pur tuttavia effettua una acrobatica virata degna del più periglioso e tempestoso passaggio di Capo Horn. La nostra autrice è convinta sostenitrice che la fiducia è una scommessa, dove ci si assume il rischio della relazione con il proprio simile. Una scommessa in cui si può vincere o perdere, in cui nulla è garantito, ma il cui risultato è sempre un’apertura per non restare prigionieri di una solitudine sterile, anche quando l’altro si dimostra non degno della fiducia accordata e la disattende. «La scommessa della fiducia» conclude la Michela Marzano «è la scommessa dell’umanità di ognuno di noi».

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

Avere fiducia Perché è necessario… (Mondadori 2010)

  

- Advertisement -

 

 

avere fiduciaLa nostra autrice apre la riflessione sul tema della fiducia con la storiella ebraica, di un padre che chiede al figlio di saltare dalla finestra e con questo racconto inquietante ci consente di formulare, e lei stessa ne da il via, domande fondamentali. La Marzano non si limita a sviluppare il tema su di un piano squisitamente teoretico, ma sempre molto fedele al suo stile ci presenta uno sviluppo tematico molto ampio; passando attraverso l’analisi della crisi del credito e della storia della moneta, quindi risalendo a ritroso la storia antropologica dell’uomo fino ai tempi in cui la fiducia e il baratto erano la radice delle relazioni commerciali, così proseguendo fino a giungere all’epoca in cui ad una originaria lealtà si è sostituita la falsa apparenza contrattuale. Nella terza parte del libro intitolato l’oblio di sé la nostra scrittrice affronta il tema su di un piano più intimo e psicologico partendo con l’analisi della base della fiducia che nasce nell’infanzia dell’individuo grazie alle prime relazioni parentali. La prima citazione riportata in questa terza parte è il sottofondo non solo del capitolo V ma anche delle citazioni e dei capitoli restanti: «Il bambino impara, perché crede agli adulti. Il dubbio vien dopo la credenza. (Ludwig Wittgenstein, Della certezza).»

Per lo più due sono i modelli in cui le persone possono essere raggruppate, grazie alle esperienze positive o negative, post parentali in cui sono incorse.

Se siamo fiduciosi avremo aspettative positive come: “fino a prova contraria le persone sono degne di fiducia, se ho prove concrete che una persona non lo sia, deciderò se mantenere o meno questa relazione ma questo non cambierà la visione che ho degli altri.” Questa convinzione può essere vantaggiosa, infatti se diamo fiducia alle altre persone e ci relazioniamo con autenticità e senza difese, sarà più probabile che agiscano tenendo conto dei nostri bisogni. L’aspettativa positiva, per essere utile, deve però essere flessibile, ovvero dobbiamo essere in grado di modificarla a seconda delle persone che abbiamo davanti, altrimenti rischiamo di diventare ingenui.

- Advertisement -

Una persona che in modo naturale, nel corso della sua età adulta nutre aspettative positive nei confronti degli altri ha di solito ha avuto nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza un “bilancio attivo” tra esperienze positive e negative nei rapporti con le altre persone. Questo non significa che non abbia avuto esperienze relazionali “negative”, significa piuttosto che la quantità delle esperienze positive lo ha aiutato a non attribuire un valore negativo alle relazioni con gli altri.

Le persone che al contrario hanno difficoltà a fidarsi degli altri, nel corso della loro infanzia e adolescenza hanno vissuto condizioni di abbandono, abuso fisico o psicologico oppure hanno avuto figure di riferimento che mostravano atteggiamenti critici e sospettosi verso gli altri. Se non abbiamo fiducia negli altri penseremo che “fino a prova contraria, le altre persone non sono degne di fiducia ed è necessario difendersi per evitare di essere danneggiati.” Inoltre a causa di questa convinzione avremo più difficoltà a creare a mantenere i rapporti con le altre persone e tenderemo ad attuare schemi comportamentali coerenti con le nostre aspettative ed emozioni.

Ma per quanto tale analisi sia tra le più profonde ed attendibili nessuno può negare che la nostra condizione psicologica non è necessariamente dominante sull’altra. Chiediamoci per esempio cosa accade se si incontrano due persone “fiduciose”, cioè del primo gruppo. Funziona sempre? Due persone del primo gruppo sono “automaticamente” esenti dall’imbattersi vicendevolmente nella categoria del “tradimento”? Oppure, domanda apparentemente ancora più complessa perché ancora meno scontata della prima, se si incontrano due persone “sospettose”, cioè del secondo gruppo cosa accade? Essendo sospettosi entrambi abbiamo una sorta di “pareggio”? Uno pari, palla al centro?

Purtroppo no, dobbiamo constatare al contrario, che indipendentemente dall’appartenenza a modelli di esperienza, con quanta frequenza la fiducia diventa sfiducia, la pace arma la guerra, la serenità diventa paranoia e i rapporti (di amicizia o colleganza) saltano e altri (d’amore o parentali) finiscono in cenere. Di fronte al crollo del tutto inaspettato, non dimentichiamoci del libero arbitrio di cui ogni essere umano è detentore e grazie al quale la porta decisionale pro e contro la fiducia resta sempre aperta, e quindi nella perdita della fiducia nel 90% dei casi la relazione è compromessa. Ma perché, se tutti consideriamo la fiducia così importante? Forse è il caso che il concetto di fiducia vada rivisto e riformulato. Ma cos’è la fiducia? «Affidamento che si fa su qualcuno o qualcosa; attesa ottimistica di qualcosa; avere f. in se stessi; credito, stima. (Sabatini-Coletti)» e ancora «Ragionevole speranza che qualcuno corrisponda alle aspettative. (Devoto-Oli)» Quindi- stando al significato raccolto dai dizionari – la fiducia è definita dalla presenza di due condizioni: 1) da una parte un sentimento di attesa e di aspettativa 2) dall’altra il soddisfacimento o la delusione di tale sentimento. Come dire che la fiducia si basa sul fatto che un altro corrisponda e soddisfi le nostre aspettative ed i nostri bisogni. Irresistibilmente ingenuo. Si continua quindi a soffrire perché l’altro (amico, partner, fratello, genitore) non corrisponde come vorremmo alle nostre aspettative. Si comporta come vorremmo non facesse. Non ci dà abbastanza di ciò che desideriamo. Fa qualcosa che non condividiamo. Pretende oltre la dignità della nostra persona ed intimità. La lista è lunga. Solo che non se ne potrà venire a capo finché non si introdurrà nella meditazione la categoria di compassione e considerazione dell’altro. Un’altro che è anche’esso portatore di bisogni, paure, desideri e significati. Un altro che persegue la felicità come noi e parimenti come noi stessi rifugge il dolore fisico e la delusione e la mortificazione emotiva. Se consideriamo l’altro non più un individuo “solo a noi funzionale” ma una persona con una propria identità e pari diritti ai nostri potremmo comprendere molte cose. E’ nella profonda ridefinizione dei nostri bisogni in relazione ai bisogni dell’altro che alberga il senso profondo della libertà individuale e della civiltà collettiva. Comprendere questo – al di là della paura e della delusione – è certamente un grande passo verso l’autonomia di sentire e di essere e verso una emotività stabile ed equilibrata. Alcuni autori, quali Hillman, sostengono il valore del tradimento subito, quale mezzo per la crescita e per la formazione dell’autonomia individuale. Quindi anche il tradimento, che si colloca come un evento del tutto inatteso, verrà vissuto come momento di evoluzione emotiva personale e sociale. È necessario infrangere la fiducia primaria, per permettere ai rapporti di evolvere, oltre che per imparare a distinguere l’Altro da sé, e per apprendere a fidare e a diffidare. Questo, inoltre, permetterebbe di acquisire la consapevolezza non solo, che al di là di ogni forma di avvedutezza o lungimiranza, possiamo essere traditi, ma anche di non essere immuni da semi o caratteristiche che fanno di noi, al pari degli altri, dei potenziali traditori. Altri autori invece prendono le distanze da questa concezione pedagogica, in quanto ritengono che un tradimento agito con intenzionalità si definisce “inganno” o a volte addirittura “crudeltà”, e pertanto, non può avere nessuna valenza positiva sul corso di progresso e crescita personale e sociale dell’individuo. Al contrario, invece, può spingere irrimediabilmente verso il perpetrarsi di un circolo vizioso, in cui il tradito diventa, a sua volta traditore. Dunque, forse, volendo riconoscere un maggior realismo in questa sorta di convinzione o paradigma forse allora sarà opportuno sforzarsi di trasmettere meno sfiducia e più “fiducia”, in modo da porre, appunto, le condizioni per poterla trasmettere alle generazioni avvenire.

Secondo un detto greco «noi siamo ciò che pensiamo». Questo detto si può intendere nel senso che diventiamo ciò che crediamo di essere: i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre aspettative condizionano i nostri comportamenti, diventano «profezie» che si auto avverano e influenzano a loro volta le reazioni degli altri. (M.Menditto, 2004) Secondo studiosi ancora più recenti, i nostri pensieri e le nostre credenze hanno persino la capacità di influenzare il dna di ogni cellula. (B.H.Lipton, 2006).

La Marzano dopo un ampia esposizione di tutte le possibili sfaccettature della fiducia, riposta e malriposta, inevitabilmente giunge ad un quadro poco incoraggiante e pur tuttavia effettua una acrobatica virata degna del più periglioso e tempestoso passaggio di Capo Horn. La nostra autrice è convinta sostenitrice che la fiducia è una scommessa, dove ci si assume il rischio della relazione con il proprio simile. Una scommessa in cui si può vincere o perdere, in cui nulla è garantito, ma il cui risultato è sempre un’apertura per non restare prigionieri di una solitudine sterile, anche quando l’altro si dimostra non degno della fiducia accordata e la disattende. «La scommessa della fiducia» conclude la Michela Marzano «è la scommessa dell’umanità di ognuno di noi».

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
285FansMi piace
949FollowerSegui
13,000FollowerSegui
626FollowerSegui
102IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Libri consigliati – Dicembre 2018

Il Cristo dell’Apocalisse

Matino: L’allegria

La simbolica del grido nel Vangelo di Marco

Desiderio e sequela

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x
È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO